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Eccola qua allora la Giorgia Meloni in carne ed ossa, non quella del sogno, non quella che tende una mano all'opposizione cercando una sponda nell'interesse del paese, non la rappresentante la più alta esponente della guida della nazione, ma la capa della sua fazione. Con il discorso di fronte alla Camera e al Senato di Giorgia Meloni quasi 20 giorni dalla sconfitta del referendum, comincia di fatto nel nostro paese la lunga, tormentata e speriamo non troppo avvelenata campagna elettorale che ci porterà alle elezioni politiche del prossimo autunno, se qualcosa non succede prima. Sì, perché il discorso della Sorella d'Italia non ha le caratteristiche di un primo ministro che cerca di rimettere insieme i cocci e di consentire con uno spirito costituente di fare al Paese i passi necessari per fronteggiare una delle crisi più drammatiche di questi ultimi anni. No, è una rivendicazione puntuta e, se vogliamo, fermamente rivendicata di tutto ciò che è stato fatto in questi tre anni e mezzo. Come se tutto quello che invece è accaduto nella realtà non contasse nulla. Siamo cioè dentro il solito teatro ipnotico meloniano, costruito intorno a molti slogan molti feticci sventolati come bandiere ideologiche e molta manipolazione della verità dei fatti. Belloni non riconosce le responsabilità nella sconfitta del referendum e questo è il primo appunto che le si può fare. La considera un'occasione storica persa e dice però noi abbiamo la coscienza a posto che è un modo per scaricare la colpa della sconfitta non sugli errori fatti da chi quella riforma ha provato a imporla prima al Parlamento e poi al Paese ma al popolo sovrano che l'ha bocciata nelle urne. E poi è una costante e reiterata riaffermazione della propria identità e dunque della propria alterità rispetto a tutto quello che è il panorama politico presente. Noi rappresentiamo un'anomalia, ma ne siamo fieri. Noi siamo orgogliosi di tutto quello che abbiamo fatto e dunque noi andremo avanti a testa alta. Non abbiamo cambiato idea perché non siamo mai cambiati. Noi siamo quelli, come avete sentito, che ci mettono la faccia. Noi non siamo quelli che cercano trame o giochi di palazzo, al contrario, non siamo abituati a gettare la spugna, non ci rassegniamo né cerchiamo il consenso facile. Noi andiamo avanti sempre e comunque convinti di essere, e qui c'è il punto, dalla parte giusta della storia, convinti soprattutto di aver fatto tutto quello che era necessario per far star meglio gli italiani. è qui che cade come un castello di carta l'intera costruzione meloniana che continua a propalare, possiamo dirlo con un certo dispiacere, menzogne. Quando rivendica la crescita economica robusta che noi siamo stati in grado di garantire al Paese, quando rivendica con forza maggiore e crescente la sistemazione dei conti pubblici, siamo gli unici con un avanzo primario, siamo gli unici ad avere una disoccupazione così bassa e ai minimi storici, siamo gli unici ad aver combattuto il lavoro precario, visto che abbiamo 1.200.000 lavoratori stabili, siamo gli unici ad aver garantito salari in crescita, siamo gli unici ad aver alleggerito il carico fiscale, siamo gli unici ad aver portato il fondo sanitario a 143 miliardi, e così via, così via, così via, comprese le panzane, ahimè e ahinui, sull'immigrazione e sulla sicurezza. Abbiamo ridotto i morti nel Mediterraneo. Abbiamo impresso al fenomeno migratorio un cambio di passo. Abbiamo ridotto gli sbarchi e aumentato i rimpatri. Il modello Albania è diventato un esempio per tutta l'Europa. e così per la sicurezza. Abbiamo garantito 27.000 assunzioni tra le forze dell'ordine. abbiamo varato il decreto caivano, abbiamo introdotto norme coraggiose sempre contestate che riguardano soprattutto i minori, le armi da fuoco, l'uso dei coltelli e poi abbiamo combattuto le mafie come nessun altro aveva mai fatto e basta con fango nel ventilatore sul mio padre morto da quando avevo 11 anni. Vi sfido anche su questo ha tuonato la sorella d'Italia rivolta all'opposizione. i miei sacrifici non possono essere usati per scopi così meschini e dal 92 che mi batto contro la criminalità organizzata non accetto lezioni su questo e non ho nulla da imparare combatto cosa nostra fin da ragazzina e lo farò fino all'ultimo respiro forse è l'unico passaggio nel quale Meloni parla con il cuore anche se lo scandalo che riguarda il suo ex sottosegretario del Mastro e altri esponenti di Fratelli d'Italia è lì a dimostrare purtroppo che non lei ma il suo partito è sicuramente largamente infiltrato dalla criminalità organizzata. Ma tutto questo appartiene alla narrazione farlocca del paese che non c'è ed è proprio questo che ci saremmo aspettati ed è proprio questo il sogno che avevo fatto la notte scorsa. la capa di un governo che riconosce i suoi limiti e che prende atto degli errori fatti di fronte al Parlamento e al Paese. e che riconosce, per esempio sulla politica estera, che come lei stessa ha detto è ormai la vera cifra della politica tout court, noi siamo stati purtroppo ambigui, troppo ambigui e oggi paghiamo un prezzo a questa ambiguità. Dice Meloni basta dire che è tutta colpa mia anche se aumenta il prezzo del petrolio, ci contestano la nostra collocazione politica ma è la stessa da 80 anni. E poi si ripete e ripetono lo scontato ritornello sulla nostra subalternità all'America. Meloni scelga tra America e Europa, si è lamentata. Ma tutto quello che sta facendo il presidente americano è un processo già in atto, da prima che lui rivincesse le elezioni. e noi dobbiamo solo prenderne atto. Mi sta a cuore ciò che chiamiamo Occidente e su questo, si è rivolta in quel caso alla Schleim, io uso la sua stessa formula, che lei utilizza per parlare alle variopinte forze della sua coalizione e cioè noi siamo testardamente unitari rispetto all'America con la quale abbiamo un rapporto antico e dunque il nostro obiettivo è fare da sponda tra l'Atlantico e l'Europa e quindi ancora una volta anche qua una solfa già sentita in più e più occasioni nei discorsi pubblici nelle interviste nei comizi nelle poche apparizioni televisive. Nulla di nuovo sotto il sole. Un vincolo con l'America e soprattutto con Donald Trump che Giorgia Meloni non è in grado di recidere. Rivendica di aver smosso critiche allo sceriffo di Washington. Noi abbiamo detto quando non siamo d'accordo sui Dazi, bugia li avevano considerati un'opportunità. Sull'Afghanistan la risposta alla vergognosa e intemerata del tycoon sul mancato coraggio degli eserciti europei compreso quello italiano nella vicenda afghana è stata a dir poco pallida. Sulla Groenlandia nessuna parola. Sull'Ucraina anche lì nessuna critica agli Stati Uniti. E poi sulla guerra in Iran E lì davvero, sulla bocca di Giorgia Meloni, la parola Trump non l'abbiamo ancora mai sentita. Mai. Per condannare quel vergognoso attacco del quale stiamo pagando il conto adesso. Quello che permane, anche se lei non lo ha ripetuto, è il suo solito mantra rispetto al commander in chief. Non condanno, non condivido. E andrà avanti così, senza tema di possibili smentite. Manca un anno alla fine della legislatura, dicevamo, e l'unica cosa che Meloni è in grado di assicurare al Parlamento e al Paese è che nulla cambia, come avete sentito, non ci saranno rimpasti, non ci saranno cambi di fase, non ci sarà fase 1, fase 2, non ci saranno elezioni anticipate, per l'appunto. Noi continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto, senza annunci roboanti. semmai quello che le va imputato sono gli annunci ridondanti, visto che gli unici due che ha fatto di qui alla fine della legislatura li aveva già fatti almeno tre volte. le nuove assunzioni degli ausiliari dei Carabinieri, 10.000 nuovi assunti, e poi il piano casa per 100.000 nuovi appartamenti di qui alla fine dell'anno. Anche questo sentito e già sentito. Per il resto, la stessa Meloni non è in grado di promettere altro se non il puro galleggiamento, la pura autocelebrazione di se stessa. Come ha concluso lei stessa, aspettiamo sereni il voto degli italiani, perché non siamo abituati a gettare la spugna. E il voto del referendum contiene un segnale, ma anche qui evidentemente lo distorce la nostra Presidente del Consiglio, che ritiene che un sì ti conferma, ma un no ti riaccende. Il rifiuto, dice, non è la fine di un percorso, ma l'inizio di una nuova spinta. Peccato che questa spinta non si è vista. E hanno fatto bene la leader del Partito Democratico, Helly Schlein, a sbatterle in faccia la cartolina dal Paese Reale. sui temi dell'economia e del sociale, la produzione industriale, il PNRR che non ha dato risultati, la sanità che marcisce e poi questa insensata guerra condivisa con Trump in violazione dell'articolo 11. Come ha detto la segretaria del Partito Democratico, Trump ha annunciato la distruzione della civiltà ed è la stessa persona al quale lei, presidente Meloni, ha proposto il premio Nobel. E ha fatto ancora meglio Giuseppe Conte a ricordarle, proprio sulla politica estera, tutto ciò che in termini di confusione e ambiguità si è tradotto in complicità. La sua subalternità a Trump è ignobile. Ha detto il leader pentastellato. Lui invade il Venezuela e lei dice che è un'invasione legittima. Lui sostiene Israele e lei contribuisce al genocidio. Il vicepresidente Vance dice che siamo parassiti e lei gli fa firmare la prefazione del suo libro, commettendo così un delitto morale. La manderemo a casa, conclude Conte, e lo faranno gli italiani che non ne possono più. Meloni, viceversa, sostiene. Il governo c'è e farà la sua parte. e non temeremo il giudizio del popolo sovrano. Ma se il piatto che mette in tavola la Presidenta del Consiglio in questi pochi mesi che mancano alla nuova ordalia del voto politico è quello che abbiamo ascoltato ieri, beh, allora farebbe bene a temerlo quel giudizio del popolo sovrano. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione. One Podcast.