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Fratelli d'Italia chiederà al Parlamento la messa in stato d'accusa del Presidente della Repubblica per alto gradimento a norma dell'articolo 90 della Costituzione. Il Presidente ha negato la nomina di un ministro perché non ne condivide le idee e quindi ha fatto una cosa che va molto oltre le sue prerogative. Era il maggio 2018 e nel pieno delle trattative per la formazione del governo Grillo-Leghista, il Conte 1, Giorgia Meloni si scagliava con queste parole contro Sergio Mattarella, colpevole a giudizio della Sorella d'Italia di aver bloccato la nomina di Paolo Savona a Ministro del Tesoro. Mai scelta qui Rinalizia fu più saggia. Ma ora capiamo perché Giorgia Meloni non potrà mai condividere la cultura costituzionale di questo nostro capo dello Stato. E capiamo anche perché in questa campagna sul referendum sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, avvelenata consapevolmente dal governo, l'unico vero antidoto alla barbarie politico-istituzionale è proprio lui, Sergio Mattarella. Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini.
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Vorrei aggiungere che sono consapevole che non è consueta la presenza del Presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in 11 anni. Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare ancora una volta il valore del ruolo di rilievo costituzionale del CSM. Soprattutto la necessità e l'intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare particolarmente da parte delle altre istituzioni nei confronti di questa istituzione. Istituzione non esente nel suo funzionamento da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono ovviamente prepruse critiche, come del resto si registrano difetti, lacune, errori e sono possibili critiche riguardo alle attività di altre istituzioni della Repubblica. siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario. In questa sede, che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversi di natura politica, più che nella funzione di Presidente di questo Consiglio, come Presidente della Repubblica, avverso la necessità di rinnovare con fermezza l'esortazione a rispetto vicendevole, in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza, negli interessi della Repubblica.
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Ecco, più chiaro di così, l'uomo del Colle non poteva proprio essere. E meno male che c'è lui a ricordare a una destra accecata dalla fame e dalla sete di vendetta contro la magistratura che c'è un limite che non può mai essere oltrepassato nella dialettica tra i poteri dello Stato e nella collaborazione tra le istituzioni. che è e deve sempre restare leale, costruttiva e soprattutto rispettosa. Nessuna di queste premesse, diciamolo chiaramente, è stata garantita in queste ultime settimane. Le perle preannunciate dal Ministro della Giustizia Nordio, a sostegno quotidiano delle ragioni del SIA referendum, erano e sono tutte pillole avvelenate e seminate a pioggia lungo la via che ci deve portare alle urne il 22 e il 23 marzo prossimi. L'accusa di blasfemia, urlata contro le toghe all'inaugurazione dell'anno giudiziario. Poi la lettera in cui si chiede all'Associazione Nazionale Magistrati di rendere pubblici nomi e cognomi dei magistrati che contribuiscono al Comitato Promotore del No alla separazione di quelle benedette carriere. Una vera e propria lista di proscrizione, degna di quelle che si stilavano ai tempi delle leggi razziali di Mussolini. Ancora gli attacchi ai giudici per le sentenze sui migranti, il video di Meloni contro il Tribunale di Roma che ha riconosciuto a un algerino il diritto di essere riportato via dal centro di permanenza e di respingimento in Albania e di essere risarcito per un'ingiusta deportazione. Ma soprattutto a far saltare il banco è stato l'affondo del guardasigilli proprio contro il Consiglio Superiore della Magistratura svilito a consorteria nella quale si consumano metodi paramafiosi. Un'offesa infame che oltre a infangare la memoria di Falcone, Borsellino, Chinnici, Livatino e di tutte le toghe cadute sotto il piombo di Cosa Nostra, offende anche il capo dello Stato che dell'organo di autogoverno della magistratura è il Presidente. La misura è colma. Mattarella lo dice con una determinazione serena che non aveva mai tirato fuori con tanta evidenza. Lo spiega è stato indotto a partecipare per la prima volta in questa forma al plenum del CSM dalla necessità e dal desiderio di sottolineare ancora una volta il valore del ruolo di rilievo costituzionale di quel Consiglio Superiore della Magistratura. e di ribadire con tutta la determinazione e l'urgenza che la fase richiede il rispetto che occorre nutrire e manifestare da parte delle altre istituzioni nei confronti di questa istituzione. Naturalmente Mattarella non nega che possano esserci, come è giusto che sia, critiche all'operato di uno di questi poteri dello Stato sui quali poggia la nostra democrazia, il giudiziario, e queste critiche possono essere mosse dal legislativo cioè il Parlamento e dall'esecutivo, dal governo, così come critiche reciproche possano essere mosse da quell'altro potere contro questi altri due. Ma tutto questo deve accadere nel rigoroso rispetto intanto dell'autonomia di ciascuno degli organi che compongono la nostra Repubblica e poi anche della lealtà e della legittimità di ciascuno di questi organi, rispetto è la parola chiave, rispetto per un potere dello Stato senza il quale semplicemente lo Stato non c'è più e dunque il messaggio di Mattarella suona come un campanello d'allarme L'ultimo, prima che si scivoli nella contesa più insopportabile di questi ultimi anni, basta col fango, con la delegittimazione sistematica, con l'oltraggio personale verso i rappresentanti di un organo di garanzia nel quale l'opinione pubblica deve avere la massima fiducia e deve non nutrire neanche il minimo sospetto. E basta con la menzogna, con la manipolazione ideologica, col vilipendio strumentale verso i rappresentanti di un'istituzione repubblicana chiamata ad amministrare la giustizia in nome del popolo italiano. E dunque quel popolo si deve poter fidare di chi ha in mano la giurisdizione. Ora è difficile dire se la Presidente del Consiglio, i suoi ministri, i suoi luogotenenti e i suoi caporali di giornata terranno conto di questo durissimo monito di Mattarella. non ne sono affatto convinto perché credo che la paura di perdere il referendum stia spingendo le destre al comando in una deriva sempre più isterica, estremista e sfascista. E poi perché credo che a dispetto della farlocca narrazione che abbiamo ascoltato in questi tre anni, quella cioè di una leader politica che si sforza ogni volta di cercare il compromesso all'insegna di un certo doroteismo in politica interna e in politica estera. Per Meloni sia in realtà invece una menzogna, una bugia. La Sorella d'Italia è veramente la perfetta incarnazione di un radicalismo post-missino irriducibile, di un sovversivismo delle élite che non può essere autocontrollato perché quella è la sua storia e quella è la sua natura. Dunque vedremo nei prossimi giorni come l'escalation continuerà e quante altre perle arriveranno nonostante l'avviso ai naviganti che è arrivato dal Presidente della Repubblica ma ora sappiamo una volta di più che a custodirla questa esausta Repubblica c'è un presidente che con la sua forza ferma e tranquilla non permette e non permetterà altre spallate o altre sparate da parte di chi dovrebbe incarnare la grazia di Stato e invece lo piccona dal di dentro ogni giorno. Oggi come in quel lontano 2018 che purtroppo abbiamo dimenticato troppo presto ma per nostra fortuna al Quirinale c'è un galantuomo che ha un'ottima memoria Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini.
Episode: Le toghe, la grazia di Mattarella e la destra sfascista
Host: Massimo Giannini
Date: 19 febbraio 2026
In questo episodio, Massimo Giannini offre un'acuta analisi dello scontro istituzionale tra governo e magistratura, con particolare attenzione al ruolo difensivo e garante del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Nello specifico si riflette sui recenti attacchi della destra al Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e sull’atteggiamento del governo Meloni in vista del referendum sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Giannini pone l’accento sull'importanza della cultura costituzionale, sull’urgenza di un rispetto reciproco tra i poteri dello Stato e sulla figura di Mattarella come ultimo argine verso "la barbarie politico-istituzionale".
"Fratelli d'Italia chiederà al Parlamento la messa in stato d'accusa del Presidente della Repubblica [...] perché ha negato la nomina di un ministro perché non ne condivide le idee e quindi ha fatto una cosa che va molto oltre le sue prerogative."
(00:32)
"Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare ancora una volta il valore del ruolo di rilievo costituzionale del CSM. [...] Ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare particolarmente da parte delle altre istituzioni nei confronti di questa istituzione."
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"In questa sede [...] avverto la necessità di rinnovare con fermezza l'esortazione a rispetto vicendevole, in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza, negli interessi della Repubblica."
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"Una vera e propria lista di proscrizione, degna di quelle che si stilavano ai tempi delle leggi razziali di Mussolini."
(03:48)
"Un'offesa infame che oltre a infangare la memoria di Falcone, Borsellino, Chinnici, Livatino e di tutte le toghe cadute sotto il piombo di Cosa Nostra, offende anche il capo dello Stato che dell'organo di autogoverno della magistratura è il Presidente."
(04:16)
"Rispetto è la parola chiave, rispetto per un potere dello Stato senza il quale semplicemente lo Stato non c'è più."
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"Basta col fango, con la delegittimazione sistematica, con l'oltraggio personale verso i rappresentanti di un organo di garanzia nel quale l'opinione pubblica deve avere la massima fiducia."
(05:55)
"La Sorella d'Italia è veramente la perfetta incarnazione di un radicalismo post-missino irriducibile, di un sovversivismo delle élite che non può essere autocontrollato perché quella è la sua storia e quella è la sua natura."
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"Per nostra fortuna al Quirinale c'è un galantuomo che ha un'ottima memoria."
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L’episodio si distingue per una narrazione incisiva e appassionata che, attraverso il racconto dei recenti scontri istituzionali, celebra la figura di Mattarella come baluardo dei principi costituzionali. Giannini mette in guardia contro il rischio di crisi istituzionale scatenata da una maggioranza percepita come incline alla delegittimazione giudiziaria e invita a non sottovalutare il “campanello d’allarme” suonato dal Colle.
Circo Massimo – Lo spettacolo della politica
Podcast di Massimo Giannini, disponibile sulle principali piattaforme.