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Benvenuti a Grand'Terre, il tagliere delle grandi bontà!
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Papà, che fame! Ci facciamo uno snack?
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Certo! Ma uno snack di parmigiano parmareggio, ricco in calcio, in proteine e senza lattosio! Questa è energia naturale!
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Parmareggio snack! Che lavoro!
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E Grand'Terre ti offre anche gli snack di Grana Padano e di Asiago stagionato. Snack Grand'Terre. Il gusto della tradizione. Il formato del benessere. Amore, alla fine cosa hai aggiunto al pacchetto vacanza?
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Secondo una delle regole auree contenuto nel libretto La legge di Murphy, un concentrato di sapienza e di satira, non bisogna mai contraddire un politico perché prima o poi lo farà da solo. Non c'è nulla di più vero di questo motto se non quello che si può applicare alla legge elettorale. Nel corso degli anni nel nostro paese le regole del gioco sono state cambiate infinitamente e sempre con un obiettivo fondamentale, quello di consentire a chi governava e stava per lasciare Palazzo Chigi per scadenza naturale oppure per caduta e crisi politica di avvelenare i pozzi e di impedire chi arrivava dopo di lui di poter governare bene. È successo più volte e sta per risuccedere anche stavolta. È il frutto avvelenato del risultato delle elezioni regionali, come era previsto. Un finto pareggio che tuttavia preoccupa molto più la destra che non la sinistra.
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Circo Massimo, lo spettacolo della politica. Di Massimo Giannini.
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E sì, non ci voleva la palla di vetro per prevedere che dopo l'esito di questa tornata di elezioni amministrative, un bradisismo, per non dire un vero e proprio piccolo terremoto, avrebbe colpito soprattutto la maggioranza che governa, che non piuttosto l'opposizione che aspira a governare. succede infatti che questo 3 a 3 conclusivo della tornata di regionali di questo autunno lasci sul campo molta fibrillazione tra le tre destre al comando e la prova se ne è avuta subito all'indomani della conclusione dello scrutinio Nelle tre regioni in cui si è votato, e cioè Veneto, Campania e Puglia, Palazzo Chigi comincia a traballare. E il primo che getta la maschera è il sottosegretario plenipotenziario di Giorgia Meloni Fazzolari, l'uomo delle pratiche difficili, il Mister Wolf che Meloni chiama ogni volta che c'è da risolvere qualche pasticcio. Ebbene è proprio lui che adesso annuncia due cose fondamentali. La prima è che il premierato, cioè la riforma dell'elezione diretta del Presidente del Consiglio, completerà l'iter parlamentare, così come è avvenuto per la riforma della giustizia, e poi verrà sottoposto al giudizio degli italiani. Subito dopo, l'altro annuncio che Fazzolari fa è che il governo e la maggioranza dunque intendono rimettere subito mano alla riforma della legge elettorale, cioè quel sistema di voto che in Italia è già cambiato infinite volte e che forse ricambierà ancora. Qual è l'impatto di questi due annunci? Beh, quello del premierato era in qualche modo prevedibile, anche se nessuno si aspettava un rilancio così immediato. Quella riforma, appunto, che prevede l'elezione diretta del Presidente del Consiglio e che di fatto trasformerebbe il capo del governo nel vero dominus della politica italiana, oscurando i poteri e i contropoteri di garanzia. Primo tra tutti quello del Presidente della Repubblica, che diventerebbe poco più che un notaio o un re travicello. E in secondo luogo quello degli altri organi di garanzia, la Corte Costituzionale e in particolare la Magistratura. Di fatto si era arenata dopo una approvazione in prima lettura solo in uno dei rami del Parlamento. Ne mancherebbero altri tre di passaggi parlamentari perché questo allo stesso modo della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, è un progetto di revisione della Costituzione e quindi necessita di un ITER che è quello già previsto dall'articolo 138 della stessa Carta fondamentale del 1948 e cioè appunto quattro letture parlamentari a distanza di tre mesi l'una dall'altra e poi in astenza di un'approvazione con i due terzi del Parlamento La parola al popolo sovrano attraverso un altro referendum confermativo, come avverrà appunto nella prossima primavera per la riforma della giustizia. Ora la novità è questa, dopo l'annuncio di Fazzolari alla conferenza dei capigruppo di Montecitorio è stata depositata la richiesta di calendarizzare questa ennesima riforma costituzionale in aula, appunto alla Camera, già a partire da gennaio. Un'accelerazione improvvisa che accentua il profilo autocratico che Giorgia Meloni ha del suo potere. Una mossa che innesca immediatamente la reazione e la protesta delle opposizioni. Il Partito Democratico lo dice chiaramente, faremo le barricate, sarà opposizione durissima. Questo è il vero scossone, non quello ipotizzato con una manovra molto pasticciata che ha potuto contare sui gazzettieri di regime. del consigliere di Sergio Mattarella, Garofan, un caso che ancora fa discutere e che, ancora più alla luce di questa svolta sul premierato, rende ancora più evidente il piano di Fratelli d'Italia, che è quello di tenere in ebollizione la pentola del conflitto tra Palazzo Chigi e Quirinale, proprio per delegittimare Sergio Mattarella in vista di questa riforma che di fatto snaturerebbe completamente il nostro sistema istituzionale e politico. Interviene su questo e non poteva essere altrimenti la seconda carica dello Stato, il solito ineffabile Ignazio La Russa che è intervenuto, anche qui siamo al solito rito da terza Repubblica, alla presentazione dell'ennesimo libro di Bruno Vespa dice chiaramente i tempi per approvare entro la fine della legislatura anche il premierato ci sono è sempre una scelta politica se la maggioranza decide di utilizzare il tempo che resta per questo obiettivo è possibile riuscirci è solo una questione di scelta politica E la scelta politica, al di là di tutto, sembra già presa, poiché vede vacillare la possibilità di una rielezione in carrozza alla fine di questa legislatura. Come sembrava piuttosto scontato, Meloni tenta di forzare la mano con questo ennesimo colpo a sorpresa sulla nostra Costituzione. appunto, il capo del governo che diventa il monarca assoluto. Ma insieme a questo c'è anche la riforma della legge elettorale. Anche questa bolliva da qualche tempo, ma adesso, dopo il risultato delle regionali, diventa quasi cogente. Dopo il risultato delle regionali, perché esattamente l'esito di questa tornata di amministrative ha dimostrato che il miracolo che si era verificato nel 2022, quando Fratelli d'Italia insieme alla Lega e a Forza Italia erano riusciti a fare cappotto conquistando quasi tutti i collegi uninominali, potrebbe non riprodursi con le prossime elezioni politiche. Perché Nelle regioni l'accordo, questa volta strutturale, tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e poi anche Casa Riformista, oltre all'Alleanza Verdi e Sinistra, ha fatto sì che, trasferendo il risultato delle regionali, sul risultato di eventuali elezioni politiche e quindi sulla geografia dei collegi uninominali, appunto, quel cappotto non ci sarebbe più, ma viceversa, la maggior parte dei collegi uninominali sarebbero conquistati proprio dal nuovo campo largo che sembra essersi riunito, in Puglia e in Campania soprattutto. Questo spiega perché adesso il governo Meloni tira fuori dal cilindro l'immediata discussione sulla nuova legge elettorale. Il meccanismo usato fino ad oggi, quello che finora, secondo la propaganda di governo, ogni giorno riproposta a sprombattuto in tutti i notiziari, in tutti i telegiornali, in tutti i comizi e in tutti i talk show, non vale più. il famigerato Rosatellum, come si chiama in gergo, che è il sistema elettorale in vigore, che finora, secondo la Sorella d'Italia, ha garantito a questo di essere il più stabile governo della Repubblica, ormai ha raggiunto il terzo posto per longevità, non è più buono. Non è più buono perché, appunto, con questo meccanismo di simulazione del risultato delle regionali proiettato sulle prossime politiche, Meloni potrebbe perdere lo scettro. E quindi bisogna cambiare. Bisogna cambiare e lo stesso Fazzolari spiega come. Dice bisogna adottare il sistema che vige per sindaci o regioni, dove tendenzialmente l'elettore sa chi sarà a guidare il governo e quale coalizione lo supporterà. È un modello che andrebbe seguito e cioè un proporzionale con premio di maggioranza e indicazione del Presidente del Consiglio sulla scheda. Ora, perché dicevo in apertura, citando una delle regole della legge di Murphy, che non conviene contraddire un politico perché prima o poi lo farà da solo, è proprio questa la ragione. In questi ultimi mesi non hanno fatto altro che ripetere che questo era il governo più stabile e quindi alla fine le cose andavano bene così. Adesso, poiché si sono accorti che qualcosa nel paese sta cambiando e che quindi i risultati delle prossime elezioni potrebbero essere non così positivi per le tre destre al potere, allora bisogna cambiare. E qui torniamo al vezzo o al vizio italiano e cioè quello di modificare le regole in funzione dell'interesse specifico di chi governa o di chi aspira a governare. È successo così non solo per le riforme costituzionali, ma anche per tutte le leggi elettorali cambiate negli ultimi trent'anni. Nel 1993 attraverso un referendum, al quale gli italiani aderirono in massa, fu introdotto il cosiddetto Mattarellum, dal nome del Presidente della Repubblica attuale, che all'epoca invece era un politico tra i tanti, che stese la proposta e il quesito referendario per abolire la quota proporzionale e trasformare di fatto il nostro sistema elettorale in un maggioritario puro. Gli italiani, disgustati da Tangentopoli e vogliosi di mandare a casa tutta quella classe dirigente, firmarono sì in massa a quel referendum, che infatti stravinse. Da allora, cioè dal 1993 fino al 2005, fu in vigore appunto il cosiddetto Mattarellum. fu funzionale ad almeno due vittorie elettorali per Silvio Berlusconi. Ma quando, verso la fine del suo secondo governo, si capì che alle elezioni successive forse il Cavaliere non avrebbe rivinto, allora la Casa delle Libertà tirò fuori dal cilindro la sua modifica e attraverso il proprio Ministro delle Riforme di allora, quel Roberto Calderoli, ministro anche oggi, inventarono il cosiddetto Porcellum, che si chiamò così proprio perché lo stesso Calderoli, nella baita delle Dolomiti, insieme a Giulio Tremonti ed altri dottor stranamore della destra, si inventarono questa riforma che chiamarono Porcata. portata perché serviva esattamente, modificando in parte quel maggioritario quasi puro che era il Mattarellum, a non far vincere o a far vincere meno l'Unione nelle elezioni che si sarebbero svolte nel 2006. Cosa che puntualmente accadde, perché nel 2006 effettivamente Prodi vinse le elezioni, ma con un margine di maggioranza così risicato che due anni dopo andò a casa. Quindi il Porcellum funzionò, ma nella direzione che auspicavano i perdenti, e cioè far vincere di meno i vincenti. Poi ci riprovò Renzi nel 2014 e 2015, quando poi si arrivò al referendum sulla sua riforma costituzionale, al quale aggiunse un'ulteriore modifica della legge elettorale, che fu battezzata Italicum, che gli italiani respinsero e che la Corte Costituzionale bollò, ma anche lì Renzi lo faceva con lo stesso obiettivo, voleva blindare il suo potere. Non passò e si dovette così arrivare al 2018, per l'ennesima modifica della legge elettorale, anche quella pensata per impedire altri colpi di mano. Si chiamava all'epoca Rosatellum, che è il sistema attualmente in vigore. Quello cioè che fa sì, grosso modo, che un po' meno dei due terzi dei parlamentari vengano eletti attraverso un sistema elettorale proporzionale, con una soglia di sbarramento al 3% e al 10% per le coalizioni, e un po' più di un terzo venga eletto attraverso i collegi uninominali, e cioè con un sistema maggioritario. Ecco, questo meccanismo ha consentito a Meloni di stravincere nel 2022, ma adesso non funzionerebbe più con l'accordo ormai quasi certo anche alle politiche tra PD, Movimento 5 Stelle, centristi e Alleanza Verde e Sinistra. E quindi si tratta di sbaraccarlo e di tornare al proporzionale. Anche qui l'obiettivo è avvelenare i pozzi per chi arriva dopo.
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Riusciranno i nostri patrioti nell'amirabile impresa di danneggiare gli eventuali vincitori di fine 2027?
E
Non lo sappiamo.
F
Quello che sappiamo è che in Italia si produce sempre il peggio e si rinnovano sempre i vecchi vizi. Per cui alla fine resta vera la legge di un altro grande scrittore satirico del secolo passato, Marcello Marchesi, che diceva.
E
Proprio a proposito dei politici Per non perdere la dignità basta non averla.
A
Benvenuti a Grand'Terre, il tagliere delle grandi bontà!
B
Papà, che fame! Ci facciamo uno snack?
A
Certo, ma uno snack di parmigiano parmareggio, ricco in calcio, in proteine e senza lattosio! Questa è energia naturale!
B
Parmareggio snack! Che lavoro!
C
E Grand'Terre ti offre anche gli snack di Grana Padano e di Asiago stagionato. Snack Grand'Terre. Il gusto della tradizione. Il formato del benessere.
Episode Title: Premierato, legge elettorale e politicanti senza dignità
Host: Massimo Giannini
Date: November 27, 2025
In questa puntata, Massimo Giannini affronta le ultime manovre politiche sul cosiddetto “premierato” – la riforma che punta all’elezione diretta del Presidente del Consiglio – e sull’ennesima revisione della legge elettorale. L’editorialista analizza come questi cambiamenti rappresentino l’ennesima dimostrazione di una politica italiana spesso piegata agli interessi di chi, temporaneamente, governa. Il tono è lucido, satirico e profondamente critico, con numerosi riferimenti storici e osservazioni sul rischio di derive autocratiche.
“Non bisogna mai contraddire un politico perché prima o poi lo farà da solo.” (01:01)
“Nel corso degli anni... le regole del gioco sono state cambiate infinitamente e sempre con un obiettivo fondamentale: consentire a chi governava... di avvelenare i pozzi e di impedire chi arrivava dopo di lui di poter governare bene.” (01:14)
“Un bradisismo, per non dire un vero e proprio piccolo terremoto, avrebbe colpito soprattutto la maggioranza che governa...” (02:17)
“Quella riforma… trasformerebbe il capo del governo nel vero dominus della politica italiana, oscurando i poteri e i contropoteri di garanzia.” (03:18)
“Un’accelerazione improvvisa che accentua il profilo autocratico che Giorgia Meloni ha del suo potere.” (05:06)
“Rende ancora più evidente il piano di Fratelli d'Italia, che è quello di tenere in ebollizione la pentola del conflitto tra Palazzo Chigi e Quirinale...” (06:05)
“Faremo le barricate, sarà opposizione durissima.” (05:25)
“In questi ultimi mesi non hanno fatto altro che ripetere che questo era il governo più stabile e quindi alla fine le cose andavano bene così. Adesso... bisogna cambiare.” (09:58)
“Per non perdere la dignità basta non averla.” (15:50)
Su Fazzolari e il premierato:
“Il primo che getta la maschera è il sottosegretario plenipotenziario di Giorgia Meloni, Fazzolari, l’uomo delle pratiche difficili, il Mister Wolf che Meloni chiama ogni volta che c’è da risolvere qualche pasticcio.” (02:43)
Sulle intenzioni della maggioranza:
“La scelta politica, al di là di tutto, sembra già presa…” (05:57)
“Meloni tenta di forzare la mano con questo ennesimo colpo a sorpresa sulla nostra Costituzione… il capo del governo che diventa il monarca assoluto.” (06:10)
Sul vizio italiano:
“Qui torniamo al vezzo o al vizio italiano e cioè quello di modificare le regole in funzione dell’interesse specifico di chi governa o di chi aspira a governare.” (10:00)
Marchesi sulla dignità politica:
“Per non perdere la dignità basta non averla.” (15:50)
In questa puntata Giannini denuncia, con ironia e una vena di sconforto civico, l’ossessione italiana per cambiare le regole elettorali e costituzionali per meri fini di potere. Quest’abitudine ciclica minaccia, secondo l’editorialista, la tenuta delle istituzioni di garanzia e la qualità stessa della vita democratica, con uno sguardo sempre più allarmato sulle vere intenzioni della maggioranza.
L’episodio è una lezione efficace, aspra quanto attuale, su una delle patologie storiche della politica italiana.