
Loading summary
A
Ci sono due grossi scheletri negli armadi del calcio italiano. Si chiamano Corea, quella del nord e quella del sud. Due piccole squadre che in passato ci hanno fatto vedere i sorci verdi. La più recente è quella dei mondiali del 2002. Si giocano in Giappone e il 18 giugno di quell'anno Noi affrontiamo la Corea del Sud che ci batte per due a uno. In quell'occasione la squadra guidata da Capitano Trapattoni si scontra contro Byron Moreno, un arbitro scandaloso che poi sarà radiato. ce la possiamo prendere solo con lui, il perfetto capro espiatorio. Non così nel 1966, quando in altri campionati del mondo ci scontriamo questa volta contro la Corea del Nord e perdiamo 1-0. Segna Pak Do-ik, un professore di educazione fisica con diploma da tipografo, che sconfigge La grande corazzata guidata da Edmondo Fabri. In Italia governa Aldo Moro. La sconfitta è un trauma nazionale. I calciatori vengono fatti rientrare nottetempo, segretamente all'aeroporto di Genova per evitare scontri a Roma o a Milano e invece anche a Genova. Una folla enorme attende i nostri azzurri per fischiarli. La chiameranno la sconfitta dei ridolini. Oggi riapriamo l'armadio e ci troviamo la Bosnia. E ugualmente scoppia Casamicciolo. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
B
Scombriamo subito il campo tra tanti equivoci. Vi ho chiesto di rimanere per quanto riguarda lui, per quanto riguarda Gigi e la guida tecnica di questi ragazzi. Avete anche perso un momento di grande sintonia. all'interno dello spogliatoio con i nostri ragazzi. La partita l'avete vista tutti, credo c'è poco da commentare. Il mister li ha definiti eroici, hanno hanno dato tutto quello che potevano dare esattamente quello che gli avevamo chiesto poi capisco che ci sono diverse valutazioni da fare per quanto mi riguarda la parte politica quindi la parte tecnica per me è da salvaguardare al cento per cento per quanto riguarda la parte politica c'è una sede deputata a fare le valutazioni del Consiglio federale ho già avvisato i miei collaboratori di convocare un Consiglio federale per la settimana prossima e ci saranno le valutazioni che faremo noi al nostro interno. Capisco l'esercizio della richiesta di dimissioni appi e soppinto, quindi questo esercizio al quale io sono particolarmente abituato negli ultimi tempi, ma le valutazioni credo che spettano di diritto per rispetto anche di quanto previsto nelle norme al Consiglio federale, lo faremo col Consiglio federale.
A
Ma sì, lo sappiamo, il calcio in fondo è la vera autobiografia della nazione, parafrasando la vecchia frase di Piero Gobetti sul fascismo alla fine degli anni dieci del secolo scorso. E allora ci sta che dopo una disfatta rovinosa come quella contro la Bosnia, patita dagli azzurri, scoppi in Italia l'ennesimo psicodramma. uno psicodramma che chiama in causa soprattutto la politica calcistica e quindi gli alti papaveri del sistema calcio uno su tutti quello che avete appena sentito parlare il presidente della federazione Gabriele Gravina che fa quello che tutti gli italiani che hanno qualche responsabilità riescono meglio a fare quando le cose vanno male e cioè scaricare la colpa su terzi Gravina ora dice «Convocheremo per i prossimi giorni un Consiglio federale e lì decideremo cosa fare, ma di dimissioni per adesso neanche si parla». E questo, pensate, e come ormai noto, è il terzo mondiale. quale l'Italia viene esclusa. Ormai da 12 anni siamo fuori dal club dei grandi. 4.300 giorni da quell'ultima famigerata Italia Uruguay del 24 giugno del 2014. E gravina di questo si fa un baffo. anzi aggiunge una frase che desta non solo stupore ma sincera indignazione quando a proposito delle rovine del calcio e del successo degli altri sport diceva bene ma il calcio è uno sport professionistico mentre gli altri sono sport dilettantistici Qualunque cosa significhi è una frase talmente dissennata che riesce a far insorgere l'intero circo sportivo di tutto ciò che non è calcio. E così intervengono Pietro Sigel, oro nello short track alle ultime Olimpiadi di Milano Cortina. Tommaso Giacomè, l'argento nel biatro, non ha gli stessi giochi, che dice giustamente se il calcio è professionismo allora Sinner è un amatore. Avanti così. E poi, ancora, Ilias Awani, primatista nazionale, campione europeo e bronzo mondiale di maratona. Forse in Italia è giunto il momento di riservare a questi sport dilettantistici, come li chiama Gravina, l'attenzione che 95 pagine di giornali su 100 riservano solo al calcio. E poi Greg Paltrinieri, il mitico, medagliato cinque volte alle Olimpiadi di nuoto, che dice perdere, fa anche parte dello sport, può succedere. Quando però metti in fila un po' di prestazioni negative, significa che c'è qualcosa che non sta funzionando. dispiace vedere quello che dice Gravina io quando perdo penso a me stesso e faccio un'analisi di quello che sbaglio io senza buttare di mezzo gli altri e così via Tamberi che parla di dilettanti allo sbaraglio ma punta anche lui il dito contro Gravina insomma ripeto insorge tutto lo sport che non è calcio che il presidente della federazione considera evidentemente attività minore perché è dilettantistica in realtà le cose sappiamo benissimo che non stanno così ma questa è la politica calcistica nel nostro paese che salendo per l'Irami arriva fino al ministro Abodi anche lui responsabile dello sport ormai da diversi anni quando governa la destra milloniana e anche lui scarica la responsabilità ovviamente su gravina e fa bene questo ci comprende ma lui cosa ha fatto in questi tre anni e mezzo per curare i mali di questo calcio per impedire in buona sostanza, che l'Italia degli azzurri di Ringhio Gattuso faccia e abbia fatto la stessa fine dell'Italia che ha saltato i mondiali nelle ultime due edizioni e che la panchina azzurra passata da Conte a Ventura, da Mancini a Spalletti più che una panchina sia diventata ormai una sedia elettrica. I mali del calcio li conosciamo tutti, denunciati più e più volte soprattutto dall'Associazione Calciatori. un campionato di Serie A ormai dominato al 70% da giocatori stranieri, vivai completamente desertificati, soprattutto per le società minori che non se li possono permettere. Ormai è rimasto più soltanto l'Atalanta a coltivarlo come si fa e come si dovrebbe fare. C'è il Como, ma il Como è forse il paradigma di quel calcio dominato dagli stranieri, bellissimo per carità a vedersi. ma assai poco azzurro. In questo ragionamento non c'è nulla di sciovinistico nemmeno che mai di autarchico o di xenofobo. Se vogliamo una nazionale forte, naturalmente dobbiamo fare in modo che insieme a tanti stranieri cosa buona e giusta che arrivino, ce ne siano altrettanti di giovani italiani che possano avere di fronte a sé prospettive credibili. Questo non avviene e la politica ha le sue responsabilità e del 2019 governo Conte I Grillo Leghista un decreto crescita, si chiamava così all'epoca, che ha introdotto per la prima volta un regime fiscale fortemente agevolato per i calciatori provenienti da campionati esteri. Un abbattimento dell'imponibile IRPEF addirittura al 50%. È chiaro che in queste condizioni gli stranieri arrivano volentieri e di fatto rubano spazio e proscenio ai calciatori italiani. Cosa ha fatto questo governo? Sì, nel 2024 ha dato una piccola stretta a questo regime agevolato previsto dal decreto crescita. Ma questo è tutto, non c'è stato nient'altro. E allora oggi fa un po' sorridere la ondata di sdegno e indignazione che arriva da tutto il sceto politico, soprattutto da quello che oggi rappresenta il governo e la maggioranza. Non può mancare l'ira funesta della seconda carica dello Stato, e cioè dal solito ineffabile Presidente del Senato Ignazio Larussa. Ma non è solo. sono tutti lì a stracciarsi le vesti e a puntare il dito su qualcun altro. Uno su tutti ve lo voglio far ascoltare perché, tra tante nefandezze, ha detto, credo, la più grossa degli ultimi mesi.
C
La nazionale italiana è stata rovinata dalla sinistra, dalla cultura di sinistra ovviamente. Quando lo dissi mesi fa fui preso in giro, fui odiato pesantemente sui social per aver detto secondo alcuni una fesseria, ma il risultato della partita con la Bosnia, dell'esclusione per la terza volta di seguito dai mondiali, conferma che oggi la maglia azzurra, il tricolore, non sono più il sogno dei ragazzi che giocano a calcio. Il loro sogno è solo fare soldi, comprare una nuova Ferrari, farsi fare le fotografie in posti fighi con le modelle, però la cultura che ha ucciso la identità nazionale è la cultura della sinistra, ovviamente io non è che accuso la Schleim o Bersani di aver danneggiato la qualità dei nostri calciatori, ma non hanno più quel sogno dell'Italia, non hanno più la voglia di indossare la maglia azzurra, la voglia di vincere, la voglia di rappresentare l'Italia, di portarla sul tetto del mondo dal punto di vista calcistico e questo è dovuto anche all'indebolimento dell'identità nazionale voluto negli ultimi decenni dalla sinistra che ha provato a distruggere quello che era invece un grande orgoglio e i risultati si vedono anche nel calcio purtroppo sono risultati negativi e sono risultati anche figli di scelte culturali fatte negli ultimi decenni.
A
Sì avete sentito bene questo è Italo Bocchino che l'uomo biografo più importante di Giorgia Meloni gli ha dedicato un secondo libro appena uscito la figlia del secolo per magnificarne le sorti Italo Bocchino è quell'esponente la destra al comando che alla vigilia del referendum sulla giustizia aveva detto il sì vincerà con 10 punti di vantaggio ecco adesso ce n'è regalata un'altra ancora più grossa se l'italia ha perso con la bosnia e ormai da ben tre mondiali non va più nel club dei grandi beh la colpa non è della politica sportiva la colpa non è dei calciatori non è dell'allenatore Non è del presidente della Federcalcio, non è del ministro dello sport, ma sì, è della sinistra. La colpa è della sinistra, che stupidi a non averci pensato. Perché la sinistra ha disserbato i valori dell'identità nazionale e ha tolto dalla testa dei giovani l'idea di patria. I calciatori ormai pensano solo alle auto di lusso e alle veline. E anche questa è colpa del PD, dei 5 Stelle, di Alleanza Verdi e Sinistra, quindi di Ellis Line, di Giuseppe Conte, di Bonelli e di Fratogliani. Sono loro l'anima nera che hanno perso e hanno tolto dall'animo dei giovani questo sano sentimento di identità nazionale che oggi gli preclude la possibilità di regalarci una vittoria e di farci arrivare ai mondiali. Cosicché si produce il seguente cortocircuito. Quando le azzurre della pallavolo o gli azzurri della pallavolo vincono gli europei o i mondiali, quando le nostre splendide sciatrici prendono medaglie d'oro alle olimpiadi, quando persino nei giochi paraolimpici azzurri formidabili riescono a salire sul podio, beh, allora quello è tutto merito della destra al comando. Quando invece perdiamo e quando l'Italia di Ringhio Gattuso se ne torna a casa con le ossa rotte, naturalmente la colpa è della sinistra. Stupi di noi a non averci pensato. Eccole qua le nostre coree, e allora a riaprire l'armadio della storia, mettendola a confronto con le miserie della cronaca. Viene da pensare che i veri ridolini oggi siano questi signori qua, che si inventano e si reinventano la storia soltanto per dare il contro agli avversari politici. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
Host: Massimo Giannini
Episode: Lo psicodramma dell’Italia nel pallone e la politica dei Ridolini
Date: 2 aprile 2026
Massimo Giannini esplora la recente eliminazione della Nazionale italiana dai Mondiali, utilizzando la metafora dello “psicodramma nazionale” e intrecciando riflessioni su calcio e politica, responsabilità istituzionali e un panorama sportivo nazionale sempre più polarizzato fra polemiche e scaricabarile. L’episodio mette a fuoco sia le radici storiche di questi “traumi calcistici” che l’attuale tendenza a politizzare ogni disfatta sportiva, fino ad accuse grottesche sull’identità nazionale e sulle colpe della "sinistra".
Memoria storica e attualità vengono così intrecciate per raccontare un’Italia incapace di fare autocritica.
Nota memorabile:
“[Gravina] aggiunge una frase che desta non solo stupore ma sincera indignazione… il calcio è uno sport professionistico mentre gli altri sono sport dilettantistici. Qualunque cosa significhi...”
(Massimo Giannini, 04:50)
Nota memorabile:
“Più che una panchina, ormai… una sedia elettrica.”
(Massimo Giannini, 07:40, parlando della successione rapida degli allenatori azzurri)
Nota memorabile:
“Eccoli qua, le nostre Coree… I veri ridolini oggi sono questi signori che si inventano e si reinventano la storia soltanto per dare il contro agli avversari politici.”
(Massimo Giannini, 12:15)
Massimo Giannini, [04:50]:
“Frase talmente dissennata che riesce a far insorgere l’intero circo sportivo di tutto ciò che non è calcio.”
Greg Paltrinieri, cit. da Giannini, [05:50]:
“Quando però metti in fila un po’ di prestazioni negative, significa che c’è qualcosa che non sta funzionando. Dispiace vedere quello che dice Gravina: io quando perdo penso a me stesso e faccio un’analisi senza buttare di mezzo gli altri.”
Massimo Giannini, [07:40]:
“La panchina azzurra passata da Conte a Ventura, da Mancini a Spalletti più che una panchina sia diventata ormai una sedia elettrica.”
Italo Bocchino, [10:00]:
“La nazionale italiana è stata rovinata dalla sinistra, dalla cultura di sinistra ovviamente... Oggi la maglia azzurra, il tricolore, non sono più il sogno dei ragazzi…”
Massimo Giannini, [12:15]:
“I veri ridolini oggi sono questi signori che si inventano e si reinventano la storia soltanto per dare il contro agli avversari politici.”
L'episodio mette a nudo le dinamiche tipicamente italiane di trasferire le responsabilità e di politicizzare ogni aspetto della disfatta sportiva, risaltando il cortocircuito logico delle accuse e della nostalgia per un’“identità nazionale” perduta. Lo sguardo di Giannini è ironico, critico, a tratti caustico: il vero spettacolo, più ancora che sul campo, si consuma fra i palazzi della politica e i microfoni dei talk show.
Un ascolto essenziale per chi vuole capire come lo sport in Italia sia sempre anche racconto (e manipolazione) politica.