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Commercialista/Annunciatore Pubblicitario
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Massimo Giannini
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Commercialista/Annunciatore Pubblicitario
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Massimo Giannini
Tra il ghiaccio e il freddo dell'inverno una città in fiamme combatteva fuoco e gelo. Sotto gli schivali di un occupante, l'armata privata di Re Trump, proveniente dalla sicurezza interna. Pistole allacciate ai loro cappotti, sono venuti a Minneapolis per far rispettare la legge, o almeno così dicono loro. Contro il fumo e i proiettili di gomma, alle prime luci dell'alba, i cittadini si sono schierati per la giustizia. Le loro voci risuonavano nella notte e c'erano impronte insanguinate dove avrebbe dovuto esserci la misericordia e due morti. lasciati a morire su strade innevate, Alex Pretty, Ernie Goode. Sono le prime due strofe di una magnifica canzone di Bruce Prinstein, Streets of Minneapolis. Il boss La Scritta è cantata in questi giorni, mutuando un'altra sua grande canzone, The Streets of Philadelphia, nella quale tanti anni fa raccontò la piaga dell'AIDS, ora in Streets of Minneapolis racconta un'altra piaga, quella di Donald Trump, e insieme a lui lo fanno tutte le star della musica americana e non americana, e insieme a loro, Hollywood, i grandi, le star del cinema. E noi.
Voce Narrante/Annunciatore Podcast
Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
Massimo Giannini
Emozionato. con una lingua un po' incerta, zoppicante quasi a tratti, ma proprio perché il momento era solenne. Quello che avete appena sentito parlare è Bad Bunny, una delle grandi star del hip hop internazionale. Ha commentato così la vittoria che ha ottenuto al Grammy Awards per il suo miglior album dell'anno intitolato Debi Tirar Mas Fotos. interamente in spagnolo. Bad Bunny nel suo discorso di ringraziamento si è scagliato contro l'ISI di Donald Trump e ha pronunciato parole che colpiscono che hanno immediatamente sollevato l'acclamazione di tutte le altre star presenti al Grammy. Ha detto Bad Bunny non siamo animali noi siamo americani ma non dobbiamo odiare e a chi ci odia non dobbiamo rispondere con altro odio dobbiamo rispondere con l'amore parole forti parole che colpiscono nel segno nei giorni più bui di quella che un tempo fu la più grande democrazia del mondo e che ora sta diventando un modello negativo per tutti gli altri paesi democratici o meno incamminati sul sentiero del trampismo da combattimento Ma Bad Bunny non è stato l'unico a fare un discorso di questa portata e di questo coraggio. Sempre alla cerimonia dei Grammy Awards, anche Billie Eilish, premiata per la miglior canzone dell'anno, Wild Flower, ha fatto un discorso con la stessa forza. Una ragazza così giovane colpisce tanta determinazione e tanta passione. Ha detto Billie Eilish nessuno è illegale su una terra rubata e quando ha pronunciato queste parole a favore delle persone immigrate bersaglio sistematico del governo di Donald Trump ha poi aggiunto dobbiamo continuare a combattere e a far sentire la nostra voce e protestare. Le nostre voci contano e la gente conta. Ebbene, l'intera platea si è alzata in piedi in un lungo, lunghissimo straordinario applauso, che dà la misura di come in questo momento anche tutti i grandi personaggi del jet set americano e internazionale siano pronti a schierarsi in nome della democrazia, in nome dell'esigenza insopprimibile che tutti noi sentiamo in questo momento, che è quella di restare umani, anche di fronte alla disumanità, alla gioia feroce con la quale lo sceriffo di Washington sta imponendo ai suoi stessi cittadini la legge del più forte, il braccio violento della legge, che uccide, spara per le strade non soltanto a chi ha un altro colore della pelle, che già di per sé sarebbe un'aberrazione insopportabile, ma ormai persino anche ai bianchi americani, come canta Bruce Springsteen nel suo Streets of Minneapolis, che abbiamo sentito in apertura di questa nostra riflessione. Ma quello che voglio dire, prendendo questo spunto, è che cosa insegna tutto questo a noi? Qui, nel nostro paese, in un'Italia scossa dalle scene inaccettabili e dalle violenze intollerabili che un gruppo di qualche centinaio di facino rosi ha imposto nella città di Torino. A Scatasuna, alla difesa dei centri sociali, sappiamo benissimo quello che è accaduto. Tutto questo è il pretesto per il governo e per la maggioranza dei Giorgio Aneloni per invocare leggi speciali e misure estreme da stato di polizia sul modello dell'ISI di Trump. Mentre tutto questo succede, non passa giorno che nei telegiornali di regime, negli spot soprattutto quelli della Rai, come è ovvio, non passi la gran cassa che suona la musica di Sanremo. Sì, Sanremo sta per cominciare, mancano 20 giorni alla via libera della grande kermesse canora del bel paese. Si dirà sono solo canzonette. È vero, lo sono. Passeremo, ascolteremo Arisa che canta Magica Favola, sentiremo le solite litanie d'amore, quelle di Bambole di Pezza che canta Resta con me, Chiello che pensa Chi penso sempre e poi ancora Francesco Renga con Il meglio di me, Luque con Labyrinth, Levante con Sei tu, Malika Ayane con Animali notturni, anche belle canzoni, bei ritmi, sentiremo la bella voce di Serena Brancale, sentiremo il ritorno di Tommaso Paradiso, con una canzone intitolata I Romantici e persino Patti Bravo, la dea delle dee che canterà opera. Tutte belle cose, per carità, per un paese che non vuole pensare a niente, che non vuole guardare in faccia la realtà. E allora, mentre ascoltavo queste canzoni e quei cantanti premiati ai Grammy Awards, pensavo esattamente a questo. Mentre tutto questo succede negli Stati Uniti, mentre in quel paese ci sono cantanti e artisti che si ribellano a questa terribile deriva illiberale che ci riguarda tutti da vicino, ecco qui da noi, da quest'altra parte dell'Atlantico, si canta l'amore, si canta la gioia oppure la disperazione. di chi viene lasciato o viene lasciata dal proprio partner o dalla propria partner. Insomma, la solita, eterna canzone italiana. Poi non ci lamentiamo se ci criticano perché siamo il paese dei mandolini e della pizza, ma al di là di questo, Appunto, noi non siamo ancora nelle condizioni degli Stati Uniti di Trump, ma se ci arrivassimo, mi domando, i nostri cantanti, i nostri attori, i nostri registi, cosa farebbero? Avrebbero lo stesso coraggio che in questi giorni e in queste ore stanno dimostrando tutti i grandi cantanti, i grandi artisti, i grandi attori e i grandi registi americani? Non lo so, consentitemi ad avere un legittimo dubbio, un ragionevole dubbio, purtroppo. E quindi, da queste parti, non sentiremo mai un grande The Rock concludere la sua canzone dicendo, ora dicono di essere qui per sostenere la legge, ma calpestano i nostri diritti. Se la tua pelle è nera o marrone, amico mio, puoi essere interrogato o espulso a vista. Nei nostri cuori e nei nostri cori, fuori laisi ora. Il cuore e l'anima della nostra città resistono, tra i vetri rotti e le lacrime di sangue, sulle strade di Minneapolis. Questo è Bruce Springsteen sulle strade italiane. Invece, laisi la stiamo invocando.
Voce Narrante/Annunciatore Podcast
Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione. One Podcast.
Podcast: Circo Massimo – Lo spettacolo della politica
Host: Massimo Giannini
Episode: Le star Usa gridano no all’Ice, in Italia cantiamo Sanremo
Date: February 3, 2026
In this episode, Massimo Giannini reflects on the stark contrast between the political engagement of American music and film icons—who use major stages like the Grammy Awards to take bold, anti-Trump and anti-ICE stances—and the more apolitical, escapist tendencies of Italian culture, as epitomized by the national obsession with Sanremo. Giannini asks whether Italian artists would ever muster the same courage as their American counterparts in the face of illiberal drift, drawing a somber parallel between activism and indifference.
On Bruce Springsteen's Activism:
“Sono le prime due strofe di una magnifica canzone di Bruce Springsteen, Streets of Minneapolis.” (Giannini, 00:32)
Bad Bunny at the Grammys:
“‘Non siamo animali, noi siamo americani... a chi ci odia non dobbiamo rispondere con altro odio, dobbiamo rispondere con l'amore.’” (Giannini quoting Bad Bunny, 02:40)
Billie Eilish on Immigration:
“‘Nessuno è illegale su una terra rubata... Dobbiamo continuare a combattere e a far sentire la nostra voce.’” (Giannini quoting Billie Eilish, 03:35)
On Italian Escapism with Sanremo:
“Per un paese che non vuole pensare a niente, che non vuole guardare in faccia la realtà.” (Giannini, 06:44)
Questioning Italian Artists' Courage:
“I nostri cantanti... i nostri registi cosa farebbero? Avrebbero lo stesso coraggio?... Un legittimo dubbio.” (Giannini, 08:08)
Giannini’s style is impassioned, poetic, and occasionally bittersweet. He draws vivid images—from blood-stained snow to showbiz stage lights—juxtaposing the American artistic revolt with Italy’s comforting escapism. His rhetorical questions urge the audience to reflect on the role of culture in facing political adversity, maintaining both journalistic authority and a plaintive, almost elegiac tone.