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È una vecchia battuta che si usava a dire e si sentiva spesso nei bar, di fronte a qualche comportamento scorretto, persino a qualche atto di delinquenza o comunque a qualche prepotenza. L'idea era quella che al delinquente o al frepotente si dovesse rispondere in modo uguale e contrario, o addirittura in modo persino più duro. di quanto non avesse fatto indelinquente o il prepotente. Adesso quel motto va riconvertito, in questo modo, a mafioso mafioso in mezzo. E questo nuovo proverbio lo si deve al ministro della giustizia Carlo Nordio. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini. Parlare di mafia e di mafiosi a proposito del referendum sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, per il quale andremo alle urne il prossimo 22-23 marzo, era stato per primo il capo della procura di Napoli, Nicola Gratell, in una famigerata intervista al Corriere di Calabria, parlando appunto del tema della criminalità organizzata in quella regione, Gratteri aveva detto testualmente che per il no voteranno le persone per bene, che pensano che in questo modo si possa cambiare la situazione in Calabria, mentre per il sì voteranno gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e la mafia. Apreticello, tutto questo l'ha innescato, un vero e proprio putiferio. Gratteri è stato letteralmente crocifisso, dal governo, dalla maggioranza, tutti a gridare all'eversione, all'atto sedizioso, alla conferma che questa magistratura merita una lezione. Non si è considerato Evidentemente in quale contesto stesse parlando Gratteri si riferiva alla Calabria, con un ragionamento che fa il paio con quello che, ricordo, tenne banco ai tempi degli attentati di Al-Qaeda e poi dell'Isis, l'attacco alle Torri Gemelle e poi gli attentati alla metropolitana di Londra, ai mercatini di Natale in Germania, al Bataclan a Parigi. Si diceva cioè allora i terroristi sono tutti islamici. Qualcuno si risentì, ma questo non voleva significare che tutti gli islamici sono terroristi. Ora il ragionamento di Gratteri segue la stessa logica. Sostenere che, di nuovo va sottolineato tre volte, in Calabria e non in tutta Italia, voteranno sì coloro che hanno subito un'indagine, coloro che sono imputati in un processo, coloro che sono massoni oppure mafiosi non significa certo considerare automaticamente che a votare sì in tutta Italia siano esattamente queste categorie. Ma tant'è, le frasi di Gratteri sono state l'innesco che ha fatto esplodere il caso e ancora una volta la destra ha strumentalizzato ad uso elettorale, possiamo dirlo, alcune frasi più o meno proprie pronunciate da un procuratore. Ma adesso, ecco che arriva, ancora una volta, lui, il full cespiriano. Carlo Nordio, il ministro della giustizia, immediatamente rovesce il tavolo e, appena a mafioso mafioso e mezzo. Dice infatti il guardasigilli in una esemplare intervista al giornale del mattino di Padova intanto che Grattelli è uscito di senno. Nordio ripete che è necessario l'esame psicoattitudinale e psichiatrico non solo per chi entra in magistratura ma anche per chi sta per uscirne. Archiviato questo tema che ricalca pari pari quello che sosteneva a suo tempo la buonanima di Silvio Berlusconi, che considerava i magistrati tutti pazzi, Nordio aggiunge un'altra riflessione. Per giustificare la sua riforma, lui sostiene che tutto cambierà per i cittadini, perché finalmente con la separazione delle carriere si potrà stroncare quella consorteria autoreferenziale che si allida all'interno del Consiglio Superiore della Magistratura. Dice Nordio che i magistrati iscritti all'Associazione Nazionale sono il 97%, una percentuale bulgara. Perché? Si domanda. Perché se non ti iscrivi non fai carriera, se vuoi avanzare devi aderire. E quando si elegge il CSM iniziano le telefonate. E quando un magistrato va davanti alla sezione disciplinare? può trovare chi gli ha chiesto il voto e viceversa. Se non ha un padrino è finito, è morto. E poi dice quindi che la soluzione è il sorteggio, cioè non più le cariche all'interno della magistratura decise e distribuite secondo il criterio di rappresentatività delle correnti. Ma il sorteggio, cioè si pesca a caso, dice Nordio il sorteggio rompe testualmente questo meccanismo paramafioso, questo vermenaio correntizio. Ecco, naturalmente anche questa frase di Nordio ha innescato un vespaio di polemiche, ha insorta tutta l'opposizione. e in suorto l'Associazione Nazionale Magistrati. Aspettiamo di capire cosa pensa il Quirinale, perché ricordiamolo non una ma cento volte che a presiedere attualmente il Consiglio Superiore della Magistratura è il Presidente della Repubblica. che difficilmente può accettare che quell'organismo sia interpretato dal Ministro della Giustizia come un verminaio correntizio che adotta meccanismi paramafiosi. Con il che vedete, oltre all'insulto, all'offesa, alla memoria di quei magistrati che hanno lottato contro la mafia e dalla mafia sono stati uccisi come Giovanni Falcone, Paolo Umborselli, Rosario Livatina, Rocco Chignici, la lista è lunghissima. Ecco, al di là di questo c'è un'altra considerazione da fare. Questo è il giudizio, come abbiamo sentito appunto, Crite di paramafiosi, Verminaio, Correntizio e così via, che il responsabile dell'amministrazione della giustizia nel nostro paese ha di uno dei poteri dello Stato sui quali si regge la nostra democrazia, il potere giudiziario che sovrintende al funzionamento della nostra democrazia insieme al potere legislativo e al potere esecutivo. Si può accettare una cosa del genere? Si può accettare che il responsabile delle politiche giurisdizionali di questo nostro paese giudichi in questo modo le toghe che amministrano la giustizia? Non è forse una deriva che forse può essere accostata soltanto alla Russia di Putin? O magari all'Ungheria di Orban? O che so io, all'Ilan di Ali Khamenei? Io penso che nessuna democrazia europea, un primo ministro o un ministro della giustizia, abbia mai pronunciato parole di questo genere nei confronti dei magistrati e di tutti coloro che gestiscono la macchina giudiziaria. Se questo succede in Italia, dobbiamo farci qualche domanda. In fondo veniamo dal berlusconismo, lo ricordavo privo. Di Cavaliere per primo sosteneva che la magistratura è un cancro, una metastasi da estirpare. Nordio, in fondo, riflette lo stesso tipo di ragionamento e di logica. Purtroppo tutto questo avviene a poco più di un mese dal voto referendario. Da un lato ci preoccupa perché la dice Lula sul devastante qualità del nostro discorso pubblico e tutto sommato della nostra dialettica democratica. Ma dall'altro lato, forse, ci convince una volta di più che il miglior testimonia del No sia proprio Carlo Norlio. E dunque, ministro Guardasigilli, vada avanti così e vedrà che alla fine consentirà al No di stravincere il referendum. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini.
Date: February 16, 2026
Host: Massimo Giannini (OnePodcast)
In this episode, Massimo Giannini tackles the explosive debate around Italian Justice Minister Carlo Nordio’s polemical statements about the judiciary, contextualized within the referendum on the separation of judges’ and prosecutors’ careers (scheduled for March 22-23). Giannini dissects the inflammatory rhetoric from both sides, especially Nordio’s claims of “paramafioso” mechanisms within the Italian magistrature, and reflects on the broader implications for Italian democracy and public discourse.
Giannini frames the episode around a saying about responding to wrongdoing "in modo uguale e contrario" (in an equal and opposite way).
He recalls how Nicola Gratteri, chief prosecutor of Naples, provoked outrage in a recent interview by connecting pro-referendum voters to “indagati, imputati, la massoneria deviata e la mafia” (03:38).
“Per il no voteranno le persone per bene... mentre per il sì voteranno gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e la mafia.”
— Nicola Gratteri, recalling the interview (paraphrased by Giannini) [03:38]
Government and right-wing majority responded furiously, accusing Gratteri of crossing a line.
Giannini contextualizes Gratteri’s words, suggesting he referred specifically to Calabria, not the whole of Italy, drawing a parallel with post-9/11 generalizations about Muslims and terrorism.
“Il sorteggio rompe testualmente questo meccanismo paramafioso, questo verminaio correntizio.”
— Carlo Nordio, as recounted by Giannini [07:04]
“Non è forse una deriva che forse può essere accostata soltanto alla Russia di Putin? O magari all’Ungheria di Orban? O che so io, all’Iran di Ali Khamenei?”
— Massimo Giannini [09:40]
“Il miglior testimone del No sia proprio Carlo Nordio… vedrà che alla fine consentirà al No di stravincere il referendum.”
— Massimo Giannini [11:13]
On voters for the referendum:
“Per il sì voteranno gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e la mafia.”
(Nicola Gratteri, paraphrased) — [03:38]
On the magistracy as a closed system:
“I magistrati iscritti all’Associazione Nazionale sono il 97%, una percentuale bulgara… se non hai un padrino è finito, è morto.”
(Carlo Nordio, as recounted) — [06:10]
On randomness replacing elections:
“Il sorteggio rompe testualmente questo meccanismo paramafioso, questo verminaio correntizio.”
(Carlo Nordio, as recounted) — [07:04]
On international comparisons:
“Non è forse una deriva che forse può essere accostata soltanto alla Russia di Putin? … all’Ungheria di Orban? … all’Iran di Ali Khamenei?”
(Massimo Giannini) — [09:40]
On Nordio’s unintended effect:
“Il miglior testimone del No sia proprio Carlo Nordio… vada avanti così e vedrà che alla fine consentirà al No di stravincere il referendum.”
(Massimo Giannini) — [11:13]
True to his op-ed style, Giannini maintains a critical, ironic, and somewhat caustic tone, interweaving hard-hitting commentary with rhetorical questions and historical parallels. He speaks directly to listeners, foregrounds the absurdity of political hyperbole, and is particularly sensitive to the institutional gravity and damage posed by impugning the judiciary with “verminaio correntizio” and “paramafioso” accusations.
Giannini’s commentary dissects how the escalation of mutual accusations between judiciary and government—now with terms like “paramafioso”—threatens Italy’s democratic institutions and quality of debate. Ultimately, he suggests that in trying to discredit the magistrature, Minister Nordio is unwittingly becoming the best advocate for a “No” victory in the coming referendum.