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Una delle fiabe più famose di Hans Christian Andersen è del 1837 e si intitolava i vestiti nuovi dell'imperatore. La trama più o meno la conosciamo tutti. Parla di un imperatore vanitoso completamente dedito alla cura del suo aspetto esteriore, in particolare del suo abbigliamento. Un giorno due imbroglioni giunti in città spargono la voce di essere i tessitori e di avere a disposizione un nuovo formidabile tessuto sottile, leggero e meraviglioso. con la peculiarità di risultare invisibile agli stolti e agli indegni. Da quel momento in poi i cortigiani e tutti gli abitanti della città vedono il re che cammina con questi vestiti trasparenti e nessuno ha il coraggio di dirlo. Finché non arriva un bambino, lo vede e pronuncia la frase fatale. Ma il re è nudo. Ecco, da allora questa fiabba tiene banco tutte le volte che qualche politico racconta una frottola e nessuno ha il coraggio di riconoscerlo. Ma la fiabba funziona se a dire il re è nudo è un bambino innocente e ingenuo che ha la forza per questo di dire la verità. Non funziona più invece quando a dire il re è nudo sono gli stessi imbroglioni che gli hanno messo addosso gli abiti invisibili. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini. C'è una ragione se vi ho raccontato, per sommi capi, la favoletta dei vestiti nuovi dell'imperatore, quella frase famosa «il re è nudo», perché questa volta a pronunciarla non è stato il bambino innocuo e ingenuo, ma l'imbroglione che al re ha offerto quei vestiti trasparenti. Sentitelo l'imbroglione che parla adesso. Purtroppo l'Europa non gioca. È ovvio che il futuro della sicurezza europea e della relazione russa-ucreana sarà gestito dai russi e dagli americani, non dai europei. Siamo totalmente fuori dal gioco. Eccolo qua, l'impostore è Viktor Orban, il presidente ungherese che è venuto in Italia prima per incontrare Papa Privost in Vaticano e poi per andare a trovare Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. Prima di entrare nella sede del governo italiano, intercettato dai cronisti di Repubblica, ha detto esattamente queste parole che avete appena ascoltato. L'Unione Europea non conta nulla E presto sarò da Trump per risolvere il problema delle sanzioni al petrolio, della Russia, che non servono niente e alla fine fanno soltanto male all'Europa. Ecco perché considero Viktor Orban l'impostore e non il bambino ingenuo. Perché il presidente ungherese, che ricordiamolo, è il leader delle forze sovraniste in Europa, insieme a Giorgia Meloni, insieme a Marine Le Pen in Francia, insieme a Alice Weidel di Alternative für Deutschland in Germania, insieme a Santiago Abascal, leader di VOX in Spagna, è l'uomo che sostiene da sempre che l'Europa è inutile, che l'Europa non conta niente. Questa volta dice una verità, purtroppo, amara, perché è vero che la UE a 27, in questa fase delicatissima della vita del pianeta, direi, non riesce a toccar palla. I protagonisti sono altri, tornano gli imperi, lo sappiamo, lo vediamo. Da un lato c'è Donald Trump, l'architetto del caos che adesso si impanca, grande tessitore e ricostruttore del nuovo ordine mondiale. Dall'altro lato c'è Xi Jinping, il presidente cinese, che intorno alla Cina sta cercando di costruire una globalizzazione alternativa a quella che abbiamo edificato per decenni noi occidentali. E poi c'è Putin, Il nuovo Tsar, convinto di poter ricostruire, anche dal punto di vista territoriale, oltre che valoriale, la nuova grande madre Russia di un tempo. Ecco, in tutto questo, è vero, l'Europa non conta nulla, l'Europa non riesce a toccar palla. Nella vicenda mediorientale, lo sappiamo, i capi di Stato e di Governo dell'Unione sono stati presenti alla parata di Sharm el Sheikh solo a fare i comprimari, oppure le comparse a fianco di Trump da una parte e dei leader arabi dall'altra, a partire dall'egiziano al-Sisi. Sul fronte ucraino, faticosamente, l'Europa cerca di supplire al disimpegno americano, continuando a fornire armi a Zelensky, comprandole dagli Stati Uniti, il che è un paradosso. Ma le cose vanno così. E per fortuna il fronte non si rompe ancora. Ma se quel fronte si incrina sempre di più, questo lo dissideve esattamente all'uomo che, come avete ascoltato poco fa, adesso dice che l'Europa non conta niente. Perché se l'Europa non conta niente, ripeto, amarissima verità, e lo sottolineo due volte, questo dipende esattamente dai leader come lui, dai capi di stato e di governo come quello ungherese o quello italiano, che non per caso adesso si rivedono a Palazzo Chigi. Non sappiamo bene di che cosa abbiano parlato, perché non c'è stata dopo una conferenza stampa. pare che al centro dei colloquici fosse il Green Deal. Come che sia, sappiamo benissimo che tra l'amico Victor e l'amica Georgia c'è un'entente cordiale, c'è una solida alleanza e anche una sostanziale identità di vedute, a partire dal tema fondamentale che spiega la ragione per la quale l'Europa non conta nulla e cioè quel diritto di veto consentito a ciascuno dei 27 Stati membri che impedisce all'Unione di fare passi avanti sulla via dell'integrazione in senso autenticamente federale dell'Europa. Continuiamo a dover cozzare contro quel muro invalicabile che è il voto all'unanimità. E proprio personaggi come Orban, come Meloni, come Le Pen, come Alice Weidel, come Santiago Abascal, ispirati dal principe delle tenebre americane che si è incaricato di portare avanti il dogma e la dottrina trampiana, e cioè Steve Bannon, ecco, esattamente questa è la filiera che sostiene la necessità del voto all'unanimità. Non si può votare a maggioranza. L'ha detto Giorgia Meloni in aula al Senato la settimana scorsa, prima che iniziasse il Consiglio europeo, che non per caso ancora una volta si è risolto con un nulla di fatto, almeno per quel che riguarda il tema più stringente, e cioè lo sblocco dei fondi sequestrati alla Russia dopo la guerra all'Ucraina. A Palazzo Madama la sorella d'Italia l'ha ribadito ancora una volta, il voto all'unanimità ci protegge di più. Nessuno capisce in quale senso, o meglio, il senso è uno solo, e cioè l'idea che l'Europa debba esistere soltanto in quanto sommatoria di stati nazionali. e non invece una comunità di destino, non invece una potenza economica, una potenza politica e in prospettiva anche una potenza militare. Perché è esattamente questo che non vuole Trump ed è esattamente questo che i capi di Stato e di Governo che a Trump si ispirano oggi cercano di impedire. E dunque, per tornare alla fiaba di Hans Christian Andersen, è vero, il re è nudo, ma non possiamo accettare che a dirglielo siano proprio quelli che lo hanno imbrogliato.
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Episode: Orban, Meloni e la fiaba sovranista del Re Nudo
Host: Massimo Giannini
Date: October 28, 2025
In questo episodio, Massimo Giannini affronta il panorama politico europeo utilizzando la metafora della fiaba “I vestiti nuovi dell’imperatore” di Hans Christian Andersen, applicandola ai leader sovranisti europei – in particolare Viktor Orbán e Giorgia Meloni. Il tema centrale è la crisi d’identità e di rilevanza dell’Unione Europea, messa a nudo proprio da quei leader che, secondo Giannini, ne sono responsabili. L’episodio analizza la visita di Orbán in Italia e il suo incontro con Meloni, sottolineando le implicazioni politiche di un’alleanza che abbraccia il diritto di veto e ostacola il percorso federale europeo.
Orbán e Meloni, sottolinea Giannini, si incontrano a Palazzo Chigi e rafforzano un’”entente cordiale”.
Il centro delle loro idee è la difesa del diritto di veto: “quel diritto di veto… che impedisce all’Unione di fare passi avanti sulla via dell’integrazione federale dell’Europa.”
Giannini attribuisce la paralisi europea al modello dell’unanimità, sostenuto da “personaggi come Orban, Meloni, Le Pen…” ispirati dal “principe delle tenebre americane... Steve Bannon.”
Il vero, unico senso di questa posizione secondo Giannini: mantenere l’Europa come mera “sommatoria di stati nazionali” e non come “comunità di destino” o potenza economica, politica, militare.
“La fiaba funziona se a dire il re è nudo è un bambino innocente e ingenuo… non funziona più invece quando a dirlo sono gli stessi imbroglioni che gli hanno messo addosso gli abiti invisibili.”
– Massimo Giannini (01:45)
“Purtroppo l’Europa non gioca. È ovvio che il futuro della sicurezza europea e della relazione russa-ucreana sarà gestito dai russi e dagli americani, non dagli europei. Siamo totalmente fuori dal gioco.”
– Viktor Orbán, citato da Giannini (03:07)
“La UE a 27… non riesce a toccar palla. I protagonisti sono altri, tornano gli imperi, lo sappiamo, lo vediamo.”
– Massimo Giannini (05:44)
“Il voto all’unanimità ci protegge di più. Nessuno capisce in quale senso…”
– Massimo Giannini, citando Giorgia Meloni (08:14)
“Il re è nudo, ma non possiamo accettare che a dirglielo siano proprio quelli che lo hanno imbrogliato.”
– Massimo Giannini (09:33)
Massimo Giannini, con un tono diretto e tagliente, smaschera la “fiaba sovranista” di Orbán e Meloni, mettendo in luce la contraddizione di leader che denunciano la debolezza dell’Europa mentre ne sono, secondo lui, la principale causa. L’episodio si chiude con una riflessione su chi abbia davvero il diritto e la responsabilità di smascherare le verità scomode nell'arena della politica europea.