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Massimo Giannini
Nella società di massa il voto di opinione sta diventando sempre più raro. Oserei dire che l'unica vera opinione è quella di coloro che non votano, perché hanno capito o credono di aver capito che le elezioni sono un rito cui ci si può sottrarre senza grave danna. E come tutti i riti, ad esempio la messa alla domenica, sono in fin dei conti una seccatura. Queste parole pesanti come pietre le ha scritte il più grande filosofo della politica del nostro paese. Norberto Bobbio, in un saggio intitolato Il futuro della democrazia, uscito nel 1984. Ebbene, 41 anni dopo, ad osservare quello che succede nelle elezioni nazionali e locali del nostro paese, si può dire con certezza che quella di Bobbio fu una vera e propria profezia che si è autoavverata. Oggi l'idea di non andare a votare e del astensionismo come fenomeno di massa e del voto come seccatura è ormai purtroppo un'amara realtà dei fatti. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
Antonio Albanese (Character Voice)
Qualunque mente se c'è però non ci manca proprio niente onda calabrà spessatamente se ti piglia ti consuma totalmente onda calabrà infattamente se ti piglio non rimane quasi niente onda calabrà qualunque mente.
Massimo Giannini
Se c'è Onda Calabra, ve la ricorderete, era la colonna sonora di un piccolo film capolavoro di Antonio Albanese, uscito alcuni anni fa. Il protagonista era Cetto, la qualunque politico che cavalcava senza sé e senza mala demagogia il qualunquismo e il populismo e chiedeva ai suoi elettori di votarlo, offrendogli in cambio qualunque cosa, ma veramente qualunque cosa. Ebbene, si è votato in Calabria e l'Unda Calabra c'è stata davvero, ma nel senso più preoccupante e inquietante del termine. È Onda Calabra quella di chi ha deciso di non recarsi alle urne. A pochi giorni di distanza dalle elezioni regionali nelle Marche, dove avevano votato cinque marchigiani su dieci, in Calabria hanno votato quattro calabresi su dieci. Dunque il partito del non-voto è di gran lunga quello più forte, non soltanto su scala locale, ma anche su scala nazionale. a conferma di quello che Bobbio aveva largamente previsto e cioè il voto non più come una cosa inutile ma addirittura come una seccatura con tutte le conseguenze drammatiche sulla qualità della nostra democrazia ormai così sfibrata e così fragile da essere esposta a qualunque pericolo. Fatta questa considerazione generale non ci resta che ragionare sul particolare, cioè sul voto calabrese. Anche qui un'onda calabra c'è stata ed è quella delle destre del comando che hanno stravinto la partita con 20 punti di distacco dall'opposizione di centro-sinistra e sentite come festeggia il vincitore Roberto Occhiuto.
Roberto Occhiuto
In un Paese civile nessuno si rimette per un avviso di garanzia, non bisogna rimettersi per un avviso di garanzia. Io non vorrei che questo mio gesto potesse essere malinterpretato, anzi io ho detto più volte che è giusto che ogni parte dello Stato, ogni potere faccia il suo lavoro come è giusto che debba essere. Ma troppe volte delle inchieste giudiziarie vengono strumentalizzate per tentare di sconfiggere per questa via chi non sarebbe stato sconfitto elettoralmente. Abbiamo impedito questo. Abbiamo impedito la caratteristica di rimanere bloccata per anni. Sono davvero felice, davvero orgoglioso dei calabresi perché hanno dato una grande dimostrazione di maturità e hanno dimostrato che il lavoro, il sacrificio, l'impegno in politica come nella vita può essere ripagato da tanta amicizia e da tanto affetto. Quindi grazie soprattutto ai calabresi.
Massimo Giannini
Parole pacate, parole tutto sommato molto misurate. Occhiuto ripropone il solito argomento caro alle destre, cioè quello dell'impatto che sulla politica hanno le inchieste giudiziarie. Ricordiamo che poco prima delle elezioni proprio Occhiuto era stato raggiunto da un avviso di garanzia per corruzione ed è per questo che si era dimesso in anticipo chiedendo elezioni per la sua regione. Ma al di là degli aspetti giudiziari, che a mio parere hanno inciso assai poco su questo risultato elettorale, beh quello che conta è che, appunto, con 20 punti di distacco c'è poco da discutere. È stato un trionfo per le destre e un caporitto per le sinistre. E all'interno della coalizione vincente crescono tutti i partiti che la compongono. Forza Italia si conferma la prima forza politica in Calabria, con oltre il 18% dei voti, a conferma del fatto che quando sei bravo a seminare, dal punto di vista del controllo delle tessere sul territorio, ebbè, quello che hai fatto rimane. Anche dopo che il fondatore e l'ideatore di questa pratica se n'è andato. Sto parlando di Silvio Berlusconi. Ma in ogni caso, insomma, quella è una delle regioni nelle quali il Partito Azzurro è più forte. e dunque Tagliani può legittimamente esultare. Dietro di lui si rafforza ancora di più Fratelli d'Italia, che in ogni caso rimane, come è chiaro, l'asse portante di tutto. E da questo punto di vista, anche da questo punto di vista, Meloni può legittimamente ringraziare il candidato Occhiuto, ma gonfiare il petto e dimostrare ancora una volta che c'è solo Fratelli d'Italia, il resto è in tendenza che segue. E tra questa intendenza c'è anche la Lega di Salvini. Cresce anche il carroccio in Calabria, ma ricordiamo, con una percentuale che supera di poco il 10, Salvini ha poco da festeggiare, considerando che nel 2018, quando poi vinse le politiche e andò al governo con i Cinque Stelle di Luigi Di Maio, proprio la Calabria era il suo principale insediamento, avendo lì i collegi che lo portarono al governo del paese. In ogni caso, questo è il quadro. C'è, in linea generale, un'onda lunga, che non è Calabra in questo caso, ma lo diventa, che parte da oltreoceano, ed è quella di Trump, e arriva fino all'Europa, e poi travolge tutto e tutti, anche in Italia. E questa onda lunga è l'onda delle destre sovraniste, che sono forti, c'è poco da fare, incontrano e incrociano il sentire comune che in questo momento sembra dominare la scena, la paura dei migranti, l'odio, nei confronti dei nemici e dei diversi, la necessità di trovare soluzioni ispirate alla legge e all'ordine, e dunque all'uomo o alla donna forte. Questo è un tema oggettivo, che vale su scala nazionale, ma anche su scala locale. Resta da dire quel che rimane del fronte opposto. E qui sentiamo il candidato sconfitto.
Pasquale Tridico
Ci mancherebbe una nostra elaborazione, una nostra analisi già in settimana subito dopo aver visto i voti di lista, aver visto il dettaglio del resto sebbene appunto ci sia una distanza tra Occhiuto e Tridico quindi la vittoria è netta da parte di Occhiuto e l'ho telefonato per congratularmi e soprattutto per dirgli di fare il bene della Calabria, c'è una nostra responsabilità. Ovviamente non siamo stati convincenti abbastanza nei confronti delle poche persone che hanno votato, in generale il 43%, a rappresentare questo mondo, a rappresentare questa strategia di sviluppo che io volevo impersonificare. Quindi certamente c'è da parte nostra, da parte mia, molto lavoro da fare.
Massimo Giannini
Il povero Pasquale Tridico si era battuto e si è battuto con onore e rende da questo punto di vista il merito alla vittoria del suo rivale occhiuto con un atteggiamento sportivo. Ma qui c'è già un primo baco che va sottolineato e che riguarda la Calabria come aveva già riguardato le Marche. Anche Tridico, come Matteo Ricci pochi giorni fa nelle Marche, è stato prelevato e trasferito su scala regionale dal Parlamento europeo. Questo non è un metodo condivisibile. Soprattutto a sinistra viene poco tollerato. Se sei parlamentare europeo fai il tuo lavoro in Europa, non usare le porte girevoli candidandoti a livello regionale, dove poi se perdi magari te ne ritorni pure a Strasburgo. Non è così che funziona la politica. Ma questo è un aspetto un po' specifico. Anche qui bisogna fare considerazione di carattere più generale per quello che riguarda il FU Campolargo perché dopo due sconfitte di questa portata e considerando che se guardiamo al passato e alle precedenti tornate locali le uniche due vittorie significative erano state in Sardegna e in Umbria ma poi per il resto il centrodestra aveva continuato a vincere qualche domanda bisogna cominciare a porsela in maniera seria e cercando di dare risposte credibili, cosa che finora non è accaduto. Cosa non funziona in questo benedetto o maledetto ex campo largo? Beh, sia nelle Marche sia in Calabria le forze che lo compongono si erano presentate tutte assieme ed era un inedito Tant'è vero che la leader del PD, Ellis Line, l'aveva rimendicato con forza. Noi siamo uniti ovunque, la destra è divisa ovunque. Non è bastato. Perché non è bastato? Beh, intanto perché questa appare oggettivamente un'alleanza posticcia. Se abbiamo un Movimento 5 Stelle che continua a ribadire che non fa alleanze strutturali per il governo del paese e le fa regione per regione, secondo le proprie convenienze. Questo dà agli elettori l'idea che non ci siamo. Se a questo aggiungiamo che gli alleati dell'opposizione non sono in grado di elaborare una proposta complessiva, condivisa e di offrirla al Paese, dimostrandogli che sono pronti qui ed ora a costruire e ad offrire l'alternativa a Giorgia Meloni, Beh, poi ci sta che anche su scala locale non riesci a imporre i tuoi candidati per quella questione che accennavo prima e cioè questo vento e questa onda complessiva favorevole alle destre che monta ovunque. Tutte le soluzioni proposte finora sembrano non convincere. Si era detto che se ci si presenta tutti insieme si vince. Non è così. L'aritmetica non basta, serve la politica. Si era detto che per poter vincere quando ci si presenta uniti, come era successo in Sardegna, bisogna indicare candidati del Movimento 5 Stelle. In Sardegna la Todde aveva vinto per questo. Bene, in Calabria ci si è riprovato. Tridico era un candidato espresso da Conte. Non è servito a niente. Si era detto che, quando si candida qualcuno del Partito Democratico, a volte i Cinque Stelle non sono così convinti di votarlo o darsi. Ma può essere solo questa la spiegazione? Evidentemente no, ma è probabile che questo accada e questo rende ancora più preoccupante la prossima sfida regionale, che sarà in Toscana, dove la sinistra ha governato da sempre e dove Eugenio Giani a questo punto dorme preoccupato, perché sente su di sé la responsabilità di invertire questa tendenza che vede sempre la destra vincitrice. Che formula adotteranno e sarà convincente quella dei partiti che si presentano coesi, stavolta con un candidato del PD? Difficile crederlo, perché, appunto, nelle marche non ha funzionato, come in Calabria non ha funzionato la formula diversa del candidato pentastellato. Dunque sembra davvero il comma 22. Qualunque soluzione scegli, non funziona. E questo riconferma che la malattia è strutturale e non riguarda tanto i candidati e non riguarda tanto quello che proponi su scala locale. Anche se Tribico non aveva presentato un programma particolarmente allettante tra il ripristino del reddito di cittadinanza e addirittura, in formula cettola qualunque, l'abolizione del bollo auto. Quello che manca è un progetto, una visione dell'Italia e del mondo. Quello che manca è una piattaforma condivisa da offrire agli italiani. Quello che manca è un salto di qualità e un'assunzione di responsabilità. Quello che c'è è un partito democratico a vocazione minoritaria che si aggrega a chiunque pur di confermarsi testardamente unitario, come dice la sua segretaria. e un Movimento 5 Stelle a pulsione velleitaria, dove Conte pretende di avere una rappresentanza e una leadership che va molto al di là dei numeri che oggi è in grado ad esprimere. Il risultato è una amalgama disomogenea che non convince da nessun punto di vista. Qui il problema non è essere più o meno di sinistra, oppure virare più o meno verso il centro. Il tema vero è offrire agli italiani un progetto paese e i quattro dell'Ave Maria del Fu Campolargo, con tutta evidenza, non ce l'hanno. Avanti così e tra due anni ridaranno Palazzo Chigi alla sorella d'Italia e poi, due anni dopo, quando Sergio Mattarella finirà il suo mandato, se la ritroveranno direttamente al Quirinale. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
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Data: 7 ottobre 2025
Host: Massimo Giannini
In questo episodio, Massimo Giannini affronta la crisi dell’affluenza elettorale, con particolare riferimento ai risultati delle recenti elezioni in Calabria. L’episodio esamina il fenomeno dell’astensionismo, il trionfo della destra, le difficoltà strutturali della sinistra e il contesto politico italiano più ampio, usando le analisi di Norberto Bobbio, riferimenti pop-culture come Cetto La Qualunque e le reazioni a caldo dei candidati protagonisti.
Massimo Giannini usa un tono riflessivo e amaro, alternando ironia e severità nell’analisi politica. L’episodio si distingue per un linguaggio diretto, ricco di riferimenti culturali e citazioni, con un focus lucido sulle criticità della politica italiana contemporanea.
Per chi non avesse ascoltato:
Questa puntata offre una diagnosi impietosa dello stato della democrazia e della sinistra italiana, tra crisi di partecipazione, vittorie schiaccianti della destra e povertà progettuale delle forze progressiste. Una riflessione indispensabile per capire i rischi e gli scenari della politica italiana odierna.