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Massimo Giannini
Ti piace il suono della tastiera, eh? Però quanto è buona la pastiera. Senta a me, dopo la colazione, fuori casa, quando non c'è lo spazzolino, c'è Degam.
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Massimo Giannini
Poi io te lo dice Antonino. Quando le ferie finiscono e la trentenne torna in città, nulla può turbarne la quiete. Con Zalando trova i suoi outfit da casa. Li prova davanti al suo specchio e si rilassa scegliendo i suoi nuovi look.
Cosa mi metto per rientrare in ufficio?
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L'America ferita si prepara ai funerali di Charlie Kirk. Dovrà essere un evento storico, un funerale come non se ne sono mai visti. Non per caso il tycoon new yorkese, lo sceriffo di Washington, il presidente Trump, organizza il tutto in uno stadio del football. Quindi vuole una massa di gente, come non si vedeva dai tempi del funerale di Martin Luther King, che andrà oscurato per celebrare il ricordo di questo suprematista bianco purtroppo assassinato da un personaggio ambiguo di cui non conosciamo ancora i contorni. Sembrava dovesse essere un militante della sinistra extraparlamentare americana ma anche italiana con le scritte bella ciao sui suoi proiettili invece ora si scopre che forse era di destra, forse è una famiglia maga e chissà cos'altro, ma non è questo che importa, importa che in Italia lo stesso approccio continua a macinare follie e in qualche modo anche l'Italia con la stessa isteria americana si prepara a quei funerali continuando a spargere altro odio sull'odio. Circo Massimo, lo spettacolo della politica di Massimo Giannini Finora nel raccontare le reazioni strumentali, surreali e persino tribali che in Italia hanno caratterizzato il dibattito politico ci siamo limitati a parlare quasi sempre soltanto di Giorgia Meloni e dei Fratelli d'Italia. Oggi un pensiero però lo vorrei dedicare a Matteo Salvini e alla Lega. Non scopriamo niente di nuovo se c'è stato in questi anni Un leader politico che più di ogni altro ha investito sul rancore per raccogliere consensi è stato proprio lui, il leader del carroccio, che grazie a questo è arrivato persino al governo del paese, salvo poi giocarselo in un'estate maramalda durante una festa del papete. Ma da allora la rincorsa è ricominciata, anche perché nel frattempo è stato scavalcato a destra da Giorgia Meloni. E per non poter accettare questa unta, oggi Salvini fa peggio della sorella d'Italia. A Firenze, insieme al vice segretario del partito, il generale Vannacci, il leader leghista, rincara le accuse, dicendo la violenza è sempre di sinistra, basta guardare i social per rendersene conto. Detta da lui è una cosa che fa sorridere, conosciamo tutti. la famosa bestia leghista, che fu messa in piedi da Luca Morisi, l'uomo di fiducia del web, il social media manager di Salvini, esattamente con questo obiettivo, montare quotidianamente delle enormi shitstorm, delle tempeste di letame, da indirizzare via web, di volta in volta, contro nemici che lo stesso Salvini indicava alla sua struttura delta. dedicata a internet. Naturalmente in testa c'erano quasi sempre i migranti, oltre ad altri leader politici dell'opposizione e molto spesso anche intellettuali scrittori come Roberto Saviano, Michela Murgia, per non parlare di ex-ministri ed ex-ministre, una su tutte, Elsa Fornero. Ricordiamo tutti quando lo stesso Salvini, non ancora tornato al governo, organizzò una spedizione sotto casa della professoressa, colpevole di aver soltanto partecipato al governo di Mario Monti ed essersi intestata a una legge sulle pensioni che per Salvini è criptonite, salvo che avendo governato molti anni non è mai riuscito a scardinarla, perché forse scardinarla non si può senza far saltare i conti della Previdenza. Ma appunto Salvini si portò dietro un manipolo di leghisti e andò a citofonare a casa Fornero, per fortuna non trovandocela. La stessa cosa che fece qualche tempo prima a Bologna quando andò a citofonare a casa di spacciatori di droga, almeno così si pensava. Naturalmente erano migranti. Ma anche stavolta Salvini non si smentisce. e in una dichiarazione rilasciata al TG3, rispetto a un suo collega, il ministro Corosetto, che dice «non siamo preparati ad affrontare una guerra» ove mai la Russia dovesse invadere la NATO, Salvini risponde «certo, non siamo preparati e non dobbiamo esserlo, non vogliamo spendere soldi per riarmarci, perché la vera minaccia non è quella militare ai confini dell'Alleanza Atlantica. La vera minaccia, ribadisce ancora una volta il leader del Carroccio, arriva dalle coste del sud e la vera minaccia sono i migranti, perché con i barconi continuano ad arrivare delinquenti e terroristi e sono quelli che noi dobbiamo fermare. Cito questa frase di Salvini dopo aver ricordato appunto le sue iniziative malzane e pericolose nei confronti di Elsa Fornero e di tanta altra gente, solo perché anche in questo caso la domanda che ci dobbiamo porre è sempre la stessa. Cos'altro è questo se non odio riversato sullo straniero, sul diverso? Dice Salvini che per via dei barconi e quindi dei migranti clandestini, sulle nostre coste e poi sul nostro paese arrivano delinquenti e terroristi. Sui delinquenti si può ragionare, certo ne arrivano, ma del resto già i nostri sono più che sufficienti. Sui terroristi parliamone. Dobbiamo partire dai dati, come al solito. Perché senza i dati, senza la verità, senza la realtà, noi parliamo solo di un gigantesco processo di gaslighting, come oggi si dice, cioè di totale manipolazione del reale, finalizzata sempre e soltanto a impaurire la gente e convincerla che l'unico modo per risolvere i problemi è fare la faccia feroce. e cacciare via gli stranieri, i diversi. Negli ultimi dieci anni nel nostro paese, con i barconi, sono sbarcati 925 mila migranti. Sono dati del Viminale, non li invento io. Ebbene, su quasi quindi un milione di clandestini, salvo poi regolarizzati o spediti altrove o persone nei cui confronti è stato riconosciuto il diritto d'asilo, ebbene quelli nei confronti dei quali è stato accertato un passaggio nel nostro paese e che poi in seguito sono stati arrestati per gli attentati jihadisti compiuti in Europa sono solo quattro. Uno passò in Italia prima dell'attentato a Berlino nel 2016, un altro passò in Italia prima dell'attentato a Marsiglia nel 2017, un altro ancora prima dell'attentato a Nizza nel 2020, l'ultimo prima di quello a Bruxelles nel 2023. Dunque, ripeto, su quasi un milione di migranti arrivati sulle nostre coste Quelli che hanno avuto a che fare con il sangue riversato dagli stragisti terroristi islamici sono solo quattro. È sufficiente per dire che questa è la vera minaccia che abbiamo? Quattro su un milione? Per carità, anche se fosse stato solo uno, visto che ha contribuito all'uccisione di civili innocenti ed inermi in Europa, sarebbe troppo lo stesso. Ma questa è l'entità del fenomeno che Salvini appunto considera una minaccia alla sicurezza nazionale, molto più della Russia di Vladimir Putin. E quindi insisto e rinnovo la domanda, cos'altro è questo se non odio che serve soltanto a inoculare altro odio nelle vene dei popoli? Siamo sempre alle solite. A questo possiamo fare un'ulteriore chiosa. Sempre a proposito dei messaggi di peace and love che Salvini continua a lanciare alle masse. In un'intervista al Corriere della Sera di tre giorni fa, dopo aver rilanciato ancora una volta le accuse di incitamento all'odio rivolte alla sinistra, ha detto, ora tutto cambierà. A Pontida vorrò fare un nuovo palinsesto, proprio alla luce dell'omicidio di Charlie Kirk. Voglio fare un collegamento col Brasile, dove l'ex presidente Bolsonaro è stato condannato a 27 anni perché era primo nei sondaggi. Ha detto proprio così Salvini. Bolsonaro è stato condannato perché era primo nei sondaggi. Il leader della Lega purtroppo non ha ricordato chi è Jair Bolsonaro veramente. un generale che ha guidato il Brasile per quattro anni, fino al 2023, annunciando letteralmente, prima di essere eletto, con il voto non cambierà niente in questo paese, purtroppo le cose cambieranno solo quando un giorno partiremo per una guerra civile qui dentro e faremo il lavoro che il regime militare non ha fatto, cioè uccidendo 30.000 persone. Bolsonaro è un signore che ha detto più volte, anche qui, prima e dopo la sua elezione alla presidenza brasiliana, sarei incapace di amare un non figlio omosessuale, non sarò un'ipocrita, preferirei che mio figlio morisse in un incidente piuttosto che presentarsi con un chipo con i baffi. Bolsonaro, definito non per caso il Trump brasiliano, è stato un presidente che ha fatto apprezzamenti per la dittatura militare, che ha riversato tutto il suo disprezzo verso i parenti dei desaparecidos. e ha sostenuto posizioni di radicale intolleranza contro l'omosessualità, la parità di genere e soprattutto verso i neri. Un presidente apertamente razzista che ha detto di odiare quelli che non hanno la pelle bianca. Ha detto di odiare gli indios. Ha espresso manifestamente il suo sostegno alla tortura. non solo contro i trafficanti di droga, ma anche contro gli autori dei sequestri di persone, ha inneggiato alla pena di morte più e più volte. E poi ha voluto dire una parola definitiva sulla deforestazione dell'Amazzonia, considerandola un'esigenza irrinunciabile per il Brasile, anche a costo di sterminare le popolazioni indie che ci abitavano. Questi quindi, all'indomani dell'assassinio di Kirk, sono i modelli di Matteo Salvini, ministro delle infrastrutture e dell'amore, leader di un partito di cui, appunto, è vicesegretario di un altro generale, che ogni giorno inneggia all'espulsione di massa, alle discriminazioni contro le minoranze gay e persino contro i disabili. Ma c'è un'altra Italia che in questi giorni dell'Ira mi piace raccontare. È quella di un ragazzo di Milano che vive nelle case popolari, dietro Ponte Lambro. Si chiama Ilias Awani. Ha appena vinto la medaglia di bronzo nella maratona delle Olimpiadi di Tokyo. Sentite che cosa dice.
Ilias Awani
Sono di quei momenti per cui gli atleti lavorano e sognano tutta la loro vita. questi sono i momenti che io guardavo gli altri vivere tempo fa con gli occhi di bambini che ammiravano quelli che si trovano adesso nel mio posto e probabilmente ora ad ascoltare queste parole ci sono tanti ragazzi che sognano di essere al mio posto e e dico loro che è tutto possibile se tu ci credi abbastanza non c'è nulla che sia impossibile io non penso di essere una persona speciale l'unica cosa speciale mia è che ci credo fino in fondo e mi rialzo ogni volta che cado l'anno scorso non sono stato convocato alle olimpiadi è stata una botta pesante e quest'anno sono ritornato con due medaglie campione europeo terzo posto in mondiali primo italiano a prendere due medaglie continentali in un unico anno grazie all'Italia Sono veramente orgoglioso di regalare questo bronzo all'Italia. Io sono orgogliosamente italiano, sono felicissimo di aver alzato il tricolore, di aver portato prestigio al mio paese che mi ha dato tantissimo, quindi veramente più di così non posso chiedere, è stata una stagione meravigliosa.
Massimo Giannini
Elias ripete non mi frega se sono un naturalizzato, un altro rubato dal Marocco. Non me ne frega niente, dicano quello che gli pare. Io sono figlio delle case popolari e sono felice di aver dato prestigio all'Italia, il mio paese che mi ha dato tantissimo. Ecco, di fronte alla semina d'odio dei soliti impresari della paura che speculano sull'omicidio di un suprematista americano per sputare fiele sugli immigrati e su tutti gli avversari, non c'è risposta più bella, più intensa che quella di questo ragazzo. Ilyas Awani. Lui sì, il simbolo dell'amore e della tolleranza. Circo Massimo, lo spettacolo della politica. È un podcast di Massimo Giannini.
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Massimo Giannini
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Episode: "Salvini, l’odio e il bronzo di Aouani, figlio delle case popolari"
Host: Massimo Giannini
Date: 16 settembre 2025
In questo episodio, Massimo Giannini riflette sulle dinamiche d’odio nella politica italiana, in particolare analizzando le recenti dichiarazioni e azioni di Matteo Salvini e della Lega sul tema dei migranti e sulla strumentalizzazione dell’odio nei confronti del “diverso”. In contrapposizione, Giannini racconta la storia di Ilias Aouani, atleta italiano di origine marocchina, simbolo di riscatto e orgoglio nazionale. L’episodio si muove tra cronaca, analisi politica, dati alla mano e una celebrazione degli esempi positivi di integrazione.
[00:41–02:10]
“Anche l'Italia con la stessa isteria americana si prepara a quei funerali continuando a spargere altro odio sull'odio.” (00:59)
[02:11–09:50]
“montare quotidianamente delle enormi shitstorm, delle tempeste di letame, da indirizzare via web, di volta in volta, contro nemici che lo stesso Salvini indicava...” (03:48)
“Ma appunto Salvini si portò dietro un manipolo di leghisti e andò a citofonare a casa Fornero, per fortuna non trovandocela.” (05:10)
[09:50–12:00]
“La vera minaccia [...] arriva dalle coste del sud e la vera minaccia sono i migranti, perché con i barconi continuano ad arrivare delinquenti e terroristi...” (06:22)
“Su quasi un milione di migranti arrivati sulle nostre coste, quelli che hanno avuto a che fare con il sangue riversato dagli stragisti terroristi islamici sono solo quattro.” (10:50)
[12:00–12:30]
“Bolsonaro è stato un presidente che ha fatto apprezzamenti per la dittatura militare, che ha riversato tutto il suo disprezzo verso i parenti dei desaparecidos.” (11:43)
[12:31–13:47]
“Io sono orgogliosamente italiano, sono felicissimo di aver alzato il tricolore, di aver portato prestigio al mio paese che mi ha dato tantissimo…”
– Ilias Aouani, 13:23 “Probabilmente ora ad ascoltare queste parole ci sono tanti ragazzi che sognano di essere al mio posto... E dico loro che è tutto possibile se tu ci credi abbastanza, non c'è nulla che sia impossibile.”
– Ilias Aouani, 12:50
“Ripete: non mi frega se sono un naturalizzato, un altro rubato dal Marocco. Non me ne frega niente, dicano quello che gli pare...” (13:47)
[13:47–14:45]
“Non c'è risposta più bella, più intensa che quella di questo ragazzo, Ilyas Awani. Lui sì, il simbolo dell'amore e della tolleranza.” (13:58)
“Cos'altro è questo se non odio riversato sullo straniero, sul diverso?” (07:36)
“Dobbiamo partire dai dati, come al solito. Perché senza i dati, senza la verità, senza la realtà, noi parliamo solo di un gigantesco processo di gaslighting...” (08:35)
“Io sono figlio delle case popolari e sono felice di aver dato prestigio all'Italia, il mio paese che mi ha dato tantissimo.” – Ilias Aouani, (13:30)
Questo episodio di “Circo Massimo” mette in luce come la politica, attraverso narrazioni tossiche e dati distorti, possa alimentare la paura e il rifiuto del diverso. Giannini richiama a una riflessione profonda individuando in Aouani il simbolo della possibile, necessaria, Italia dell’integrazione e della speranza collettiva. Un ascolto vivace, appassionato e lucido sul teatro (e gli effetti) della propaganda politica italiana.