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One Podcast.
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Michela Murgia, amica mia, te ne sei andata tre anni fa, in un brutto giorno, il 10 agosto del 2023, aggredita e alla fine piegata da una malattia che non ti ha risparmiato il dolore, ma che ti ha restituito una dignità e una forza che nessun altro essere umano forse avrebbero potuto dimostrare in momenti così difficili. Ci hai insegnato che tu, come qualunque altro malato, non sei la tua malattia. perché la malattia è dentro di te, la esprime il tuo corpo e tu e il tuo corpo siete una cosa sola. In questi tre anni di te si è parlato persino di più di quando eri viva e questo dimostra che segno profondo hai lasciato nella nostra società e nella nostra civiltà, come donna, come intellettuale, come scrittrice, come giornalista, persino come cantante, sì perché Radio Capital insieme Quando abbiamo lavorato in quel magnifico elettrodomestico sentimentale, tu hai fatto vedere che sei anche capace di cantare e di avere un'enorme ironia. Adesso si parla di te per un altro motivo, un'orribile polemica tra i candidati del premio strega. E io mi chiedo, se fossi ancora qui tra noi, cosa diresti di questo ennesimo esempio della nostra involuzione mentale e umana? Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini.
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Il mio corpo quotidianamente è un campo di battaglia, nel senso che tutte le volte che prendo una posizione politica divisiva, e quale posizione politica non è divisiva, gli attacchi vertono essenzialmente sul fattore estetico. Ora, sono 15 anni che faccio questo mestiere, sono 15 anni che in un crescendo mi vengono a dire sei brutta brutta devi star zitta sei un cesso sei inchiavabile dovresti metterti a dieta dovresti rifarti dovresti star zitta sembri un maiale sembri... cioè non vi dico... si sa cos'è il body shaming ora a parte che io questa cosa qui ogni volta mi colpisce perché io mi guardo allo specchio e mi trovo stupenda e dico come è possibile che questa gente non veda cioè perché questo dovrebbe essere un argomento oltretutto ma la cosa interessante non è quanto io sia bella e gli altri non lo vedano ma quanto questo abbia a che fare con la forza delle mie parole cioè per quale motivo a una donna si dice sei un cesso per dire non siamo d'accordo con quello che stai dicendo a un uomo questo non accade io mi son convinta che essendo noi educate a proiettarci sul mondo come creature portatrici di bellezza e di estetica di un senso estetico condiviso con l'obbligo di rispettarla questa cosa Se vogliono farti sentire inadeguata e quindi ammutolirti, toglierti forza, non ti dicono stai dicendo una sciocchezza o non sono d'accordo con quello che dici. Ti dicono non ti desidero. Sei indesiderabile. Sei indesiderabile vuol dire scompari dalla vista, vuol dire non fai parte dell'ordine del mondo.
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Ecco, di fronte alla penosa, baruffa, chiozzotta che esplosa intorno al premio Strega, come uno scrittore candidato, Michele Mari, che in un van, mentre insieme ad altri scrittori candidati si recava a Bisceglia, in una delle tante tappe finalizzate a far conoscere gli esponenti della cinquina che si contenderanno il premio alle popolazioni locali, ha tranciato un giudizio schifoso su di te, dicendo che tu eri così incattivita perché eri troppo brutta, questo nella sostanza. Da quel momento in poi si è innescato il solito tran tran di battute, controbattute, invettive, polemiche, tutto il brutto che sappiamo e che ormai conosciamo del nostro cosiddetto discorso pubblico. E allora di fronte a questo polverone L'unica cosa che si può fare, almeno questo penso io, è riascoltare le tue parole. E le tue parole, quelle che abbiamo appena udito, risuonano forti e chiare e sembrano la risposta più netta, più inequivocabile anche alle polemiche di oggi. Queste parole tu le hai pronunciate il 9 maggio del 2021 all'auditorium qui a Roma in una delle manifestazioni intitolata parole chiave che conduceva un'altra donna splendida Serena Landini e tu le hai raccontato che cosa stavi vivendo in quel momento e che cosa significa il body shaming per una donna, il tuo corpo come campo di battaglia e questa maledizione per la quale in ogni circostanza nella quale una donna o un intellettuale o una scrittrice prende una posizione in qualche modo divisiva subisce degli attacchi non sul merito ma sulla sua estetica tu racconti come abbiamo appena ascoltato la sequela degli insulti che in quei tempi orribili stavi ricevendo perché prendevi posizione, perché dicevi cose scomode sulla politica, sulla cultura, sulla società, su tutto come deve fare un intellettuale coraggioso e ti chiedevi, come abbiamo sentito in questo splendido audio dell'epoca, perché a una donna si dice sei un cesso invece di dirle che non sono d'accordo con te. A un uomo questo non accade. Lo avete sentito? Tu Michela lo dicevi con una nettezza che non ammetteva repliche, perché era la pura e semplice verità. E la denunciavi per quella che era, una forma di violenza. torna in mente tutto questo perché cos'altro è quella battuta improvvida pronunciata da quello scrittore tuo collega che in tua contumacia per la banale ragione che sei morta e non potevi essere su quel van si è lasciato andare ad una riflessione così brutta e squallida perché nel prosieguo dell'audio che abbiamo appena ascoltato e In quella conversazione con Serenà Dandini tu aggiungevi altre parole. che ora io riassumo con le mie, che però non hanno la stessa forza e la stessa efficacia delle tue. Tu dicevi che di fronte a queste violenze, e cioè di fronte ai giudizi feroci degli uomini sul corpo delle donne, alla fine le donne soccombono. Molte stanno zitte prima ancora di dire quello che hanno pensato, rinunciano a intervenire. E poi aggiungevi giustamente, non è vero, che se questi odiatori, questi che combattono le battaglie meschine sul corpo delle donne, se li lasci stare smettono. No, aggiungevi, e avevi ragione. alla lunga smetti tu perché un colpo ogni giorno la prima volta ti fa un po' male ma vai avanti la seconda volta ti fa ancora un po' più male ma dici va bene domattina sarà un altro giorno ma alla fine colpo su colpo tu cedi perché si rompe l'osso aggiungevi poi quella che secondo me è l'invettiva più importante delle tue riflessioni di allora, che restano ancora più vere oggi, tanto più di fronte a un dibattito che vede ancora una volta discutere di questo incidente, chiamiamolo così, occorso a Michele Mari, soltanto le donne, gli uomini tacciono. Tu lo sapevi, per così dire, lo avresti previsto in questo intervento del 2021, quando dicevi che quando una donna si espone con un'opinione che il maschio non condivide, gli intellettuali maschi tacciono nel momento in cui viene offesa e insultata per il suo corpo. Gli intellettuali maschi non riconoscono in quello un attacco fascista e squadrista. E avevi ragione, avevi ragione a dire tutto questo, avevi ragione a denunciare il silenzio dei maschi quando le donne subiscono questo trattamento, non so come definirlo altrimenti. e avevi ragione a concludere questa tua invettiva, questo tuo anatema perché di questo si trattava, dicendo cari colleghi intellettuali maschi non vi stimo più avete fatto succedere tutto questo e siete rimasti in silenzio vergognatevi ecco queste parole vengono non so da dove chi crede direbbe dall'aldilà ma suonano come la risposta più netta e più efficace che si possa immaginare in questo momento, in questi giorni, in queste ore nelle quali, appunto, le donne parlano e perlopiù, per fortuna, ti difendono. E oggi posso citare Annalisa Cuzzocrea, posso citare Valeria Parrella, posso citare Tiziana Ciabatti, posso citare Chiara Valerio, Alcune di queste, come me, sono state tue amiche. Hanno vissuto i giorni meravigliosi che ci hai regalato e anche quelli più dolorosi, quando te ne stavi andando, ma con la tua dignità incorrotta e incorruttibile. Ma per il resto, silenzio. Maschi in silenzio. Muti. Ecco, forse ce n'è uno che ha parlato. Ed è una persona che stimo, perché conosco bene e sono suo amico a mia volta. E sto riferendomi a Massimo Recalcati, un grande psicanalista che tuttavia ieri su Repubblica tendeva a ridimensionare la portata della polemica dicendo che, in fin dei conti, le parole di Michele Mari su quel van non offendono nessuno, perché denigrare i nostri colleghi, alla fine, è umano troppo umano. Fa una citazione di Nietzsche, Massimo Recalcati, e dice che in definitiva questa è una debolezza che ci accomuna tutti. L'invidia. Chiamiamola come vogliamo, ma tutti tendiamo irresistibilmente a cedervi. Beh, stavolta non condivido quello che scrive Massimo Retalcati che, ripeto, è un amico che stimo. No, tutto questo, denigrare gli altri, ma soprattutto denigrare le donne perché qui il tema non è tanto e non è solo denigrare gli altri. Ma è trattare le donne come diceva Michela Murgia, come dici tu Michela in quelle parole stupende del 2021, non per quello che hanno detto e per quello che sostengono, ma per come sono, per come è il loro volto, per come è la loro pancia, per come è il loro seno, per come sono le loro gambe. Ecco, sei un cesso, sei brutta, sei inchiavabile. Ecco, questo non vuol dire denigrare gli altri. vuol dire fare una violenza contro la donna. E questo non si può fare, non si deve fare. In un tempo nel quale ci freggiamo di aver fatto passi avanti sulla via della parità, di tutte le parità di genere, non si può far finta di non vedere che di fronte a un attacco di questo tipo è diritto di tutte le altre donne che si sentono offese replicare con altrettanta durezza, con altrettanta asprezza. Questo davvero non si può fare e questo davvero è stata la tua lezione, Michela, che mai come oggi è viva e forte tra le donne ma dovrebbe esserlo ancora di più tra gli uomini. In quella stessa conversazione del maggio del 2021 Denunciando appunto il tuo corpo trasformato in campo di battaglia e parlando a nome di tutte le altre donne che vivono la stessa umiliazione, la stessa aggressione, tu dicevi io in fondo mi difendo, me la cavo, ma parlo per tutte le altre che non ce la fanno. Questo era ed è la parte più nobile di te, ma è anche quella forse, permettimelo, meno sincera. Perché in realtà tu dicevi di cavartela, ma io so perché ne parlavano, perché me ne parlavi, quanto male ti facevano quei giudizi sprezzanti e totalmente insensati, disumani quasi a volte, sul tuo corpo. e invece so con altrettanta certezza che è vero quello che dicesti sempre in quella conversazione a Serena Dandini quando hai pronunciato parole che mi restano nel cuore e hai detto non capisco come questo sia possibile perché io mi trovo stupenda ecco anche su questo avevi ragione Michela perché tu eri e sei bellissima lo sei a maggior ragione oggi che parliamo di te più ancora di quando c'eri. Forse l'unica altra figura di intellettuale per cui questo è accaduto si chiamava Pierpaolo Pasolini. E già questo, di per sé, dice la tua grandezza. Un altro che ha patito sul suo corpo il coraggio che aveva con le sue idee. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione. One Podcast.
Host: Massimo Giannini
Episode: Murgia, Pasolini e la risposta ai maschi codardi
Date: June 24, 2026
In questa puntata, Massimo Giannini riflette sul lascito umano e intellettuale di Michela Murgia, focalizzandosi sulle recenti polemiche nate intorno al Premio Strega e sull’attacco di body shaming postumo rivoltole dal collega scrittore Michele Mari. Attraverso estratti di parole della stessa Murgia e un confronto con l’atteggiamento (o silenzio) degli intellettuali maschi, Giannini ne fa occasione per ribadire la rilevanza del tema della violenza verbale sulle donne nello spazio pubblico italiano, tracciando un parallelo con la figura di Pier Paolo Pasolini.
“Ci hai insegnato che tu, come qualunque altro malato, non sei la tua malattia... In questi tre anni di te si è parlato persino di più di quando eri viva e questo dimostra che segno profondo hai lasciato.” – (01:00)
“Sono 15 anni che mi vengono a dire sei brutta, devi star zitta, sei un cesso... A una donna si dice sei un cesso, per dire non siamo d'accordo con quello che stai dicendo. A un uomo questo non accade... Se vogliono farti sentire inadeguata, non ti dicono stai dicendo una sciocchezza. Ti dicono: non ti desidero. Sei indesiderabile. Vuol dire scompari dalla vista... non fai parte dell'ordine del mondo.” – (02:15)
“Soltanto le donne, gli uomini tacciono... avevi ragione a denunciare il silenzio dei maschi quando le donne subiscono questo trattamento... e avevi ragione a concludere questa tua invettiva, questo tuo anatema... 'Cari colleghi intellettuali maschi non vi stimo più, avete fatto succedere tutto questo e siete rimasti in silenzio, vergognatevi.'” – (06:50)
“No, tutto questo... ma soprattutto denigrare le donne... non per quello che hanno detto e per quello che sostengono, ma per come sono... questo non vuol dire denigrare gli altri, vuol dire fare una violenza contro la donna. E questo non si può fare, non si deve fare.” – (09:20)
“Forse l'unica altra figura di intellettuale per cui questo è accaduto si chiamava Pier Paolo Pasolini. E già questo, di per sé, dice la tua grandezza. Un altro che ha patito sul suo corpo il coraggio che aveva con le sue idee.” – (12:00)
Michela Murgia (02:15):
“Io mi guardo allo specchio e mi trovo stupenda e dico: come è possibile che questa gente non veda? … La cosa interessante non è quanto io sia bella... ma quanto questo abbia a che fare con la forza delle mie parole…”
Massimo Giannini (09:20):
“Questo non si può fare, non si deve fare. In un tempo nel quale ci freggiamo di aver fatto passi avanti sulla via della parità... non si può far finta di non vedere…”
Massimo Giannini (12:00):
“Forse l'unica altra figura di intellettuale per cui questo è accaduto si chiamava Pier Paolo Pasolini. Un altro che ha patito sul suo corpo il coraggio che aveva con le sue idee.”
Il tono dell’episodio è riflessivo, appassionato e profondamente personale, bilanciando toni commemorativi con una denuncia schietta delle storture del dibattito pubblico italiano. Massimo Giannini mantiene uno stile diretto e coinvolto, arricchito da riferimenti colti e una costante attenzione all’attualità sociopolitica.
L’episodio offre una difesa decisa e commossa della figura di Michela Murgia e, più in generale, un fermo monito sul tema della violenza verbale di genere, rimarcando la necessità di superare il silenzio complice anche negli ambienti intellettuali. La puntata si chiude con una riflessione sul prezzo che pagano gli intellettuali coraggiosi, e con un invito tanto alle donne quanto, soprattutto, agli uomini a fare propria la lezione di Murgia.