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A
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Massimo. Lo spettacolo della politica. Di Massimo Giannini.
C
6 milioni di italiani chiamati alle urne non erano una consultazione di poco conto. Certo, nulla di paragonabile alle ultime tornate di regionali, in cui erano andati a votare quasi 12 milioni di italiani. E nemmeno nulla di paragonabile al referendum sulla giustizia, quando a votare erano andati qualcosa come 24-25 milioni di italiani. Stavolta l'affluenza alle urne è stata molto inferiore. quasi cinque punti meno rispetto alle altre tornate amministrative negli stessi comuni e questo è un segnale piuttosto significativo vuol dire che quella grande affluenza che c'è stata al referendum sulla sì o no alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri Ricordiamolo, un referendum senza quorum è dunque valido qualunque fosse stato il livello di affluenza. Beh, è stata una rondine che non ha fatto primavera. Ha confermato che gli italiani si mobilitano con grande decisione quando in gioco ci sono questioni fondamentali, in quel caso si parlava della Costituzione. Stavolta in ballo il rinnovo oppure l'elezione di un nuovo sindaco in quasi 700 comuni. Un tempo ci sarebbe detto una delle elezioni più importanti perché nulla come la scelta di un sindaco riguarda la vita concreta, materiale, quotidiana dei cittadini. Non è più così. La disaffezione nei confronti della democrazia parte dai territori e arriva fino al voto nazionale. In questo caso la partecipazione alle urne di queste amministrative riflette abbastanza l'affluenza alle urne delle ultime elezioni politiche del 2022. Siamo intorno al 60, 62, 63%. Poca cosa rispetto a un tempo nel quale a votare, almeno in Italia, ci andava l'80-85% degli aventi diritto. Ma si tratta solo di prenderne atto. Ormai è così, l'abbiamo capito, e questa disaffezione democratica non può non continuare a preoccuparci. Ma al di là di questo Altre indicazioni rilevanti arrivano da questa tornata elettorale. Come sappiamo la città fondamentale nella quale si andava a votare era Venezia e in quel caso appunto le speranze del campo largo sono affondate nella laguna. Ha vinto infatti il candidato di centrodestra, anzi dovremmo dire il candidato del centro del centrodestra, un ex scout come Simone Venturi che ha strappato l'elezione al primo turno. Succede a Brugnaro, un sindaco sui generis, sicuramente però uomo di destra-destra, leghista, con idee piuttosto su caratteristiche, ma Venturini è tutt'altra cosa. Tuttavia, questo risultato è sorprendente. Andrea Martel, il candidato del centro-sinistra, credeva di avere la vittoria in tasca, invece ha perso male. Evidentemente, come troppo spesso le succede. Il centrosinistra e la sinistra si sono illuse di poter lucrare sulle difficoltà di scala nazionale che il governo di Giorgio Meloni sta incontrando. E ancora una volta quello che è stato sottovalutato è la paura, la preoccupazione dei cittadini rispetto a un tema che a Venezia si sente moltissimo e cioè la presenza di una numerosissima comunità di bangladini, buona parte dei quali lavorano a Marghera, a Mestre, alla Fincantieri e tuttavia spaventano quel poco o tanto che rimane di popolazione stanziale. nella serenissima, ormai spopolata alla grande. Eppure su questo, anche senza una campagna elettorale troppo becera, Venturini è riuscito a costruire la sua vittoria. E questo è già un dato piuttosto sorprendente. sorprende molto meno il trionfo di Vincenzo De Luca a Salerno. E qui siamo, diciamolo pure, quasi all'ovvio. Ormai quella di De Luca è diventata una vera e propria saga, una sorta di satrapia che va dalla regione Campania a Salerno, la sua città, dove diventa sindaco, pensate un po', per la quinta volta e sbaraglia tutte le possibili alternative. Lui è uno di centrodestra, lo sostenevano la lista del Partito Democratico e delle altre opposizioni, almeno quelle su scala nazionale, ma lo sappiamo, lo sceriffo è lo sceriffo. Si candida col centrosinistra con un programma marcatamente di destra. E appare ancora una volta decisivo il suo profilo di decisionista. L'uomo che vuole trasformare Salerno, ripeto, la città dove torna ad amministrarla per la quinta volta, nella Monte Carlo del Martirreno. E vedrete, a suo modo, ci riuscirà. Già con lui, di passi avanti, quella città ne aveva fatti tanti. stavolta conferma di un radicamento che ormai è potremmo dire quasi eterno De Luca torna sui suoi passi per lasciare ancora una volta un segno e per il resto altri risultati appunto confermano che lo sfondamento da parte dei candidati del centrosinistra in tutte le altre città non c'è stato affatto tant'è che per esempio al Reggio Calabria dopo 12 anni di governo del centro-sinistra, la destra riconquista la città. Vince Francesco Cannizzaro contro Domenico Battaglia. E così finisce l'era Falcomatà, che era stato per Reggio Calabria il barlume di speranza di ricostruire un profilo di città più moderna, libera dalla criminalità organizzata, dall'inefficienza, dall'assistenzialismo. Ma nulla da fare, il centrosinistra non ha curato. Reggio come avrebbe dovuto e potuto. Anche qui si è illusa di poter gestire la rendita e questo alla fine l'ha punita. Ha perso una città importante, il Campolargo. e la stessa cosa vale per altri comuni dove il risultato è più a macchia di Leopardo. Il centrosinistra in Toscana vince a Prato ma viceversa perde ad Arezzo e la stessa cosa succede nelle Marche dove poi aveva trionfato alle regionali il candidato di Giorgia Meloni. Anche qui un comune si prende un altro si perde ma nell'insieme ecco la riflessione complessiva da fare. sulla quale devono riflettere Elie Schleim, Giuseppe Conte e tutti gli altri esponenti del campo largo, ammesso che lo si possa ancora chiamare così, è la seguente. Il segnale che era arrivato dal referendum forte e chiaro è in realtà ancora tutto da decifrare. Se Schleim, Conte e gli altri leader pensavano, avevano pensato, si erano illusini che quei quasi 15 milioni di no a una riforma voluta da Meloni e Nordio fossero già incamerati nella cassaforte e nelle urne del centro-sinistra. Beh, si sono sbagliati di grosso. Quello era un deposito civico che prescindeva dall'appartenenza di partito. Allo stesso modo si può dire che le enormi difficoltà che il governo Meloni sta incontrando in questa fase, alla luce di quel che accade nello stretto di Ormuz con le guerre contro l'Iran, con la guerra Medio Oriente, col blocco delle forniture energetiche dall'esplosione della guerra russo-ucraina in poi, ecco tutto questo, i decretini di sopravvivenza, sette, varati consecutivamente dal governo Meloni, per una spesa di 2 miliardi, con sconti di 10 centesimi e poi di 5 per il gasolio e la benzina. Ecco, tutte queste difficoltà in realtà non sono sufficienti per considerare chiuso il ciclo melloniano, perché alla fine quello che sta accadendo, almeno alla luce dei risultati di queste comunali, è che il centrosinistra riesce a resistere, a galleggiare e in qualche caso anche a rivincere, in realtà spostando l'asse della coalizione verso il centro. Ma quello che non accade è che da quella coalizione i voti vengano via per indirizzarsi altrove, nel caso specifico verso il centrosinistra. E questo è un segnale fondamentale Difficile capire, traslando questo risultato locale su scala nazionale, se questo possa preludere ad un allargamento delle manovre, degli spazi negoziali al centro, sia al centro del centrodestra, sia al centro del centrosinistra e quindi possa far aumentare il peso politico potenziale, per esempio. di Marina Berlusconi, che potrebbe trovare il modo di riaggregare tutte le schegge impazzite della diaspora centrista. Tra Renzi, Calenda e chi più ne ha più ne netta. non lo sappiamo ma quel che sappiamo appunto è che la coalizione di centrodestra sia pure appunto piegata più verso il moderatismo non perde voti o meglio non ne perde a sufficienza non c'è l'emorragia e non c'è dall'altra parte lo sfondamento del centrosinistra Dunque, ragionando, può sembrare sorprendente, ma non lo è. Se pensiamo a quel che è accaduto, dal referendum sulla giustizia in poi, la domanda che viene da farsi è perché sarebbe dovuto andare diversamente? In quale momento, dopo quel plebiscito per il no del 22-23 marzo, i leader e il campo largo hanno dato l'impressione di dare il colpo d'ala e dimostrare al paese che erano pronti a governarlo, pronti a costruire un'alternativa a Giorgia Meloni. Mai, niente di questo. Il primo mese e mezzo è stato trascorso a litigare. Primarie sì, primarie no. Ellis Line si candida, Conte fa il passo indietro, o viceversa. Oppure arriva Salis e si porta via tutto il banco. L'esatto opposto di quel che serviva. Perché serviva invece ragionare di programma, dire agli italiani in 4-5 punti fondamentali se e in che modo questo centrosinistra è pronto a offrire una piattaforma programmatica per un paese diverso, a dimostrare che un'altra Italia è possibile. Non hanno fatto neanche questo. E l'unica cosa che resta agli atti, a dimostrazione di un cambio di fase, è solo quella foto in bianco e nero che sembra mutuata dal capolavoro parigino di Robert Douasnot, dove Ellis Line abbraccia con trasporto Giuseppe Conte. è foto di tre giorni fa a Palermo per l'anniversario della strage di Capaci per un mancato bacio ma comunque un abbraccio avvolgente ma tutto si ferma lì troppo poco per dimostrare agli italiani che questo campo largo è compatto e soprattutto ha un'idea di per vincere le prossime elezioni politiche. E dunque, se c'è un'intelligenza che arriva dalle scelte fatte, in questa circostanza, per i sindaci chiamati a governare questi 700 comuni, sta in questo. Il centrosinistra si muova, oppure Giorgia Meloni rivincerà anche le prossime politiche.
B
Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione. One Podcast.
Episode: Meloni tiene, a Schlein e Conte non basta un abbraccio
Date: May 26, 2026
Host: Massimo Giannini
Platform: OnePodcast
In questo episodio, Massimo Giannini analizza i risultati delle recenti elezioni amministrative italiane, sottolineando la crescente disaffezione degli elettori verso la politica locale e le difficoltà sia del centrodestra che del centrosinistra nel conquistare nuovi consensi. Attraverso l’esame di alcuni casi simbolo, come Venezia, Salerno e Reggio Calabria, Giannini riflette sulle prospettive dei principali leader dell’opposizione – Elly Schlein e Giuseppe Conte – e sulla tenuta dell’attuale governo Meloni.
“La disaffezione nei confronti della democrazia parte dai territori e arriva fino al voto nazionale.” (Massimo Giannini, 03:29)
“Le speranze del campo largo sono affondate nella laguna.” (04:13) “Anche senza una campagna elettorale troppo becera, Venturini è riuscito a costruire la sua vittoria.” (05:59)
“Lo sceriffo è lo sceriffo… con un programma marcatamente di destra.” (07:03) “Vuole trasformare Salerno... nella Monte Carlo del Martirreno. E vedrete, a suo modo, ci riuscirà.” (07:33)
“Il centrosinistra riesce a resistere, a galleggiare e in qualche caso anche a rivincere, in realtà spostando l'asse della coalizione verso il centro.” (10:06)
“L’unica cosa che resta agli atti è solo quella foto in bianco e nero […] dove Elly Schlein abbraccia con trasporto Giuseppe Conte. […] Tutto si ferma lì, troppo poco per dimostrare agli italiani che questo campo largo è compatto.” (11:10)
“Se il centrosinistra non si muove, Giorgia Meloni rivincerà anche le prossime politiche.” (12:17)
“Quella foto in bianco e nero sembra mutuata dal capolavoro parigino di Robert Doisneau... ma tutto si ferma lì.” (11:06)
“Prenderne atto, ormai è così, e questa disaffezione democratica non può non continuare a preoccuparci.” (03:38)
“Un tempo ci sarebbe detto una delle elezioni più importanti, perché nulla come la scelta di un sindaco riguarda la vita concreta, materiale, quotidiana dei cittadini. Non è più così.” (02:52)
Massimo Giannini offre una riflessione lucida e critica: il voto amministrativo conferma la crisi della partecipazione politica e il permanere di assetti bloccati sia nel campo del centrodestra che in quello del centrosinistra. Nessuna svolta reale, solo piccole oscillazioni e tanto simbolismo, ma senza programma. Il centrosinistra, avverte Giannini, deve proporsi con idee nuove e concrete se vuole evitare che la prossima tornata di elezioni politiche sia ancora un terreno di vittoria per Giorgia Meloni.