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Chi è oggi il vero malato d'Europa? L'Italia, come succedeva molti anni fa? Oppure la Francia, come si sono accorti in questi ultimi giorni le istituzioni comunitarie e internazionali e forse anche i nostri cugini d'oltrampe? Una cosa è certa, nelle prossime ore a Parigi non soltanto Macron ma il governo Beirut si giocano l'osso del collo, mentre in Italia Meloni e Giorgetti possono tirare un sospiro di sollievo. Ma fino a quando? Quanto durerà?
Massimo Giannini
Circo Massimo. Lo spettacolo della politica. Di Massimo Giannini.
Journalist/Commentator
Quante amara la douce France, Charles Trenet si starà rivoltando nella tomba di fronte alla crisi della sua amata patria. Lo chansonnier di Narbonne è scomparso il 10 febbraio del 2001, quando l'euro cominciava appena a circolare nelle tasche dei suoi concittadini, e il granitico asse carolingio, guidato da Chirac e Schröder, guardava con benevola supponenza Iparia Italioti, accolti nel club della moneta unica per il rotto della cuffia solo grazie alla credibilità personale di Ciampi e di Prodi. Mai avrebbe potuto immaginare che 24 anni dopo proprio la Francia diventasse in questo caso sì il malato d'Europa e che la francesissima presidente della Banca Centrale Europea Christine Lagarde la contrapponesse come benchmark negativo proprio al bel paese meloniano capace di far scendere lo spread a quota 90. Sentite infatti come commenta l'attuale situazione economica del Bel Paese il Ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti.
Giancarlo Giorgetti
La notizia è che quest'anno non serve nessuna manovra correttiva, semplicemente perché i conti stanno andando esattamente come avevamo previsto. L'economia purtroppo ha subito un rallentamento, anche di questo avevamo in qualche modo tenuto conto negli ultimi aggiornamenti di finanza pubblica all'inizio dell'anno in relazione a la guerra commerciale che si è scatenata a livello globale. e che ci aveva consigliato di ridimensionare una crescita allo 0,6% su base annuale per quest'anno e ritengo che le nostre previsioni alla fine potranno essere accolte. Naturalmente durante l'estate, come sempre avviene, c'è una serie di fuochi di artificio, di proposte più o meno interessanti, alcune sicuramente stimolanti, alcune fantasiose, alcune con una certa verosimiglianza, però di tutte queste proposte il ministro responsabile per la relazione del bilancio sa molto poco nulla, avvetto la mia ignoranza. Diciamo, lo dico in termini ironici, per dire semplicemente che come c'è il calcio a mercato durante il mese di agosto, con notizie più o meno verosimili di scambi e di acquisi giocatori, c'è anche una manovra a mercato nel mese di agosto e anche a settembre.
Journalist/Commentator
Eccolo qua. Il capo economista della Lega di Salvini, il ministro del Tesoro Giorgetti, si è collegato con il solito forum di Cernobbio per dare un quadro dell'autunno che ci aspetta. un autunno che non è più a tinte fosche, come quelli che ci hanno caratterizzato per anni e anni. Stavolta le cose vanno un pochino meglio, lo dice anche Giorgetti, benché sia costretto a riconoscere che la crescita italiana ha ormai rallentato la corsa. Ammesso che di corsa si possa parlare, in tre anni di governo Meloni Ci troviamo di fronte a un 2026 che, se va bene, ci consentirà di stare intorno al più 0,5%, forse allo 0%, e questo non è un buon risultato. I dati macroeconomici sembrano sfavorevoli e gli effetti di quella che si può definire la Trump Tax, cioè la stangata tariffaria, decisa dal presidente americano cominciano a sentirsi anche su di noi. Secondo lo studio del forum di Cernobbio i dazi americani costeranno qualcosa come 9 miliardi alle imprese italiane sul fronte dell'export. Ma appunto Roma forse non sorride ma certo non piange, Parigi viceversa qualche lacrima è costretta a vederla scorrere sulle sue guance. Alla vigilia di un possibile voto di sfiducia parlamentare che proprio oggi potrebbe far ricadere il governo di Bayrou conviene però a stenersi dalla tronfia revanche tricolore e fissare qualche paletto anche rispetto ai nostri competitor francesi. Primo punto fermo Beirut accusa l'Italia di dumping fiscale perché attrae i ricchi stranieri convincendoli a spostare la residenza nel bel paese grazie a un'imposta forfettaria di 200.000 euro. Il jacuzz del premier di missionario di Palais Matignon ha innescato, come sappiamo, la reazione furibonde dei fratelli e delle sorelle d'Italia. Ma Bayrou, purtroppo per noi, ha perfettamente ragione dal punto di vista tecnico. È ovvio che usare un prelievo fisso, scandalosamente vantaggioso e indipendente dai reali livelli di reddito e di patrimonio, Per convincere milionari o miliardari a trasferirsi qui è una forma di concorrenza fiscale sleale. Bayrou ha meno ragione dal punto di vista politico, ha sbagliato i tempi. Si accorge solo ora del problema perché per rivincere le elezioni ha presentato una manovra là che le mè sangue, dove il conto del risanamento lo pagano i signori. e ha sbagliato anche i modi. È banale prendersela con una flat tax italiana sui ricchi, quando nel cuore d'Europa esistono paradisi fiscali veri e propri, come Olanda, Irlanda, Lussemburgo, Liechtenstein, l'isola di Jersey. Invece di innescare la solita baruffa chiozzotta, perché Meloni non rilancia la sfida Beirut e lo invita a condividere con l'Italia un serio piano europeo per scardinare tutte le casseforti protette? e invocare una definitiva armonizzazione delle politiche fiscali? Secondo punto fermo. Come la Germania, la Francia ce la farà. Beirut non molla sulla maxima manovra da 44 miliardi tra minori spese e maggiori entrate, che dovrebbe riallineare il deficit del 2026. Ha già spiegato ai sindacati che non ci saranno concessioni sulla Previdenza, che sarà richiesto uno sforzo specifico ai redditi più elevati. Tra le misure di equità fiscale da 4,2 miliardi figurano così la contribution differentielle sur les hauts revenus, una sorta di minimum tax sui contribuenti single con un reddito annuo da 250.000 euro o di 500.000 euro sulle coppie sposate o conviventi. e poi una contribuzione excepzionale sul Leo Revenue. Anche qui una specie di addizionale IRPEF che arriva al 4% per i redditi superiori al milione di euro. L'Italia cosa farà con la prossima legge di bilancio? Prenderà misure analoghe per cercare di riequilibrare un peso fiscale palesemente a danno, finora, del ceto medio e dei ceti più deboli? Non vogliamo immaginare una patrimoniale, ma qualche cosa che consenta quantomeno di riallineare il prelievo, magari andandolo a prendere dove c'è, per esempio sulle banche, che solo nel primo semestre dell'anno in corso hanno portato i profitti a 17 miliardi di euro. Forse sarebbe opportuno e necessario. Comunque, la Francia non finirà mai come la Grecia. Plachino i loro furori a Palazzo Chigi. Poi c'è il terzo e ultimo punto fermo, forse il più rilevante. Lo mutuo da Mario Seminerio, che l'ha scritto sul suo sito fastidio.net. Un paio di numeri mostrano cos'è il ceto medio per i francesi e cos'è il ceto medio per noi. In Italia la massima aliquota IRPEF del 43% si applica ai redditi che superano i 50.000 euro. In Francia, in base alla tabella 2026, la aliquota del 41% colpisce i redditi compresi tra poco più di 83.000 e poco più di 180.000 euro. mentre l'aliquota massima del 45% colpisce tutti i redditi superiori a quest'ultima soglia. Capito Giorgia Meloni? Non solo. Tra le misure proposte a Parigi c'è anche un taglio di 6 miliardi della contribuzione sociale generalizzata che riguarda i redditi a minor potere d'acquisto che sono quelli pari fino a 1,4 volte il salario minimo interprofessionale che in Francia esiste. Ma sapete a quanto corrisponde questa soglia di reddito per la quale scatterà una massiccia decontribuzione? Ben 2520 euro lordi. Questo per i francesi è un reddito a minor potere d'acquisto, cioè uno stipendio povere. Ricordatevelo, patrioti che vaneggiate sull'Italia più ricca e più forte della Francia, Una busta paga così 2.520 euro lordi, i poveri di casa nostra se la sognano di notte. E allora, caro Giorgetti, d'accordo rassicurarci su come sarà la prossima manovra economica? E d'accordo anche mettere le mani avanti rispetto a tutte le folli richieste che in agosto arrivano dagli altri partiti di maggioranza? Ma serve davvero una svolta se si vuole venire incontro ai bisogni del ceto medio. Una svolta che finora non c'è stata. E allora, piuttosto che continuare a promettere cose che non si possono realizzare, è meglio cominciare a fare quel che si può, risparmiando dove è possibile ed evitando di fare, come diceva Ennio Flaiano, quello che sappiamo bene, e cioè dobbiamo aiutare i ricchi. Abbiamo già troppi poveri.
Massimo Giannini
Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini.
Episode Title: L’economia in bilico, tra mal francese e manovra italiana
Date: 8 settembre 2025
Host: Massimo Giannini
Platform: OnePodcast
L’episodio analizza l’attuale crisi economica francese, ribaltando lo storico ruolo dell'Italia come “malato d’Europa” e offrendo un confronto serrato tra la gestione economica di Parigi e Roma. Giannini riflette sugli effetti delle recenti politiche fiscali, sulle tensioni UE riguardo il dumping fiscale italiano e sulle sfide della Legge di Bilancio che attende il governo Meloni. Il focus si concentra sullo stato precario dei ceti medi nei due paesi e sulle prospettive di equità fiscale nell’UE.
"Chi è oggi il vero malato d'Europa? L'Italia, come succedeva molti anni fa? Oppure la Francia, come si sono accorti in questi ultimi giorni le istituzioni comunitarie e internazionali..."
— Giannini (00:41)
"La notizia è che quest'anno non serve nessuna manovra correttiva, semplicemente perché i conti stanno andando esattamente come avevamo previsto... L'economia purtroppo ha subito un rallentamento..."
— Giorgetti (02:35)
"...usare un prelievo fisso, scandalosamente vantaggioso e indipendente dai reali livelli di reddito e di patrimonio, per convincere milionari o miliardari a trasferirsi qui è una forma di concorrenza fiscale sleale... Ma Bayrou, purtroppo per noi, ha perfettamente ragione dal punto di vista tecnico."
— Giannini (05:40)
"L'Italia cosa farà con la prossima legge di bilancio? Prenderà misure analoghe per cercare di riequilibrare un peso fiscale palesemente a danno, finora, del ceto medio e dei ceti più deboli?"
— Giannini (07:50)
"Una busta paga così, 2.520 euro lordi, i poveri di casa nostra se la sognano di notte."
— Giannini (09:35)
"...evitando di fare, come diceva Ennio Flaiano, quello che sappiamo bene, e cioè dobbiamo aiutare i ricchi. Abbiamo già troppi poveri."
— Giannini (11:18)
| Timestamp | Speaker | Citazione | |-----------|-----------|-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------| | 00:41 | Giannini | "Chi è oggi il vero malato d'Europa?... Una cosa è certa, nelle prossime ore a Parigi non soltanto Macron ma il governo Bayrou si giocano l'osso del collo..." | | 02:35 | Giorgetti | "Quest'anno non serve nessuna manovra correttiva, semplicemente perché i conti stanno andando esattamente come avevamo previsto..." | | 05:40 | Giannini | "...usare un prelievo fisso, scandalosamente vantaggioso...è una forma di concorrenza fiscale sleale. Bayrou ha perfettamente ragione dal punto di vista tecnico." | | 09:35 | Giannini | "Una busta paga così, 2.520 euro lordi, i poveri di casa nostra se la sognano di notte." | | 11:18 | Giannini | "...evitando di fare, come diceva Ennio Flaiano, quello che sappiamo bene, e cioè dobbiamo aiutare i ricchi. Abbiamo già troppi poveri." |
Giannini mantiene un tono ironico, arguto, ma sempre molto incisivo e informato. Sa alternare citazioni colte a dati tecnici, rendendo l’analisi coinvolgente e pungente verso le incongruenze politiche sia italiane che francesi.
L’episodio tratteggia una Francia in grave difficoltà economica e un’Italia che per ora si mantiene a galla, ma senza solide prospettive di crescita. La chiave, secondo Giannini, è smettere di rincorrere slogan e affrontare con coraggio i nodi strutturali del fisco e del ceto medio per evitare che il “mal d’Europa” si trasferisca ancora una volta da Parigi a Roma.