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Ciccio, lo sapevi?
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Il 40% degli italiani non va regolarmente dal dentista.
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Sport e salute orale sono importanti per il tuo benessere. Prenditi cura del tuo sorriso con CheckUp e GeneDentale. DentalPro. Scegli di stare bene. Fonte Indagine Keystone.
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Galeotti furono i premi. Nel 1973 Henry Kissinger, allora segretario di Stato degli Stati Uniti d'America, vinse il premio Nobel insieme al rivoluzionario vietnamita Le Duc Tho per aver messo fine alla guerra in Vietnam e aver ristabilito la pace in quell'area. I due infatti furono firmatari degli accordi di Parigi che dovevano sancire il ritiro americano, che poi invece furono disattesi. Per questo le Docteaux rifiutò il premio. mentre la notizia dell'assegnazione del Nobel a Kissinger fu accolta dal comico statunitense Tom Lear con la famosa frase «la satira politica è obsoleta». Per contro, la grande Oriana Fallaci, nello stesso periodo, disse «a Stoccolma gli dieterrò persino il premio Nobel per la pace». Povero Nobel, povera pace. Deve essere un destino, ma questi premi, non solo il Nobel, ma tutti gli altri, sono ormai diventati occasione da parte di una varia umanità per dare il peggio di se stessa. Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini. La persona che mi ha chiesto il premio Nobel E scusate se ci tocca riparlare ancora una volta di Donald Trump. Quello che avete sentito è quello che il presidente americano ha detto solo tre giorni fa di ritorno alla Casa Bianca dopo la firma degli accordi di Sharma e Sheikh. Ha avuto l'occasione, ancora una volta, di tornare sulla vexata questio del mancato premio Nobel per la pace che lo sceriffo di Washington si aspettava dopo aver detto «ho posto fine a sette guerre, nessuno ha mai capito quali fossero». In questa occasione, nello studio ovale, tra le risa dei suoi collaboratori, Trump racconta di aver parlato al telefono con, come l'ha definita lui, la persona che ha effettivamente vinto il premio Nobel, e cioè la Machado, che l'ha chiamato e mi ha detto lo accetto in tuo onore perché te lo sei davvero meritato e io risponde Trump non le ho detto allora dallo a me e giù tutti a sghignazzare quelli del suo inner circle come sempre succede quando il despota il tiranno dice una stupidaggine e i suoi cortigiani devono far finta di divertirsi Ma se ora racconto tutto questo non è per fare dell'ironia sul premio Nobel mancato a Donald Trump. Sappiamo quanto ci tenesse e peraltro possiamo anche dire che se guardiamo al passato e non pensiamo solo a Kissinger come disse a suo tempo Oriana Fallaci, Ma ad altre personalità planetarie che quel premio se lo sono conquistato, beh, tutto sommato, persino Trump ci poteva stare. E' un paradosso della storia. Ma racconto questo fatto soltanto per mettere in evidenza un altro aspetto che lascia basiti. e cioè questa questione dei premi calata soprattutto nel contesto della sporca guerra di Netanyahu contro i poveri palestinesi e nell'ambito di questa ipotetica trattativa su una pace che ancora non vediamo sarà un processo lungo e chi sa mai se ci arriveremo sta producendo una vera e propria follia collettiva. Tutti si scambiano premi o annunciano premi, tra ritiri e rinunce, che fanno pensare sulla ragione degli esseri umani. Di Trump abbiamo detto, possiamo aggiungere al di là del Nobel, che un'altra candidatura Alla premiazione nei confronti di Trump arriva a Milano dove il consigliere leghista Samuele Piscina ha candidato The Donald per aver contribuito alla pace in Medio Oriente per l'ambrogino d'oro che come sappiamo è uno dei riconoscimenti che il capoluogo Lombardo assegna a personalità che si sono distinte per aver dato lustro a quella città. Un delirio, una follia che c'entra Trump con Milano. Direi poco, direi niente. Si può discutere se c'entri con il resto del mondo e cioè se alla fine della solfa avrà davvero portato benefici in un conflitto millenario che dura ormai da 3.000 anni e rispetto al quale lui racconta ai popoli di aver portato finalmente la pace eterna senza considerare che la pace eterna in realtà poi è la morte. Ma a prescindere da questo, Trump e Milano, francamente, è un nesso che si fa qualche difficoltà a individuare. Però sugli ambrogini impazza il delirio, per l'appunto. E infatti non c'è soltanto la candidatura di Trump. Da diversi giorni su questo premio è scoppiato un putiferio. Le polemiche si sono aperte a partire dalla proposta di altri consiglieri comunali della città, Carlo Monguzzi e Beatrice Uguccioni, che hanno proposto di assegnare l'ambrogino d'oro alla flottiglia. Una notizia che, ovviamente, come era inevitabile, ha scatenato le reazioni più scomposte, in qualche caso anche esagerate. L'avvocata Anna Maria Bernardini De Pace, nota divorzista dei VIP, ha addirittura minacciato di restituire il suo ambrogino ricevuto dieci anni fa, nell'ipotesi in cui venisse ratificata la scelta di assegnarlo adesso ai capitani coraggiosi che hanno navigato sul Mediterraneo e sono stati fermati di fronte alle coste di Gaza con l'ennesimo atto di violazione del diritto internazionale da parte della marina israeliana. Tuttavia non ci fermiamo qua perché per una Bernardini De Pace che per esempio insieme a un altro che è stato premiato con l'Ambrogino, un collega giornalista Vittorio Feltri che ha già annunciato anche lui che avrebbe restituito il suo se fosse stata premiata la flottiglia, ecco bene di fronte a tutto questo adesso si ribellano anche quelli che dovrebbero essere premiati. Infatti con un post su Facebook Margherita Cioppi, attivista a cui sarebbe dovuta andare la candidatura per la Global Sumud Flottiglia, si è sfilata dalla corsa e ha detto non penso che in questo momento si possa accettare questa onorificenza. Ringrazio i consiglieri comunali Carlo Munguzzi e Betriece Uccioni per aver avanzato la candidatura per l'Ambrogino d'Oro, ma questa proposta mi fa pensare che ci siano barlumi di speranza a livello istituzionale. Sono stata la capomissione dell'ARCI e dello straordinario equipaggio di CARMA, la barca del progetto TOM che ha navigato assieme alla flottiglia. Lo abbiamo fatto perché abitiamo il mare e siamo scomodi testimoni delle costanti violazioni del diritto internazionale. Ma poi l'affondo finale di Margherita Cioppi non è con le onorificenze che si dimostra da che parte stare, ma con le azioni concrete. Fino a quando il comune di Milano non si muoverà per porre fine a quel gemellaggio e agli accordi con Israele, come al mancato embargo a un paese belligerante, mi parrebbe piuttosto complicato accettare qualsiasi onorificenza. E per questo declino la gentile offerta. Dunque la flottiglia non accetta il premio, mentre se l'avesse accettato lo avrebbero ridato indietro illustri cittadini di Milano che non si sentono rappresentati da questa scelta. Come vedete la Maionese è impazzita e di fronte a tutto questo caos è dovuto intervenire il sindaco Beppe Sala che manda un messaggio al Consiglio Comunale e dice da primo cittadino della città non propongo nomi e non partecipo alla decisione però è mio dovere ricordarvi il regolamento. vanno premiati coloro che, con particolare collaborazione all'attività della pubblica amministrazione, con atti di coraggio e di abnegazione civica, abbiano in qualsiasi modo giovato a Milano. Beh, parole sante che rimettono al centro la verità dei fatti, rispetto alla quale possiamo dire cosa c'entra Donald Trump, ma rispetto alla quale anche dobbiamo dire Cosa c'entra la flottiglia? Nei cui confronti non si può che esprimere tutta la nostra gratitudine. L'abbiamo fatto e l'ho fatto mille volte. Quei ragazzi, quegli attivisti, hanno dimostrato che con coraggio e con impegno civico si possono smuovere le montagne, o in questo caso verrebbe da dire le acque, perché anche la flottiglia ha contribuito in maniera decisiva a sospingere all'isolamento finale israele e probabilmente a costringere Netanyahu ad accettare questa proposta di pace con tutti i suoi limiti con tutti i suoi vizi che in qualche modo Donald Trump gli ha imposto dunque grazie flottiglia ma l'ambrogino d'oro che c'entra? Potrei continuare e parlare di altri premi rispetto ai quali si innescano polemiche velenose che ruotano tutte, ancora una volta, intorno alla vicenda mediorientale. E faccio un altro caso, un altro esempio che la dice lunga però sullo smarrimento del senso comune che ci sta accompagnando e travolgendo. Parlo di Francesca Albanese, la consigliera ONU che ha redatto l'eccellente rapporto sull'economia genocidaria di Israele, che le è valso l'introduzione di pesantissime sanzioni personali da parte degli Stati Uniti d'America. e che gli è valsa poi infinite polemiche su quello che lei ha detto, non tanto e non solo sul genocidio, questo lo dicono tutti, a partire ormai anche dalle Nazioni Unite al più alto livello. Sto parlando di quello che ha detto in occasione di tutti i premi dei quali è stata insignita nel frattempo dai diversi comuni italiani. Ricordiamo quello di Reggio Emilia, quando la albanese in teatro di fronte a un pubblico osannante ha rimbruttato il sindaco che le aveva appena conferito la cittadinanza onoraria perché aveva osato indicare anche il rilascio degli ostaggi tra le condizioni irrinunciabili per la pace in Medio Oriente e poi per tutti gli altri comuni che a seguire quello di Reggio Emilia hanno lanciato iniziative analoghe nei confronti dell'albanese, annunciando l'attribuzione della cittadinanza onoraria, innescando inevitabilmente altre polemiche all'interno dei rispettivi consigli comunali, comprese di posizioni grottesche dall'una e dall'altra parte. Tal che a questo punto mi verrebbe da dire, smettiamola con questa rincorsa ai premi, che sì, possono servire a conquistare un titolo su un giornale, ma di fronte alla millenaria tragedia mediorientale servono veramente a poco. E alla fine mi verrebbe da concludere questa amara riflessione citando un grande scrittore satirico della seconda metà del Novecento, Marcello Marchesi, che a proposito del premio strega diceva una cosa esemplare e brindan tutti alla salute del vincitore con un bel bicchierino di Livore. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giallini. Una produzione, one podcast.
Podcast Summary: Circo Massimo – Lo spettacolo della politica
Host: Massimo Giannini
Episode: Nobel a Trump, Ambrogino alla Flotilla e altri deliri pacifinti
Date: October 16, 2025
In this episode, Massimo Giannini dissects the recent controversies surrounding the politicization and questionable allocation of high-profile recognition—such as the Nobel Peace Prize and the Ambrogino d’Oro—in the context of international conflicts, particularly the ongoing Middle Eastern crisis. With a sharp, ironic tone, Giannini explores how the urge to bestow or refuse awards has become a stage for performative politics and bitter societal divides, often overshadowing genuine merit, meaningful dialogue, and real acts of courage.
[00:26 - 02:30]
“La satira politica è obsoleta.”
“A Stoccolma gli dietterò persino il premio Nobel per la pace.”
[02:30 - 06:00]
“Ho posto fine a sette guerre, nessuno ha mai capito quali fossero.”
(Massimo Giannini imitating Trump, 03:20)
[06:00 - 14:30]
“Un delirio, una follia che c’entra Trump con Milano. Direi poco, direi niente.”
(06:40)
“Non penso che in questo momento si possa accettare questa onorificenza…non è con le onorificenze che si dimostra da che parte stare, ma con le azioni concrete.”
(Quoting Margherita Cioppi’s Facebook post, 11:00)
[14:30 - 16:00]
“Vanno premiati coloro che, con particolare collaborazione all’attività della pubblica amministrazione, con atti di coraggio e abnegazione civica, abbiano in qualsiasi modo giovato a Milano.”
[16:00 - 19:00]
“Povero Nobel, povera pace. Deve essere un destino…”
(02:00, Massimo Giannini, reflecting on the recurring absurdities of the Peace Prize)
“…Quando il despota, il tiranno, dice una stupidaggine e i suoi cortigiani devono far finta di divertirsi.”
(04:40, satirizing Trump’s circle)
“Sugli ambrogini impazza il delirio, per l’appunto.”
(06:50, on the breakdown of rationality over Milanese awards)
Margherita Cioppi:
“Non è con le onorificenze che si dimostra da che parte stare, ma con le azioni concrete…mi parrebbe piuttosto complicato accettare qualsiasi onorificenza.”
(11:20)
Giannini:
“Come vedete la Maionese è impazzita…”
(13:30, summarizing the out-of-control award dynamics)
Mayor Sala:
“Vanno premiati coloro che…abbiano in qualsiasi modo giovato a Milano.”
(15:00)
Conclusion citing Marcello Marchesi:
“…brindan tutti alla salute del vincitore con un bel bicchierino di Livore.”
(19:00, a wry summation on the bitterness provoked by awards)
Giannini’s monologue is laced with irony and exasperation at the degeneration of public recognitions into instruments of political farce and division, especially against the backdrop of the Middle Eastern crisis. He calls for a halt to the “rincorsa ai premi” (race for awards), suggesting they do little to resolve actual tragedies and instead, fuel a “bel bicchierino di Livore”—a toast of rancor among all involved.
This rich episode is a timely reflection on the meaning (or meaninglessness) of public honors in times of global confusion and moral uncertainty.