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Come alla conferenza di Yalta del 1945, all'indomani della fine della Seconda Guerra Mondiale, un ferale interrogativo rimbalza nei corridoi dei palazzi romani. Quante divisioni ha il generale Roberto Bannacci? All'epoca questa domanda se la pose Joseph Stalin. Rispondeva a Winston Churchill che, in quel consesso fondamentale che ridisegnò i poteri del mondo dopo il secondo conflitto che lo sconvolse, proponeva di convocare anche il Vaticano a ridifenire i confini della geopolitica planetaria. E Stalin rispose, va bene, ma quante divisioni ha il Papa? Allora il Papa era Pio XII. Può sembrare blasfemo oggi accostare il generale Bannacci a Papa Pio XII, ma la politica italiana, nella sua grottesca autorappresentazione, vive anche di questi psicodrammi. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. Di Massimo Giannini.
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Io non considero il tema di porre la fiducia un modo per scappare dalla discussione degli emendamenti, è molto più forte porre il tema della fiducia rispetto a una discussione, a un voto sui singoli emendamenti, perché obbliga tutti i rappresentanti della maggioranza a dire, se su un tema politico così rilevante, a continuare ad appoggiare il governo. Quindi è un atto ancora più forte, per cui è secondo me un atto serio di posizionamento politico di una maggioranza e la serietà di quest'atto è fisicamente rappresentata dalla presenza mia. Non c'è il ministro Ciriani che normalmente pone le fiducia, ma essendo un atto rilevante ed importante c'è direttamente il ministro di difesa. Per cui volevo darvi la motivazione reale di questa decisione da parte del Governo, che non è un modo per scappare da una crisi interna, ma semmai di evidenziarla ancora di più.
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E dunque quante divisioni ha il generale Vannacci? Per provare a rispondere a questa domanda senza farsi male, il governo ha scelto una scorciatoia, tatticamente sensata, ma strategicamente di corto respiro. Il voto di fiducia sul decreto che rinnova gli aiuti militari all'Ucraina. L'ha giustificata con le parole che avete appena ascoltato questa mossa il Ministro della Difesa Guido Crosetto. In aula ha illustrato ai colleghi parlamentari di maggioranza e di opposizione che la scelta di porre la fiducia su questo provvedimento non è una fuga ma è un modo per dimostrare quanto in realtà la maggioranza sia realmente compatta. L'operazione da questo punto di vista è riuscita. Dopo la rottura interna alla Lega e l'autonomizzazione dei pochi parlamentari fedelissimi al generale Vannacci e al suo futuro nazionale, effettivamente la maggioranza ha mantenuto il suo perimetro. Alla fiducia alla Camera il test è stato positivo. Il provvedimento che rinnova gli aiuti insieme al sostegno all'attuale Governo e all'attuale coalizione è passato con 207 sì, 119 no e solo 4 astenuti. Dunque Governo e maggioranza ne sono usciti senza danni. Vannacci ha fatto la sua parte, ha spiegato. Noi siamo di destra, voteremo quindi a favore della fiducia, perché questo voto non è nel merito del provvedimento sul quale rimaniamo contrari, ma serve per delimitare un perimetro politico funzionale, a permettere ai partiti di scegliere dove collocarsi. E un partito di destra, come futuro nazionale, sa bene dove stare. Quindi il generalone ovviamente rinnova il suo sostegno. all'esecutivo ma conferma il suo voto contrario al decreto che rinnova gli aiuti a Zelensky. Alla canera si può fare, un voto disgiunto di questa natura è consentito e quindi questo permette al governo e anche a Vannacci di uscirne in maniera tutto sommato decente. È un passaggio che era stretto oggettivamente perché lo strappo che si è prodotto a destra Rende sempre più complesso il cammino di questa maggioranza, soprattutto su quelle misure e su quei temi rispetto ai quali il generale ha già fissato i suoi paletti spiegando per quale motivo ha fatto l'ascissione e considera tuttora la Lega di Salvini un partito di traditori. parlato della legge Fornero, ha parlato degli aiuti a Kiev, ha parlato del tema sicurezza e migranti. Su ciascuna di queste questioni, con tutta evidenza, il partito vannacciano cercherà di marcare la sua differenza di volta in volta con o ovviamente la difficoltà di mantenere oppure interrompere i fili che lo tengono legato all'attuale governo e all'attuale maggioranza. Nel caso di Kiev, appunto, gli aiuti a Zelensky questo è stato possibile grazie al regolamento di Montecitorio che ha consentito di poter stare con un piede in una staffa e con l'altro in un'altra. Naturalmente la domanda rimane sullo sfondo, e cioè quanta forza abbannacci, in che misura cambierà le strategie del governo Meloni e soprattutto di Salvini. È evidente che la rottura destra rappresenta una difficoltà. per una presidente del consiglio che finora ha cercato sempre di mantenersi a metà del guado, evitando scavalcamenti alla sua destra da parte di Salvini e cercando comunque sempre di non perdere in maniera troppo lampante i contatti con l'elettorato più moderato. La stessa cosa su un piano diverso l'ha fatta Salvini, cercando di coprirsi sempre alla sua destra quando Vannacci, essendo ancora vice segretario della Lega, la metteva in mora e al tempo stesso non rompendo mai con la Presidente del Consiglio e quindi non incrinando mai la sufficiente coesione interna alla maggioranza. Ora con Vannacci tutto questo cambia, si vedrà di volta in volta e soprattutto dal punto di vista strategico Meloni e Salvini dovranno rispondere a una domanda fondamentale. La fuoriuscita estrema, reazionaria, becera, omofoba, antieuropea e soprattutto filorussa da parte di futuro nazionale risucchierà i leader dell'attuale maggioranza verso una deriva estrema per evitare che le scorribbande di vannacci producano troppi danni, oppure invece, come sarebbe più giusto e più utile al paese, li sospingerà su una linea di maggior adesione ai valori costituzionali, ai principi repubblicani e soprattutto a un europeismo di fondo che mai come oggi sarebbe necessario per distinguersi dal vassallaggio trampiana. Capiremo nei prossimi giorni e nei prossimi mesi quale sarà la risposta. Per adesso, rispetto alla domanda mutuata dallo Stalin di Yalta, quante divisioni abbannacci, quel che si può dire è che guardando ai parlamentari che l'hanno seguito fino adesso, beh, i nomi sono più o meno noti. A parte lui stesso, si parla del noto pistolero che a Capodanno fece fuoco contro una guardia del corpo del sottosegretario del Mastro. e cioè l'ineffabile Pozzolo, poi un altro paio di senatori, Sasso e si parla anche di questo Cicalone, il noto giustiziere delle metropolitane romane che insegue Rom e Scippatori per farsi giustizia da solo. Insomma, sembra una specie di bar di guerre stellari allo stato attuale, più che una composita formazione politica agguerrita e determinata a dare battaglia alla maggioranza tuttora in carito. Ma quel che conta è capire se e quanto, in prospettiva e soprattutto nella prospettiva delle prossime elezioni, il partito di Vannacci può drenare consensi alle attuali destre al comando. Quella sarà la vera sfida. I sondaggi li attribuiscono un 2,54%, il 4 sembra troppo, il 2,53 è forse la sicella più realistica allo stato attuale. Ma in attesa di capire quale sarà la legge elettorale, se mai sarà riformata, che Giorgia Meloni ha in testa di proporre alle opposizioni, oppure di imporla da sola nell'attuale Parlamento, quel che si può dire è che nel panorama polverizzato, la partitocrazia italiana anche un partitino del 2% all'interno di coalizioni che per forza si devono unire se vogliono battere l'una rispetto all'altra ottenendo il governo del paese è determinante. Siamo in presenza di Tanti possibili moderni ghini di tacco che, come faceva Craxi nella Prima Repubblica, essendo un partito dell'8-9%, determinavano gli esiti della politica nazionale. Oggi la siccella si è ridotta di molto rispetto a quell'8%. Basta molto meno per far vacillare una maggioranza, per far nascere un governo, oppure anche per farlo morire. Bannacci dovrà dimostrare a che gioco vuole giocare. Ma, certamente, la sua Meteora, per quanto destinata a durare poco, per quanto possa apparire più che The Goal, come l'aveva descritto qualche giorno fa il suo fedelissimo Pozzolo, sembra piuttosto il generale Damigiani di Arbore e Boncompagni ai tempi di alto gradimento, davvia qualche filo da tessere ce l'ha. E dunque, e per inciso e per concludere, un'ultima notazione. La risposta alla domanda di Stalin, ai tempi della conferenza di Yalta, a quanto pare, arrivò il giorno della sua morte, il 5 marzo 1955. Pare che allora, Pio XII disse, ora Stalin vedrà quante divisioni ha il Papa lassù. Ecco, per sapere quante ne abbannacci qua giù, non servirà aspettare il suo funerale. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini.
Episode: L’Ucraina, le destre e Vannacci al bar di Guerre stellari
Host: Massimo Giannini
Date: February 12, 2026
In this episode, Massimo Giannini examines the recent internal fractures on the Italian right, focusing on the figure of General Roberto Vannacci and the strategic vote of confidence on the decree renewing military aid to Ukraine. Drawing a historical parallel to the divisions of power at the Yalta Conference, Giannini explores the strength, influence, and future prospects of Vannacci’s new nationalist movement within a changing Italian political landscape.
The government circumvents possible internal dissent by placing a vote of confidence on the renewal of military aid to Ukraine ([02:18]).
Outcome: The majority holds — 207 in favor, 119 against, 4 abstentions at the Chamber ([02:45]).
Massimo Giannini guides listeners through a critical juncture for Italy’s right, where General Vannacci’s splintering from the Lega poses both comic and serious threats to the stability of Meloni’s coalition. Through irony, historical analogies, and political insight, the episode paints a vivid picture of a political system where even small parties can wield outsized influence—and where, for now, the government barely manages to keep its fractured majority together.