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McDonald's Announcer
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Household Member
Amore, porto giù il sacchetto dell'umido.
Massimo Giannini
Ma ce l'hai il Bure Pack?
Parliament Member
Ce l'ha il Bure Pack? Ce l'ha il Bure Pack?
McDonald's Announcer
Ce l'ha il Bure Pack?
Household Member
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Massimo Giannini
Nella letteratura della satira politica resta scolpito un famoso motto di Richard Nixon. Diceva più o meno così, se due torti non fanno una ragione, prova con tre. Questa considerazione torna in mente dopo aver assistito all'ennesima seduta parlamentare a Camera e Senato Relativa alle comunicazioni della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, alla vigilia del Consiglio europeo, che oggi e domani dovrà discutere a Bruxelles della nuova situazione che si è creata nel conflitto russo-ucraino e in particolare dovrà affrontare i temi spinosi nel supporto militare ed economico da dare alla resistenza di Kiev, della possibilità di inviare altre armi a Volodymyr Zelensky e infine dell'opportunità o meno di utilizzare gli asset russi fin qui congelati. Ebbene, su tutta questa partita la sorella d'Italia si è appropriata allegramente di quel vecchio storico motto di Nixon.
Household Member
Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
Giorgia Meloni
La serata di lunedì ho partecipato al Vertice di Berlino insieme al Presidente Zelensky, a diversi colleghi europei, ai negoziatori americani Steve Whitkoff e Jared Kushner in un clima costruttivo e unitario che penso valga la pena di sottolineare. Ne è scaturita una dichiarazione finale dei leader europei che riprende tutte le priorità che l'Italia ha sostenuto in questi mesi difficili e che ho ribadito anche martedì scorso accogliendo a Roma il Presidente Zelensky. Il cammino verso la pace dal nostro punto di vista non può prescindere da quattro fattori fondamentali. Lo stretto legame tra Europa e Stati Uniti, che non sono competitor in questa vicenda, atteso che condividono lo stesso obiettivo, ma hanno sicuramente angoli di visuale non sovrapponibili, dati soprattutto dalla differente posizione geografica. Il rafforzamento della posizione negoziale ucraina, che si ottiene soprattutto mantenendo chiaro che non intendiamo abbandonare l'Ucraina al suo destino nella frase più delicata degli ultimi anni, la tutela degli interessi dell'Europa che per il sostegno garantito dall'inizio del conflitto, per i rischi che correrebbe se la Russia ne uscisse rafforzata, non possono essere ignorati, Dunque.
Massimo Giannini
Quello che avete appena ascoltato è il succo dell'intervento che la Premier ha fatto in aula al Palazzo Madama e poi a Montecitorio prima di fare le valigie e partire per Bruxelles. Avete sentito? Il messaggio essenziale riguarda la nostra posizione rispetto al conflitto russo-ucraino e al sostegno che dobbiamo dare a Zelensky. Da questo punto di vista, almeno qua, Meloni non ha deluso. Dice che la Russia si è impantanata in Ucraina in una durissima guerra di posizione, ha fatto enormi sacrifici per questo, dice che è importante mantenere la pressione economica su Mosca e precisa che in ogni caso l'Italia non inviera mai soldati in Ucraina, come invece prevedono di fare i paesi europei riuniti in quella che in gergo si chiama ormai la coalizione dei volenterosi. poi mette le mani avanti sugli asset russi bisogna trovare una soluzione sostenibile e questo è tutt'altro che semplice perché se adottassimo meccanismi privi del base giuridica necessaria rischieremo di dare alla Russia una vittoria che finora non aveva mai ottenuto sul campo e fin qui tutto bene parole sufficientemente chiare pronunciate con a fianco il leader del partito russo in Italia e cioè il vicepresidente del consiglio Matteo Salvini le cui parole ormai vengono adottate in maniera pedissequa da Musk e dal Cremlino, che le rilancia come vere e proprie verità incontrovertibili, alle quali la Russia di Putin aderisce senza riserve. Dunque qui si vede una divergenza tra Meloni e Salvini. Dove la divergenza scompare, e siamo dunque al primo grande torto di Giorgia Meloni, è nella mozione che la maggioranza approva alla fine della solita, lunga giornata di discussione parlamentare. una mozione nella quale sparisce il nodo vero che sta dividendo Fratelli d'Italia dalla Lega e cioè l'aiuto militare da fornire all'Ucraina. Si fa generico riferimento a un supporto multidimensionale a Kiev, qualunque cosa significhi. Volutamente la Presidente del Consiglio omette il termine forniture militari, non menziona le armi. che sono invece, come sappiamo ormai da tempo, la vera urgenza di Zelensky, soprattutto all'indomani del disimpegno americano. Ormai Trump non fornisce più armi né missili alla resistenza di Kiev. Lo facciamo noi europei attraverso il sistema PURL, cioè quel meccanismo in base al quale l'Europa compra armi dagli Stati Uniti per poi rivenderle e ricederle all'Ucraina. Dunque eccolo qua il primo grande torto di Giorgia Meloni e del governo italiano. Non dire la verità sulla situazione e sulla posizione italiana rispetto a Kiev. Del resto, che l'Italia stia a sua volta stringendo i cordoni della borsa lo dicono i numeri. Basta prendere l'ultima tabella elaborata dall'ISPI su dati del Kiel Institute che fa la radiografia delle spese militari pro capite finora erogate dai paesi europei. Ebbene, da questa tabella si evince che l'Italia è al penultimo posto, con 52 euro pro capite l'anno. Peggio dell'Italia fa solo la Spagna, con 43 euro pro capite. Molto meglio di noi fanno la Francia, 75 euro pro capite. La Germania, 134 euro pro capite. La Danimarca, 535 euro pro capite. Quindi, come è evidente, anche il bel paese sta facendo ciao ciao al povero Zelensky. in linea con le indicazioni che arrivano da Washington e dallo sceriffo della Casa Bianca, che conferma ad ogni piesso spinto il suo disimpegno dalla guerra russa-ucraina. Ma poi, al di là di questo, c'è il secondo torto del governo e di Giorgia Meloni. e cioè quello di trasformare ogni volta questa occasione, che sarebbe utile per affrontare i grandi temi della politica estera, nel solito rito cannibale. Laddove per rito cannibale si intende l'opportunità attraverso un discorso che dovrebbe essere di alto respiro, che dovrebbe caratterizzare il profilo politico di una statista, ecco di usare tutto questo invece come un manganello, un'arma contro l'opposizione. La solita sinistra, i soliti comunisti, tutto quell'armamentario ideologico corrivo e volgare che abbiamo sentito più volte dalla sorella d'Italia, non solo nelle aule parlamentari ma in tutte le occasioni pubbliche. come se Camera e Senato fossero il palco di Atreiu. E dunque attacchi alla magistratura, anche in un contesto nel quale di giustizia non si parla affatto, e dunque attacchi e ironie contro il PD di Ellis Line, contro il Movimento 5 Stelle di Conte, sottolineandone ogni volta le divisioni, omettendo invece quelle della maggioranza. Sia chiaro non che a sinistra non esistano fratture sulla politica estera, ma è la destra che governa e sono quindi le sue divisioni che possono rappresentare un problema per il paese e per il popolo italiano. A poco importa, quello che è necessario è fare bassa propaganda. La fa la Presidenta del Consiglio e la fanno i suoi abili squadristi. Uno su tutti, Galeazzo Bignami, capogruppo alla Camera, che infiamma l'aula cominciando ad attaccare la sinistra tutto spiano. La sinistra che oggi è all'opposizione a tutte le risposte ai problemi che ha creato quando era al governo. Siete nervosi, anch'io sarei al posto vostro nervoso. Non abbiamo avuto la fortuna di sentire Schlein ad Atreiu. Non l'abbiamo vista arrivare. E così via, così via, con continui attacchi. ironie che culminano nell'offesa più inaccettabile. E cioè, a proposito delle scritte sui muri contro la Premier, la mano che verga è la stessa che alimenta le piazze. Andate in piazza con la falce e il martello, con la bandiera di Gaza, mai con il tricolore, perché vi vergognate di essere italiani. Questo è Galeazzo Bignani e, al suo seguito, tutti gli altri. Terzo ed ultimo torno. Mentire. Sistematicamente. e farlo con consapevolezza oppure per incompetenza. Sentite quest'altro passaggio della replica di Meloni.
Parliament Member
Pressione fiscale, anche qui. Colleghi, per cortesia.
Giorgia Meloni
Sul presunto aumento della pressione fiscale. Sul presunto aumento della pressione fiscale. Adesso anche qui il collega Bonelli dice non fate il gioco delle tre carte. Io non faccio nessun gioco delle tre carte. La pressione fiscale, certo, sale. Perché sale.
Massimo Giannini
Colleghi, per cortesia.
Giorgia Meloni
Manteniamo il silenzio sale perché la pressione fiscale sale perché sale il gettito fiscale certo ma non vabbè signori se volete.
Parliament Member
Diciamo facciamo un simposio ma poi tutto si può dire di temi complessi ma.
Giorgia Meloni
Penso che diciamo siccome siamo nel Parlamento.
Parliament Member
Della Repubblica le cose o si dicono come stanno o si studiano se non si sanno perché La pressione fiscale sale perché sale il gettito fiscale, certo, ma il gettito fiscale non sale solamente nel caso in cui aumentano le tasse sui lavoratori e sulle famiglie. Le ragioni per le quale il gettito fiscale aumenta sono molte, tra cui ad esempio il fatto che oggi lavora un milione di persone in più che pagano le tasse, tra cui ad esempio il record della lotta all'evasione fiscale. È facile, non è una cosa difficile. Non è una cosa difficile.
Massimo Giannini
Alla Schlein, che in aula ricorda alla Premier, L'infinita lungaggine delle liste d'attesa per avere una TAC o una mammografia, i dati diffusi l'altro ieri da Cittadinanza Attiva, e poi ancora che le ricorda il disastro degli aumenti di prezzo col carrello della spesa. E poi la produzione industriale che cala ormai da 34 su 37 mesi e infine l'aumento delle tasse, il fatto che si voglia ora fare cassa sui più deboli a partire dai pensionati, Melone risponde con questa recita sgangherata sulla pressione fiscale. dimostrando ancora una volta o di non sapere che cos'è la pressione fiscale oppure di manipolare i dati della realtà. Dice la Premier il gettito fiscale aumenta perché c'è più lavoro, c'è più gente occupata. Verissimo. Peccato che la pressione fiscale sia il rapporto tra l'aumento del gettito e l'aumento del PIL. Ma se aumenta solo il gettito e non aumenta anche il PIL, questo giustifica l'aumento della pressione fiscale, ma significa che le tasse comunque crescono per tutti, perché banalmente, anche se si lavora di più, si produce meno crescita, si produce meno ricchezza, perché quel lavoro è povero e dunque le tasse mordono ancora di più. Ma tutto questo alla Meloni sfugge oppure non interessa perché c'è da raccontare agli italiani un altro paese, il Bengodi, il paese della cuccagna, mentre l'Italia reale soffre e sopporta andando avanti. Per questo alla fine il rito cannibale è diventato stucchevole e non serve a niente, non serve a chiarire, non serve a capire. E allora, avanti così fino alla prossima sceneggiata. E pazienza se il pubblico pagante è sempre più scarso.
Household Member
Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
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Episode: Meloni in Parlamento: il rito cannibale che annoia l’Italia
Host: Massimo Giannini
Date: 18 dicembre 2025
Podcast: OnePodcast
In questa puntata, Massimo Giannini analizza le recenti comunicazioni della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in Parlamento alla vigilia del Consiglio europeo di Bruxelles. Il focus principale è la posizione italiana sulla guerra in Ucraina, il sostegno a Zelensky, le divisioni nella maggioranza di governo e la trasformazione ricorrente dei dibattiti parlamentari in rituali sterili e propagandistici, definiti da Giannini "riti cannibali". Viene inoltre contestata la narrazione del governo sulle politiche fiscali e sull’economia italiana.
“Se due torti non fanno una ragione, prova con tre.”
Il motto, osserva Giannini, si adatta perfettamente al modus operandi della maggioranza nella gestione del dibattito parlamentare sulle comunicazioni di Meloni.
“Il cammino verso la pace dal nostro punto di vista non può prescindere da quattro fattori fondamentali... [tra cui] il rafforzamento della posizione negoziale ucraina... la tutela degli interessi dell’Europa...”
(Giorgia Meloni, 02:06)
Giannini elogia la chiarezza sulle linee generali, ma sottolinea la mancanza di trasparenza sulla vera ampiezza del sostegno militare italiano.
Evidenzia come nella mozione finale sia stato omesso il termine "forniture militari", punto nodale delle divergenze tra Fratelli d’Italia e la Lega.
“Volutamente la Presidente del Consiglio omette il termine forniture militari, non menziona le armi, che sono invece la vera urgenza di Zelensky...”
(Massimo Giannini, 04:38)
Presenta dati sulla spesa militare pro capite italiani, mettendo in evidenza che:
“Anche il bel paese sta facendo ciao ciao al povero Zelensky...”
(Massimo Giannini, 05:38)
“Quello che è necessario è fare bassa propaganda. La fa la Presidenta del Consiglio e la fanno i suoi abili squadristi.”
(06:41)
“Andate in piazza con la falce e il martello, con la bandiera di Gaza, mai con il tricolore, perché vi vergognate di essere italiani.”
(Riferito a parole di Galeazzo Bignami, 08:35)
“La pressione fiscale, certo, sale. Perché sale il gettito fiscale, certo, ma il gettito fiscale non sale solamente nel caso in cui aumentano le tasse sui lavoratori e sulle famiglie...”
(Giorgia Meloni, 10:27)
“Dice la Premier: il gettito fiscale aumenta perché c’è più lavoro, c’è più gente occupata. Verissimo. Peccato che la pressione fiscale sia il rapporto tra l’aumento del gettito e l’aumento del PIL...”
(Massimo Giannini, 12:02)
Massimo Giannini (00:56):
“Nella letteratura della satira politica resta scolpito un famoso motto di Richard Nixon. Diceva più o meno così, se due torti non fanno una ragione, prova con tre...”
Giorgia Meloni (02:06):
“Il cammino verso la pace dal nostro punto di vista non può prescindere da quattro fattori fondamentali...”
Massimo Giannini (04:38):
“Volutamente la Presidente del Consiglio omette il termine forniture militari, non menziona le armi...”
Galeazzo Bignami, citato da Giannini (08:35):
“Andate in piazza con la falce e il martello, con la bandiera di Gaza, mai con il tricolore, perché vi vergognate di essere italiani.”
Giorgia Meloni (10:27):
“La pressione fiscale, certo, sale. Perché sale il gettito fiscale, certo, ma il gettito fiscale non sale solamente nel caso in cui aumentano le tasse...”
Massimo Giannini (12:02):
“Peccato che la pressione fiscale sia il rapporto tra l’aumento del gettito e l’aumento del PIL...”
L’episodio approfondisce il malessere di un Parlamento diventato, secondo Giannini, palco per “sceneggiate” più che luogo di reale confronto democratico. Meloni – pur ribadendo il supporto all’Ucraina – continua a giocare di equilibrio tra le diverse anime della coalizione, evitando decisioni nette sui temi scottanti, come le forniture militari. Al contempo, la narrazione trionfalistica su economia e fisco stride con i dati e la percezione reale del Paese. In conclusione, denuncia Giannini, il rito politico si ripete, ma il pubblico – cioè i cittadini – è sempre più annoiato e distante.