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A
Uno sguardo e pensiamo di aver già capito tutto. Ma dietro ogni persona c'è una storia. La Chiesa Valdese sostiene progetti di accoglienza, lavoro e inclusione. Con la tua firma vai oltre i luoghi comuni. 8x1000 alla Chiesa Valdese. L'altro 8x1000. Molti anni fa, ai tempi della Prima Repubblica, Indro Montanelli a un certo punto disse una frase che mi è rimasta impressa. Disse cioè, ormai nei giornali italiani è diffuso il vezzo di definire Giulio Andreotti Belzebù. Bene, state attenti, stiamo tutti attenti, perché prima o poi Belzebù ci potrebbe querelare. La battuta è divertente perché è testimonia di un approccio ironico ai rapporti tra informazione e politica, che ha caratterizzato a lungo i tempi della Prima Repubblica, anche durante le fasi più acute di crisi di quelle relazioni, per le malefatte che i politici compivano. e che tuttavia non precipitavano sistematicamente in querelle nei confronti dei giornalisti, che sostanzialmente erano in pochi per la verità, ma provavano solo a fare il loro mestiere. E nei confronti di Andreotti questo vezzo era particolarmente aspro, talvolta ruvido, come dimostra l'appellativo di Belzebù. Oggi politici e ministri, in fronte ai giornalisti che fanno il loro mestiere, rispondono in maniera violenta. a colpi di querela, di intimidazione, querele spesso temerarie che servono solo a non rendere conto ai cittadini di quel che fanno. Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini. Allora Alza un po' la sticella perché leggendo alcuni organi di stampa o comunque si vocifera un pochino nei salotti politici si parla di una tua relazione con il ministro dell'interno Matteo Biontedosi. È vero o non è vero? È una cosa che non posso negare però sono molto riservata nella mia vita privata. Tu sei vidanzato? Io no. Prossima domanda. Ecco qui, come usa dire oggi, vi ho sbloccato un ricordo. Ve la ricordate questa intervista? L'aveva condotta sul sito money.it, nel podcast che si chiama allo stesso modo, un giornalista molto vicino a Fratelli d'Italia, a Gioventù Nazionale, quella guidata da Arianna Meloni, Marco Gaetani. L'intervistata si chiamava Claudia Conte. una giovane intraprendente pubblicista che lavorava spesso per eventi di tipo anche istituzionale e che in questa sorprendente intervista riconobbe per la prima volta di avere una relazione col ministro degli interni Piantedosi. Era il primo aprile scorso e sembrava davvero il primo aprile, una festa, una burla. In realtà era tutto vero, la notizia non è mai stata smentita, ma da allora è partita una discreta quantità di interrogazioni, inchieste giornalistiche, tutte con un unico fondamentale obiettivo, cioè cercare di capire non già quale fosse la natura del rapporto tra il responsabile del Viminale e questa giovane intraprendente ragazza, quanto piuttosto se in relazione a questo rapporto ne fossero derivati incarichi appunto di tipo istituzionale che potessero configurare un vantaggio per la medesima. e dunque un conflitto di interessi da parte del ministro. Non si è mai saputo nulla. hanno lavorato in tanti su questo filone e soprattutto il sito d'Agospia. Roberto D'Agostino ci ha dato dentro, come si dice, ma con le notizie, con le informazioni, senza mai calunniare nessuno, soltanto per chiedere conto al ministro, di spiegare, cosa che non è mai avvenuta. E adesso succede quel che ormai è diventata un aprassi in questa Seconda Repubblica e in particolare con questo governo delle destre al comando. Cioè si apprende che l'avvocato Roberto De Vita, su mandato del ministro dell'Interna Piantedosi Medesimo, ha presentato un atto di denuncia e querela nei confronti di Roberto D'Agostino, in quanto appunto responsabile del sito D'Agospia per il reato di diffamazione aggravata a mezzo stampa. Il Legale ha spiegato che l'iniziativa è stata presa in relazione alla continuativa, massiva, seriale e persistente campagna diffamatoria, fatta di insistenza narrativa e amplificazione progressiva, attraverso oltre 50 unità comunicative nell'arco di poche settimane, tra articoli, rilanci, flash, citazioni indirette, foto di D'Aspalia e post della testata d'Agospia, oltre che dei social ad esso riferibili. che, prosegue l'atto di citazione, con incessanti e infondate affermazioni, insinuazioni e illusioni, ha attribuito al ministro Piantedosi di aver fatto ottenere illegittimamente incarichi pubblici, anche retribuiti, ed altre munificenze pubbliche alla dottoressa Claudia Conte. con la gravissima conseguenza di aver ingenerato nella opinione pubblica la convinzione di aver asservito la propria funzione istituzionale a presunti interessi personali. Questa appunto la querela che suscita Diciamo così, un moto di hilarità. Sì, perché alla fine se si va a ricostruire tutto quello che D'Agospia ha scritto da quel primo aprile in poi, beh, quel che viene fuori è un fatto puro e semplice. E cioè Roberto D'Agostino ha fatto soltanto il suo mestiere, raccontando, come dice lui stesso, la sfavillante carriera della prezzemolona ciocciara. Ed è vero, non ha fatto altro che questo, indicare tutti gli incarichi che nel corso del tempo Claudio Conti ha avuto. Aggiunge poi correttamente d'Agostino dovrebbe essere piante dosi a chiarire il perimetro di una relazione extra coniugale mai smentita, per fugare tutti i dubbi e tutte le ombre. visto l'incarico di ministro della legalità. Cioè il tema ancora una volta, come succedeva già ai tempi di Berlusconi, non è quello di andare a guardare dal buco della serratura quello che fanno personalità e alte cariche che hanno ruoli istituzionali, ma domandarsi soltanto se in virtù di quegli alti incarichi istituzionali agiscano privilegiando amiche, amici o amiche e amici degli amici. Cosa che purtroppo nella realtà italiana è piuttosto comune e ricorrente. Dunque nessuna campagna diffamatoria, solo puro e semplice giornalismo. Del resto che ci siano ancora una grande quantità di informazioni da chiarire a proposito del ruolo che Claudia Conti ha avuto in questi mesi o non sappiamo quanti se addirittura anni di relazione col Ministro Piantedosi. Ecco tutto questo lo testimoni addirittura una interbellanza urgente presentata in Parlamento da quattro esponenti dell'opposizione cioè Bonelli, Piccolotti, Zaratti e Zanella che chiedono allo stesso Ministro Piantedosi di chiarire da un lato a lui medesimo, dall'altro lato alla ministra per le università e la ricerca, cioè la Bernini, quali sia in realtà lo stato dell'arte relativo a questi incarichi di Claudia Conte. Sono emerse, cioè attraverso le ricognizioni giornalistiche, una gran quantità di consulenze, per esempio quella della Commissione parlamentare d'inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle periferie, 12 febbraio del 2026, sono emerse attraverso le notizie di stampa una gran quantità di consulenze e di incarichi in diverse forme nell'ambito della pubblica amministrazione. incarichi che richiedono il possesso di specifiche competenze e l'applicazione di criteri trasparenti e oggettivi nelle procedure di selezione, come ribadiscono i quattro esponenti dell'opposizione. Risulta che Claudia Conti sia una conduttrice, speaker radiofonica, autrice e giornalista italiana del programma La Mezzora Legale su Rai Radio 1, che peraltro sta continuando regolarmente le sue trasmissioni. Risulta altresì che alla stessa Claudia Conti sia stata affidata attività di docenza presso l'alta scuola di formazione della Polizia di Stato. istituzione nella quale gli incarichi formativi sono normalmente attribuiti a soggetti dotati di comprovata esperienza professionale, quali funzionari delle amministrazioni dello Stato, docenti universitari, magistrati e così via. E poi risultano ancora altre consulenze, altri rapporti contrattuali in ambito RAI. Ora, in relazione a tutti questi incarichi, si pone anche un tema. Claudia Conti ha i requisiti di tipo professionale, cioè in altri termini, è laureata? Lei stessa ha detto di sì. La ministra Bernini, unica a rispondere a questa interpellanza, ha invece chiarito che una laurea alla Lewis la Conti non l'ha mai presa. Comunque tutte queste richieste di chiarimenti giacciono ancora in evase e ormai sono passati quasi quattro mesi da quando il caso è esploso e il ministro Piantedosi non ha ancora detto una sola parola. Ha glissato palesemente sul tema che, insistiamo, non riguarda il gossip. Non vogliamo sapere se intrattenga davvero rapporti d'amore con Claudia Conti, vogliamo solo sapere se in virtù di quei rapporti lei ha beneficiato di qualche favore. Questo è il tema fondamentale, oggi come ai tempi del Cavaliere, ma appunto di fronte a queste domande in evase l'unica cosa che riesce a fare è querelare ad Agospia. Ormai tutti i giornalisti incappano sistematicamente in querele, per lo più temerarie. È capitato ora ad Agostino, qualche giorno fa è capitato a Sigfrido Ranucci, querelato in questo caso o forse solo minacciato di querela, dal ministro Nordio in relazione alle vicende relativi alla grazia di Nicol Minetti. Insomma, le querelle piovono come le rane, si diceva un tempo, e servono naturalmente a evitare di rendere conto ai cittadini italiani quali siano i comportamenti ispirati alla dignità e all'onore di chi fa politica, da un lato, e dall'altro lato ad avvisare i giornalisti colpendone uno per colpirli tutti che, se si fa con troppa insistenza il proprio mestiere, si rischia di doverne rendere conto a suon di richieste di risarcimento milionari di fronte ai tribunali. Non è così che funzionano le democrazie e ci sarà una ragione se l'Italia scivola sempre più in basso nelle classifiche internazionali sulla libertà di stampa. Voglio concludere, a conferma di quanto sia anomala la situazione italiana, anche oggi rispetto al passato, anche in questa seconda repubblica rispetto alla prima, che il vecchio vivo Giulio, cioè Andreotti, chiamato Belzebù per i suoi rapporti con la mafia, per il bacio fantomatico e famoso con Totò Riina, Il corso della sua lunghissima e pluridecennale carriera, durata più di mezzo secolo, non ha mai querelato nessuno.
Title: Piantedosi, Dagospia e le querele contro il giornalismo
Host: Massimo Giannini
Date: May 7, 2026
Theme:
This episode explores the rising trend of legal threats and lawsuits (querele) by politicians against journalists in Italy, examining the tension between political power and press freedom. Giannini focuses on the recent case involving the Interior Minister Matteo Piantedosi and the journalist-entrepreneur Roberto D’Agostino (Dagospia), using it as a lens to address broader questions about accountability, transparency, and the health of Italian democracy.
“State attenti, perché prima o poi Belzebù ci potrebbe querelare.” – (00:39, Indro Montanelli, recounted by Giannini)
“Roberto D'Agostino ha fatto soltanto il suo mestiere, raccontando... la sfavillante carriera della prezzemolona ciocciara.” – Giannini (05:44)
“Non vogliamo sapere se intrattenga davvero rapporti d’amore con Claudia Conte, vogliamo solo sapere se in virtù di quei rapporti lei ha beneficiato di qualche favore. Questo è il tema fondamentale.” – Giannini (10:02)
Giannini underscores that lawsuits are becoming routine responses to investigation—recent examples include similar actions (or threats thereof) against Sigfrido Ranucci by Minister Nordio.
Analysis: Such legal threats aim to evade public accountability and send a chilling warning to the journalistic community.
“Servono naturalmente a evitare di rendere conto ai cittadini italiani... e dall’altro lato ad avvisare i giornalisti colpendone uno per colpirli tutti che, se si fa con troppa insistenza il proprio mestiere, si rischia di doverne rendere conto a suon di richieste di risarcimento milionari di fronte ai tribunali.” – Giannini (12:19)
Memorable comparison: Italy’s downgrading in global press-freedom rankings serves as a warning sign of the health of Italian democracy.
Montanelli’s warning:
“State attenti, perché prima o poi Belzebù ci potrebbe querelare.” (00:39)
Dagospia’s role:
“Roberto D'Agostino ha fatto soltanto il suo mestiere, raccontando... la sfavillante carriera della prezzemolona ciocciara.” – Giannini (05:44)
On transparency vs gossip:
“Non vogliamo sapere se intrattenga davvero rapporti d’amore con Claudia Conte, vogliamo solo sapere se in virtù di quei rapporti lei ha beneficiato di qualche favore.” – Giannini (10:02)
On lawsuits as intimidation:
“Servono naturalmente a evitare di rendere conto ai cittadini italiani... e ad avvisare i giornalisti colpendone uno per colpirli tutti...” – Giannini (12:19)
Final reflection:
“Il corso della sua lunghissima e pluridecennale carriera, durata più di mezzo secolo, [Andreotti] non ha mai querelato nessuno.” (13:33)
This episode offers a passionate critique of how Italian politicians increasingly use the courts to intimidate journalists and avoid transparency, contrasting this defensive new normal with a previous era’s comparatively resilient democratic culture. At heart, the issue is less about personal scandals, and more about whether those in power are held to account and whether journalism can safely play its role as watchdog.