
Loading summary
A
In principio fu, nel 1980, Artiglio d'Aquila, la missione americana per liberare gli ostaggi USA a Teheran. Poi venne il 7 ottobre 2023, diluvio Al-Aqsa, lo sterminio, il pogrom di 1.300 israeliani inermi da parte dei tagliagole di Hamas. La risposta immediata fu spade di ferro, due anni e mezzo di genocidio compiuto da Israele nei confronti di palestinesi di Gaza. Poi giugno 2025, primo attacco all'Iran, leone nascente, i bombardieri americani supportati dall'intelligence israeliana colpiscono i siti nucleari dei guardiani della rivoluzione. E poi, un mese fa, l'offensiva vera contro il regime comeinista, ruggito del leone e furia epica, tutte e due assieme, per abbattere la dittatura dei comeinisti. Oggi, oscurità eterna, l'attacco devastante ancora di Israele a quel che resta del Libano. Le guerre si chiamano così, con questi nomi infantili da videogames. almeno questi, architetti del caos, provate a risparmiarceli. Ecco, se voleva trovare il nome più adatto per definire questa missione omicida rivolta a Hezbollah e al Libano, Bibi Netanyahu non poteva trovarne una migliore che questa. l'operazione si chiama Oscurità Eterna e serve appunto a trasformare anche quel lembo di terra del Libano Sud in una ancora più grande striscia di Gaza fatta solo di macerie e di morte. E questa operazione, folle e, se vogliamo, ancora più dissennata di tutto quello che non ha già fatto finora, Netanyahu la lancia subito dopo che il suo commander-in-chief, e cioè Donald Trump, ha annunciato urbi e torbi la grande operazione di pace contro l'Iran. si è arrivati finalmente al cessate il fuoco e dice Trump inizia l'età dell'oro in Medioriente. Così aveva esordito lo sceriffo di Washington ieri mattina all'alba, annunciando al mondo la grande fumata bianca. Abbiamo trovato un primo accordo con i guardiani della rivoluzione, grazie alla mediazione del Pakistan. Dunque un cessate il fuoco in dieci punti. L'Iran non sarà mai più attaccato. La guerra dovrà finire in modo permanente. Dovranno terminare gli attacchi dell'esercito israeliano in Libano. Dovranno essere revocate le sanzioni americane all'Iran. Dovranno finire gli attacchi anche agli alleati, ai proxi dell'Iran in tutto il Medio Oriente. L'Iran potrà continuare ad arricchire l'uranio, ma solo a scopi civili. dovranno essere ritirate tutte le risoluzioni delle Nazioni Unite contro l'Iran stesso e così dovranno essere ritirate anche le risoluzioni dell'Organizzazione Internazionale dell'Energia Atomica. Dovrà essere disposto un risarcimento danni nei confronti del regime e da ultimo, cosa più importante, dovrà essere riconosciuto il controllo di Teheran sui passaggi nello stretto di Hormuz, cioè il via libera alle petroliere e alle navi commerciali in quel braccio di mare lo dovrà dare l'Iran, ottenendo anche un pedaggio così pare di 2 milioni di dollari per ogni nave. Beh, ce n'era abbastanza, sia dal punto di vista dei guardiani della rivoluzione, sia dal punto di vista di Trump, per gridare al miracolo. Come ha detto Pete Exet, il segretario alla sicurezza americana. Trump ha fatto la storia. Abbiamo smantellato l'Iran in 38 giorni. Beh, questi dieci punti dimostrano che le cose non stanno affatto così. Ma la cosa più grave è che, mentre lo sceriffo di Washington ancora una volta gonfiava il petto, come era già successo per la pace di Sharma Sheikh sulla striscia di Gaza, quella in tre fasi, dove la prima fase l'abbiamo vista solo di striscio e le altre due non sono mai partite. Anche stavolta, nel momento stesso in cui l'America si freggiava di aver risolto i problemi del pianeta. Beh, è arrivato Netanyahu e ha distrutto il presepe con l'operazione Oscurità Eterna, per l'appunto, che fa saltare palesemente uno dei dieci punti che erano contenuti nel piano per il cessato del fuoco, e cioè la fine degli attacchi israeliani in Libano. Altro che fine, Netanyahu sta devastando il Libano meridionale come e più di prima. facendo vittime civili in misura ancora maggiore, soltanto ieri oltre 300. E in tutto questo colpendo ancora una volta una postazione dell'Unifil dove, come sappiamo, sono presenti anche gli italiani con i loro mezzi. Ce n'è abbastanza per spingere l'Europa, in questo caso l'Unione Europea, sì, unita, compatta, a emettere un comunicato molto duro nei confronti di Israele, definendo non più accettabili queste operazioni militari e attaccando esplicitamente l'offensiva che ha colpito Unifil. E ce n'è abbastanza, viva Dio, per convincere anche Meloni a stendere un comunicato dove finalmente le cose vengono chiamate col loro nome. E' netto il testo della ferma condanna della Presidente del Consiglio, che considera del tutto inaccettabile che il personale che agisce sotto la bandiera dell'ONU sia messo a rischio con azioni irresponsabili come quelle odierne, che sono in palese violazione della risoluzione 1701 delle Nazioni Unite. Israele la Premier dovrà chiarire quanto è accaduto", aggiunge, chiedendo la cessazione dei continui attacchi israeliani in Libano. Beh, viva Dio, verrebbe da dire. Si è svegliata anche Meloni, benché susciti un certo sdegno. L'idea che la sorella d'Italia si attivi soltanto quando vengono sfiorate, minacciate o come in questo caso colpite postazioni militari italiane in quell'area. Non ha avuto niente da dire in questi tre anni nei quali Netanyahu ha compiuto un genocidio nei confronti dei civili inermi palestinesi. Non ha avuto niente da dire quando appunto Nel giugno dell'anno scorso sia Netanyahu sia Trump avevano lanciato l'operazione contro le postazioni nucleari iraniane, l'operazione appunto Leone Nascente, e non ha avuto niente da dire, poco meno di un mese fa, quando è partita l'operazione ruggito del leone, fronte israeliano, e furia epica, fronte americano, con un attacco a un Stato sovrano per quanto Stato canaglia, come quello fino ad allora guidato dalla Guida Suprema a Licamenei. Mai nulla da obiettare da parte italiana. E neanche tre giorni fa, quando Donald Trump, alla vigilia di questo rocambolesco cessate il fuoco, si era lasciato andare a tutt'altra valutazione, annunciando per quella notte e l'alba del giorno dopo l'avvio della distruzione di un'antica millenaria civiltà, annunciando così l'armageddon contro un medio impero che ha 3.000 anni di storia. Ecco, neanche in quell'occasione che preludeva possibile scoppio di una guerra mondiale, davvero. Giorgia Meloni ha avuto nulla da dire. Il comunicato di Palazzo Chigi dell'altro ieri è un capolavoro di cinismo. Si denuncia l'escalation militare, si dice chiaramente che i rischi stanno crescendo e che queste azioni nei confronti dell'Iran non portano nulla di buono. ma non si nominano mai né l'America né Israele, né Trump né Netanyahu. Ancora una volta una operazione di equilibrismo e di cinismo come ne abbiamo viste poche. Oggi almeno Israele viene nominata e chiamata col suo nome, almeno quello, ma solo perché, ripeto, sono state colpite postazioni italiane di Unifil. Nulla a che vedere ancora una volta la presa di posizione durissima del primo ministro spagnolo Sánchez che dopo l'annuncio farlocco come abbiamo visto perché glielo ha rovinato Netanyahu di Donald Trump ha tuonato chiaro e forte nessun applauso a chi incendia il mondo e poi si presenta con un secchio d'acqua a fare il pompiere ecco come si chiamano le cose col loro nome non come fa Meloni che scappa Oggi si presenterà in Parlamento, finalmente, e sentiremo cosa ha da dire all'indomani della sconfitta referendaria. Ma quel che è chiaro è che oggi la Presidenta del Consiglio è un'anatrazzoppa. Ha scommesso su Trump per affinità ideologica e opportunismo tattico. E sta perdendo. Quale dividendo politico poteva lucrare sostenendo uno sceriffo di Washington che avvia una guerra commerciale col mondo intero, umilia l'Unione Europea trattando i suoi leader da scrocconi e profittatori, finge di risolvere la guerra in Ucraina sostenendo Putin e la guerra in Palestina obbedendo a Netanyahu, e adesso scatena un'altra guerra contro l'Iran che invece di distruggere quella civiltà come lui stesso aveva preannunciato, manda in malora la nostra, scaraventando l'economia in una crisi energetica peggiore di quella del 1973. La storia di questi quasi quattro anni di politica estera italiana è quella di un equilibrista goffa e ambigua che non ha mai preso le distanze né da Washington né da Tel Aviv. Nemmeno quando Trump faceva sparare agli americani per strada o insultava i nostri caduti in Afghanistan. Nemmeno quando Netanyahu sterminava i palestinesi o lanciava bombe sui civili e sulle nostre missioni in Libano. Domani vedremo cosa succederà di questa cessata il fuoco che già fa acqua da tutte le parti. Stamattina in aula alla Camera, la Presidente del Consiglio chiederà unità nazionale. Ma con che faccia? Dopo che hai fatto la ola Trump a Netanyahu e hai preso a calci sui denti l'opposizione e tutti i tuoi nemici per quasi quattro anni? Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini.
Host: Massimo Giannini
Data: 9 aprile 2026
In questo episodio, Massimo Giannini offre una riflessione feroce e dettagliata sulla recente escalation militare in Medio Oriente, soffermandosi in particolare sull'operazione israeliana “Oscurità Eterna” contro il Libano. L’editorialista analizza il ruolo di Benjamin Netanyahu e gli effetti delle scelte politiche di Donald Trump, criticando aspramente le reazioni tardive dell’Europa e, in particolare, dell’Italia guidata da Giorgia Meloni. Il tono è indignato e diretto, con una narrazione che intreccia cronaca, analisi e commento politico.
“Le guerre si chiamano così, con questi nomi infantili da videogames... Architetti del caos, provate a risparmiarceli.” (01:10)
“Ce n’era abbastanza... per gridare al miracolo. Come ha detto Pete Exet, il segretario alla sicurezza americana: 'Trump ha fatto la storia. Abbiamo smantellato l’Iran in 38 giorni.’” (05:10)
L’Unione Europea risponde finalmente con “un comunicato molto duro nei confronti di Israele”, definendo “inaccettabili” gli attacchi contro Unifil.
“...considera del tutto inaccettabile che il personale che agisce sotto la bandiera dell’ONU sia messo a rischio con azioni irresponsabili come quelle odierne...” (11:15)
“Si è svegliata anche Meloni, benché susciti un certo sdegno. L’idea che la sorella d’Italia si attivi soltanto quando vengono colpite postazioni militari italiane...” (12:05)
L’Italia, sostiene Giannini, si è distinta per silenzi e opportunismi:
Critica la Meloni per il tempismo della sua condanna, che arriva solo quando sono coinvolti italiani, mentre in precedenza aveva ignorato altre violazioni e crisi umanitarie.
“Nessun applauso a chi incendia il mondo e poi si presenta con un secchio d’acqua a fare il pompiere.” (16:30)
Analisi impietosa sul ruolo di Meloni:
Citazione forte:
“Domani vedremo cosa succederà di questa cessata il fuoco che già fa acqua da tutte le parti. Stamattina in aula alla Camera, la Presidente del Consiglio chiederà unità nazionale. Ma con che faccia?” (18:30)
Giannini mantiene per tutto l’episodio un tono acceso, diretto e indignato. Non risparmia affondi critici né sarcasmo contro i protagonisti della politica italiana e internazionale, invitando a una chiamata alle responsabilità senza più filtri.
In sintesi:
L’episodio rappresenta una denuncia feroce della mancata presa di posizione dell’Italia e dell’Occidente verso le più gravi crisi umanitarie e le ambiguità diplomatiche che, secondo Giannini, favoriscono solo i “piromani” mondiali come Netanyahu e Trump, lasciando l’Europa e l’Italia sulla difensiva e colpevoli di colpevoli silenzi.