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Forse se lo ricordano in pochi, ma è stato uno dei grandi capolavori di Stanley Kubrick. Si intitolava Il Dottor Stranamore e il sottotitolo diceva già tutto, come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba. Il genio di Hollywood lo tirò fuori nel 1964, una commedia nera che era tratta da un romanzo che si intitolava a sua volta Il Dottor Stranamore, affrontava un tema spinosissimo già allora e cioè un imminente attacco nucleare all'Unione Sovietica pensato e voluto da un generale americano in preda alla totale follia. che seguiva in contemporanea la base da cui è partito l'ordine, l'aereo in missione per il bombardamento e i vertici statunitensi che si affrettano e affannano per provare a fermarlo. Una commedia nera per l'appunto. che diceva tutto di quello che stava per accadere e dice tutto di quello che ancora oggi sta per accadere al punto tale che persino il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ora cita i dottor stranamore che amano la bomba Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
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Noi dottor Stranamore si affacciano all'orizzonte con la pretesa che si debba amare la bomba. Il trattato del 1997 che mette al bando gli esperimenti nucleari non ha visto ancora la ratifica da parte di Cina, India, Pakistan, Corea del Nord, Israele, Iran, Egitto, Stati Uniti. mentre la Russia ha ritirato la sua nel 2023. Il rispetto sin qui delle prescrizioni che contiene non atteno alla minaccia incombente. Si odiano dichiarazioni di altri Paesi su possibili ripensamenti del rifiuto dell'arma nucleare. Emerge allora il timore che ci si addentri in percorsi ad alto rischio, di avviarsi ad aprire una sorta di nuovo vaso di Pandora. Tutto questo viene agevolato dal diffondersi sul piano internazionale di un linguaggio perentorio, duramente assertivo, che rivendica supremazia.
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Eccolo qua, il Presidente della Repubblica. Era in visita ieri al Bundestag, il Parlamento tedesco, e insieme ai vertici della Germania, il Presidente della Repubblica Steinmeier in testa e poi anche il Cancelliere Merz, il nostro Capo dello Stato ha tenuto un discorso altissimo, di grandissimo valore di fronte alle autorità di quel Paese. Ha citato appunto i dottor stranamore che oggi flirtano con l'atomica e finiscono addirittura per farci pensare che la bomba la dobbiamo amare. Una riflessione a tutto campo che però affonda purtroppo nelle tragedie del presente, nelle guerre del presente. che ci ricordano, e Mattarella lo fa con una nettezza assoluta, che siamo dentro gli abissi e questi nuovi dottor stranamore che si affacciano all'orizzonte con la pretesa appunto di volerci far amare quella bomba In realtà riflettono l'arroganza di chi vuol far prevalere la logica di una spregiudicata ragione di Stato, dimenticando sempre che la sovranità appartiene ai cittadini e non a un Moloch impersonale che pretende di determinarne i destini. Ed è questa la ragione, conclude il capo dello Stato, per la quale la democrazia che sorregge l'autorità e la legittima è il valore fondamentale che tutti noi dobbiamo avere a cuore, respingendo appunto il racconto solo all'apparenza seducente e in realtà devastante dei Dottor Stranamore. E in fondo il ragionamento del nostro Presidente della Repubblica riflette una certezza. Gli intellettuali. All'epoca stiamo parlando di uno dei grandi registi che il cinema abbia mai conosciuto. Oggi potremmo dire gli scrittori lo sanno dire meglio. Meglio dei politici, degli storici, dei filosofi. Sul Venerdì di Repubblica, uscito solo tre giorni fa, un altro grande romanziere, Ian McEwan, ci regala una credibile e terribile profezia sul mondo che verrà, esattamente come ha fatto Mattarella ieri. Non solo o non tanto l'apocalisse bellica e climatica. Il tema è oggi l'usura e domani l'abieur delle democrazie liberali. McEwan ci sbatte in faccia le prove della nostra involuzione morale, culturale, istituzionale Come Mattarella, in qualche modo, il grande scrittore inglese dice siamo in un mondo in cui l'autoritarismo sta scadendo nella dittatura, si moltiplicano i governi autoritari e populisti, dalla Russia agli Stati Uniti. E infine, in Europa dell'Est stanno crescendo i nazionalismi di destra, molto spesso infatuati di Putin, ma anche in Germania e in Francia, mentre in Gran Bretagna abbiamo Karaj e in Italia avete questi proto-neoascisti, pressoché al potere. Eccolo, lo sentite il coraggio di chiamare le cose col loro venor nome? Che quello che spesso a noi manca, resi come siamo al conformismo delle masse indifferenti, e al sovversivismo delle classi dirigenti. La verticale del potere non ha più l'ossessione esclusiva dell'uomo del Cremlino, come ce l'hanno spiegata Masha Gessen e Michael Elchaninov. Il dispositivo del comando col quale l'eletto dal popolo valica i limiti costituzionali e piccona i contropoteri istituzionali è patrimonio comune all'intera internazionale sovranista, codificata da Steve Bannon, principe delle tenebre trampiane come diccinei di quelle buscrane. È l'ora dei predatori, quelli descritti da Giuliano Da Empoli, politici spregiudicati e ibridati dai titani digitali che entropizzano il caos e, se ne hanno i mezzi, lo riversano fuori dai loro confini. E tutti evocano il nuovo patriottismo, dove la grandezza della nazione è proporzionale alla paura che ispira. Chi oggi tra le macerie dell'Occidente osa considerare pericolose e magari tecnicamente eversive queste destre al comando subisce lo stigma. McEwan, sì, lui sì si può permettere di definire i patrioti francesi e tedeschi, inglesi e italiani protofascisti al potere. Sono licenze lessicali e valoriali che solo gli intellettuali si possono prendere e neanche tutti. Pensate al trattamento subito qui da Scurati e Canfora. E' in gioco la nostra democrazia perché i nuovi predatori attaccano in modo sistematico tutti i controperi. Anche qui, America docet. Trump esige l'immunità dalla Corte Suprema, accusa le corti federali che disapplicano i suoi ordini esecutivi, intimidisce la Corte del Commercio che boccia i suoi dazi, ignora la Corte Penale Internazionale, mentre fa licenziare Anchorman Televisivi, caccia dai briefing i giornalisti sgraditi, Chiede 15 miliardi di danni al New York Times. Nel bel paese il governo Meloni fa a suo modo lo stesso. Attacca i tribunali che intralciano l'operazione Albania e la Corte dei Conti che blocca il ponte sullo stretto. Bastona le procure che invadono il campo della politica sui grattacieli a Milano, sulla sicurezza nelle città, sull'ilva Taranto e nel frattempo occupa la RAI. ordina ai suoi maggiordomi in servizio permanente effettivo presso il garante della privacy una multa tolle a ranucci, ignora le domande dei giornalisti, insulta l'ISTAT che la massacra e la CGL che sciopera. È compatibile tutto questo con una nostra buona democrazia? E poi c'è l'umiliazione del Parlamento e la manomissione del patto costituzionale. avviene in tutto il mondo da parte dei nuovi predatori e dei dottor stranamore dei quali parla Sergio Mattarella. Avviene anche in Italia, con la riforma della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, il cui movente, lo sappiamo, è tutto e solo politico, cioè la delegittimazione delle toghe rosse, come avveniva nella Belle Epoque berlusconiana. Bisogna proteggere la politica dalle inchieste e per pare questo si fa saltare l'equilibrio sancito dalla Costituzione. Tutto questo il Presidente della Repubblica non lo può dire con l'anettezza con la quale può farlo un intellettuale o un regista. Tuttavia il suo collega, tedesco proprio, Steinmeier, Presidente della Repubblica di Germania, solo la settimana scorsa, il 9 novembre, Nell'occasione in cui ricorrevano tre anniversarie, cioè la fine della prima guerra mondiale nel 1918, la notte dei cristalli nel 1938 e la caduta del muro nel 1989, ha detto parole di fuoco sulle destre estreme che rischiano di prendere il comando nel suo paese. Parlava di Alternative for Deutschland, Steinmeier, e diceva che la Costituzione, la democrazia, ci offrono gli strumenti per difenderci da chi la democrazia la vuole manomettere. Invitava e ha invitato tutti, istituzioni, corpi intermedi, cittadini, a mobilitarsi perché questo non accada. Ha detto testualmente la democrazia liberale sotto pressione. Populisti ed estremisti deridono le istituzioni democratiche, avvelenano i nostri dibattiti, traggono profitto dalla paura. È il momento di affrontare il pericolo a testa alta. mai nella storia la democrazia e la libertà sono state così sotto attacco minacciate da forze di estrema destra non si può aspettare che la tempesta passi dobbiamo agire possiamo difenderci ma serve l'impegno di tutti perché la democrazia è pratica e pazienza questo ha detto Steinmayer una settimana fa questo con parole diverse ha detto ieri Sergio Mattarella Le regressioni democratiche ci riguardano tutti. Chi lo nega e chi le nega, fingendo di non vederle, ne diventa complice.
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Host: Massimo Giannini
Episode: Mattarella, Steinmeier e le democrazie da difendere
Date: November 17, 2025
This episode revolves around the urgent need to defend democratic values in the West, as articulated in recent speeches by Sergio Mattarella (President of the Italian Republic) and Frank-Walter Steinmeier (President of Germany). Massimo Giannini uses cultural references and contemporary analysis to highlight how the threat to democracy is not only external but comes from internal erosions—rising authoritarianism, nationalism, and the normalization of strongman politics. He draws parallels from Stanley Kubrick’s "Dr. Strangelove" to the current nuclear threat and democratic fatigue.
1. Cultural Reference – Dr. Strangelove and the Nuclear Menace (00:41–03:12)
Giannini opens with Stanley Kubrick’s satirical film, "Dr. Strangelove," which lampooned the specter of nuclear war and the madness of those who wield such power. He points out the relevance of this allegory to contemporary leaders who appear to "love the bomb."
President Mattarella, during his speech at the Bundestag, referenced these new "Dr. Strangeloves" on the international stage, lambasting nations that have failed to ratify the Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty and cautioning against militaristic bravado and nuclear flirtation.
2. Democracy Under Threat: From War to Moral Erosion (03:12–07:40)
Mattarella’s speech is dissected as both a warning against the arrogance of unchecked state power and a plea to remember ultimate sovereignty lies with citizens, not with “an impersonal Moloch.”
Giannini draws on novelist Ian McEwan’s dystopian warnings, highlighting the erosion of liberal democracies not solely through war, but via slow institutional decay, increasing populism, and normalization of the far-right in Europe and the West.
He explicitly lists the rise of rightwing and authoritarian movements globally:
Russia, the USA, Eastern Europe, Germany, France, UK (“Karaj”), and Italy's "proto-neoascisti."
Quote: "Oggi potremmo dire gli scrittori lo sanno dire meglio... siamo in un mondo in cui l'autoritarismo sta scadendo nella dittatura..." (04:55–05:50)
3. The International Playbook of 'Sovereignism' (07:40–09:35)
Giannini connects the tactics of leaders like Trump—attacking checks and balances, the press, the judiciary—with similar trends in Italy.
He accuses the Meloni government of imitating this playbook in Italy:
These “predators” (referencing Giuliano Da Empoli) combine political cynicism with the chaos-making potential of digital giants.
4. Institutional Reforms and the Risk to the Constitution (09:35–10:40)
The separation of the careers of judges and prosecutors is critiqued as a politically motivated move designed to delegitimize the “toghe rosse” (left-leaning judiciary), reminiscent of Berlusconi's era.
Giannini notes that while Mattarella remains measured due to his institutional role, German President Steinmeier recently delivered a much more vociferous warning on the dangers posed by the far-right in Germany, specifically referencing Alternative für Deutschland.
"Noi dottor Stranamore si affacciano all'orizzonte con la pretesa che si debba amare la bomba." (02:05)
"La sovranità appartiene ai cittadini e non a un Moloch impersonale che pretende di determinarne i destini." (03:40)
"...siamo in un mondo in cui l'autoritarismo sta scadendo nella dittatura..." (05:10)
"Chi oggi tra le macerie dell'Occidente osa considerare pericolose ... queste destre al comando subisce lo stigma." (06:55)
"La democrazia liberale sotto pressione. Populisti ed estremisti deridono le istituzioni democratiche, avvelenano i nostri dibattiti, traggono profitto dalla paura. È il momento di affrontare il pericolo a testa alta..." (10:55) "Mai nella storia la democrazia e la libertà sono state così sotto attacco minacciate da forze di estrema destra; non si può aspettare che la tempesta passi, dobbiamo agire..." (11:00–11:20)
Massimo Giannini uses Mattarella’s and Steinmeier’s recent speeches as launching pads for a thorough reflection on the precarious status of democracies in Europe and the West. Drawing on culture, political analysis, and literary prophecy, he urges vigilance against the new "Dr. Strangeloves"—be they generals, presidents, or digital-age political predators. The message: democracy requires active, collective, and persistent defense—the time for complacency is long past.