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Narrator/Announcer
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Massimo Giannini
siete peggio della famiglia Adams. Con queste parole Matteo Renzi al Senato ha arringato la Presidente del Consiglio Giorgio Meloni presente finalmente a Palazzo Madama per quello che in gergo si chiama il Premier Time e cioè domande e risposte che l'opposizione rivolge al capo del governo e lei è obbligata a rispondere. La famiglia Adams nacque nel 1938, era inizialmente una serie di vignette poi diventò una serie televisiva poi un film una prima edizione una seconda edizione poi una terza insomma è andato avanti per quasi un secolo ed è diventata leggenda. Renzi ha detto a Meloni non si offenda se parlo del suo governo come la famiglia Adams semmai si dovrebbero offendere del paragone Mortisia o lo zio Fester. Teniamo conto di un fatto al di là delle polemiche da aula parlamentare. Il motto della famiglia Adams in un latino totalmente maccheronico era il seguente SIC GORGIAMUS ALLOS SUBIECTATUS NUNC. traduzione per quanto appunto maccheronica con delizia banchettiamo di coloro che vorrebbero assoggettarci e allora non ci resta che capire in che modo Meloni ha banchettato al senato sia delle opposizioni sia di tutti gli italiani Circo Massimo lo spettacolo della politica
Giorgia Meloni
di Massimo Giannini Presidente La Russa, nell'interrogazione che i colleghi del PD hanno presentato io avevo contato 18 domande alle quali dovevo rispondere in tre minuti. Prendo atto che il senatore Boccia ne ha aggiunte in questa sua introduzione altre più o meno cinque e quindi non siamo in un'interrogazione. Il senatore Boccia siamo nel quizone finale di un gioco a premi, immagino. Quindi andiamo così. Cerchiamo di dare delle risposte a quello che possiamo fare. Punto primo. Sono andato a fare la spesa l'ultima volta al supermercato sabato scorso. Se vuole può andare a chiedere. Non so quando capita a lei, perché magari no. Per cui, guardi, non rinuncio a stare in mezzo alla gente, non rinuncio a fare la mia vita normale, proprio perché questo mi aiuta a capire come stanno le cose e che anche che intorno a questo governo c'è ancora tanto, tanto affetto dopo quattro anni, senatore Boccia, e anche questo, qualcosa significherà, ok?
Massimo Giannini
Eccola qua, l'avete sentita, Giorgia Meloni, che naturalmente non è mortissia. Lei sta in mezzo alla gente, va in mezzo al suo popolo e riceve sempre tanti complimenti e un grande conforto dagli italiani. Sembra quasi che il tempo non sia passato, che non sia soprattutto trascorso il momento ferale per Meloni e per la sua maggioranza della disfatta referendaria. La Sorella d'Italia è ancora convinta di avere in mano questa nazione e di trovare tra le persone in carne ed ossa quel conforto che la politica e la sua stessa maggioranza ormai nel caos quotidiano sembra negarle sistematicamente. Dunque la Presidente del Consiglio al Premier Time del Senato spiega ai suoi parlamentari, a quelli dell'opposizione e agli italiani tutti che lei va a fare la spesa al supermercato e come se ci va, così l'aveva invitata a fare Ellis Line qualche giorno fa. Lei raccoglie l'invito, dice che appunto si è recata a fare la spesa al supermercato e che tutti coloro che la incontrano Le fanno i complimenti. Lei non rinuncia a stare in mezzo alla gente e a fare una vita normale. È quello che capisce che attorno a lei e al suo governo c'è ancora tanto affetto. Poi rilancia con forza rispondendo a Renzi e non solo a Renzi. quello che considera il suo asso nella manica, e cioè il fatto di aver ridotto le tasse. Permane questo gigantesco equivoco sull'aumento della pressione fiscale, che ha raggiunto livelli che non si vedevano da 15 anni. Siamo ben oltre il 43%. Ma la Premier si ostina, in maniera quasi grottesca, a spiegare ai parlamentari e ai cittadini che questo non deriva dal fatto che il suo governo ha aumentato le tasse, ma dal fatto che lavora più persone, che lavora più gente, che l'occupazione è aumentata. E poi fa un lungo elenco delle riduzioni d'imposta introdotte dal suo governo e dice che il motivo per cui la pressione fiscale aumenta è solo questo, la gente paga più tasse perché lavora di più. Verrebbe da rispondere le cose che in aula nessuno ha fatto, per quale motivo se la gente che lavora aumenta e dunque paga più tasse, oltre ad aumentare la pressione fiscale, non aumenta anche il prodotto interno lordo? Ricordiamo che qui stiamo parlando di un rapporto se la crescita economica fosse maggiore il peso delle imposte in percentuale diminuirebbe ma così non accade e allora al suo lungo elenco di riduzioni fiscali riguardando indietro questi quattro anni si potrebbe opporre il lungo elenco degli aumenti d'imposta che lei stessa ha introdotto, facendo aumentare appunto la pressione fiscale compressiva al 43,1%. E allora? Immobili e affitti. E' aumentata al 26% l'acedolare secca sugli affitti brevi, dal secondo appartamento in su. E' incremento dell'IMU al 6% sulle prime case di pregio. E poi è aumentata l'imposta sulle plusvalenze derivanti dalla vendita di immobili e oggetto di riqualificazione ai fini del superbonus. c'è stata una stretta sulle criptovalute, sono aumentate le accise sui carburanti, sono aumentate le accise sulle bollette e in generale la botta dorissima è stata quella dell'aumento del gettito fiscale legato al cosiddetto fiscal drag. Ci tornerò. Poi sono state cancellate e ridotte le agevolazioni incluse quelle per l'acquisto della prima casa per gli under 36, sono state ridotte le detrazioni IRPEF per molte categorie di reddito e da ultimo sono aumentate le accise sui tabacchi lavorati e sui prodotti da svapo. Ma più in generale il problema della pressione fiscale va spiegato meglio perché altrimenti continua il racconto mendace che il governo propone ai contribuenti. Il carico fiscale oggettivamente è aumentato soprattutto nel biennio 2023-2025. Certo, serve a finanziare uno dei welfare più generosi d'Europa su pensioni e sanità, nonostante i tanti tagli fatti in questi ultimi anni. Ma così è. Ricordiamo che la pressione fiscale si misura con la somma di alcune imposte, quelle indirette, l'Ivan principalmente, quelle dirette, l'IRPF sui redditi soprattutto, e poi le cosiddette imposte in conto capitale, come quelle sulla successione, i contributi sociali, come quelli che finanziano pensioni e congedi parentali. Sono poi escluse alcune voci residuali, le cosiddette altre entrate, oppure entrate in conto capitale non tributarie. Tutto questo contribuisce a creare la voce pressione fiscale. Dopodiché questa va rapportata al prodotto interno lordo. Il governo di Meloni è entrato in carica nell'ottobre del 2022 e da allora le entrate totali e la pressione fiscale, e qui mi avvalgo di studi fatti dalla voce.info e poi anche da Pagella Politica, sono aumentate rispettivamente di un punto e un punto e mezzo percentuali rispetto al prodotto lordo, il che significa che sono più alte di qualcosa come 28-22 miliardi di euro. e la pressione fiscale compressiva, come dicevo prima, ha sforato il tetto del 43%, superando addirittura i livelli raggiunti ai tempi del governo Monti, quando subimmo la più pesante austerità degli ultimi vent'anni, compresa la legge Fornero. Anche durante il secondo governo Conte ci fu una pressione fiscale alta e questo spesso Meloni lo dice senza ricordare però che quelli furono gli anni della pandemia durante i quali tutti i valori di finanza pubblica e non solo furono sballati per via del crollo verticale della crescita economica. Ora allo stato attuale con questa pressione fiscale vuol dire che quasi la metà che ciò che il paese produce finisce allo stato Non è una cosa negativa, ripeto, perché tutto quel ben di Dio serve per finanziare i servizi sociali. Ma questo è, non può dire, Meloni, che la pressione fiscale si è ridotta e che le tasse sono diminuite. La pressione fiscale si è alzata e dunque anche le tasse sono aumentate. Ho ricordato poco fa tutta la gragnuola di aumenti di imposta che ci sono stati propinati in questi quasi quattro anni. Certo, il governo ora rivendica ovviamente alcune riduzioni importanti come il cosiddetto taglio del cuneo fiscale, cioè quello sconto sulle tasse dei lavoratori dipendenti che era però già stato introdotto dal governo Draghi. per compensare l'aumento del costo della vita. Il passaggio dal regime transitorio a quello permanente, del taglio del cuneo, ha comunque prodotto un rilevante pasticcio nella sua fase attuativa. E dall'inizio del 2023-2024 lo sconto è diminuito per diverse categorie di lavoratori che hanno visto calare lo stipendio netto mensile. Paradosso, no? Cioè si taglia il cumio fiscale ma per alcune categorie di contribuenti lo stipendio netto si riduce invece che aumentare. Poi sono state anche tagliate le aliquote IRPEF, cioè le percentuali che si applicano ai diversi scaglioni di reddito delle persone fisiche per stabilire quante imposte devono pagare. Fino al 2022 le aliquote erano 4, mentre ora sono diventate 3 ed è stata ridotta di 2 punti percentuali l'aliquota per i redditi sotto i 28 mila euro. Quindi il taglio, le riduzioni ci sono state almeno su queste due voci pur importanti. ma non hanno avuto alcun impatto nella riduzione del carico fiscale complessivo. Un po' perché, come dicevo prima, nel frattempo diverse imposte sono aumentate, rinnegando tanti anni di battaglie fatte da Meloni quando era all'opposizione. Ho già citato prima le accise sui carburanti. Ho già accennato prima la rimodulazione del sistema dei bonus fiscali a svantaggio dei redditi più alti. poi citiamoli pure anche solo in maniera figurativa perché non hanno inciso né colpito come avrebbero dovuto gli aumenti d'imposta che hanno colpito in maniera del tutto differita soprattutto le banche e le assicurazioni. Ma la cosa che ha coppito di più le tasche dei cittadini in questi ultimi tre anni è stato, come dicevo in premessa, il fiscal drag, oppure il drenaggio fiscale, come si chiama, che agisce nei sistemi fiscali progressivi quando esiste un'inflazione che cresce e che in generale è molto elevata. E l'aumento del livello dei prezzi, come abbiamo visto in questo paese negli ultimi quattro anni, è stato consistente. Il nostro è un sistema progressivo, lo sappiamo, abbiamo detto, ci sono tre aliquote adesso e man mano che cresce il reddito la tassazione cresce in misura più che proporzionale e in questo consiste la progressività dell'imposta. Consideriamo che dal gennaio del 2021 all'anno passato, a fine del 2025, i prezzi sono aumentati complessivamente di qualcosa come il 18%, mentre le retribuzioni in contemporanea sono cresciute di poco più dell'8%, quindi la copertura dell'aumento dei prezzi è stata bassissima. Come sappiamo il meccanismo del drenaggio fiscale fa sì che gli aumenti di stipendio, legati al fatto che ci sia un qualche adeguamento all'andamento dell'inflazione, ancorché attraverso l'azione dei bonus e delle detrazioni, fa sì che molto spesso il reddito nominale sfori rispetto allo scaglione d'imposta previsto. e quindi faccia finire il contribuente allo scaglione più alto, obbligandolo quindi a pagare un'aliquota fiscale più elevata, almeno per la parte di reddito che sfora. E questo è il drenaggio fiscale, quello che porta a pagare più tasse senza aver avuto davvero alcun miglioramento della propria situazione retributiva e quindi economica. A questo si aggiunge il fatto che non solo si pagano più imposte sul reddito, ma con l'aumento generale dei prezzi si paga anche più alta liva, come è chiaro. Bene, secondo le stime di lavoce.info, nel 2024 il carico fiscale legato a questa forma di drenaggio sui cittadini è stato pari a 17 miliardi. L'anno successivo, nel 2025, si calcola che il fiscal dreg ammonti addirittura a 25 miliardi. Questo è quanto è stato sottratto attraverso la maggior pressione fiscale ai portafogli degli italiani. Certo, il governo poteva immaginare forme per restituire almeno una parte di quei soldi sottratti al conto economico delle famiglie. Non l'ha fatto, ha preferito evitarlo perché con quelle entrate ha riequilibrato. il deficit pubblico. Purtroppo non l'ha fatto nella misura in cui sarebbe stato utile, cioè riportandolo al di sotto del 3% il rapporto al prodotto lordo, cosa che ci avrebbe consentito di uscire subito dalla procedura di infrazione impostaci dall'Unione Europea. Quindi non solo abbiamo fatto un sacrificio e il governo ci ha chiesto ancora più lacrime e sangue di quelle dovute, ma alla fine non dico che sia stato inutile, ma non ha dato il frutto sperato. Diciamo alla Presidente del Consiglio, lei esce, va a fare la spesa, vede che le persone le sono vicine e le fanno i complimenti, ma non guarda lo scontrino con il quale ha pagato quella spesa per comprare ciò che porta a casa e mette in tavola. per la sua famiglia non lo vede di quanto sono rincarati i beni fondamentali e poi non butta un occhio sul suo CUD e sulla sua dichiarazione dei redditi? Se lo fa si accorgerà che la pressione fiscale è come se è aumentata e che insieme alla pressione fiscale sono aumentate anche le tasse. E dunque siamo di nuovo alla metafora renziana. Con questa propaganda che il governo Meloni continua a fare, l'esecutivo sopravvive a se stesso. E dunque, tornando a Renzi, Gio'a ricordare che il gioco finale in cui si esercita alla fine la famiglia Adams si chiama risveglia il morto. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
Episode: Meloni e la sindrome della famiglia Addams
Date: May 14, 2026
Host: Massimo Giannini
In questa puntata, Massimo Giannini analizza il confronto parlamentare tra la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e le opposizioni durante il cosiddetto "Premier Time" al Senato. Al centro dell’episodio ci sono le critiche di Matteo Renzi, che paragona il governo Meloni alla Famiglia Addams, e la risposta della Premier, con focus sulle questioni di pressione fiscale e percezione popolare. Giannini smonta le narrazioni di Meloni sulle tasse, approfondendo i reali dati sulla pressione fiscale italiana e ponendo domande scomode riguardo alle scelte del governo.
“Siete peggio della famiglia Addams.”
“Presidente La Russa, nell'interrogazione che i colleghi del PD hanno presentato io avevo contato 18 domande alle quali dovevo rispondere in tre minuti. [...] Siamo nel quizone finale di un gioco a premi, immagino.”
“Non rinuncio a stare in mezzo alla gente [...] questo mi aiuta a capire come stanno le cose e che intorno a questo governo c’è ancora tanto affetto dopo quattro anni.” (01:57)
“Giorgia Meloni, che naturalmente non è mortissia. Lei sta in mezzo alla gente, va in mezzo al suo popolo e riceve sempre tanti complimenti... sembra quasi che il tempo non sia passato, che non sia soprattutto trascorso il momento ferale per Meloni e per la sua maggioranza della disfatta referendaria.”
Giannini elenca tutte le imposte aumentate sotto il governo Meloni:
[05:00] Giannini dettaglia la crescita della pressione fiscale:
“Le entrate totali e la pressione fiscale [...] sono aumentate rispettivamente di un punto e un punto e mezzo percentuali rispetto al prodotto lordo, il che significa che sono più alte di qualcosa come 28-22 miliardi di euro.”
Ricorda la storia degli ultimi governi e sottolinea che:
“Con questa pressione fiscale vuol dire che quasi la metà che ciò che il paese produce finisce allo Stato. Non è una cosa negativa, perché tutto quel ben di Dio serve per finanziare i servizi sociali. Ma questo è, non può dire Meloni che la pressione fiscale si è ridotta...”
“...che era però già stato introdotto dal governo Draghi...”
“Alla Presidente del Consiglio... non guarda lo scontrino con il quale ha pagato quella spesa... se lo fa si accorgerà che la pressione fiscale è come se è aumentata e che insieme alla pressione fiscale sono aumentate anche le tasse.” (verso [14:30])
“Siete peggio della famiglia Addams.”
“Non rinuncio a stare in mezzo alla gente, non rinuncio a fare la mia vita normale...”
“Permane questo gigantesco equivoco sull’aumento della pressione fiscale, che ha raggiunto livelli che non si vedevano da 15 anni. Siamo ben oltre il 43%.”
L’episodio mette in luce la distanza tra la narrazione ufficiale della premier Meloni, che si autocelebra come “donna tra la gente” e portatrice di riduzioni fiscali, e la realtà dei numeri sulle tasse, visti in netta crescita dall’analisi di Massimo Giannini. Tra ironia politica e dati concreti, il podcast denuda le strategie comunicative dell’esecutivo, facendo risaltare il ruolo, sempre più “spettacolare”, della politica italiana.