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Leggo dal vocabolario intanto il verbo cheerleading, in inglese letteralmente dirigere la tifoseria. È un termine anglo-americano che indica uno sport che combina coreografie composte da elementi di ginnastica, danza e acrobazia per concorrere a gare specifiche e per incoraggiare le squadre sul campo di gioco durante le partite. L'atleta che pratica il cheerleading a livello agonistico è detta cheerleader, appunto, cioè ragazza che esegue coreografie prima, durante e dopo le partite di altre squadre. Lo fa per fare il tifo. Detto tutto questo, si può considerare cheerleader di Donald Trump, Giorgia Meloni, senza che questo configuri un'offesa, un insulto, un reato di lesa maestà? Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini.
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Anche oggi abbiamo dovuto vederla nelle vesti di cheerleader, io spero che cheerleader si possa dire, nessuno insorga, nelle vesti di cheerleader del presidente di un altro paese invece di mantenere la schiena dritta e fare la capo del governo del paese Italia. Sulla Palestina, Presidente, lei ha accettato che il gioco lo conducesse Trump. Cosa che sta succedendo anche sull'Ucraina, Signora Presidente?
B
No, hanno fatto un applauso. Vabbè, prosegua, prosegua. Non ho interrotto nessuno, neanche le cheese leader. Andiamo avanti. Avanti. Eccoci, siamo nel Parlamento della Repubblica, questo è in particolare il Senato. A Palazzo Madama, durante le comunicazioni della Presidenta del Consiglio, Giorgia Meloni, che anticipano l'inizio del Consiglio europeo, che inizierà oggi e durerà anche domani, La senatrice del Movimento 5 Stelle, Alessandra Maiorino, si rivolge così, come avete appena sentito, alla sorella d'Italia. La chiama, appunto, cheerleader e memore della bufera esplosa all'indomani delle parole di Ellis Line, che ad Amsterdam, al vertice del Partito Socialista europeo, l'aveva definita un pericolo per la democrazia, ma poi soprattutto per le parole del leader della CGL, Maurizio Landini, che invece negli studi di Martedì sulla 7, il talk show condotto da Giovanni Floris, aveva definito Giorgia Meloni cortigiana di Trump. Ecco, in considerazione di tutto questo, La senatrice Maiorino, mentre la definisce appunto cheerleader, si chiede sempre che questo si possa ancora dire senza offendere nessuno e invece non è così perché scoppia il putiferio al Senato che poi si replicherà anche nel pomeriggio alla Camera. Ma il punto è questo, al di là delle definizioni, che possono essere più o meno calzanti, in questo caso, come vi ho letto in apertura di queste mie riflessioni, il termine cheerleader non può offendere nessuno, vuol dire soltanto essere capo tifoso che sostiene una squadra e non si può certo negare che in questo momento ma diciamo pure da un anno a questa parte quasi e cioè da quando Donald Trump il 5 novembre ha rivinto di nuovo le presidenziali ed è tornato ad occupare la casa bianca dai primi di gennaio beh Meloni l'ha sostenuto in tutti i modi Meloni è a tutti gli effetti uno dei capi tifosi dello sceriffo di Washington in questo momento E l'ho dimostrato anche nel dibattito parlamentare di ieri, dove ancora una volta la Sorella d'Italia ha dato una prova magistrale del suo essere duale, del suo essere concava e convessa, del suo continuo utilizzo di due staffe a cavallo della guida di questo Paese. Una staffa con l'Europa, l'altra staffa con l'America. è una costante che va avanti ormai da più di dieci mesi e ieri, ripeto, ne abbiamo avuto ancora una volta una prova tangibile dalle cose che la stessa Presidente del Consiglio ha detto in vista del Consiglio europeo che inizia oggi a proposito dei due dossier più dedicati in questo momento sul tappeto. Da un lato quello ucraino, dall'altro lato quello palestinese, la guerra in Medio Oriente. Guardate, lo nota giustamente Tommaso Ciriaco su Repubblica, nel descrivere quello che è accaduto in aula, nelle due aule, nella giornata di ieri. Palazzo Madama al mattino e Montecitorio al pomeriggio. Una melonia ancorata all'Europa. ma sempre comunque in linea con Donald Trump. È la strategia politica che conosciamo e che non è mai cambiata. Al mattino la Premier firma assieme alle principali cancellerie europee un comunicato nel quale ribadisce il sostegno senza se e senza ma a Kiev. E dunque congelamento della linea del fronte in Ucraina. Sfiducia nella volontà negoziale di Vladimir Putin, considerato a tutti gli effetti un pericolo in questo momento, e poi pressione su Mosca attraverso da un lato le sanzioni e dall'altro lato attraverso la possibilità di sfruttare in modi tutti da definire ancora e in discussione in questo momento tra le cancellerie europee gli asset russi bloccati e congelati nelle banche occidentali. È una posizione che riflette in maniera rigorosa quella assunta in questo momento dalla Commissione europea e dai principali leader degli Stati membri e dei Paesi fondatori dell'Europa. Però nel pomeriggio a Montecitorio e poi a sera, quando si va a votare la risoluzione della maggioranza Beh, il quadro cambia un po'. I toni sfumano e questa nettezza filoeuropea stinge in una tendenziale adesione invece al modello Trampiana. Sì, perché succede appunto che nelle parole pronunciate dal Presidente del Consiglio e poi nel testo della risoluzione delle tre destre al comando, i riferimenti a Trump e alla posizione sostenuta proprio sul dossier ucraino, dalla Casa Bianca sono numerosi e si riassumono essenzialmente in una formula, quella che vincola il governo a – testuale – proseguire nell'impegno diplomatico europeo per una pace giusta e duratura, ma impegno che non può prescindere dal dialogo con gli Stati Uniti. Il che è anche ovvio, giusto, comprensibile, Meloni cerca in ogni caso di non rompere mai l'asse che dovrebbe legare l'Europa all'America. Peccato che quell'asse l'ha già mandato in frantumi più e più volte Donald Trump e dunque continuare a fare appello a un Occidente come ha gridato in aula a Montecitorio Meloni ha poco senso perché l'Occidente non c'è più. E il fatto che non ci sia più lo si deve solo all'azione del tycoon di Mara Lago, che di occidente non vuole sentir parlare. Lui è l'America, l'Europa, non è niente. E dunque, per esempio, sul tema del congelamento e poi dello scongelamento degli asset russi da utilizzare come garanzia Per gli ulteriori acquisti di armi americane da girare poi all'esercito ucraino di Zelensky, il governo fa sfoggio di un registro completamente diverso a seconda del format nel quale prende posizione, come scrive giustamente Tommaso Ciriaco ancora una volta. Così nel comunicato, sottoscritto insieme agli europei, si assicura che i partner stanno sviluppando misure per utilizzare l'intero valore dei beni sovrani immobilizzati dalla Russia. E' quello che dicevo prima, il negoziato è tuttora in corso. Viceversa, nel testo della risoluzione, Provato dalle camere, invece, c'è un'integrazione molto significativa ed eloquente, che mostra tutta la prudenza del governo italiano rispetto all'azione europea che si vorrebbe così determinata. Rescita infatti quel testo, l'eventuale utilizzo di beni russi immobilizzati non può che essere subordinato alla compatibilità con il diritto internazionale. Una precisazione superflua? Sì, senz'altro. È ovvio che qualunque azione anche la stessa Europa dovesse intraprendere a proposito di quei benedetti asset russi dovrà farlo nel rispetto del quadro giuridico sancito e protetto dall'ordinamento europeo. Eppure Questo inserimento, questa piccola chiosa, è rilevante perché riflette esattamente le preoccupazioni della Lega in particolare, ma poi anche di Fratelli d'Italia rispetto alla posizione del governo americano sul tema. C'è molta cautela, al di là dell'Atlantico, nell'idea di poter utilizzare quegli asset scongelandoli e sancendo così un bonus alla libera esplicazione del famoso mercato. E l'altro esempio, se vogliamo ancora più tangibile di come Meloni sia una cheerleader di Donald Trump, piuttosto che una convinta sostenitrice del progetto europeo l'abbiamo in un altro passaggio dell'intervento della Presidente del Consiglio, soprattutto alla Camera, quando nella sua replica dice esplicitamente che non è d'accordo ora e non lo sarà mai in futuro sull'idea di superare a livello di governance comunitaria, quello che oggi è il più grande ostacolo sulla via dell'integrazione e del federalismo a livello europeo, e cioè il voto all'unanimità. Bisognerebbe procedere più in fretta possibile, modificando il diritto di veto per arrivare viceversa al voto a maggioranza, l'unico che può consentire all'Europa che vuole evolvere verso una unità reale, sia dal punto di vista economico, sia dal punto di vista della difesa, sia dal punto di vista dell'ordinamento giuridico e fiscale, ebbene rispetto a tutto questo Meloni dice no. Lei vuole che continui ad essere conservato il diritto di veto e dunque vuole che si continui a votare all'unanimità, la stessa posizione che in questo momento hanno tutte le destre sovraniste europee ed è la stessa posizione che impedisce all'Europa di evolvere e di diventare un soggetto autonomo anche dagli Stati Uniti d'America. Dunque, ancora una volta, gli stati nazionali che prevalgono sull'integrazione comunitaria. Dunque, ancora una volta, il nazionalismo indicato come cura quando invece è la malattia. Da ultimo, la polemica politica più spicciola, e cioè lo scontro tra Giorgia Meloni ed Ellis Line, che si è riprodotto ancora una volta anche alla Camera. Ellis Line non ha usato le parole della Majorino al Senato, cioè non ha parlato di una Meloni cheerleader. Ha detto in maniera, se vogliamo, un pochino più prosaica, ma altrettanto eloquente, Meloni è succube di Donald Trump. Il risultato non cambia. Per tutta risposta, Meloni ha ribadito il suo attacco a Ellis Line a proposito di quello che aveva detto ad Amsterdam. su una destra, cioè che quando governa conculca le libertà di stampa e la libera informazione. Sentiamola, Giorgia Meloni.
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Senatore Gasparri, come lei sono fiera della democrazia italiana, come lei considero irresponsabile andare in giro per il mondo a gettare ombre sulla nazione che si rappresenta quando non la si governa. solo per cercare di raggranellare qualche consenso o, peggio, solo per cercare un soccorso esterno per fare quello che non si è in grado di fare in patria.
B
Dashline solo fango e quel fango lo paga l'Italia. Questo è il giudizio aggiuntivo che la Presidenta del Consiglio ha dato nella sua replica alla leader del Partito Democratico. La verità, anche a giudicare dal tenore di questo dibattito parlamentare e anche a giudicare dal complesso del discorso pubblico del nostro Paese di queste ultime settimane, di questi ultimi mesi, potrei dire di questi ultimi anni, è che dentro il fango ci siamo veramente tutti e forse quel fango è proprio quello che, come ha dimostrato Quel video vergognoso, costruito dall'intelligenza artificiale, ma postato dalla Casa Bianca, è quello che ci piove addosso da un aereo pilotato proprio dal signor Donald Trump e da tutte e tutti i cheerleader che lo sostengono. Per la verità, da quell'aereo non pioveva fango, pioveva letame, ma alla fine è un po' la stessa cosa. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini.
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Con Plenitude l'energia delle connessioni ha una nuova forma. È arrivata Plenitude Fibra. Puoi averla a 16,90€ al mese per 36 mesi se sei cliente Plenitude per l'energia di casa o vuoi diventarlo. Scopri di più nei Plenitude Store o su anyplenitude.com. Plenitude. Abbiamo energia per cambiare. Offerta per clienti residenziali soggetto a limiti di copertura. Costo di attivazione una tantum 39€. Servizio voce non incluso con perdita dell'eventuale numero telefonico fisso in caso di passaggio da altro operatore. Maggiori dettagli su anyplenitude.com.
Host: Massimo Giannini
Date: 23 October 2025
In this episode, Massimo Giannini analyzes the latest developments in Italian and international politics, focusing on the political discourse surrounding Prime Minister Giorgia Meloni’s perceived alignment with former US President Donald Trump. Giannini examines recent parliamentary exchanges, heated accusations, and the broader implications of Italy’s foreign policy positioning between Europe and the United States. The episode dissects the use of terms like "cheerleader" and "cortigiana," their political significance, and the state of the Italian political debate—described provocatively as "fango" (mud).
[00:59 – 02:03]
“Si può considerare cheerleader di Donald Trump, Giorgia Meloni, senza che questo configuri un'offesa...?”
(Massimo Giannini, 01:13)
[02:03 – 02:39]
[02:40 – 07:35]
Giannini highlights the duality of Meloni: “concava e convessa”, one foot in Europe, the other with Trump’s America.
In the morning, Meloni aligns with Europe: supporting Ukraine, freezing Russian assets, and promoting EU sanctions.
In the afternoon, the government’s parliamentary resolution signals a shift—insisting on involving the US and echoing Trump’s positions. The wording softens, reflecting right-wing and particularly Lega worries over US skepticism about using frozen Russian assets.
"Meloni l'ha sostenuto in tutti i modi... è a tutti gli effetti uno dei capi tifosi dello sceriffo di Washington."
(Giannini, 04:30)
"L'asse [tra Europa e America] l'ha già mandato in frantumi più e più volte Donald Trump..."
(Giannini, 06:20)
Giannini contends that continued calls for “the West” are increasingly empty, as Trump’s US is distancing itself from Europe, prioritizing American interests.
[07:36 – 10:58]
Meloni firmly opposes ending the EU veto system, resisting reforms toward majority voting—a position shared with nationalist and sovereignist right-wing parties across Europe.
“Lei vuole che continui ad essere conservato il diritto di veto… la stessa posizione che impedisce all’Europa di evolvere…”
(Giannini, 10:23)
Giannini points out that this stance sustains “il nazionalismo indicato come cura quando invece è la malattia”. Europe remains paralyzed, unable to move toward real unity or autonomy.
[11:00 – 13:50]
“Considero irresponsabile andare in giro per il mondo a gettare ombre sulla nazione che si rappresenta quando non la si governa, solo per cercare di raggranellare qualche consenso...”
(Giorgia Meloni, 13:51)
Giannini concludes with a metaphor: all Italian politics is now mired in “fango”—or, more crudely, “letame”—dropped by Trump and his global supporters.
“Dentro il fango ci siamo veramente tutti... Quel fango è proprio quello che, come ha dimostrato quel video vergognoso… ci piove addosso da un aereo pilotato proprio dal signor Donald Trump e da tutte e tutti i cheerleader che lo sostengono.”
(Giannini, 14:31)
On Meloni-Trump Nexus:
“Meloni è a tutti gli effetti uno dei capi tifosi dello sceriffo di Washington in questo momento.”
(Giannini, 04:30)
On Europe’s Dysfunctionality:
“Ancora una volta, gli stati nazionali che prevalgono sull’integrazione comunitaria. Dunque, ancora una volta, il nazionalismo indicato come cura quando invece è la malattia.”
(Giannini, 10:40)
Meloni Responding to Schlein:
“Considero irresponsabile andare in giro per il mondo a gettare ombre sulla nazione che si rappresenta quando non la si governa, solo per… qualche consenso.”
(Meloni, 13:51)
Climax Metaphor:
“Quel fango è proprio quello che… ci piove addosso da un aereo pilotato proprio dal signor Donald Trump e da tutte e tutti i cheerleader che lo sostengono…”
(Giannini, 14:31)
Giannini’s analysis is sharp, sometimes caustic, and deeply critical of the contemporary political climate. He uses vivid parade and circus metaphors—a hallmark of the show’s style—combined with biting irony. The episode provides insightful critique of Italian (and wider European) political inertia, the performative aspect of parliamentary clashes, and the enduring, problematic influence of American politics—embodied by Trump—on Italy’s right.
For listeners and non-listeners alike, this episode is an incisive window into the current Italian debate on nationalism, leadership, and the struggle for European unity—well illustrated through quotable soundbites and a clear chronology of political drama.