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Ciccio, lo sapevi? Il 40% degli italiani non va regolarmente dal dentista.
B (0:04)
Regina, non tutti capiscono l'importanza della salute orale come noi sportivi. La prevenzione conta a tutte le età.
A (0:11)
Sport e salute orale sono importanti per il tuo benessere. Prenditi cura del tuo sorriso con CheckUp e GeneDentale. DentalPro. Scegli di stare bene. Fonte Indagine Keystone.
B (0:21)
One Podcast. Riuscirà il domatore di Washington ad ammaestrare anche l'urso russo? Dopo aver provato, questo si può dire, provato a far fare la pace tra Israele e Damas, ora Trump prende in mano l'altro dossier, quello della guerra russo-ucraina. Lo fa con lo stesso approccio, come se per lui nulla fosse impossibile, in virtù del delirio di onnipotenza che lo attraversa da quando è tornato alla Casa Bianca. Ma stavolta le cose sono un po' diverse. Il dossier medio-orientale, per alcuni aspetti, appare persino più semplice di quello russo-ucraino. Perché in Medio Oriente Trump è riuscito a imporre il cessata e il fuoco in nome dei petrodollari. C'è poco da fare. gli accordi di Abramo allargati a tutto il mondo arabo per obbligare da un lato Hamas a consegnare gli ostaggi, dall'altro lato a Netanyahu a interrompere lo sterminio a Gaza, sono stati sufficienti a far cessare e a far tacere le armi. Con la Russia di Putin è tutto più difficile individuare un filone comune di affari da condividere per Trump e Putin è più complicato, anche perché sul fronte opposto non c'è un popolo distrutto e stremato, ma c'è un altro esercito che combatte e vuole puntare alla vittoria finale, quello di Volodymyr Zelenskyy. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini. Davvete cesno, Putin è un uccidente e un terrorista, è un fatto. Se i nostri compagni credono che dobbiamo passare a un cammino diplomatico, e credo che siamo pronti a passare a un cammino diplomatico, e che dopo la parola dobbiamo avere gli Stati Uniti e l'America, Quello che avete appena sentito è il presidente ucraino Zelensky. Liquidava così l'ipotesi di un cessate il fuoco con la Russia di Putin. Ribadisce, ancora una volta, che Putin è un terrorista e di fronte alle pressioni americane che Trump non lesina, potrebbe alla fine essere costretto a fare la pace. Appunto, come qualsiasi terrorista, come è successo in Medio Oriente ai tagliagole di Hamas. Se andrà così non lo sappiamo ancora. Oggi Zelensky arriva a Washington e ribadirà le sue ragioni nell'incontro con Trump. Sono lontani i tempi delle umiliazioni che lo sceriffo di Washington impartiva al povero presidente ucraino trattato come uno scolaretto disobbediente. Stavolta Trump lo ascolta, Zelensky, e sembra impegnato in una trattativa Non sappiamo quali saranno i suoi esiti, ma che comunque già il fatto che la si possa definire tale sembra un passo avanti. Ha parlato con Putin, il presidente americano. E come al solito, dopo la conversazione telefonica, fa sfoggio di grande ottimismo. Ho appena concluso la mia telefonata col presidente russo ed è stata molto produttiva. Si è congratulato con me e con gli Stati Uniti per il grande traguardo della pace in Medio Oriente. Qualcosa che, ha detto, è stato sognato per secoli. Credo davvero che il successo in Medio Oriente ci aiuterà nei negoziati per porre fine alla guerra con Russia e Ucraina. E, secondo la conversazione di oggi, abbiamo fatto grandi progressi. È sempre difficile, di fronte alla gran cassa mediatica di Trump, discernere il vero dal falso e individuare un qualcosa che sia quantomeno verosimile. Una cosa è certa, Trump e Putin si sono parlati di nuovo e Trump ha annunciato che potrebbe esserci presto un incontro a Budapest in terra neutrale, verrebbe da dire, anche se neutrale è un termine forte, sappiamo bene che Viktor Orban è un solido alleato dello czar di Mosca, ma comunque tant'è. Visce Trump, il presidente Putin e io ci incontreremo in una località concordata, che potrebbe appunto essere la capitale ungherese, per valutare se possiamo porre fine a questa ingloriosa guerra tra Russia e Ucraina. Vedremo se andrà così. Certo, dai toni, perlomeno da quelli, sembra che la telefonata tra Trump e Putin abbia dato qualche esito un pochino più confortante. rispetto all'ultima volta che i due si erano parlati. Era successo, lo ricorderete, dopo Ferragosto in Alaska, ad Anchorage, quando, a costo di portare a casa un qualche risultato, il presidente americano aveva steso il tappeto rosso all'arrivo di Putin, trattato come un grande statista planetario e rimesso agli onori del mondo. nonostante la sporca, lurida guerra che ha lanciato contro l'Ucraina ormai più di tre anni fa. In quella circostanza, l'incontro era stato molto cordiale in apparenza. I due si erano scambiati reciprochi complimenti e cortesie in conferenza stampa. Si erano spinti persino ad ipotizzare un incontro a Mosca. Putin aveva invitato l'amico Donald nella capitale russa. Trump, al termine dell'incontro, aveva elogiato come sempre il rapporto personale instaurato con l'uomo del Cremlino. L'aveva definito da dieci, quell'incontro. Anche se poi non era stato in grado di spiegare per quale ragione il voto di quella conversazione fosse stato così alto. Non c'erano contenuti almeno nel racconto fatto dal presidente americano. Non si capiva in che modo fossero stati fatti i passi avanti, visto che il tanto atteso cessate il fuoco non c'era stato. Per contro Putin, a sua volta molto positivo dopo la chiacchierata con Trump, aveva detto la Russia ha considerato e considera il popolo ucraino come fraterno e ciò che sta accadendo è una tragedia e un dolore profondo. aveva detto, come se ciò che sta accadendo non l'avesse deciso lui, cioè attaccare un altro Stato sovrano, uccidere, sterminare civili come è successo nella strage di Buccia o di Mariupol. Ma al tempo stesso, ovviamente, Putin non si era mosso di un solo centimetro dalle sue posizioni. e aveva indicato ancora una volta le cause profonde che avevano determinato il conflitto, come se quelle cause non fossero attingibili neanche dopo la chiacchierata con Donald Trump. Dunque, cosa c'è da aspettarsi dall'incontro con Zelensky di oggi? In realtà, qui la questione è molto più complessa che in Medioriente. Può sembrare un paradosso, visto che quello mediorientale è un conflitto che dura da 3.000 anni, sostanzialmente. E come stiamo vedendo, forse non reggerà nemmeno il cessate di fuoco che Trump ha presentato al mondo in pompa magna, insieme ai capi di stato e di governo del mondo arabo e del vecchio continente europeo. Con Putin è più complicato perché il terreno di incontro, che per Trump è sempre di tipo economico-commerciale, stravolta appare più complesso. In Alaska avevano ragionato, senza altro, di una riapertura della rotta artica ai commerci tra i due paesi, così come avevano ipotizzato una ripresa della collaborazione tra l'americana Exxon e la russa Rosneft intorno al progetto Sakhalin-1, anche quello un piano che contempla l'utilizzo di petrolio e gas tra i due soci russo-americani. Ma a parte quello non c'è molto altro che in questo momento possano scambiare. Putin lo aveva capito dopo il sostanziale fallimento dell'incontro in Alaska. Tanto è vero che subito dopo era partita un'offensiva violentissima, che non è ancora terminata, della Russia sulle città ucraine. Una tempesta di missili e di droni che ha colpito inesorabilmente le fonti energetiche per rendere ancora più duro l'inverno che aspetta quel popolo martoriato, come diceva Papa Francesco. Ma Trump, di fronte al tradimento di Putin, oggi ha qualche difficoltà a rispondere in modo uguale e contrario, almeno nei suoi confronti. Quello che può fare, può continuare a fare, anche se non sappiamo cosa si siano detti nella telefonata di ieri, è continuare ad esercitare pressione sulla Russia, sostenendo militarmente ed economicamente l'esercito ucraino. Il Financial Times qualche giorno fa lo ha scritto, dalla fine dell'estate le agenzie di intelligence americane hanno guidato, con le loro informazioni, i droni e i missili di Zelensky. Quelli stessi che stanno martellando con grande precisione le fonti energetiche russe a loro volta, in risposta all'azione uguale e contraria dei missili di Putin. Ora la Russia ha subito un danno da quella controoffensiva ucraina. Sono bruciate 16 delle 38 raffinerie russe. E per questo Putin è costretto a comprare carburante per le truppe al fronte e limitare l'esportazione di petrolio e gas. È un danno economico piuttosto rilevante. E rispetto a questo non capiamo al momento quali garanzie possa offrire Trump per riequilibrare la situazione economica russa, che comunque si complica. Ciò non di meno anche quella ucraina. Infatti è di questi giorni un rapporto del Kiel Institute, un think tank tedesco che dal 2022 detta legge sul fronte militare, che racconta come il sostegno militare occidentale all'Ucraina durante l'estate ha subito un calo pesantissimo. Gli aiuti bellici sarebbero diminuiti addirittura del 43% nei mesi di luglio e di agosto. Durante l'amministrazione Biden i materiali militari venivano donati prelevandoli direttamente dalle scorte del Pentagono. I tempi erano molto rapidi. Adesso invece con l'amministrazione Trump armi e munizioni vengono vendute dagli USA e pagate da un gruppo di paesi europei. Ma al tempo stesso Questo rende la situazione delle truppe ucraine al fronte sempre più delicata, perché gli ucraini hanno pochissimi patriot e questi missili sono fondamentali per esercitare la forza contraerea rispetto ai missili russi. E lo stesso accade per le munizioni d'artiglieria, i tank e i cingolati corazzati. Secondo gli studi del Kiel Institute l'Europa non può supplire al calo di forniture americane. E infatti nello stesso periodo, cioè luglio e agosto, gli aiuti bellici dal vecchio continente sono crollati da 3,8 miliardi di euro a 1,6 miliardi di euro, ossia più della metà. I Paesi dell'Unione e la Gran Bretagna hanno esaurito la possibilità di donare carri armati, cannoni e munizioni sottratti ai propri eserciti. Quindi le riserve hanno toccato il fondo. l'industria non ce la fa a rifornire le catene di montaggio e quindi la difficoltà di Zelensky è evidente. Come dice Christoph Trebesch, capo del gruppo degli analisti che compie il monitoraggio per il Kiel Institute, l'Europa sta ridimensionando il suo sostegno militare. Ciò che sarà cruciale adesso è l'evoluzione delle cifre in autunno. Si avvicina il freddo, si avvicina il generale inverno e quindi c'è da capire se la mediazione abbiata da Trump E se il colloquio telefonico con Putin e poi quello diretto con Zelensky di oggi non producono risultati, come si svilupperanno l'offensiva e la controffensiva? Ormai, l'Ucraina sembra essere sempre più intenzionata a rafforzare la sua autonomia strategica militare. A tutt'oggi droni, artiglierie e blindati ruotanti sono prodotti tutti in patria. L'obiettivo principale dei bombardamenti russi è proprio questo, andare a colpire quelle fabbriche di armi. Ed è proprio per questo che a Zelensky servono i nuovi patriot americani. Ed è proprio per questo che Zelensky vorrebbe anche i Tomahawk, e cioè i missili a lunga gittata che colpiscono fino a 1600 km in territorio russo. È questo che Zelensky oggi chiederà a Trump oppure non potrà farlo, oppure Trump non potrà concederglieli perché nel frattempo ha negoziato qualcos'altro con Putin? Non sappiamo niente al momento, ma è verosimile che il presidente ucraino rinnovi la sua richiesta. E qui già mi pare di sentire l'ultimatum dello sceriffo di Washington. Volete i Tomahawk o la pace, hai posto la tua sentenza. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini. Una produzione, one podcast.
