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Si può barattare una finta pace con un tacchino? Certo che si può. Giovedì prossimo, 27 novembre, è il giorno del ringraziamento, la festa più importante negli Stati Uniti, durante la quale si manifesta gratitudine per le benedizioni del raccolto dell'anno precedente. Tutti gli americani si siedono a tavola e mangiano felici grandi tacchini arrosto. Una festa che risale al 1621, secondo i documenti della storia, inaugurata dai padri pellegrini a Plymouth, in Massachusetts. Con queste frasi, tutti voi pellegrini con le vostre moglie e i vostri piccoli radunatevi alla Casa delle Assemblee, sulla collina, per ascoltare il pastore e rendere grazie a Dio Onnipotente per tutte le sue benedizioni. Da quattro secoli gli americani celebrano questa festa ed ora è proprio alla vigilia di questa festa e dentro il prossimo giovedì 27 novembre che Trump esige che Russia e Ucraina facciano la pace per consentire a lui e al popolo americano di fare il Thanksgiving con tutti i crismi. Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini. E dunque sì, è come se si può scambiare una finta pace per un tacchino. Donald Trump lo ha detto. Entro il prossimo giovedì, Putin e Zelensky devono trovare un accordo, perché lui, lo sceriffo di Washington, Vuole che, entro la festa del ringraziamento, si arrivi ad una finta tregua, un qualcosa che somiglia a una pace? Ognuno la vede a proprio modo. Trump la vede in un modo solo. La finta tregua, o la falsa pace, deve essere la capitolazione di Zelensky e dell'Ucraina. Questo dicono tutti i 28 punti che gli Stati Uniti hanno riassunto per quello che chiamano Piano di Pace e che hanno distribuito ai due contendenti in conflitto e dei quali si è parlato in un vertice a Ginevra ieri tra il segretario di Stato americano Marco Rubio, i rappresentanti europei e una delegazione ucraina. I 28 punti sono la resa definitiva dell'Ucraina. Addirittura, secondo le indiscrezioni, il testo di quel possibile trattato sarebbe stato tradotto malamente, forse con l'intelligenza artificiale, da russo all'inglese. Dunque avete capito bene, secondo Trump, la pace dovrebbe avvenire sulla base di un documento redatto dai russi e in virtù del quale devono far pace i russi e gli ucraini. E che cosa vi aspettate che ci sia scritto lì dentro, se non il fatto che l'Ucraina diventerà al più presto una provincia dell'impero dell'uomo del Cremlino? Questo è il piano americano. Un piano che prevede che la Russia acquisisca subito, adesso, i territori che già occupa. Quelli che occupava prima, la Crimea, che diventa definitivamente russa, tutta intera, compresa l'ultima porzione che ancora resisteva. e poi l'intero Donbass, cioè quello sul quale, attraverso le province di Luans e Donetsk, la Russia sta man mano conquistando metri di terreno di fronte a una strenua resistenza ucraina. Se questo accadesse, Per Putin e il suo esercito si aprirebbero autostrade verso Kiev. Non è tutto. Secondo il piano di pace americano l'esercito ucraino si ridurrebbe a circa 600.000 effettivi che non sarebbero mai più in grado di poter presidiare i confini che per l'Ucraina equivalgono a migliaia e migliaia di chilometri. Non solo. Entro tre mesi si dovrebbe arrivare a nuove elezioni. Cioè Zelensky dovrebbe farsi da parte. Non solo, i 200 miliardi di asset russi congelati dall'Europa verrebbero scongelati e diventerebbero la base per fare affari tra Trump e Putin stesso. In tutto questo, il povero Zelensky è colto nel suo momento di massima debolezza, non per caso. Proprio l'amministrazione americana ha voluto far filtrare l'ultimo scandalo che ha travolto il suo governo, uno dei suoi bracci destri, colpito da un'inchiesta per corruzione in relazione alle solite forniture di petrolio e di gas. Uno scandalo da 100 miliardi, una cosa enorme. che ha azzoppato paurosamente il presidente ucraino proprio nella fase in cui, sul terreno, le perdite inflitte dall'esercito russo si fanno più pesanti. Dunque Zelensky è disperato e in questo momento è disposto a tutto pur di non interrompere quel filo sottile che ancora lo lega alla comunità internazionale e per questo oggi chiede scusa e ringrazia ancora una volta Trump per l'aiuto che gli ha dato e gli sta dando in queste ore e per addirittura avergli fornito anni addietro i Javelin e cioè quei missili terra-aria con i quali ha esercitato in questi anni la contraerea e nonostante questo Trump continua a umiliarlo e a dire dall'Ucraina nessuna gratitudine, mai nessun grazie neanche da Zelensky e Zelensky lo rinnova col grazie proprio perché capisce che in questo momento non si può permettere di dire no a tutto ma questo prelude alla sua capitolazione e per questo oggi ci sarebbe un drammatico bisogno dell'Europa a controbilanciare la follia americana a tamponare la tendenza incredibile e irreversibile di Trump per tutti gli autocrati, come abbiamo visto già ad Anchorage quest'estate e come stiamo vedendo in questi giorni, in queste ore, nelle quali Trump esige che si faccia un accordo entro giovedì, perché c'è da festeggiare il ringraziamento. E l'Europa ci ha provato, ci sta provando al vertice di Ginevra di ieri, durante il quale ha avanzato una controproposta, alcune correzioni ai 28 punti di Trump che diventano 24 nello schema europeo, ma alla fine anche quello, senza entrare nel dettaglio, è poco più che una riduzione del danno per Zelensky. L'Europa oggi non è in condizione di fare di più e non per caso, Giorgia Meloni dice, non presentiamo un contropiana, lavoriamo sulla bozza di Trump, perché guai a disturbare o irritare il paparino di Washington e questo è il drammatico limite dell'Unione Europea. che in questi anni non ha fatto certo mancare il suo aiuto, più di 200 miliardi di fondi erogati per sostenere con le armi la resistenza di Kiev. Ma oggi si trova schiacciata tra l'America trampiana e la Russia putiniana e rischia di uscirne con le ossa rotte, tanto quanto il povero Zelensky. Vedremo cosa accadrà nelle prossime ore, vedremo in che misura la coalizione dei volenterosi riuscirà a convincere Trump a rivedere quel piano. Macron sta facendo di tutto, la stessa cosa sta provando a fare Merz insieme al premier britannico Starmer. L'Italia fa eccezione purtroppo. E lo sappiamo, lo abbiamo visto, quanto è diviso al suo interno il governo in questo momento e quanto ci siano all'interno della maggioranza forze che remano contro. Contro chi? Contro Zelensky, contro l'Ucraina e a favore di Putin. Sentiamo che cosa dice Matteo Salvini.
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Mi sembra che stiano emergendo scandali legati alla corruzione che coinvolgono il governo ucraino, quindi non vorrei che quei soldi dei lavoratori e dei pensionati italiani si andassero ad alimentare ulteriore corruzione. La via di soluzione è quella indicata dal Santo Padre e da Trump, dialogo, mettere intorno a un tavolo Zelensky e Putin e far tacere le armi.
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Ecco, questo diceva il capitano leghista due giorni fa, ma ieri è stato ancora più esplicito. In un comizio a Castelcovati, in provincia di Brescia, il leader del Carroccio l'ha detta ancora più brutale. «Hanno attaccato la Lega quando abbiamo chiesto del destino dei soldi in Ucraina», ha dichiarato, «ma se invece di aiutare i bambini si pagano le mignotte e le ville all'estero, io non ci sto». Voi capite che in un momento così tragico della storia, della storia, non della piccola vicenda italiana, esprimersi in questo modo nei confronti di un paese che sta resistendo per non soccombere di fronte a un criminale di guerra che l'ha invaso violando il suo spazio vitale, beh, il meno che si possa dire è che si è irresponsabile. Il peggio è che si sia anche disonesti. Non vogliamo sapere neanche cosa ci sia dietro questa posizione di Salvini, ma è chiaro che l'Italia è l'anello debole, insieme alla lungheria di Orbán, nella catena europea che dovrebbe cingere, aiutandola, l'Ucraina. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
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Episode: L’Ucraina umiliata da Trump e le 'mignotte' di Salvini
Host: Massimo Giannini
Date: 24 novembre 2025
In questa puntata, Massimo Giannini analizza la pressione esercitata da Donald Trump affinché si raggiunga rapidamente un accordo di pace tra Russia e Ucraina in occasione del Thanksgiving americano. Il cosiddetto "piano di pace americano" viene descritto come una vera e propria capitolazione imposta all’Ucraina e a Zelensky. Nella seconda parte, si affrontano le dichiarazioni di Matteo Salvini che, in modo crudo e provocatorio, accusa il governo ucraino di corruzione, alzando il livello del dibattito politico interno e mettendo in discussione la tenuta della posizione italiana a fianco di Kiev.
“Secondo Trump, la pace dovrebbe avvenire sulla base di un documento redatto dai russi e in virtù del quale devono far pace i russi e gli ucraini.” (03:16)
“L’Ucraina diventerà al più presto una provincia dell’impero dell’uomo del Cremlino.” (03:34)
“Trump continua a umiliarlo e a dire: dall’Ucraina nessuna gratitudine... Zelensky lo rinnova col grazie, proprio perché capisce che in questo momento non si può permettere di dire no a tutto ma questo prelude alla sua capitolazione.” (06:45)
“Questo è il drammatico limite dell’Unione Europea. Oggi si trova schiacciata tra l’America trampiana e la Russia putiniana e rischia di uscirne con le ossa rotte, tanto quanto il povero Zelensky.” (08:08)
“Mi sembra che stiano emergendo scandali legati alla corruzione che coinvolgono il governo ucraino, quindi non vorrei che quei soldi dei lavoratori e dei pensionati italiani si andassero ad alimentare ulteriore corruzione. La via di soluzione è quella indicata dal Santo Padre e da Trump, dialogo, mettere intorno a un tavolo Zelensky e Putin e far tacere le armi.” – Matteo Salvini (09:09)
“Se invece di aiutare i bambini si pagano le mignotte e le ville all’estero, io non ci sto.” (09:40, citando Salvini)
Giannini sull’umiliazione subita da Zelensky:
“Oggi ci sarebbe un drammatico bisogno dell’Europa a controbilanciare la follia americana, a tamponare la tendenza incredibile e irreversibile di Trump per tutti gli autocrati...” (07:40)
Giannini sulla situazione europea:
“L’Italia è l’anello debole, insieme alla lungheria di Orbán, nella catena europea che dovrebbe cingere, aiutandola, l’Ucraina.” (10:00)
Giannini dipinge un quadro fosco: Trump sfrutta il tempismo simbolico della festa del Ringraziamento per imporre un accordo che rischia di trasformare l’Ucraina in una “provincia dell’impero” russo. L’Europa si dimostra incapace di proporre un’alternativa concreta, e l’Italia appare particolarmente fragile, scossa al suo interno da voci populiste e toni rabbiosi come quelli espressi da Salvini, che alzano la temperatura dello scontro politico e offuscano l’appoggio italiano alla causa ucraina. L’episodio si chiude con un appello implicito alla responsabilità e al sostegno dell’Europa nei confronti di Kiev e della democrazia.