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Massimo Giannini
Non mi sono mai divertito così tanto senza ridere. È una delle battute più celebri pronunciate in passato dal grande Woody Allen. Il maestro della comicità di Hollywood si riferiva al sesso, ma questa stessa battuta oggi mi viene in mente, pensando al grande caso nazionale appena esploso, anzi sarebbe il caso di dire fatto esplodere. dalla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Mi riferisco alla vicenda del comico di ultradestra Andrea Pucci, che Carlo Conti aveva inopinatamente deciso di chiamare come co-conduttore in una delle serate del prossimo Sanremo. Travolto dalle polemiche, dalle critiche del web e dei social, Pucci ha deciso di gettare la spugna e ha fatto un passo indietro, cosa che ha innescato immediatamente la reazione sdegnata dell'intero governo e dell'intera maggioranza, come se fosse davvero stato uno scandalo di proporzioni nazionali. Ecco perché, di fronte a tutto questo, non mi sono mai divertito così tanto. Ma sappiatelo, non c'è niente da ridere.
Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini.
Andrea Pucci
Mia figlia si chiama Rachele, 17 anni. È diventata signorina cinque anni fa, ma mi sono accorto settimana scorsa. Perché quando io le dico, mamore, ma tu mi ami?
Massimo Giannini
Sì, papà.
Andrea Pucci
Ma quanto ti ami? Tutto che mi ami!
Massimo Giannini
Stai zitta!
Andrea Pucci
Ho capito che era diventata femmina, a tutti gli effetti. Mia figlia mi chiama il telefono.
Massimo Giannini
Ciao, Andrè!
Andrea Pucci
Andrè. Io mio padre lo chiamavo papà perché non sapevo che avesse neanche un altro nome. Lo chiamavo papà e finiva qui.
Massimo Giannini
E allora eccola qua la pietra dello scandalo. Andrea Pucci in una delle sue più importanti performance. L'ho trovata sui social che in queste ore stanno rimandando una sorta di antologia delle migliori battute di questo stand up comedian molto politicamente scorretto. Giudicate voi se queste due che avete ascoltato vi fanno ridere. Ma il punto non è questo. Il punto è che è noto. Tre giorni fa Carlo Conti, dominus in contrastato, direttore artistico e conduttore della più importante rassegna canora del nostro paese, aveva scelto proprio lui come co-conduttore di una delle serate di Sanremo. Le ragioni della scelta, con tutta evidenza, non sono il livello elevato dell'arte che questo cabarettista ha offerto al paese finora, ma il fatto che con tutta evidenza riflette un modo di vedere, di esprimersi e di ridere molto caro a chi oggi governa questo paese. Andrea Pucci, infatti, è stato uno che si è vantato esplicitamente di essere l'unico comico di destra, come ha detto in un'intervista di qualche tempo fa. Uno che, subito dopo le elezioni in cui trionfò Nel 2022, Giorgia Meloni scrisse sui social, con una certa fierezza orgogliosa, spiace zecche. Così. Tanto per far capire da che parte batte il suo cuore. Uno che ha fatto uso e abuso del body shaming come formula di comicità. Di Ellis Line una volta ha detto, già che ci sei, dentista e orecchie. No, ridicola. Non solo, poi ha fatto battute di tutti i tipi, sui gay, sugli extracomunitari, insomma ce ne ha regalate di tutti i generi. Volgarità spacciate per comicità, come si conviene a questa fase storica, ormai caratterizzata dal trash dilagante. In questo caso un trash di destra e tanto era bastato a Conti per promuovere Pucci co-conduttore del festival. Naturalmente una scelta di questo tipo non poteva passare inosservata in quella tavola calda per antropofagi che ormai consideriamo il web, dove per molto meno si viene crocifissi. Le critiche più avute contro Andrea Pucci sui social sono state le più dure, le più irridenti, in qualche caso anche irriguardose, per non dire volgari. Anche Selvaggia Lucarelli, una di coloro che sui social tiene banco ogni giorno con una certa credibilità, aveva scritto in maniera chiara «complimenti a Carlo Conti dopo quella che non canta bella ciao e lo stalker canterino amico di Giorgia, sul pacco di Sanremo abbiamo anche Andrea Pucci, quello che fa body shaming, battute omofobe e finezze varie. È un bel presidente». Questa cosa va detta. È andata avanti per qualche giorno, per almeno due giorni. dopo che lo stesso Pucci aveva ringraziato Carlo Conti con un altro post che la dice lunga sul profilo del personaggio. Una bella foto che lo ritrae di spalle sul bordo di un panfilo, completamente nudo, con le chiappe esibite alla macchina fotografica e la scritta esplicita Sanremo. Sto arrivando, tanto appunto per far capire qual era il livello della sua partecipazione al festival canterino. Bene, di fronte all'ondata odiocratica che lo ha travolto, alla fine Andrea Pucci ha gettato la spugna e ha detto chiaramente che a Sanremo non ci sarà. Lo ha spiegato con parole chiare, affidate a un post. Gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant'altro ancora ricevuti da me e dalla mia famiglia in questi giorni sono incomprensibili e inaccettabili. Per questo non parteciperò a Sanremo. Una scelta comprensibile, condivisibile, ognuno la valuti a proprio modo. Una scelta che attiene alle dinamiche tipiche della società interconnessa e intrisa di rancori alla quale apparteniamo. Noi tutti ma soprattutto i personaggi pubblici, soprattutto quelli che fanno spettacolo e usano lo stesso risentimento, magari per estorcere qualche risata a chi li sta a guardare. Quello che è grottesco, quello che sconcerta, è che le vicende di Andrea Pucci a Sanremo sono state trasformate in una questione di Stato. Sì, perché dopo l'annuncio di Pucci è intervenuto l'intero governo. Giorgia Meloni, con un lungo post emesso solo mezz'ora dopo che lo stesso cabarettista aveva dato il suo drammatico annuncio, ha dettato testualmente le seguenti amare considerazioni. «Fa riflettere che nel 2026 un artista debba sentirsi costretto a rinunciare a fare il suo lavoro a causa del clima di intimidazione e di odio che si è creato attorno a lui. Esprimo solidarietà ad Andrea Pucci che ha deciso di rinunciare a Sanremo per le offese e le minacce rivolte a lui e alla sua famiglia. E poi ha proseguito la sorella d'Italia, ma anche questo racconta il doppio pesismo della sinistra, che considera sacra la satira, insulti compresi quando è rivolta verso i propri avversari, ma invoca la censura contro coloro che dicono cose che la sinistra stessa non condivide. Conclusione gravissima. La deriva il liberale della sinistra in Italia sta diventando spaventosa. E questa è la capa del governo, al suo seguito i suoi vice. Il Pio Tajani, che in un altro post scrive l'ultima vittima del politicamente corretto, e Andrea Pucci, che ha rinunciato a Sanremo per le polemiche esplose intorno alla sua satira. Perché questo doppio pesismo culturale e poi? al suo fianco l'immancabile Matteo Salvini che fa un post più stringato ma altrettanto eloquente. Io sto con Andrea Pucci e viva la libertà di pensiero, di parola e di sorriso. E in questo sdegno diffuso profondo di tutta la squadra di governo non potevano mancare le istituzioni. Non poteva mancare, in particolare, la seconda carica dello Stato. Ignazio Larussa, presidente del Senato, ci ha tenuto a far sapere agli italiani di aver telefonato all'amico Andrea Pucci per esprimergli la mia vicinanza e per invitarlo a ripensarci. Questo è il tenore delle reazioni politiche ad una vicenda che riguarda un festival della canzonetta e la gestione dei co-conduttori che si alterneranno su quel palco. Certo, Sanremo è Sanremo. Nulla come Sanremo chiama in causa la categoria del nazionalpopolare e dunque dei valori e dei sacri principi della nazione. Ma una reazione del genere da parte dell'intero governo, dell'intero apparato della maggioranza e delle istituzioni lascia basiti. Anche perché, di nuovo, si riproduce il solito schema. L'attacco alla sinistra, al doppio pesismo e all'intolleranza della sinistra, la deriva illiberale, la definisce Giorgia Meloni. che aggiunge è spaventosa. Ora facciamoci qualche domanda. Di quale sinistra stiamo parlando? In questi tre giorni non risulta agli atti, a proposito del caso Andrea Pucci, una sola dichiarazione dei leader dell'opposizione. Ellis Lime, Giuseppe Conte, Bonelli e Fratoiani, Riccardo Maggi. Vogliamo aggiungersi anche Matteo Renzi, Carlo Calenda. nessuno che abbia anche solo commentato di striscio la scelta di chiamare sul palco un comico che fa ridere assai poco e molto volgare e che comunque legittimamente poteva essere chiamato su quel palco perché Non può esserci censura, ne abbiamo viste di peggio forse in questi anni. Dunque nessuno si è espresso sul tema, cioè non di meno. L'intera destra, le tre destre al comando, sentono il bisogno di puntare, anche su una vicenda così ridicola, il dito contro la sinistra. come fanno a proposito degli scontri di piazza. La settimana scorsa a Torino, ieri a Milano, di nuovo Meloni punta il dito contro i nemici dell'Italia, alludendo anche in questo caso alla sinistra che copre quei tafferuglisti violenti. che ieri nel capoluogo Lombardo hanno di nuovo messo a ferro e fuoco una strada cittadina per dire no ai giochi olimpici. Cosa c'entra la sinistra in tutto questo? Non è noto e non è chiaro. E per quale ragione il governo tutto trasforma in una questione di Stato una bega del mondo dello spettacolo? È chiaro, siamo sempre al solito meccanismo. Se non puoi convincerli, confondili. Si tratta di creare ogni giorno un'arma di distrazione di massa. Si tratta di deviare l'attenzione dei cittadini e lettori su tutt'altro rispetto ai problemi materiali di questo Paese. In queste ore sono usciti nuovi dati sulle liste d'attesa che nella sanità si allungano, sulla cassa integrazione che l'anno scorso è aumentata di un altro 10%, sulla crescita che non c'è, sui salari che cominciano a prestare il fianco a osservazioni critiche persino da organismi internazionali. L'Italia è il fanalino di coda su tutto questo. Il governo di tutto questo non parla, preferisce agitare di fronte agli italiani stremati il drappo rosso o il drappo nero. di Andrea Fucci. Ed ecco allora, diceva bene, Massimo Troisi, uno che faceva ridere davvero. Non ci resta che piangere.
Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione. One Podcast.
Episode: Pucci a Sanremo, questione di Stato per destre bugiarde
Host: Massimo Giannini
Date: February 9, 2026
L’episodio si concentra sul recente caso mediatico e politico legato alla presenza del comico Andrea Pucci tra i co-conduttori di Sanremo. La vicenda, esplosa mediaticamente dopo una serie di polemiche sui social, è stata poi trasformata in una vera e propria “questione di Stato” dalla reazione del governo Meloni e della maggioranza. Massimo Giannini offre una riflessione critica sul cortocircuito tra comicità, polemica politica e meccanismi di distrazione rispetto ai reali problemi italiani.
“Non mi sono mai divertito così tanto senza ridere.” (00:02)
Un’introduzione che serve per sottolineare quanto la vicenda abbia assunto toni grotteschi.
“Di Ellis Line una volta ha detto: ‘Già che ci sei, dentista e orecchie. No, ridicola.’ Non solo, poi ha fatto battute di tutti i tipi, sui gay, sugli extracomunitari, insomma ce ne ha regalate di tutti i generi.” (05:11)
“Complimenti a Carlo Conti: dopo quella che non canta bella ciao e lo stalker canterino amico di Giorgia, sul pacco di Sanremo abbiamo anche Andrea Pucci, quello che fa body shaming, battute omofobe e finezze varie. È un bel presidente.” (04:39)
“Gli insulti, le minacce, gli epiteti e quant’altro ancora ricevuti da me e dalla mia famiglia in questi giorni sono incomprensibili e inaccettabili. Per questo non parteciperò a Sanremo.” (06:20)
“Fa riflettere che nel 2026 un artista debba sentirsi costretto a rinunciare a fare il suo lavoro a causa del clima di intimidazione e di odio che si è creato attorno a lui... Questo racconta il doppio pesismo della sinistra, che considera sacra la satira, insulti compresi, quando è rivolta verso i propri avversari, ma invoca la censura contro coloro che dicono cose che la sinistra stessa non condivide. La deriva illiberale della sinistra in Italia sta diventando spaventosa.” (07:01)
“L’ultima vittima del politicamente corretto è Andrea Pucci, che ha rinunciato a Sanremo per le polemiche esplose intorno alla sua satira. Perché questo doppio pesismo culturale?” (07:52)
“Io sto con Andrea Pucci e viva la libertà di pensiero, di parola e di sorriso.” (08:07)
“Ho telefonato all’amico Andrea Pucci per esprimergli la mia vicinanza e per invitarlo a ripensarci.” (08:28)
“Diceva bene Massimo Troisi, uno che faceva ridere davvero: ‘Non ci resta che piangere.’” (11:42)
Apertura ironica:
“Non mi sono mai divertito così tanto senza ridere.” (00:02, Giannini citando Woody Allen)
Sul tono delle battute di Pucci:
“Volgarità spacciate per comicità, come si conviene a questa fase storica, ormai caratterizzata dal trash dilagante. In questo caso un trash di destra…” (05:43, Giannini)
Sul comportamento del governo:
“Una reazione del genere da parte dell’intero governo… lascia basiti.” (08:42, Giannini)
Sulla strategia di distrazione:
“Se non puoi convincerli, confondili. Si tratta di creare ogni giorno un’arma di distrazione di massa.” (10:09, Giannini)
Giannini sfrutta il “caso Pucci” come cartina al tornasole dei meccanismi con cui il governo Meloni e, più in generale, le destre italiane trasformano questioni minori in battaglie di principio, alimentando una “guerra culturale” contro la sinistra anche in assenza di reali provocazioni. Sullo sfondo, una dura critica all’incapacità della politica italiana di concentrarsi sulle emergenze materiali e un monito ironico ma amaro: “Non ci resta che piangere”.