Circo Massimo – Lo spettacolo della politica
Episode: Meloni e il dilemma andreottiano: tirare a campare o tirare le cuoia?
Host: Massimo Giannini
Date: March 31, 2026
Episodio in breve
Massimo Giannini riflette sull’attuale crisi del governo Meloni, proponendo un parallelo con la celebre massima di Giulio Andreotti: “meglio tirare a campare che tirare le cuoia.” Analizza le cause della crisi dopo la sconfitta referendaria sulla giustizia, i tentativi di rilancio del governo – soprattutto la riforma della legge elettorale – e le profonde difficoltà politiche ed economiche della maggioranza. Il dilemma per Meloni e la sua coalizione appare sempre più stringente: tentare di sopravvivere a ogni costo (tirare a campare) o rassegnarsi a una fine anticipata della legislatura (tirare le cuoia).
Punti chiave e approfondimenti
L’ombra di Andreotti e il dilemma politico
- Introduzione con la citazione di Giulio Andreotti:
“Meglio tirare a campare che tirare le cuoia” (00:02)
Giannini utilizza questa storica battuta per descrivere lo stato d’animo del governo Meloni, costretto a confrontarsi con una parabola decadente simile a quella dei vecchi politici della Prima Repubblica. - Paradosso Meloni:
Meloni aveva promesso di superare il vecchio “teatrino della politica”, ma oggi si trova impantanata nelle stesse dinamiche e miserie di chi la precedeva.
Il disastro referendario e le sue conseguenze
- Referendum sulla giustizia come spartiacque:
“Un clamoroso trionfo del no, contro il quale l’intero governo è andato violentemente a sbattere.” (01:35)
La sconfitta è definita come «minaccia esistenziale» per la maggioranza, sottovalutata alla vigilia. - Prospettive di crisi:
Il clima politico è talmente acceso che si parla di elezioni anticipate o di una presunta “fase 2” per cercare di ricompattare la maggioranza.
Il funerale del sogno meloniano di longevità
- Due settimane fa si pensava a Meloni “al governo per cinque, dieci anni, e poi sicuramente avrebbe traslocato al Quirinale. Adesso non c’è neanche la certezza che possa restare a Palazzo Chigi fino alla fine della legislatura.” (03:10)
- “Con 1523 giorni di durata, è il suo il terzo governo più longevo della Repubblica… Se fosse riuscita a coronare il suo sogno, beh, il primo governo che resiste per tutti e cinque anni sarebbe stata senz’altro una medaglia in petto per lei.” (04:15)
- Ora, “non è questa l’aria che tira.”
La (contestata) riforma della legge elettorale
- Obiettivo principale di Meloni:
“Il primo rilancio che le tre destre hanno in testa… è la riforma della legge elettorale. Sì, pensate un po’.” (05:05)- Proposta di riforma: “Stabilicum” o “Donzellum.”
- Super-premio di maggioranza al 55% dei seggi sopra il 40% dei voti; abolizione dei collegi uninominali. (07:00)
- Giannini ironizza sul tempismo:
“Sai che ci fanno gli italiani in bolletta con una benzina che gli costa più del doppio... con un carrello della spesa ormai fuori controllo...?” (06:25) - Effetti sugli alleati:
- “A farne le spese sarebbe soprattutto la Lega… il partito di Salvini passerebbe dai 94 seggi di oggi… ai 47 barra 59 di domani… cioè di fatto si dimezzerebbe addirittura.” (08:30)
- Conseguenze per l’opposizione:
- “Se si andasse a votare adesso con l’attuale sistema elettorale, vincerebbe di poco il centrosinistra, di poco, ma vincerebbe. Per questo Meloni punta sul cambiamento ennesimo delle regole con le quali si vota.” (07:45)
- “L’opposizione dovrebbe dire un no grande come una casa, perché questa sarebbe ancora una volta una riforma fatta in corsa, cucita addosso ai bisogni di una coalizione che avvelenerebbe i pozzi per non far vincere l’altra alle successive elezioni.” (10:30)
Motivazioni e limiti della maggioranza
- Stallo economico e impossibilità di manovra:
- “Meloni è all’angolo e non sa come uscirne.” (12:00)
- “Lo schiaffo dei 15 milioni di italiani patito sulla giustizia… pesa, ma insieme a quello pesa in maniera insopportabile i margini praticamente inesistenti consentiti dal bilancio pubblico.” (12:20)
- “Non avendo centrato l’obiettivo di un deficit pubblico entro il 3%… su di noi continua a pendere la procedura di infrazione per disavanzo eccessivo che ci ha applicato l’Unione Europea.” (13:00)
- Vincolo degli impegni militari presi con Trump: “il re dei folli Donald Trump a portare la spesa militare al 5% del PIL. Bambole, non c’è una lira.” (13:35)
Di nuovo, il dilemma finale
- “Dunque Meloni è in un vicolo cieco e non sa davvero come venirne fuori. Per cui nella sua testa e nella sua maggioranza rimbalza ancora una volta il dilemma andreottiano. Meglio tirare a campare o meglio tirare le cuoia?” (14:05)
Citazioni memorabili ed episodi notevoli
-
Sulla crisi politica:
“Sembra assurdo che questi siano i termini oggi in voga. Sol che si pensi che due settimane fa, prima del voto referendario, ci si interrogava se Meloni fosse stata al governo per cinque anni, dieci anni e poi sicuramente avrebbe traslocato al Quirinale.” (03:30) -
Sul destino della Lega:
“Se si abolissero i collegi uninominali al Nord, il partito di Salvini passerebbe dai 94 seggi di oggi, tra Camera e Senato, ai 47 barra 59 di domani… cioè di fatto si dimezzerebbe addirittura.” (08:35) -
Sul senso della proposta di riforma per i cittadini:
“Sai che ci fanno gli italiani in bolletta con una benzina che gli costa più del doppio di quello che in media costa in altri paesi europei dopo l’insensata criminale guerra di Trump e Netanyahu contro l’Iran?” (06:25) -
Sull’immobilismo:
“Meloni è all’angolo e non sa come uscirne.” (12:00)
Timestamps principali
- Citazione Andreotti e introduzione dilemma: 00:02 – 02:25
- Racconto della sconfitta referendaria e crisi della maggioranza: 02:26 – 04:45
- Difficoltà di leadership e longevità di Meloni: 04:46 – 05:50
- Piano sulla riforma elettorale e analisi delle conseguenze: 05:51 – 10:00
- Impatto economico e impossibilità di manovra: 10:01 – 13:40
- Conclusione sul dilemma politico: 13:41 – 14:41
Conclusioni
Massimo Giannini, con la sua consueta ironia tagliente, tratteggia uno scenario di paralisi e logoramento per il governo Meloni, evidenziando la fragilità strutturale della coalizione e la sterilità delle proposte messe sul tavolo di fronte alle sfide del Paese. La questione di fondo resta quella formulata da Andreotti decenni fa e che oggi si adatta perfettamente all’interminabile crisi della politica italiana: tirare a campare o tirare le cuoia?
