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A
Cascasse il server? Finalmente stasera non tiro tardi in ufficio.
B
Ma non usavi un gestionale che ti dava un sacco di problemi?
A
Sono passato a Ranocchi, il nuovo software per commercialisti e consulenti del lavoro.
B
Dicono sia affidabile, con assistenza e rivenditori in tutta Italia.
A
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B
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C
Nel linguaggio comune si dice Repubblica delle Banane, una piccola nazione, in genere latinoamericana, guidata da governi poco seri, autocrati o oligarchi da operetta, tendenzialmente incompetenti e spesso corrotti. La formula fu coniata nel 1904 dallo scrittore americano William Sidney Porter, che la coniò pensando all'Honduras, repubblichetta assai malmessa allora, e al Guatemala, dove a un certo punto, negli anni Cinquanta, arrivò un colpo di stato suggerito dai fratelli Dules, entrambi impiegati in una ditta di banane. Ora, con questa premessa storico-culturale, potremmo definire l'italietta di Giorgia Meloni una repubblica delle banane?
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Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini.
E
Perché il messaggio che vogliamo lanciare a tutti è che questa non è la Repubblica delle Banane, qui si rispettano le regole, senza regole non c'è mercato, senza mercato non ci sono imprese sane e non c'è crescita. Dall'altra parte questo Governo ha cercato di offrire a chi è pronto a mettersi in gioco, a chi si rimbocca le maniche, una serie di strumenti per non sentirsi solo nelle sfide quotidiane, un impegno che abbiamo rispettato anche nell'ultima legge di bilancio, che ha rifinanziato la nuova Sabatini, ha garantito stabilità e continuità alla zona economica speciale e unica per il Sud, che sta dando ottimi risultati e che oggi valutiamo di estendere a tutto il territorio nazionale, almeno per la parte di semplificazione che è fondamentale. ha confermato la super deduzione del costo del lavoro, ha reintrodotto una misura efficace e apprezzata dalle imprese come il libero ammortamento.
C
Eccola qua, Giorgia Meloni, in purezza, interviene all'Assemblea annuale di Confcommercio. La prima volta di una premier da dieci anni a questa parte, fa notare la Presidente del Consiglio, con qualche orgogliosa ragione. E in quella sede, di fronte alla platea dei commercianti, degli artigiani, degli esercenti, che la lodano come una salvatrice della patria, la Premier afferma con stentorea certezza che questa non è appunto la Repubblica delle Banane, qui si rispettano le regole e lo dice omaggiando il Presidente di Confcommercio Sangalli, che sta lì da praticamente mezzo secolo, ormai incardinato al vertice dei commercianti italiani. Qui in Italia, dice Meloni, non c'è mercato senza regole, non ci sono imprese sane, non c'è crescita innescata dalle attività apri e chiudi. Poi la Presidente del Consiglio ribadisce Non intendiamo fermarci, vogliamo fare di più per ridurre il carico fiscale sul ceto medio, altri parlano di tassare il patrimonio e il riferimento è ovviamente a Ellis Line e al Partito Democratico, mentre noi, fratelli d'Italia, lavoriamo perché gli italiani possano ambire ad avere patrimonio dopo decenni di sacrificio. Poi naturalmente fa riferimento a tutte le difficoltà che questo governo ha incontrato, dice se penso a tutto quello che abbiamo vissuto in questi quattro anni mi sembra trascorsa un'eternità, però poi se penso a quello che ancora vogliamo fare allora ragiono come se avessimo appena iniziato. Poi continua a ribadire che si batteranno per contenere l'impatto inflazionistico della crisi energetica. come accade dopo il Covid e poi invita tutti a crederci, a crederci sul serio e non adiguarsi ai limiti che qualcuno vuole metterci. Chissà chi è quel qualcuno, non lo sappiamo, come non sapremo mai per quale ragione Meloni parli come se avesse vinto le elezioni ieri e non governasse ormai da quattro anni, per cui tutto quello che continua a promettere, avrebbe dovuto già farlo, perché siamo alla fine della legislatura e lei non ha più un euro in cassa da distribuire. Ma tant'è. Certo, nel paese in cui un generale come Roberto Vannacci spopola in televisione e nei sondaggi, è difficile non pensare al Woody Allen, mitico, del dittatore dello Stato libero di Bananas. Ora però il punto è un altro. Dice la Presidente del Consiglio, come abbiamo sentito, che l'Italia non è una repubblica delle banane perché qui si rispettano le regole. Bene, a di quali regole stiamo parlando? E chi le sta rispettando? Allora io ho qualche domanda da fare alla capa del nostro governo. Non erano regole le prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica, dal potere di scioglimento delle camere alla nomina del capo del governo e dei ministri? E allora perché la sorella d'Italia ha provato a stravolgerle con la riforma dell'elezione diretta del primo ministro? approvata da un ramo del Parlamento e ora soltanto parcheggiata lì da una parte, in attesa di un improbabile, ancorché dal punto di vista meloniano auspicabile rilancio. E poi non erano regole l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, l'autogoverno delle toghe, dentro il Consiglio Superiore, la parità dei criteri elettivi tra membri laici e membri togati? E allora, perché la Sorella d'Italia ha provato a manometterle con la riforma della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri? E infine, non sono regole quelle della legge elettorale, quelle in vigore, pasticciate e strumentalizzate quanto si vuole, ma non modificabili a pochi mesi dal voto per pura convenienza di parte? E allora perché anche qui la sorella d'Italia Le vuole riscrivere proprio adesso con l'unico obiettivo di non far vincere le opposizioni alla prossima tornata elettorale e dare pubblica delle banane, cara Presidente Meloni, modificare in corsa per l'ennesima volta il sistema elettorale. L'abbiamo già fatto in ben quattro occasioni dai tempi dei referendum di Mario Segni del 1993, all'indomani dell'avacro di Mani Pulite, della caduta di Tangentopoli, quando scegliemmo opportunamente il sistema maggioritario e i collegi uninominali con i quali i cittadini elettori sapevano chi avrebbero votato in ciascuno dei territori più vicini a chi doveva decidere chi mandare in Parlamento. avevamo fatto tutto questo con l'obiettivo di implementare anche qui un sano bipolarismo e un'ancora più sana logica dell'alternanza. Bene, da allora le porcate le abbiamo sperimentate tutte e con tutti i governi. il Porcellum con Berlusconi nel 2005, l'Italicum con Renzi nel 2016, il Rosatellum con Gentiloni nel 2017, tutte leggi Frankenstein, mostri normativi ai quali ogni coalizione uscente innestava un organo per sabotare quella entrante. Adesso è la volta dello Stabilicum o del Melonellum, come qualcuno lo ha ribattezzato dal cognome dell'underdog della garbatella. Scegliete voi come chiamarla, questa ennesima storpiatura del sistema elettorale. Quella che è in discussione e che questo governo vuole imporre al Parlamento ancora una volta, come aveva già fatto con la sedicente riforma della giustizia, è solo un'altra porcata, dove al superpremio di maggioranza da legge truffa degli anni 50 o da legge acerbo degli anni 20 si aggiungono altri orrori. come l'abolizione dei collegi e delle preferenze, così giusto per allontanare ancora di più i già disincantati e amareggiati cittadini elettori, che sentono sempre più lontani i fortunati eletti, tutti scelti con liste chiuse, decise dalle segreterie di partito. E' come se non bastasse, questo brobrio normativo si completa con l'indicazione del candidato premier, non sulla scheda. Ecco, fino a questo punto con i pastrocchi tricolori non ci siamo arrivati, ma sul programma di ciascuna coalizione che sarà chiamata a presentarlo prima del voto. Anche questa, una penosa forzatura, un altro sbrego alla Costituzione materiale, così come è avvenuto con le precedenti porcate, due delle quali sono già state sanzionate dalla consulta, illegittime dal punto di vista costituzionale. Insomma, sul cantiere della regge elettorale stiamo costruendo ancora una volta un'altra capocrazia alla matriciana. Anzi, cara Presidente Meloni, che che ne dica lei? Una vera, eterna, incorregibile Repubblica delle Banane.
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Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
Episode: Meloni, Vannacci e la vera Repubblica delle banane
Host: Massimo Giannini
Date: June 11, 2026
Podcast: OnePodcast
In this episode, Massimo Giannini offers a sharp, critical analysis of Italy's current political climate under Prime Minister Giorgia Meloni. Using the provocative metaphor of the "Repubblica delle Banane" ("Banana Republic"), Giannini dissects the rhetoric and actions of the Italian government, particularly in light of Meloni's recent declarations at the Confcommercio annual assembly. The episode interrogates whether Italy is truly different from a so-called banana republic, focusing on rule of law, institutional reforms, and the manipulation of electoral systems.
Giannini uses a sardonic, incisive tone, blending political analysis with historical references and satire. He openly challenges government rhetoric, paints vivid parallels between Italian reforms and the chaotic politics associated with banana republics, and delivers a scathing verdict on Italy’s institutional trajectory under Meloni.
This summary captures the critique, political context, and cultural irony central to Giannini’s episode, making it accessible and engaging for those who missed the original.