Podcast Summary: Circo Massimo – "Putin, il referendum e il teorema di Rasputin-Fazzolari"
Host: Massimo Giannini
Date: 25 febbraio 2026
Episodio in breve
Massimo Giannini approfondisce, con il suo stile caustico e analitico, il tema della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri in Italia, collegandolo all’anniversario dei quattro anni della guerra in Ucraina e al parallelo – volutamente paradossale – tra il sistema russo di Putin e le discusse riforme della giustizia proposte dal governo italiano. Punto focale: la provocatoria affermazione di Giovan Battista Fazzolari sul fatto che "Putin voterebbe no" al referendum, utilizzata per riflettere sulla reale autonomia della magistratura e sulla subordinazione tra poteri dello Stato.
Argomenti chiave e punti salienti
1. Il contesto "putiniano": tra libro, film e realtà
[00:26–02:00]
-
Giannini parte citando "Il Mago del Cremlino" e l’interpretazione di Jude Law nel ruolo di Putin, attingendo alle parole di Vadim Baranov, consigliere immaginario dello zar:
"Lo czar ha restaurato la verticale del potere in Russia… Non siamo più una repubblica, siamo di nuovo un impero… il potere per noi è l’unica soluzione. E quella soluzione si chiama Putin."
(Giannini leggendo Baranov, 00:38) -
Il quadro delineato è quello di una Russia che si pone come "fabbrica degli incubi" per l’Occidente, un sistema dove il potere è accentrato. Da qui l’aggancio ironico con la cronaca italiana: l’affermazione che "Putin voterebbe no" al prossimo referendum sulla giustizia in Italia.
2. Il doppio anniversario: guerra in Ucraina e referendum italiano
[02:00–03:45]
- Giannini marca l’anniversario dei quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina: "quattro anni di sterminio, di massacri, di continue stragi di civili ad opera di un dittatore che intende ricostruire l’Eurasia."
- Introduce la seconda ragione: le dichiarazioni di Giovan Battista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e "braccio operativo di Giorgia Meloni", che, sollecitato sulla posizione di Putin nel referendum sulla separazione delle carriere, risponde ironicamente che "Putin voterebbe no".
3. Il "teorema di Rasputin-Fazzolari": la provocazione e i suoi riflessi
[03:45–07:15]
- Ricostruisce la stagione polemica che accompagna la discussione sul referendum: ogni schieramento arruola figure simboliche (da Falcone e Borsellino ai "black bloc" di Torino). Ora, il paradosso: anche Putin (in negativo) entra nel pantheon degli oppositori alla separazione delle carriere.
- Giannini smaschera così la retorica:
"Il governo e la maggioranza hanno ingaggiato, in chiave negativa, persino Vladimir Putin. Voterebbe no, perché in Russia... non c’è la separazione delle carriere e quindi siccome ora noi attraverso i buoni uffici delle destre al comando questa separazione la vogliamo introdurre... rappresentiamo un modello di democrazia perfetta ben diversa da quella russa..."
(Giannini, 05:00)
4. Il modello russo: magistratura e potere politico
[07:15–09:35]
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Giannini esplora come in Russia la magistratura sia subordinata all’esecutivo, citando le riforme del 2020 che hanno ulteriormente ampliato il controllo del presidente sulle nomine dei giudici e del procuratore generale:
"La Camera Alta del Parlamento interviene e rende così la loro carriera dipendente, in maniera praticamente esclusiva, dalla lealtà politica a chi governa il Paese."
(Giannini, 08:30) -
Contrasto tra la teoria giuridica (indipendenza sancita formalmente) e la pratica politica: "la nomina politica e la struttura gerarchica dei tribunali creano a tutti gli effetti una magistratura di governo."
5. Il rischio italiano: paralleli inquietanti
[09:35–11:20]
-
Confronta, attraverso le posizioni pubbliche di Meloni, Nordio, Salvini e altri esponenti di governo, il rischio che anche in Italia, pur adottando formalmente la separazione delle carriere, la sostanza non cambi:
"...anche se fosse introdotta la separazione dei poteri... raggiungeremo alla fine... la stessa subordinazione del sistema giudiziario e del potere della magistratura al potere politico, cioè all’esecutivo."
(Giannini, 10:20) -
Smonta l’argomento formale dei sostenitori del sì ("non si tocca l’articolo 104 della Costituzione che garantisce l’autonomia della magistratura"), sottolineando la differenza tra Costituzione formale e Costituzione materiale:
"Anche in Russia, anche nella Russia di Putin… la Costituzione recita e sancisce formalmente l’indipendenza del potere giudiziario... Ma nella pratica poi cosa succede? Quello che abbiamo detto e che abbiamo ascoltato."
(Giannini, 11:15)
6. Chiusura amara e nota filosofica
[11:20–12:35]
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Sostiene che, nella realtà, una volta che la politica si arroga il potere di governare la magistratura, la distinzione tra democrazia e autocrazia diventa labile, e la riforma rischia di essere un alibi per un controllo politico rafforzato:
"Putin ha già da tempo, in modo ideale... votato sì... al fatto che la politica domina sull’organo di garanzia della magistratura. E questo, alla fine, è quello sul quale saremo chiamati a votare."
(Giannini, 12:00) -
Conclude citando Vadim Baranov:
"Non c’è nulla di più saggio che puntare sulla follia degli uomini."
(Baranov, citato da Giannini, 12:30)
Timestamps di riferimento
- 00:26–02:00: Introduzione tematica, "Il Mago del Cremlino" e la parabola di Putin
- 02:00–03:45: Anniversario guerra in Ucraina e introduzione “caso Fazzolari”
- 03:45–07:15: Retorica referendaria e arruolamento di Putin nel dibattito
- 07:15–09:35: Analisi del sistema russo e il controllo politico sulla magistratura
- 09:35–11:20: Paragoni con l’Italia e la riforma in disamina
- 11:20–12:35: Conclusioni e riflessione sul potere politico sulla magistratura
Momenti memorabili e citazioni notevoli
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Sull’anniversario della guerra in Ucraina:
"Quattro anni di sterminio, di massacri, di continue stragi di civili ad opera di un dittatore che intende ricostruire Eurasia."
(Giannini, 02:12) -
Sull’ironia di Fazzolari:
"Putin voterebbe no al referendum. In Russia non mi risulta che ci sia la separazione delle carriere. E quindi sì, sicuramente Putin voterebbe no."
(Fazzolari, riportato da Giannini, 04:00) -
Sul rischio italiano:
"Anche se fosse introdotta la separazione dei poteri, o forse proprio perché sarebbe introdotta la separazione dei poteri… raggiungeremo la stessa subordinazione del sistema giudiziario… al potere politico."
(Giannini, 10:20) -
Chiusura filosofica:
"Non c’è nulla di più saggio che puntare sulla follia degli uomini."
(Vadim Baranov, citato da Giannini, 12:30)
Conclusione
Massimo Giannini utilizza la provocatoria metafora di Putin e del suo sistema autoritario per mettere in guardia dagli effetti sottili e strutturali di una riforma della giustizia che potrebbe, nelle modalità attuali, favorire la prevalenza del potere politico su quello giudiziario, riproducendo – senza dirlo – dinamiche più simili a quelle russe che a quelle delle consolidate democrazie occidentali. L’episodio si chiude con amarezza e ironia sul paradosso politico-giuridico che caratterizza il dibattito italiano di oggi.
