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A
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B
Breve premessa ad uso del colto e dell'inclita, come si direbbe con un linguaggio un po' aulico. Il nostro codice penale, leggo da una cosa che si chiama Wikipedia, è il codice Rocco, emanato nel 1930 durante il periodo fascista e in vigore dal 1 luglio 1931. prende il nome da Alfredo Rocco, ministro della giustizia dell'epoca e originariamente rifletteva un'impronta autoritaria, pur essendo stato successivamente modificato per conformarsi ai principi della Costituzione repubblicana. Adesso leggo uno dei testi, il manuale di diritto privato, dell'Antolisei, pubblicato da Giuffré e rieditato infinite volte, che è il testo principale sul quale studiano gli studenti di giurisprudenza, quale io anche sono stato. Qui vi si legge che il codice penale vigente Fu pubblicato con reggio decreto il 19 ottobre 1930 e entrò in vigore il 1 luglio 1931. Tramontato il regime fascista, il codice Rofe rimane spendidore, ma con vari provvedimenti legislativi gli sono state introdotte particolari e significative modificazioni per mitigare le asprezze di un codice di matrice autoritario. nell'ambito di una nuova gamma e gerarchia di valori. Per esempio, riduzione del numero dei reati, attenuando la persecuzione penale degli illeciti politici e di opinione, diminuita entità di alcune sanzioni, sostituzione delle pene detentive brevi, limite del principio al concorso delle pene, più favorevole trattamento della recidiva, liberalizzazione del regolamento penitenziario eccetera eccetera queste cose le studiano gli studenti di giurisprudenza possibile che non lo sappia il ministro della giustizia magistrato per una quarantina d'anni di questo paese Circo Massimo lo spettacolo della politica di Massimo Giannini
C
Se oggi una persona venisse condannata per apologia, per esempio, di fascismo, lo sarebbe da un giudice che tiene in mano un codice firmato da Benito Mussolini. Ora, se questo stato della vostra giustizia vi va bene, diteselo chiaramente, ma non attribuite a noi quelli che sono processi all'intenzione, magari eversive o addirittura nostalgiche, che non abbiamo.
B
Eh sì, Carlo Nordio, ministro guarda sigilli, non finirà mai di stupirsi. Quello che vi ho fatto appena ascoltare è un suo intervento alla Camera. 21 gennaio 2026, si era ancora nel pieno della campagna referendaria sul quesito fondamentale relativo alla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, infuriava la battaglia politico-ideologica intorno al tentativo di questo governo di riportare la magistratura sotto il potere politico e già allora l'ineffabile Norgio ribadiva un concetto, e cioè che mentre i codici di procedura e la Costituzione è stata più e più volte modificata, oggetto di cambiamenti da parte del Parlamento, il codice penale italiano, quello firmato da Benito Mussolini, come disse lui appunto pochi mesi fa, gode di buona e sana Costituzione, cioè di ottima salute. Una menzogna clamorosa, certificata da quei brevi riferimenti che ho fatto nella nostra premessa, quando accennavo a quel che dice Wikipedia a proposito del Codice Rocco e quel che c'è scritto nei manuali di diritto penale sui quali studiano tutti coloro che seguono il corso di giurisprudenza in questo paese. Ma Nordio non lo sa, si ostina e ritorna sul tema, ribadendo questa clamorosa bestemmia che disse già nel gennaio del 2026. Forse gli organizzatori non sanno che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il codice penale, reca la firma di Mussolini. Questo dice il guardia sigilli commentando la famosa richiesta di sottoscrivere una dichiarazione di antifascismo, così è stata giudicata, da parte degli espositori, cioè gli editori minori che partecipano alla rassegna culturale a Roma intitolata Più libri, più liberi. sarà in agenda il prossimo dicembre, ma già ora la polemica è esplosa perché appunto gli organizzatori ribadiscono che chiunque voglia partecipare a quella rassegna culturale deve firmare un documento nel quale banalmente ci si impegna a ribadire e sottoscrivere i principi affermanti dalla Costituzione nata dalla lotta antifascista e dalla resistenza e quindi ripudio del fascismo e di tutte le forme di dittatura e di costrizione della libertà democratica. Una cosa banale, ma che la destra ha rielaborato definendo tutto questo, come ha fatto Giorgia Meloni, un patentino antifascista definito proprio così. Aggiungendo la nostra Presidente del Consiglio, la cancellazione delle idee non di sinistra camuffata da lotta antifascista si chiama banalmente censura e la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica. Già questa, pronunciata dalla sorella d'Italia, è una gigantesca stupidaggine. Ma poi arriva lui, Carlo Nordio, che per darle manforte ribadisce che il libro più importante per la nostra giustizia, cioè quel maledetto codice Rocco, reca la firma di Mussolini, dando per presupposto quello che diceva appunto a gennaio, e cioè che quel codice nessuno l'ha mai toccato da allora, come se noi avessimo ancora le norme penali scritte durante il regime fascista. Ora, è probabile che a Nordio faccia velo la necessità di schierarsi dalla parte di Giorgia Meloni e, insieme a questa, l'urgenza di marcare a destra le scorribande continue del generale Vannacci che, come sappiamo, ha messo sotto scacco il governo di Fratelli d'Italia, della Lega e di Forza Italia e tiene di fatto in ostaggio sia Giorgia Meloni, sia Matteo Salvini, sia Antonio Cayani. Li sta svuotando dall'interno, sta cercando di erodergli i consensi, prendendosi un po' di transfugi che presumibilmente non saranno ricandidati alle prossime elezioni e che lui invece accoglie a braccia aperte perché quella, come lui dice e come ha detto A otto e mezzo da Lily Gruber è la sua sporca dozzina, è la feccia di cui lui va orgoglioso. Bene, può darsi quindi che le tre destre oggi al comando sentano l'esigenza di parare i colpi di Vannacci, ma lo si può fare da parte di un ministro della giustizia che, ripeto, è stato magistrato per 40 anni facendo finta di ignorare che il codice penale varato sì in epoca fascista è stato praticamente riscritto in tutte le norme che lo rendevano incompatibile con la nostra Costituzione e con la nostra democrazia liberale, può non sapere Nordio o può far finta di non sapere che la Corte Costituzionale stessa è intervenuta a più riprese per correggere o in qualche caso neutralizzare, di fatto abolendoli, gli articoli di quel Codice Rocco che sarebbero stati altrimenti incompatibili con la carta vanata nel 1948 dai nostri padri costituenti? Non lo so, non sono in grado di dare un giudizio o una risposta a questa ferale domanda. So soltanto che il ministro Nordio si espone ancora una volta al pubblico ludibrio dimostrando in un caso di essere in mala fede oppure, se non è in mala fede, di essere totalmente ignorante della materia per la quale ha assunto la guida di un dicastero cruciale come quello della giustizia. In tutte e due i casi siamo in pessime mani, ma qui è una domanda che ora si impone. perché di volta in volta di stupidaggini e di idiozie come queste ne sentiremo ancora molte. Vorrei chiedere al Presidente del Consiglio, ai Ministri tutti e poi anche a Vannacci se pensano di occupare il tempo che ci separa dalle prossime elezioni politiche propinandoci soltanto queste scemenze fasciste o parafasciste oppure i deliri sovranisti, ultranazionalisti, omofobi e anche persino odiosi nei confronti delle donne, come l'ipotesi di abolire il reato di femminicidio, che di volta in volta ci proparano, ormai da giorni e giorni. Andremo avanti così fino alle prossime elezioni? E poi insieme a questa una domanda, rivolta anche in questo caso alle opposizioni. Volete lasciare l'agenda politica e ideologica, aggiungo, nelle mani di questi irresponsabili che un giorno si e l'altro pure ci propinano simili minestre rancide e riscaldate? Beh, chiunque abbia a cuore i destini di questa democrazia si faccia qualche domanda e provi a inventare un'agenda alternativa. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione. One Podcast.
Episode: Nordio e il Codice Mussolini, tra ignoranza e malafede
Date: June 16, 2026
Host: Massimo Giannini
In this episode, Massimo Giannini delivers a scathing analysis of Justice Minister Carlo Nordio’s recurring claims about Italy’s Penal Code origins and its supposed unaltered continuity from the fascist era. Giannini dissects Nordio’s remarks—framed in the broader context of recent right-wing polemics around antifascism, censorship, and cultural events—questioning the competence, motives, and broader political strategies of the Italian center-right government.
Giannini begins by retracing the origins of Italy’s penal code, known as the "Codice Rocco" ([00:32]):
Quote:
“Il nostro codice penale, leggo da una cosa che si chiama Wikipedia, è il codice Rocco, emanato nel 1930 durante il periodo fascista e in vigore dal 1 luglio 1931... Tramontato il regime fascista, il codice Rocco rimane spendido, ma con vari provvedimenti legislativi gli sono state introdotte particolari e significative modificazioni per mitigare le asprezze di un codice di matrice autoritario.”
— Massimo Giannini ([00:32])
Giannini references standard law textbooks to underscore that the code has undergone repeated and meaningful updates, specifically to strip its fascist elements and adapt it to republican values.
Giannini plays a recent, polemical statement by Justice Minister Carlo Nordio from the Chamber of Deputies ([02:39]):
Quote:
“Se oggi una persona venisse condannata per apologia, per esempio, di fascismo, lo sarebbe da un giudice che tiene in mano un codice firmato da Benito Mussolini. Ora, se questo stato della vostra giustizia vi va bene, diteselo chiaramente, ma non attribuite a noi quelli che sono processi all'intenzione, magari eversive o addirittura nostalgiche, che non abbiamo.”
— Carlo Nordio ([02:39])
Giannini responds critically, calling Nordio’s claim a "clamorosa menzogna" (blatant lie), reminding listeners of the many legislative interventions and constitutional courts’ corrections that have sanitized the code.
Giannini examines the political motivations for these statements:
Quote:
“La cancellazione delle idee non di sinistra camuffata da lotta antifascista si chiama banalmente censura e la censura è incompatibile con qualsiasi società democratica.”
— Attributed by Giannini to Giorgia Meloni ([approx. 04:00])
“Il ministro Nordio si espone ancora una volta al pubblico ludibrio dimostrando in un caso di essere in mala fede oppure, se non è in mala fede, di essere totalmente ignorante della materia per la quale ha assunto la guida di un dicastero cruciale come quello della giustizia. In tutte e due i casi siamo in pessime mani...”
— Massimo Giannini ([05:40])
“Chiunque abbia a cuore i destini di questa democrazia si faccia qualche domanda e provi a inventare un'agenda alternativa.”
— Massimo Giannini ([07:15])
With his signature sardonic and analytical style, Giannini uses the episode to deconstruct right-wing rhetoric surrounding Italy’s penal code, linking it to broader trends of revisionism, culture wars, and electoral positioning. He questions the competence and sincerity of Justice Minister Nordio and the entire ruling coalition, and ultimately calls on democratic forces to counteract what he sees as a dangerous drift in Italian politics. The episode is both a critical legal-political lesson and a passionate editorial.