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Massimo Giannini
Clivet.
Commercial Voice
Il clima più naturale dopo quello naturale.
Massimo Giannini
Provate a immaginare questo scenario, la nostra piccola Brexit. Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna, le tre regioni che da sole rappresentano il 40% del prodotto interno lordo italiano, mettono fine all'unità della nazione. Con l'autonomia differenziata, sanità, istruzione, musei, lavoro, sostegno alle imprese, trasporti, strade e autostrade, porti e aeroporti, ambiente, edilizia, energia, enti locali, passano integralmente alla competenza delle Regioni. Lo Stato si ritrova privo delle leve essenziali per realizzare politiche sociali, culturali, ambientali, economiche di respiro nazionale. L'amministrazione pubblica è disarticolata a causa della variabilità delle competenze, che in alcuni territori diventano regionali, in altri rimangono statali. La solidarietà nazionale va in frantumi. Assieme alle nuove competenze le regioni ottengono le risorse necessarie a esercitarle, calcolate a partire dal gettito fiscale generato sul loro territorio, senza compensazioni perequative. Per venire incontro al mantra del momento, e cioè il paese delle piccole patrie, si manda in rovina l'unità del paese. Questa è l'autonomia differenziata, voluta dal governo delle tre destre, bocciata dalla consulta e ora rilanciata dal governo, alla vigilia delle elezioni regionali.
Commercial Voice
Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini.
Roberto Calderoli
Noi stiamo già trattando con quattro Regioni, Veneto, Piemonte, Liguria, delle materie non LEP, stiamo discutendo sull'attribuzione dei poteri in termini di protezione civile, stiamo discutendo sul fatto che i Presidenti delle Regioni possano emanare delle ordinanze per le emergenze regionali e credo che il fatto che lo faccia il Presidente della Regione consenta nel giro di qualche ora o giorni di dare una risposta rispetto a quelle che poi vengono dichiarate a livello nazionale dove prima di cinque o sei mesi una risposta non arriva mai.
Massimo Giannini
Eccolo qua, l'avete sentito. Questo è il ministro Roberto Calderoli. Leghista, anche lui, ovviamente. Era quello che aveva le sue belle magliette in Senato, quello che insultava la ministra Chienghe, considerandola uno scimmione. Insomma, il ministro Calderoli, con queste parole, descrive quello che può succedere adesso con il rilancio dell'autonomia differenziata. Sta per succedere, infatti. Dovrebbe succedere proprio oggi, allorché in Veneto, a Padova in particolare, Meloni, Salvini, Taiani e Lupi terranno l'ultimo comizio prima del voto delle regionali. Come sappiamo si va a votare in Veneto, in Puglia e in Campania. In Veneto c'è da tirare la volata ad Alberto Stefani, che subentra a Luca Zaia, il doge che ha governato quella regione per ben tre mandati. E allora cosa c'è di meglio per spingere gli elettori a votare in massa per le destre, se non azzardare questo parziale rilancio dell'autonomia differenziata, annunciando la firma delle preintese di quattro regioni, Veneto, Lombardia, Liguria e Piemonte, che chiedono di poter gestire da subito le cosiddette materie non LEP. Come sappiamo i LEP sono i livelli essenziali di prestazione che secondo la legge generale dell'autonomia differenziata, il governo dovrà fissare nei prossimi mesi come costi standard ai quali in determinate materie si dovranno poi adeguare tutte le altre regioni. Non è questo il tema della preintesa che oggi la Lega e gli altri alleati di governo vogliono rilanciare. Oggi si tratta di accelerare il percorso che attribuirà a queste quattro regioni le materie non LEP, appunto, che sono protezione civile, previdenza complementare e professioni. Non il grosso della legge sull'autonomia differenziata, però una sua parte significativa. E non a caso Salvini esulta e dice «Zaia oggi firmerà storicamente la preintesa sull'autonomia, figlia non di improvvisazioni, ma di trent'anni di battaglia». Certo, dice il vero Salbini, se si pensa prima alla vecchia lega di Bossi e Miglio, poi ai tempi della secessione, poi a quelli della devolution col secondo governo Berlusconi. Provarono a inserirla nella riforma costituzionale che per fortuna gli italiani bocciarono al referendum nel 2006. E ora arriviamo appunto all'autonomia differenziata e a questo parziale tentativo di riportarla in carreggiata. Parziale perché, come sappiamo, la Corte Costituzionale ha già dichiarato parzialmente illegittima la legge sull'autonomia differenziata, ritenendo incostituzionali non l'intero dispositivo del provvedimento, ma alcune sue parti. In particolare, la consulta ha bocciato la possibilità di trasferire materie in blocco alle Regioni, poi alcune disposizioni relative proprio ai livelli essenziali delle prestazioni, che non possono essere trasferite alle Regioni con decreti legislativi senza passare dal Parlamento. E infine l'estensione del meccanismo alle regioni a statuto speciale che invece dovrebbero restare fuori da questa grande ma devastante riforma che tuttavia la Lega vuol rilanciare per una ragione di primato all'interno della coalizione. Come sappiamo questa maggioranza è nata sulla base di un patto politico tra i tre partiti che la compongono. Fratelli d'Italia ha proposto e vuole l'elezione diretta del Presidente del Consiglio e ha presentato per questo una legge di revisione costituzionale che ha iniziato il suo iter, stata già approvata da un ramo del Parlamento, ma ora ha bisogno dei passaggi successivi che saranno lenti e lunghi. Poi c'è la riforma della giustizia, voluta da Forza Italia in ossequio alla figura del padre padrone padrino Silvio Berlusconi, che voleva a tutti i costi la separazione delle carriere. E quel provvedimento, come sappiamo, ha esaurito il suo percorso parlamentare e adesso aspetta il referendum del prossimo mese di aprile. restava al palo solo l'autonomia differenziata e cioè il feticcio della Lega che ora proprio alla vigilia delle regionali vuole tornare ad agitare perché non è giusto che ad essere soddisfatta sia solo Forza Italia. Anche la Lega reclama il suo quarto d'ora di celebrità e la reclama proprio prima delle elezioni. Questo anche ha il sapore di una mancetta elettorale, di un petardo elettorale che la maggioranza vuole far esplodere per cercare di alzare la quota di consensi in vista di una tornata nella quale il Veneto non è in discussione. mentre potrebbero esserlo Campania e Puglia. Ma è importante stralincere in Veneto per la Lega che sta perdendo terreno in tutto il resto del paese e soffre maledettamente all'interno della coalizione. Per questo Salvini ci tiene tanto a questo rilancio. Ma questa prassi di regalare qualche cosa alla vigilia del voto sta diventando insopportabile. L'abbiamo già visto nelle precedenti tornate delle regionali, per esempio nelle Marche, quando il governo una settimana prima del voto ha concesso a quella regione una quarantina di milioni per ultimare una tratta autostradale e per finire la ristrutturazione di un grosso ospedale. Lo vediamo adesso, alla vigilia del voto in campagna, quando le tre destre al comando rilanciano il famigerato condono edilizio, in un'area del paese devastata dall'abusivismo. Adesso si aggiunge anche l'autonomia differenziata. Anche questo un piccolo regalo fatto agli elettori di quel partito del Nord che guarda come il fumo negli occhi all'unità nazionale. Sì, perché questa è l'autonomia differenziata, secondo la valutazione di tutti i più importanti giuristi e costituzionalisti del Paese. Una riforma che spacca a metà l'Italia e che trasferirebbe, pensate solo sulla sanità, 75 miliardi di risorse dalle regioni più povere del Sud alle regioni più ricche del Nord. Ma questo vuole la Lega, per fortuna, fermata al palo, sia pure solo in parte, dalla Corte Costituzionale. Ma c'è un piccolo margine, c'è un piccolo tratto di strada che ancora si può fare. E la Lega ci prova, proprio prima delle regionali. Questa, purtroppo, è la nostra Brexit. E per questo, ancorché dimezzata, quella legge va affermata. Non sappiamo se la Lega tenterà davvero la forzatura e se Meloni gli consentirà di farla. Sappiamo solo che sarebbe un danno enorme per il Paese.
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Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast. Vorrei proteggere il futuro delle persone che amo.
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Host: Massimo Giannini
Date: November 18, 2025
L’episodio analizza il rilancio dell’autonomia differenziata da parte della Lega e della coalizione di centrodestra alla vigilia delle elezioni regionali in Veneto, Puglia e Campania. Massimo Giannini offre il suo punto di vista critico sull’iter della riforma e le sue implicazioni per l’unità e la solidarietà nazionale, paragonando questa manovra a una “piccola Brexit tricolore”. Il commento si focalizza su come la mossa venga usata come “mancetta” elettorale per rafforzare la posizione della Lega nel proprio territorio d’elezione.
“Per venire incontro al mantra del momento, e cioè il paese delle piccole patrie, si manda in rovina l'unità del paese.” (01:44)
“Questa prassi di regalare qualche cosa alla vigilia del voto sta diventando insopportabile.” (08:42)
“Una riforma che spacca a metà l'Italia e che trasferirebbe, pensate solo sulla sanità, 75 miliardi di risorse dalle regioni più povere del Sud alle regioni più ricche del Nord.” (09:36)
“Questa è l'autonomia differenziata, voluta dal governo delle tre destre... alla vigilia delle elezioni regionali.” (01:32)
“Il fatto che lo faccia il Presidente della Regione consenta nel giro di qualche ora o giorni di dare una risposta rispetto a quelle che poi vengono dichiarate a livello nazionale dove prima di cinque o sei mesi una risposta non arriva mai.” (02:50)
«Zaia oggi firmerà storicamente la preintesa sull'autonomia, figlia non di improvvisazioni, ma di trent'anni di battaglia.» (parafrasi di Giannini, 04:47)
“Lo abbiamo già visto... quando il governo una settimana prima del voto ha concesso a quella regione una quarantina di milioni per ultimare una tratta autostradale...” (08:56)
“Questa, purtroppo, è la nostra Brexit. E per questo, ancorché dimezzata, quella legge va affermata.” (10:06)
La puntata offre uno sguardo critico e analitico sulla strumentalizzazione politico-elettorale dell’autonomia differenziata, sottolineando i rischi per l’unità nazionale e la democrazia. Giannini collega il rilancio della riforma a una strategia tattica della Lega, più utile per motivare l’elettorato locale che per risolvere i problemi strutturali del paese, e ammonisce sulle possibili derive di una simile “piccola Brexit” all’italiana.