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One Podcast. La grande politica a volte è fatta anche di piccoli gesti. Quello che sta succedendo intorno al genocidio a Gaza, perché ormai questo termine si può usare, persino le Nazioni Unite lo hanno riconosciuto come tale, sta suscitando nel mondo reazioni di grande mobilitazione. Una di queste è la Global Summit Flottillia. 50 piccole imbarcazioni in navigazione nel Mediterraneo verso le coste israeliane per portare aiuti umanitari a Gaza. Sono barche da di porto, sono privati cittadini che aderiscono a un'organizzazione internazionale e che nel silenzio, nell'ignabia, degli stati sovrani che non riescono in alcun modo a chiudere i rubinetti delle forniture economiche o militari in Israele cercano di trovare un altro modo cercano di fare politica con altri mezzi dimostrando a quel governo criminale di Netanyahu che c'è un pezzo di mondo che si mobilita per il popolo palestinese oppresso e represso e addirittura sterminato dopo il tradibile pogrom del 7 di ottobre senza avere colpe perché sta morendo in una guerra che non è la sua. Tuttavia basta questa mobilitazione per agitare ulteriormente i governi autoritari, quelli israeliani e questo è ovvio, ma purtroppo a questo punto anche quello italiano. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
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Intanto chiaramente la mia condanna di quello che è accaduto stanotte è totale. e ovviamente stiamo facendo le nostre indagini per avere certezze sulle responsabilità, dopodiché come avete visto il Ministro Crosetto ha autorizzato Nave Fasana ad avvicinarsi per chiaramente garantire se fosse necessario soccorso, assistenza alle persone che dovessero essere in pericolo, anche se non è previsto l'uso della forza Dopodiché, però, io voglio ribadire quello che penso di questa vicenda, perché tutto questo è gratuito, pericoloso, irresponsabile. Non c'è bisogno di rischiare la propria incolumità, non c'è bisogno di infilarsi in un teatro di guerra per consegnare degli aiuti a Gaza, che il governo italiano e le autorità preposte avrebbero potuto consegnare in poche ore. Quindi penso anche che vada fatto un richiamo a tutti alla responsabilità, particolarmente quando si tratta di parlamentari della Repubblica Italiana, perché ricordo che i parlamentari della Repubblica Italiana sono pagati per lavorare nelle istituzioni, non per costringere le istituzioni a lavorare per loro.
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Dunque, l'avete sentita. Giorgia Meloni, a New York, prima del suo intervento nell'Assemblea Plenaria delle Nazioni Unite, dice la sua su quello che è appena accaduto nelle acque territoriali internazionali solcate dalle piccole imbarcazioni della Global Sumud Flottiglia. Attaccate con i droni e messe al rischio di affondare con il pericolo che qualcuno ci rimetta anche le penne. Naturalmente l'attacco non ha bisogno della firma. È facile capire chi è che muove i fili di questa intimidazione nei confronti di piccole barche disarmate che portano solo aiuti umanitari alla popolazione civile della striscia di Gaza, ormai allo stremo, senza più acqua, senza più pane, ma solo con le bombe e con i morti da seppellire. Dunque la presidente del Consiglio ancora una volta opera un'inversione logica, politica e morale. Gli aggrediti, in realtà, sono gli aggressori. Dice, infatti, la sorella d'Italia, tutto quello che sta accadendo è gratuito, pericoloso, irresponsabile. Non c'è bisogno di rischiare la propria incolumità, di infilarsi in un teatro di guerra per consegnare aiuti a Gaza, che il governo italiano avrebbe potuto consegnare in poche ore e in altro modo. Dunque la colpa non è del governo israeliano che manda i droni a colpire quelle piccole barchette in mezzo al mare. No, la colpa è di chi su quelle barchette ci sta e di chi su quelle barchette ha deciso di salpare alla volta di un lembo di terra dimenticato da Dio e dagli uomini. Sono loro che mettono a repentaglio la loro vita per fare cosa? Per attaccare il governo. Dice infatti Meloni, io non sono stupida. Quello che accade in Italia non ha come obiettivo quello di alleviare la sofferenza della popolazione di Gaza, ma quello di attaccare il governo italiano. Trovo oggettivamente irresponsabile usare la sofferenza a Gaza per attaccare l'esecutivo. Ma ha senso una reazione del genere? Hanno senso parole di questo tipo? Di fronte intanto alla gravità dei fatti che si sono verificati e poi di fronte alla cosa in sé. La Global Sumud Flottia agirebbe per colpire il governo italiano e non per aiutare le popolazioni palestinesi. Ma cos'è la Global Sumud Flottia? Forse è utile ricordarlo. di fronte alle parole dissennate del capo del governo italiano. La Global Sumud Flottiglia è un'iniziativa umanitaria internazionale portata avanti dalla società civile già dalla seconda metà del 2025. L'obiettivo esplicito è quello di rompere il blocco israeliano nella striscia di Gaza. Come sappiamo il governo Netanyahu impedisce il rifornimento di viveri e di medicinali ormai da mesi e mesi. Tutto è bloccato. Decine e decine e decine di tir fermi ai valichi di Rafa che portano medicinali e cibo e che stanno lì a marcire. Per aggirare tutto questo è nata appunto la Global Sumud Flottiglia. Sumud è una parola araba, significa resilienza o ferma perseveranza. La flottiglia è composta da più di 50 barche, come dicevamo, e da altrettanti partecipanti provenienti da 44 paesi. Non per caso è salpata a fine agosto dai porti di Barcellona, della Tunisia, di Siro, in Grecia, poi anche sì da Genova e da Catania, quindi anche da città italiane, ma questa è la Global Summit Flottiglia, un'organizzazione internazionale alla quale aderiscono cittadini di tutti i paesi. Ora, considerare questa un'iniziativa che ha come obiettivo quello di colpire il governo italiano è soltanto un modo per compiere l'ennesima manipolazione dei fatti, l'ennesima impostura al servizio di che cosa? Dell'imbarazzo che il governo italiano prova di fronte alla strage quotidiana che si verifica nella striscia e di fronte all'impossibilità politica evidentemente del nostro governo di prendere una posizione forte, chiara, netta per condannare il governo Netanyahu. Non potendo fare questo, rovescia la colpa su chi si sta battendo appunto dal basso per cercare di aiutare quella povera gente, dimenticata da tutti, compreso il governo italiano. Perché Meloni non ha mai detto una parola chiara, netta, dura sulla strage quotidiana. Non le si chiede di dire genocidio. Basterebbe riconoscere che l'azione di Netanyahu e dei suoi ministri falchi, sia sulla striscia sia in Cisjordania, è infame e insopportabile. Meloni non fa questo, è condizionata dalla sua totale sudditanza a Donald Trump in testa e quindi anche poi ovviamente a Bibi Netanyahu. Con Trump sappiamo qual è il punto. Meloni è convinta che all'insegna dell'adesione al progetto sovranista di cui Trump è capofila, possa lucrare qualche vantaggio per il nostro paese. Per contro sul fonte israeliano Meloni è convinta di non poter in alcun modo turbare l'equilibrio del suo rapporto con le comunità ebraiche perché porta dietro sia pure in forma parzialmente ridotta rispetto a quella che invece grava sulla coscienza della Germania di Merz il peso del genocidio al quale anche l'Italia diede il suo fattivo contributo con le leggi razziali e poi con la Repubblica Sociale Italiana deportando dalle stazioni italiane a partire di quella di Milano il Benaio 21 molti ebrei del nostro paese, verso i campi di concentramento e di sterminio di Auschwitz e di Buchenwald. Dunque abbiamo molto da farci perdonare e questo condiziona l'approccio di Meloni. Ma quello che non può esserle consentito, di fronte a questo interdetto etico-morale che poi diventa anche politico, è quello di invertire l'onere delle responsabilità. E, per non incolpare palesemente Netanyahu, dare la colpa a chi invece, compresi poi due o tre parlamentari italiani imbarcati sulla Global Sumud flottiglia, cercano di dare una mano a chi sta soffrendo. Poi, è chiaro, Non è affatto scontato che la Global Summit Flottiglia raggiunga il suo obiettivo, e cioè arrivi davvero sulle coste israeliane e possa arrivare a Gaza per portare i suoi aiuti umanitari. Anzi, è quasi certo che non si riuscirà. Ma quello che conta è anche la portata simbolica di questa iniziativa, così come è simbolico il riconoscimento dello Stato palestinese da parte di 150 nazioni del mondo che ormai hanno fatto questo passo, compresi i paesi fondatori dell'Europa, dalla Francia alla Spagna, per non dire dell'Australia, del Canada, insomma quel che resta dell'Occidente, al netto degli Stati Uniti che ormai Occidente non sono più. I simboli contano in politica, ma è proprio contro i simboli che questa destra irresponsabile si vuole scagliare. Perché, vedete, per i nostri patrioti al comando gli unici simboli che contano sono quelli loro. Adesso c'è Charlie Kirk e lui il nuovo eroe che va issato su tutte le bandiere di chi governa. ordinato il mattinale del sottosegretario Fazzolari, che da Palazzo Chigi diffonde dossier a uso interno non adatti alla pubblicazione, attraverso i quali istruisce parlamentari, deputati e senatori di Fratelli d'Italia sullo spin, cioè quello che va comunicato alle masse. E dunque, dopo la morte dell'influencer Trampiano, il mattinale di fazzolari, dice bisogna soffiare sull'odio politico, bisogna evocare gli anni di piombo contro la sinistra e i sindacati. In nome di Kirk denunciare i cattivi maestri che nel nostro paese incitano irresponsabilmente allo scontro. Dunque anche la Global Sumud Flottia è utile allo scopo. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini.
Episode: Per la premier con l’elmetto è nemica anche la Flotilla
Host: Massimo Giannini
Date: September 25, 2025
Producer: OnePodcast
In this episode, Massimo Giannini delivers a sharply critical analysis of the Italian political response to the humanitarian crisis in Gaza, focusing particularly on the controversial comments and stance of Prime Minister Giorgia Meloni regarding the Global Sumud Flottilla—a civilian-led aid convoy targeted en route to Gaza. The podcast dissects Meloni’s reactions, the broader symbolism of the Flottilla, and the political calculations shaping Italy’s foreign policy toward Israel and Palestine.
"Sono barche da di porto, sono privati cittadini che aderiscono a un'organizzazione internazionale e che... cercano di trovare un altro modo, cercano di fare politica con altri mezzi." ([00:25])
"Tutto questo è gratuito, pericoloso, irresponsabile. Non c'è bisogno di rischiare la propria incolumità, non c'è bisogno di infilarsi in un teatro di guerra per consegnare degli aiuti a Gaza..." ([01:56])
"La presidente del Consiglio ancora una volta opera un'inversione logica, politica e morale. Gli aggrediti, in realtà, sono gli aggressori." ([03:25])
"Considerare questa un'iniziativa che ha come obiettivo quello di colpire il governo italiano è soltanto un modo per compiere l'ennesima manipolazione dei fatti, l'ennesima impostura..." ([06:12])
"Porta dietro... il peso del genocidio al quale anche l'Italia diede il suo fattivo contributo... Dunque abbiamo molto da farci perdonare e questo condiziona l'approccio di Meloni." ([10:15])
On Rewriting Responsibility
"Dunque la colpa non è del governo israeliano che manda i droni a colpire quelle piccole barchette... No, la colpa è di chi su quelle barchette ci sta e di chi su quelle barchette ha deciso di salpare alla volta di un lembo di terra dimenticato da Dio e dagli uomini."
— Massimo Giannini ([04:00])
On Humanitarian Symbolism
"Quello che conta è anche la portata simbolica di questa iniziativa, così come è simbolico il riconoscimento dello Stato palestinese da parte di 150 nazioni del mondo..."
— Massimo Giannini ([12:03])
On Meloni’s Political Calculation
"Meloni è convinta che all'insegna dell'adesione al progetto sovranista di cui Trump è capofila, possa lucrare qualche vantaggio per il nostro paese."
— Massimo Giannini ([09:38])
Giannini maintains a sharply critical, at times impassioned tone, directly challenging institutional narratives while focusing on ethical, political, and symbolic dimensions. The language is engaged, analytical, and insider-oriented, frequently referencing both Italian and international political dynamics.
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