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Ce la ricordiamo tutti quella lontana notte dell'11 ottobre 1985 e l'allora Presidente del Consiglio Italiano Bettino Craxi in televisione annunciava quello che era appena accaduto. Si era rifiutato lui, Premier del principale paese alleato degli Stati Uniti, di consegnare al Presidente Ronald Reagan i terroristi che avevano assaltato la nave da crociera Achille Lauro, prendendo in ostaggio 440 persone, tra cui molti pacanzieri americani, e uccidendone addirittura uno, King Loufer, ce lo ricordiamo tutti, era su una sedia a rotelle e fu gettato di sotto. In una notte drammatica Craxi negò alla Delta Force americana di fare irruzione su quell'aereo e di portare via i quattro terroristi responsabili di quel misfatto. Oggi, sono passati quasi 40 anni da allora, ci ritroviamo nella stessa situazione, sempre Sigonella, al centro di un altro no, pronunciato dal governo italiano, stavolta di Giorgia Meloni, ma con modalità completamente diverse da quelle di Bettino Craxi. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
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Successivamente nel corso della notte il Presidente Reagan mi ha nuovamente chiesto, mi ha esposto il desiderio del governo degli Stati Uniti di poter trasportare negli Stati Uniti il gruppo dei terroristi per sottoporre alla giustizia americana. Io a mia volta ho fatto presente che i reati erano stati commessi in territorio italiano e che quindi la giurisdizione apparteneva all'Italia. Su questo il Presidente degli Stati Uniti ha convenuto, ma ha preannunciato una richiesta di estradizione da parte degli Stati Uniti nei confronti dei quattro terroristi.
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Ma è vero, per esempio, che con Reagan, nella notte di Sidonella, quella famosa, tra lei e lui sono volate le parole grosse?
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No, parole grosse no, parole ferme, diciamo, hanno attraversato il filo, ma parole ferme, non parole grosse, no, anzi tutto si è risolto in modo molto, dico, molto civile con una reciproca contestazione di argomenti.
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E sì, questo era proprio lui, Bettino Craxi, uno dei politici italiani più controversi, che è rimasto famoso nella storia di questo nostro paese e in quella sua personale. Al di là delle tristi e vergognose vicende di Tangentopoli, per quest'altra circostanza, che fece di lui, sia pure per pochi giorni, un vero e proprio statista, l'unico capace di opporsi in maniera determinata, come avete appena sentito dalle sue parole, a una richiesta del grande alleato americano. la vicenda ve l'ho raccontata poco fa, ma ci serve soltanto, nella logica dei corsi e dei ricorsi storici, a raccontare in una chiave nuova quello che è appena successo al governo di Giorgia Meloni. Di nuovo Sigonella al centro della scena, di nuovo una pretesa del governo americano, stavolta quello di Donald Trump, di far atterrare in quella base due aerei statunitensi in scalo, possiamo definirlo così, prima di ripartire alla volta del teatro di guerra medio orientale. Una richiesta che non è arrivata se non a pochi minuti dall'atterraggio. Era la notte di venerdì scorso, quindi non era stata chiesta nessuna autorizzazione ufficiale dagli americani, come il protocollo prevede. E così, poco prima dell'atterraggio, che evidentemente gli americani davano per scontato, Le autorità italiane, attraverso la Reonautica, poi il Capo di Stato Maggiore Luciano Portolano, quell'autorizzazione l'hanno negata, creando un vero e proprio incidente diplomatico. Possiamo definirlo così? Ora il governo italiano ridimensiona la portata dell'accaduto. C'è una chiave di lettura ovvia scontata in questo momento nel quale Meloni ha appena preso la scoppola di una sconfitta referendaria che ha visto concentrarsi in negativo nell'urna non soltanto l'avversione per una palese manipolazione della nostra Costituzione repubblicana, per un'evidente compressione del bilanciamento dei poteri tra esecutivo e giudiziario ma anche il disagio per una situazione economica drammatica innescata dalla feroce e dissennata guerra che Trump e Netanyahu hanno aperto nei confronti dell'Iran che ha avuto ricadute economiche pesantissime sui nostri portafogli sulle bollette delle famiglie e delle imprese italiane e dunque questa idea che l'abbraccio mortale con Trump stia cominciando a rappresentare un gigantesco handicap per la stessa Giorgia Meloni, agli occhi dei suoi stessi elettori. E quindi anche in questa chiave l'incidente di Sigonella viene interpretata. Il governo si affretta a dire che però non è così. quello che è accaduto, cioè la base di Sigonella negata, gli aerei americani non mette in alcun modo in discussione la solidità dei nostri rapporti con lo sceriffo di Washington. Ovviamente non la chiama così, ma la nota che arriva da Palazzo Chigi riflette esattamente questo tentativo di gettare acqua sul fuoco, di interrompere sul nascere qualunque tipo di speculazione politica che pure però è legittima e ovemai non lo fosse e cioè se davvero come sostiene il ministro della difesa Crosetto si è trattato solo di un errore umano e cioè le autorità americane che non hanno tenuto conto, se non all'ultimo momento, della necessità di chiedere un'autorizzazione, così come contemplano i trattati che ci legano agli Stati Uniti, allora è chiaro che siamo in presenza di un caso che comunque la si veda, solleva serie interrogative e cioè da un lato perché gli Stati Uniti non ci hanno avvisato se non all'ultimo secondo forse perché considerano l'Italia una sorta di cameriera del Guatemala nei confronti dei bisogni statunitensi coinvolti in questo momento in una guerra dall'esito incerto, oppure semplicemente volevano mettere alla prova la tenuta delle relazioni transatlantiche con un paese che dal punto di vista di Trump è guidato dalla sua share leader, Giorgia Meloni. E quello che subito dopo ha detto Trump, attaccando a testa bassa i paesi europei e dicendo beh se volete il petrolio venitelo a prendere qui, venite a combattere con noi, se no non rompete le scatole. con attacchi diretti sia alla Gran Bretagna sia alla Francia. Ecco, tutto questo lascerebbe pensare che forse Washington questa mossa l'ha fatta davvero per metterci alla prova. Non abbiamo ancora nessuna certezza di quello che è accaduto, ma la sensazione è che sia l'ennesimo pasticcio, probabilmente legato a mancanza di comunicazione tra l'Aeronautica, lo Stato Maggiore dell'Esercito, il Ministero della Difesa Palazzo Chigi, non sappiamo se Meloni ha saputo in quella notte stessa cosa stava accadendo. L'impressione, che deriva dalla rapidità con la quale la sorella d'Italia ha voluto ridimensionare la portata di questo strappo, è che in ogni caso sarebbe stato meglio che nessuno l'avesse tirato fuori. E cioè che non si fosse saputo, visto che è successo ben quattro giorni fa. ed esce fuori solo ora. E allora la domanda che ci si pone è perché viene fuori adesso e chi è che ha voluto raccontare, spifferare questo sgradevolissimo e potenzialmente gravissimo incidente al Corriere della Sera, che la notizia l'ha data per primo. E dunque ancora una volta tutto questo rientra nel grande pericoloso frullatore che si è messo in moto dopo la sconfitta referendaria. Prima con le dimissioni della ministra Santanchè, del sottosegretario Del Mastro, e poi della capa di gabinetto del Ministero della Giustizia e poi ancora del capogruppo di Forza Italia, Maurizio Gasparri e poi ancora, ancora, ancora chissà cos'altro dovrà succedere. Un governo che sembra girare a vuoto e che al suo interno manifesta, oltre a veleni e tensioni, evidenti cortocircuiti nell'azione quotidiana. evidenti intoppi di tipo operativo in questo caso però parliamo di una questione maledettamente grave appunto basi militari che possono essere utilizzate da aerei di un esercito alleato per andare a fare la guerra in Medio Oriente come sappiamo procedura vietata dalla nostra costituzione all'articolo 11 E allora, piccolo e banale incidente di percorso, oppure indice di un cambio di strategia di politica estera dalla parte del nostro paese, oppure ancora tentativo americano di testare la tenuta della nostra fedeltà al palazzinaro di New York, oppure come anche si chiama al despota di Mara Lago. Tutto è possibile. Aspettiamo che qualcuno spieghi meglio cosa è accaduto. E soprattutto che qualcuno ci dica qual è, oggi, alla luce della disfatta referendaria, la politica estera del nostro Paese. E soprattutto qual è la relazione che ci lega o ci divide, come sarebbe necessario, dall'architetto del caos, Donald Trump. Questo ancora non l'abbiamo capito. E allora, se c'è una lezione da trarre nella storia di Sigonella, è proprio quella che ci ha lasciato Bettino Craxi. Nei confronti degli Stati Uniti, mai come oggi, servirebbero, se non parole grosse, sicuramente parole ferme. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
Episode: Meloni, il mezzo no a Trump e la lezione di Craxi a Sigonella
Date: April 1, 2026
Host: Massimo Giannini (editorialista e opinionista di Repubblica)
Massimo Giannini riflette sulle recenti tensioni tra Italia e Stati Uniti riguardo alla vicenda della base militare di Sigonella. Il confronto viene tracciato con la storica notte dell’11 ottobre 1985, quando Bettino Craxi, allora Presidente del Consiglio, si oppose fermamente all’America di Reagan. Oggi, quasi 40 anni dopo, il governo Meloni si trova a dover gestire una situazione analoga ma con modalità e retaggi molto diversi. La puntata si snoda tra il racconto dei fatti, confronti storici e analisi politica sullo stato delle relazioni internazionali italiane.
L’episodio di oggi intreccia storie del passato e tensioni del presente per ragionare su sovranità, diplomazia e la postura italiana nello scenario globale. Dietro l’incidente di Sigonella c’è la domanda irrisolta su quale sia la reale politica estera dell’Italia sotto Meloni, soprattutto dopo l’ennesimo “strappo” con Washington. La lezione (e l’esempio di Craxi) è che, nel rapporto con gli Stati Uniti, quello che manca oggi sono forse meno le “parole grosse” e più quelle “ferme”.