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A
E ora, amici, una hit che unisce avvocati, architetti e farmacisti.
B
Forest, ma cos'è sta roba?
A
Sentite qua. Siamo tutt'orecchi? I buoni pasto, Ticket Restaurant, Ed and Red, deducibili per partite IVA e aziende, anche con pochi collaboratori. E i dipendenti li usano dove vogliono. Ristoranti, supermercati e pure discount in tutt'Italia. Ma scusi, dove l'avrebbe sentita? Su TicketRestaurant.it o chiamando l'800-600-100.
B
Lo so, lo cito spesso e me ne scuso, ma in casi come questi è difficile farne a meno. Sto parlando di Ennio Flaiano, che ai suoi tempi, stiamo parlando del secondo dopoguerra, ci folgorava con le sue battute fulminanti. Una di queste diceva così, è ora di aiutare i ricchi, abbiamo già fin troppi poveri. Penso a questo ogni volta che vedo come deflagrano le disuguaglianze nel nostro paese. E non solo nel nostro paese, tanto più adesso che con la bolletta energetica che dilaga in virtù della sciagurata guerra di Trump e di Netanyahu contro l'Iran, noi siamo i primi dal punto di vista dell'economia di guerra per l'appunto e della crisi energetica a pagarne le conseguenze. Ma, come sempre succede, chi ci rimette di più sono i più deboli e tutto il resto sembra irrilevante per i governi di destra, come è ovvio, ma purtroppo anche per le sinistre. Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini. Che povera Italia, allora, dove i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sono sempre più ricchi. Un fenomeno universale in questa stagione nella quale il turbocapitalismo digitale e finanziario ha vinto la guerra per l'uguaglianza nel pianeta. Ma al di là di questo, nel nostro caso c'è uno specifico, negativo ovviamente, che riguarda ancora una volta l'energia. Sappiamo quali sono stati gli effetti della guerra tra America, Israele ed Iran. Le bollette sono schizzate alle stelle. Ora c'è un'iniziativa della Commissione europea che invita tutti gli Stati membri a non accumulare troppi stoccaggi, cioè a non comprare troppo gas o troppo petrolio per riempire le scorte. Adesso si consumerà un po' meno man mano che si avvicina la primavera e dunque la necessità dal punto di vista dei singoli stati è quella di mettere fieno in cascina, si direbbe se non parlassimo di risorse fossili, in vista poi del momento in cui in inverno e nel prossimo autunno bisognerà ricominciare a pompare l'energia. Ma naturalmente per le ovvie leggi economiche, più compri una risorsa, più il suo prezzo aumenta. E quindi l'invito che arriva da Bruxelles a ridurre gli stoccaggi serve esattamente a questo. Magari limitare il ricorso all'aumento delle scorte o al riempimento delle scorte dal 90 all'80%, per evitare quello che successe già nel 2022, all'indomani della guerra, altra sporca guerra di Putin contro l'Ucraina, quando la crisi energetica che ne derivò in quella circostanza portò il prezzo del gas assiurare i 300 dollari a megawatt ora ora per fortuna siamo a un livello più basso ma non molto più basso ed è chiaro che se continuiamo a pompare gas nei tubi o a comprare il gnl cioè il gas liquido Per riempire e fare il pieno di scorte, il rischio di tornare davvero ai 300 dollari a megavattora diventa più concreto. Ma basterà questo a risolvere il nostro problema così come l'altra domanda? Basterà il pannicello caldo dell'ultimo decreto varato dal governo Meloni? Quell'ulteriore sconticino da 25 centesimi al litro per la benzina e per il gasolio, difficile immaginarlo. Tanto più che quello sconto dura 20 giorni, giusto il tempo per convincere gli italiani ad andare alle urne e a votare sì al referendum, le cui urne si chiudono oggi alle 15. Ma restiamo al tema dell'economia per dire purtroppo che l'Italia non ha un soldo e non è in grado di coprire altre iniziative a sostegno dei più deboli in una fase nella quale l'economia di guerra, per l'appunto, morde alle caviglie e ai polpacci della gente comune, soprattutto di quella più indifesa. E allora ecco che viene in campo il grande tema dei ricchi e dei poveri. Un tema che pone e rilancia la nostra attenzione un libretto appena uscito di un nostro collega Riccardo Stagliano, inviato del venerdì di Repubblica. Si intitola «Tassare i milionari», appena uscito da Inaudi, e ripropone ancora una volta il vecchio tema di come distribuire i carichi fiscali. E qui c'è poco da girarci intorno. Lo 0,1% degli italiani, pari a circa 50.000 persone, negli ultimi vent'anni ha quasi raddoppiato la sua quota di capitale sul totale nazionale, dal 6% al 10%. Nello stesso periodo, la quota di ricchezza della metà più povera della popolazione, oltre 25 milioni di persone, è crollata dal 10% al 4%. Nel stesso tempo, in soli 4 anni, parliamo del 2020-2023, la quota di valore aggiunto, cioè di nuova ricchezza, che ha remunerato il fattore lavoro, è scesa di ben 12 punti. mentre ne ha guadagnati addirittura 14 di punti, quella indirizzata agli utili d'impresa. Voi capite che in questa situazione, con questo clamoroso squilibrio, è saltato totalmente il principio fissato dall'articolo 53 della Costituzione che recita testualmente tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva il sistema tributario è informato a criteri di progressività. Bene, da noi tutto questo è un lontano ricordo. Lo è dal punto di vista fiscale, lo è dal punto di vista del welfare, lo è dal punto di vista dei salari. Dice infatti Stagnanò nel suo libro è dire che siamo proprio il paese dove il gap salariale è il più pesante d'Europa. Dopo la crisi del 2008-2010 Le buste paga in termini reali degli italiani non si sono mai riprese e il loro tonfo di quasi il 9% non ha pari visto che la Francia nello stesso periodo ha guadagnato il 4% e la Germania il 9%. Sono tutte cose che sappiamo da tanto e tanto tempo. Tutti i governi si sono alternati. Nessuno è riuscito mai a sanare questa ferita che sanguina sul corpo della società italiana. Eppure adesso avanzano proposte. Le hanno formulate due economisti francesi, Gabriel Zucman e Thomas Piketty e hanno lanciato l'idea, insieme ai tecnici di Oxfam, di introdurre una tassa patrimoniale media del 2% a carico di chi ha un patrimonio netto, cioè case con catasto serio, aggiornato, conti correnti, azioni e titoli di ogni genere, di non meno di 100 milioni. Allora, facendo un calcolo, e applicando questa ipotesi di tassazione a un paese come l'Italia, dove è lo 0,1% della popolazione, quella quota di già citate 50.000 persone su un totale di 60 milioni, ebbene appunto una patrimoniale media del 2% consentirebbe al nostro paese di ricavare qualcosa come 13 miliardi l'anno. Con quella cifra, 13 miliardi l'anno, ci si potrebbe serenamente introdurre il salario minimo e si potrebbe contribuire a risolvere il dramma della spesa sanitaria mai sufficiente a colmare i divari anche di tipo territoriale. e ne resterebbero ancora di risorse per aumentare gli ammortizzatori sociali, per venire incontro ai problemi dei precari, per consentire ai lavoratori discontinui di versare contributi sufficienti a garantirgli una pensione dignitosa e magari addirittura premiare il ritorno dei cervelli in fuga che non si risolvono con il sì al referendum sulla separazione delle carriere come sosteneva qualche giorno fa la capa di gabinetto del ministero della giustizia e altro altro ancora che i ricchi diano qualcosa per aiutare chi ha più bisogno un tema che la destra non prenderà mai in mano ma che purtroppo finora non ha preso neanche la sinistra e allora per concludere possiamo tornare ancora una volta al grande Ennio Flaiano che ne diceva anche un'altra Di frase famosa, un altro aforisma dei suoi, folgorante. E cioè, non sono comunista perché non me lo posso permettere. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
Host: Massimo Giannini
Date: March 23, 2026
Podcast by: OnePodcast
In questa puntata, Massimo Giannini affronta il tema dell’inasprirsi delle diseguaglianze economiche in Italia e in Europa alla luce delle recenti crisi internazionali, in particolare l’“economia di guerra” scatenata dal conflitto USA/Israele-Iran, l’aumento dei costi energetici e la crescente distanza tra ricchi e poveri. Il focus è sulle risposte politiche – o sulla loro assenza – e sull’idea, rilanciata anche a livello europeo, di una tassa sui grandi patrimoni.
Giannini apre la puntata citando Ennio Flaiano:
“È ora di aiutare i ricchi, abbiamo già fin troppi poveri.”
(00:32)
Commenta l’attualità di questa ironia, osservando come oggi le diseguaglianze siano sempre più marcate.
"Che povera Italia, allora, dove i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sono sempre più ricchi."
(02:06)
Sottolinea come, di fronte alle crisi energetiche e ai prezzi delle bollette in salita, siano sempre i più deboli a pagare il prezzo più alto, mentre i governi – sia di destra che di sinistra – restano inerti.
(01:50–02:50)
“…il rischio di tornare davvero ai 300 dollari a megawattora diventa più concreto.”
(04:00–05:30)
Critica il provvedimento temporaneo del governo Meloni:
“Quell’ulteriore sconticino da 25 centesimi al litro per la benzina e per il gasolio, difficile immaginarlo [che basti]. Tanto più che quello sconto dura 20 giorni, giusto il tempo per convincere gli italiani ad andare alle urne e a votare sì al referendum…”
(06:10)
Sottolinea la mancanza di fondi per ulteriori aiuti alla popolazione più fragile, a causa della situazione economica critica dell’Italia.
(06:30–07:10)
Riferisce quanto scritto da Staglianò circa il gap salariale italiano:
“…siamo proprio il paese dove il gap salariale è il più pesante d’Europa. Dopo la crisi del 2008-2010, le buste paga in termini reali degli italiani non si sono mai riprese e il loro tonfo di quasi il 9% non ha pari… la Francia nello stesso periodo ha guadagnato il 4% e la Germania il 9%.”
(10:00–10:40)
Il fenomeno ha attraversato vari governi senza soluzione.
Presenta la proposta dei due economisti francesi, Gabriel Zucman e Thomas Piketty, con Oxfam:
Con questa cifra si potrebbero finanziare:
Sottolinea il paradosso:
“…che i ricchi diano qualcosa per aiutare chi ha più bisogno, un tema che la destra non prenderà mai in mano ma che purtroppo finora non ha preso neanche la sinistra…”
(13:35)
“Non sono comunista perché non me lo posso permettere.”
(14:00)
Su ricchi e poveri:
“Che povera Italia, allora, dove i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sono sempre più ricchi.”
(02:06, Giannini)
Sul sistema fiscale:
“È saltato totalmente il principio fissato dall’articolo 53 della Costituzione...”
(09:30, Giannini)
Sui salari:
“…le buste paga in termini reali degli italiani non si sono mai riprese e il loro tonfo di quasi il 9% non ha pari…”
(10:30, Giannini citando Staglianò)
Chiusura ironica:
“Non sono comunista perché non me lo posso permettere.”
(14:00, cit. Flaiano)
Puntata ricca di dati e riflessioni amare ma lucide sull’Italia e sul tema universale della giustizia fiscale. Giannini, con tono critico-ironico e citazioni pungenti, denuncia la mancanza di volontà politica – anche da sinistra – nello sfidare i grandi privilegi e nel proporre una redistribuzione che darebbe, dati alla mano, respiro a milioni di italiani. La misura della patrimoniale sui super-ricchi viene presentata come possibilità concreta, non ideologica ma pragmatica, per risolvere una parte significativa delle disparità italiane. Conclude con la consueta ironia, rilanciando la necessità di affrontare il problema con serietà e coraggio politico.