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Ci sono piccoli fatti, a volte, che dimostrano la grande crisi di un paese. Uno di questi fatti è di questi giorni avvenuto in Francia, lo sappiamo, il clamoroso furto a Louvre, la scomparsa, la sparizione, la sottrazione del gioielli di Napoleone. è accaduto in un momento particolarmente difficile per la Francia e per Macron, che fatica sempre di più a tenere a bada le pulsioni autodistruttive della politica transalpina. E quel fatto, quel furto, testimonia esattamente questo, un paese che sta smarrendo se stesso. La stessa cosa, su scala persino più ampia, avviene in Israele, dove i 400 dipendenti del Museo dell'Olocausto, i Yad Vashem, a Gerusalemme, Ieri, per la prima volta nella storia di quello straordinario museo, sono scesi in sciopero per protestare contro il mancato accordo sul previsto aumento dei salari. Lo ha scritto il Times of Israel ed è un avvenimento del tutto inconsueto. Ricordiamolo, Yad Vashem è forse il luogo più iconico, a più alto impatto simbolico, insieme a Bethlehem e alla Basilica della Natività, al Tempio della Roccia e alla Spianata delle Moschee e a tutti i luoghi ai quali ci siamo abituati e affezionati fin dai tempi del Vecchio e del Nuovo Testamento. Ebbene quel piccolo fatto, tuttavia, precipita in un momento nel quale Israele è in bilico tra l'abisso e la possibile salvezza. Una pace che non si vede, un cessate il fuoco appeso a un filo. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
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La voce.
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Che avete appena ascoltato è quella di J.D. Vance, il vice presidente americano atterrato in gran fretta a Tel Aviv. per rimettere a posto una situazione che stava progressivamente degenerando e che rischiava di far riesplodere le ostilità tra l'esercito israeliano e Hamas nella striscia e non solo a Gaza. Era infatti accaduto in queste ultime ore che alla Knesset, il Parlamento israeliano, sia l'opposizione sia la maggioranza avevano presentato progetti di legge per l'annessione parziale o totale della Cisgiordania. che è l'altro luogo critico, il West Bank, dove negli ultimi anni e soprattutto in questi ultimi mesi si sono consumate le violenze più insopportabili da parte dei coloni israeliani nei confronti dei civili palestinesi. Vi comprese le immagini di queste ultime settimane che hanno immortalato appunto, giovani attivisti e coloni israeliani che bastonavano letteralmente i poveri contadini e addirittura una vecchia mentre stavano raccogliendo le olive negli oliveti del West Bank. Ora, di fronte a questo pericolo, appunto, il Vice Presidente degli Stati Uniti ha chiarito, in maniera inequivocabile, che la politica di Trump è che la Cisgiordania non sarà annessa da Israele. E questo è un punto fondamentale per la tenuta dei fragili accordi sottoscritti con la presunta pace eterna di Sharm e Sheik. Sì, perché appunto, ovemai fosse passata o passasse una legge del genere nel Parlamento israeliano, immediatamente si riaccenderebbero le violenze e sarebbe giusto persino, o comunque comprensibile, perché la Cisgiordania è un altro di quei punti critici sui quali non si può più accettare la violazione del diritto internazionale da parte di Israele. Dunque bene ha fatto J.D. Vance a ribadirlo ancora una volta, con forza, perché questo è un punto irrinunciabile del pur estemporaneo e forse purtroppo non definitivo accordo sul cessate il fuoco. E mentre J.D. Vance diceva questo, Trump in un'intervista al Time lo confermava. «Non sarà mai possibile per Israele annettere la Cisgiordania, perché ho dato la mia parola ai paesi arabi. Israele, se lo facesse, perderebbe tutto il sostegno degli Stati Uniti». Appunto, una affermazione significativa. E dobbiamo dirlo in questo momento. Forse è una fase particolarmente feconda, forse sta prendendo le medicine giuste, o forse ha capito che non può continuare a disorientare il mondo con le sue sparate del tutto surreali, con le quali un momento dice una cosa e il momento dopo il suo contrario, sta di fatto che Trump con questa intervista al Time dice alcune cose assolutamente condivisibili. Intanto annuncia che andrà a Gaza. Sì, lo farò. è importante che io vada su quel territorio. Mi hanno chiesto poi, aggiunge, di fare il presidente del Consiglio di Pace, quel famoso famigerato Board of Peace che dovrebbe incaricarsi della ricostruzione. e aggiunge, lo sceriffo di Washington, non era qualcosa che volevo fare ma il Consiglio di pace sarà un gruppo molto potente di persone e avrà molto potere in Medioriente. E dunque ci andrò. Ma non solo. Poi, al di là di questa solita sparata da Palazzinaro New Yorkese, Trump aggiunge una cosa che invece può smuovere ulteriormente le acque in Medioriente e facilitare ulteriormente le prospettive di pace. Dice, infatti, Restano nodi da risolvere per la futura leadership palestinese, prevista sempre dal piano. Uno dei candidati più accreditati è Marwan Barghouti, che però Israele si rifiuta di liberare dal carcere. Trump garantisce, prenderò io una decisione. E questo è un altro segnale estremamente significativo. Barghouti, ricordiamolo, sta marcendo nelle prigioni israeliane, condannato a cinque ergastoli perché, secondo le accuse, avrebbe preso parte ad attentati sanguinari. che lui stesso ha sempre smentito, ma in ogni caso è sicuramente la personalità più rappresentativa per il mondo palestinese, quello riformista, non quello dei tagliagole di Hamas. E ovemai fosse liberato davvero, lui sì che potrebbe incaricarsi della mission impossible di convincere o obbligare Hamas a disarmarsi e poi di poter riunire la diaspora palestinese nel segno appunto della moderazione e del rispetto dello Stato di Israele. Ovviamente con l'obiettivo di arrivare poi allo Stato di Palestina e questo va da sé. Tuttavia il segnale che lancia Trump è da questo punto di vista molto significativo. E non si ferma qui. Trump annuncia che anche Riad, cioè l'Arabia Saudita, prima o poi potrebbe rientrare. negli accordi di Abramo. Fissa addirittura una scadenza entro fine anno. E anche questo sarebbe un segnale piuttosto significativo perché allargherebbe ulteriormente il fronte dei musulmani dell'Islam sunnita che si assume l'onere di far rispettare la pace tra Israele e Hamas. Anche qui vedremo se queste idee marceranno, però intanto quello che si può dire è che Trump le sta mettendo in giro. E questo, dopo aver sentito tante folline fandezze uscire dalla bocca del tycoon new yorkese, è un conforto. Certo, una spiegazione c'è, se adesso Trump sembra ragionevole nelle cose che dice. Probabilmente capisce che non può permettersi che questo cessate il fuoco, salti per aria. Si è impegnato troppo con quello che abbiamo definito un Trump show, quella conferenza stampa insieme a Netanyahu e poi quella parata di stelle a Sharm el Sheikh per fare il grande pacificatore del Medio Oriente. Se ora quella pace saltasse, per lui sarebbe una sconfitta devastante. E capisce anche Donald Trump, con tutta evidenza, che rischia di ottenere un risultato ben più magro sull'altro fronte di guerra, e cioè quello russo-ucraino, dove Putin, al contrario di Netanyahu, non ha nessuna intenzione di ascoltarlo. Anche se si sono capiti, annusati e alla fine intesi al vertice agostano in Alaska, ad Anchorage, ma dopo quell'incontro nel quale Trump aveva steso il tappeto rosso all'amico Vladi, beh, l'uomo del Cremlino ha ricominciato a bombardare senza pietà la povera martoriata Ucraina, come la definiva Papa Francesco. E adesso davvero Trump è inbilico ed è incerto se concedere alla fine i missili a lungo raggio Tomahawk a Zelensky e all'Ucraina come ulteriore strumento di pressione. Ma sta di fatto che al momento di pace in Ucraina non si può proprio parlare e questo è un fallimento di Trump che l'aveva garantita in 24 ore alla vigilia del Vertice in Alaska. Poi c'è forse l'elemento più convincente che giustifica la cura che Trump sta mettendo nel cercare di far rispettare gli accordi di Sharma Sheikh. sono i soldi e il denaro ed è dimostrato anche questo dal continuo riferimento che il palazzinaro di Maralago fa agli accordi di Abramo che come sappiamo nella loro prima versione furono sottoscritti con il beneplacito americano da Israele, dal Qatar, dal Bahrain e adesso invece dopo il negoziato di un mese fa sarebbero allargati a tutti i paesi del Gorfo e ora anche ai sauditi. Questo a conferma del fatto che, e l'ulteriore dimostrazione sta nella premura di Trump nel mettere in piedi e attivare il Board of Peace, nella Gaza distrutta ci sono immensi affari da fare. Non sono soltanto immobiliari, Sono di tutti i tipi. Per esempio, nel mare antistante a Gaza ci sono risorse energetiche infinite, giacimenti di gas giganteschi. Ed è tutta manna dal cielo per i nuovi padroni del mondo. E per un uomo d'affari come Trump questo spiega molto, se non tutto. È la dottrina dei turbocapitalisti al comando, non solo dell'economia ma anche della politica planetaria. ed è la pace dei ricchi, come il grande scrittore israeliano David Grossman definì i primi accordi di Abramo. Nel 1938 la buonanima del duce Benito Mussolini rivolto al popolo italiano chiese «Volete burro o cannoni?» Beh, è passato quasi un secolo da allora e oggi la domanda che Trump rivolge agli altri grandi con i quali tratta qualunque tipo di business è volete missili o miliardi? La risposta è evidente. Miliardi, miliardi, miliardi. E se questi servono a garantire la pace, beh, ben vengano. Una volta tanto, pecunia non olet. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini.
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Host: Massimo Giannini
Episode: Lo sciopero a Yad Vashem, la crisi di Israele, i soldi di Trump
Date: 24 Ottobre 2025
In questa puntata, Massimo Giannini offre il suo punto di vista sulle recenti tensioni in Israele e sulle dinamiche politiche internazionali che coinvolgono Stati Uniti, Palestina e il più ampio Medio Oriente. Prende spunto dallo sciopero inedito dei dipendenti di Yad Vashem per riflettere sulla profonda crisi che attraversa Israele, intrecciando analisi geopolitiche sugli equilibri tra Israele, Palestina e le grandi potenze mondiali, in particolare rispetto al ruolo – controverso ma attivissimo – di Donald Trump. L’episodio esplora questioni di simbolismo, potere e interessi economici dietro la fragile pace della regione.
[00:56 – 02:43]
[02:58 – 06:32]
"Non sarà mai possibile per Israele annettere la Cisgiordania, perché ho dato la mia parola ai paesi arabi. Israele, se lo facesse, perderebbe tutto il sostegno degli Stati Uniti.”
(05:34, attribuito a Trump)
[06:33 – 11:12]
“Sì, lo farò. Mi hanno chiesto di fare il presidente del Consiglio di Pace, quel famoso Board of Peace che dovrebbe incaricarsi della ricostruzione... il Consiglio di pace sarà un gruppo molto potente di persone e avrà molto potere in Medioriente."
(07:40, attribuito a Trump)
“Prenderò io una decisione”
(09:06, attribuito a Trump)
[11:13 – 12:47]
[12:48 – 13:29]
“Nel 1938 la buonanima del duce Benito Mussolini rivolto al popolo italiano chiese: ‘Volete burro o cannoni?’ Beh, è passato quasi un secolo e oggi la domanda che Trump rivolge agli altri grandi con i quali tratta qualunque tipo di business è: volete missili o miliardi? La risposta è evidente. Miliardi, miliardi, miliardi.”
(13:08, attribuito a Giannini)
L’episodio alterna registri lirici e analisi realistica, mostrando una Israele allo stremo e sotto la pressione di una difficile tenuta socio-politica. Sullo sfondo, il ruolo di Trump si rivela pragmatico e spregiudicato: il tycoon sembra muoversi tra diplomazia e opportunismo, puntando a una “pace dei ricchi” dove gli interessi energetici e immobiliari contano più dei princìpi, e la soluzione passa più dai miliardi che dai cannoni. Un quadro lucidissimo, che lascia però aperte inquietanti domande sulla fragilità di questi nuovi equilibri.
(Pubblicità, intro e outro escluse dal riassunto)