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Uno sguardo e pensiamo di aver già capito tutto. Ma dietro ogni persona c'è una storia. La Chiesa Valdese sostiene progetti di accoglienza, lavoro e inclusione. Con la tua firma vai oltre i luoghi comuni. 8x1000 alla Chiesa Valdese. L'altro 8x1000.
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Manebimus Optime è una frase ormai passata alla storia. La celebre locuzione la inventò Tito Livio in una delle sue opere storiche più importanti Ab Urbe Condita. Stiamo al quinto capitolo paragrafo 55 E questa espressione fu pronunciata da un centurione romano durante l'invasione celtica della penisola, il cosiddetto Sacco di Roma, nel 390 a.C., mentre il Senato valutava l'ipotesi addirittura di abbandonare Roma Il soldato esclamò questa frase che tradotta significa grossomodo vessillifero, pianta il vessillo, qui staremo benissimo per spronare l'intera legione romana a resistere all'invasione dei barbari. Ecco, è passato qualche migliaio di anni, ma ic manebimus optime è la frase che Giorgia Meloni, cristiana, donna, madre e romana, pronuncia di fronte a qualunque vergognosa vicenda che travolge il suo governo compresa quella ultima di Nicole Minetti. Circo Massimo lo spettacolo della politica di
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Massimo Giannini Mi fido del ministro Carlo Nordio per quello che riguarda la conferma della grazia credo che la competenza non sia la mia e immagino che questo lo sappia molto bene anche lei Dopodiché per quello che riguarda l'iter del provvedimento credo che sia importante ricostruire un po' come vanno le cose in questa vicenda perché anche io le confesso che ho appreso della grazia a Nicole Minetti dalla stampa, ho chiesto come funzioni poi la prassi e il funzionamento di queste procedure. Quindi se lei lo chiede a me Questo provvedimento non ha seguito in niente un iter diverso da quello che hanno seguito gli altri provvedimenti e quindi è stato portato avanti nel rispetto della legge, nel rispetto della prassi. Chiaramente sono poi emersi altri elementi e sulla base di quegli elementi il Presidente della Repubblica ha chiesto per il nostro tramite a chi deve fare sempre le verifiche e quindi torniamo ovviamente alle procure generali di fare ulteriori accertamenti e io sono d'accordo sul fatto che vanno fatti ulteriori accertamenti, però non potrei dire che nell'iter di tutta la vicenda ci siano stati fino ad oggi almeno da quello che so io oggi, se emergessero altri elementi. Figuriamoci, non posso dire che ci sia stato qualcosa di errato, di particolare, di strano, di curioso rispetto a quello che è accaduto per le altre 1245 richieste che sono state lavorate in questi anni.
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Ed eccola qua. Allora, la sorella d'Italia in purezza, Giorgia Meloni ha deciso di parlare, finalmente, dell'ignobile vicenda della grazia a Nicole Minetti, che ha messo in una condizione di imbarazzo senza precedenti il Presidente della Repubblica per una serie di palesi inefficienze e incompetenze, probabilmente sovrapposte tra Ministero della Giustizia e Procura Generale della Corte d'Appello. La Presidente del Consiglio interviene alla fine di un invertice dei ministri a Palazzo Chigi e dice la sua, naturalmente difendendo anche stavolta il suo ministro Gardasigili. L'inordio si deve dimettere? Assolutamente no. Mi fido di lui, l'avete sentito. Abbiamo ricostruito l'iter che ha portato alla concessione della grazia o ha preso della grazia era stata concessa dalla stampa e questo provvedimento chiarisce la premia, era stato portato avanti nel rispetto della legge e della prassi, poi certo sono emersi altri elementi, gli altri elementi lo sappiamo quali sono, l'abbiamo raccontato e letto in questi giorni, un'inchiesta del Fatto Quotidiano che ha messo in evidenza come i requisiti per poter concedere quell'atto di clemenza alla ex igienista dentale di Silvio Berlusconi ai bei tempi del Bunga Bunga proprio non c'erano. Non c'era alcuna prova che testimoniasse del cambiamento delle condotte di vita della ex sacerdotessa delle Cene Eleganti del Cavaliere, non c'era alcuna prova della vita esemplare e regolare e anche delle attività meritorie compiute in questi ultimi anni da quella signora che nel frattempo era stata anche condannata a tre anni e undici mesi per induzione alla prostituzione e peculato e oltretutto insieme a questo c'era una losca e torbida vicenda che riguarda la ragione esatta per la quale alla fine anche Sergio Mattarella ha concesso quella grazia e cioè l'esistenza di un bambino adottato, preso in affidamento, a questo punto non abbiamo più alcune certezze, dalla stessa Minetti e dal suo attuale compagno, quel Giuseppe Cipriani, già socio occulto di Jeffrey Epstein, che condivideva con la stessa Minetti la gestione di una resort bunker nel quale c'era un viavai clamoroso di escort che si prostituivano allegramente con potenti di ogni genere e dunque all'interno di questo quadro questo bambino a un certo punto preso strappato via a quel che sembra da una famiglia povera una madre che non lo poteva certamente mantenere, ma che è comunque in vita tuttora, un padre che esiste ed è in carcere e che entrambi ora si erano affidati ad un avvocato per reclamare la paternità di questo bambino. avvocatessa e marito scomparsi, morti bruciati in circostanze tutte da chiarire. Insomma, un grumo di torbido e di nefandezze che rendevano impossibile la concessione della grazia, che pure invece è stata concessa da un ministero della giustizia che ha istruito la pratica e da una procura generale che sia pure con un parere non vincolante l'ha autorizzata. E Meloni di fronte a tutti i fatti nuovi raccontati dal giornalismo d'inchiesta cosa fa? Chiunque altro probabilmente con un minimo di senso di responsabilità avrebbe preso atto del pasticcio, avrebbe registrato l'ennesima figuraccia che espone anche il capo dello Stato al pubblico ludibrio e avrebbe preso atto della impossibilità di mantenere nel ruolo di ministro della giustizia quel Carlo Nordio, ormai responsabile di un di Castero al di sotto di ogni sospetto. Lo abbiamo visto ai tempi recentissimi del referendum sulla giustizia, di sfatta politica senza precedenti, Per Giorgia Meloni lo abbiamo visto nella gestione del sottosegretario del Mastro, della capa di gabinetto Giusy Bartolozzi, alla quale ora sembrano arrivare tutte le responsabilità anche di quest'altro dossier gestito nel peggiore dei modi. Ma Meloni, come sempre, la brava struzzo qual è, mette la testa sotto la sabbia e dice Nordio non si deve dimettere. Scarica le responsabilità, come avete sentito, tutte sulla procura generale della Corte d'Appello di Milano. Gli appositi magistrati, ancora una volta, e se i cronisti in conferenza stampa glielo fanno notare, lei si arrabbia di brutto e torna a fare. Quella che abbiamo conosciuto in diverse altre occasioni, all'inizio prova a darsi un contegno, un profilo da statista, poi di fronte alle sue stesse contraddizioni, sbraca e ridiventa un agitprop, una capofazione. E dunque dice certo, la colpa è sempre nostra, siamo noi il capo rispiatorio. No, è questo governo Meloni e i suoi ministri. Rifiuta naturalmente questa impostazione. e rispedisce le accuse al mittente, dove per mittente a questo punto c'è da chiedersi di chi stiamo parlando, visto che nel frattempo anche la procura generale prende atto dei fatti nuovi e dice ci vorranno un po' di giorni, abbiamo chiesto erogatorie con l'Uruguay e dovremo ora accertare se questi fatti nuovi rimettono in discussione quel parere. che avevamo emesso e che consideravamo assolutamente perfetto, questo aveva detto Francesca Nanni in un'intervista al Corriere della Sera, capa della Procura Generale di Milano. nella quale aveva rivendicato appunto la serietà e la validità del loro operato mettendo in evidenza poi in maniera del tutto impropria che comunque Laminetti quando anche non vi fosse stato al provvedimento di clemenza non avrebbe rischiato il carcere tutt'al più l'affidamento ai servizi sociali e aveva concluso la sua curiosa intervista con una notazione sbalorditiva aggiungo aveva detto che dovremmo liberarci di figure del passato se non ci sono più il cronista gli aveva domandato parla di berlusconi e lei aveva risposto beh sì con tutti i problemi che abbiamo che è come dire per l'appunto che nicole minetti che ci arriva addosso con tutte le sue strane avventure direttamente da quel 27 di maggio nel 2010 quando si precipitò in questura per portare via Rubi Rubacuori definita dallo stesso premier in una telefonata al questore Forno, nipote di Mubarak ecco ci ripiomba addosso perché il passato non passa e il berlusconismo è tra noi e non se ne va perché ha lasciato troppa traccia di sé, ovviamente in negativo, come questa vicenda dimostra, ma la capa responsabile della Procura Generale in quell'intervista al Corriere della Sera manifestava tutta la sua insofferenza anche per questo aspetto. Voltiamo pagina, Berlusconi è morto e quindi tutto quello che lo riguarda va sepolto insieme a lui. Ecco a questo siamo. Ora non capiamo chi dovrà spiegare che cosa, visto che il governo se ne lava le mani, il ministro della giustizia Nordio è naturalmente e direi costituzionalmente innocente qualunque pasticcio combini e qualunque cosa succeda e la procura generale adesso dichiara che serviranno parecchi giorni per venire a capo di questa vicenda e che comunque il suo è un parere non vincolante. Quindi chi è il colpevole? Mattarella in tutto questo, che l'altro ieri in un comunicato assolutamente inedito, mai visto, nel quale chiedeva conto al Ministero della Giustizia di chiarire se fossero veri i fatti nuovi raccontati dal Fatto Quotidiano, aveva chiesto un chiarimento urgente e da via Renula proprio per bocca dello stesso guardasigili era arrivata una rassicurazione. Faremo chiarezza in 24 ore. Ieri le 24 ore sono già scadute e di chiarezza non c'è assolutamente traccia. Un governo che sopravvive a se stesso tra uno scandalo e una porcata, perché di questo stiamo parlando, continua serenamente ad andare avanti. Verso dove? Probabilmente verso un muro. Il muro dell'indecenza e dell'indegnità contro il quale sta portando l'intero paese. Ma, appunto, come diceva il centurione di Tito Livio, ich manebimus. Qui resteremo. Quanto all'optime? Beh, qui rinviamo il giudizio alla valutazione di chi, da italiano onesto, osserva tante sconcezze. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione. One Podcast.
Episode: Meloni copre Nordio, la vergogna copre il governo
Host: Massimo Giannini
Date: April 29, 2026
In questa puntata, Massimo Giannini affronta lo scandalo politico legato alla concessione della grazia a Nicole Minetti e le reazioni istituzionali del governo Meloni, con particolare attenzione al ruolo del ministro della Giustizia Carlo Nordio, della Procura Generale della Corte d’Appello di Milano e allo stesso Presidente della Repubblica. L’episodio mette in scena le dinamiche di responsabilità, rimpalli istituzionali e il clima di opacità che grava sulla leadership italiana di fronte ai più recenti scandali politici.
Questa puntata offre un’analisi puntuale e sferzante delle reazioni governative al caso Minetti, sollevando domande cruciali sulle responsabilità istituzionali, sul continuo peso politico del berlusconismo e sulla difficoltà della politica italiana nel garantire trasparenza e senso delle istituzioni davanti agli scandali. Giannini si conferma commentatore tagliente e critico, svelando la retorica e le contraddizioni del potere con uno stile diretto, ironico e appassionato.