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Guagliò, ascolta lo chef Cannavacciuolo, pausa pranzo a Napoli, pizza a portafoglio, in gira a Firenze, lampredotto, ma ricorda, dopo mangiato fuori casa, quando non c'è lo spazzolino, c'è Degam. Con Floro, calcio e xylitolo, un valido aiuto per la tua igiene orale. E te lo dice Antonino. Quando le ferie finiscono e la trentenne torna in città, nulla può turbarne la quiete. Con Zalando trova i suoi outfit da casa. Li prova davanti al suo specchio e si rilassa scegliendo i suoi nuovi look. Cosa mi metto per rientrare in ufficio? Shopping senza stress, con Zalando. Ci voleva Kim Novak, un'attrice, musa del leggendario Alfred Hitchcock, a ricordarci quali sono i doveri delle democrazie e perché dobbiamo difenderle ad ogni costo. Ha detto questa grande del cinema mondiale, fedele a me stessa e sento che uno dei motivi per cui sono qui è per ispirare il più possibile le persone, per far capire che la loro libertà conta, che le loro vite contano, i loro diritti contano, la verità conta. E devo dirlo, per tutte le democrazie nel mondo dobbiamo unirci, collaborare, essere creativi, trovare il modo di aprire gli occhi, guardare cosa sta succedendo e fare tutto il possibile per salvare le nostre democrazie. Circo Massimo, lo spettacolo della politica, di Massimo Giannini. Parole importanti e coraggiose, quelle pronunciate dalla star di Hollywood, 92 anni, premiata con leone d'oro alla carriera al Festival del Cinema di Venezia. Parole che indirettamente ci ricordano chi sono oggi i nemici della società aperta, dunque dell'Europa o di quel che resta dell'Occidente dopo le rotture di Trump. Se ancora ce ne fosse bisogno a guidarli, questi paesi e questi nemici, è la Russia di Putin, protagonista della sanguinosa guerra in Ucraina, ma anche di una sporca guerra contro di noi, che invece dei missili e dei carri armati usa gli hacker e i cyberattacchi. Quello subito da Ursula von der Leyen, costretta a un atterraggio d'emergenza a causa di un'interferenza anomala sul GPS del suo volo aereo, ne è un esempio clamoroso. Ad opera di chi è stato questo attacco? Chiedete a Mosca, dice la portavoce della Commissione Europea. E anche se ora Mosca smentisce, è chiaro che questo episodio si inquadra a perfezione nella guerra ibrida che il Cremlino sta facendo esplodere nel cuore d'Europa. E ancora una volta, verrebbe da dire, troppo zelo signora Meloni. Sì, perché vittima dei soliti eccessi di compiacenza di cui si lamentava già nella sua età Iran nel Settecento, La nostra presidente del Consiglio ha riposto una fiducia onestamente immotivata nelle bufale «paci finte» dell'amico americano. «Finalmente si aprono spiragli di pace», aveva commentato dopo la messa in scena agostana di Anchorage, orchestrata dall'impresario Trump insieme al socio Putin. Gli imperi seduti a tavolino per negoziare il cessato e il fuoco in Ucraina pareva una vera svolta, invece era solo diplomazia for dummies, per ingenui si direbbe. I due autocrati avevano parlato solo di soldi, dalle rotte commerciali nel mare artico al ritorno di Exxon nel settore petrolifero russo, e mai di soldati, dalle truppe nel Donbass alla forza di interposizione NATO. Era facile immaginarlo, ma la sorella d'Italia aveva creduto ancora una volta nelle virtù taumaturgiche del falso alleato di Washington, che in realtà condivide col suo alleato vero di Mosca un unico obiettivo, umiliare l'Europa, ridisegnando il nuovo ordine mondiale basato sulla forza. Stiamo vedendo adesso cosa valeva col vertice in Alaska per l'uomo del Cremlino. I meloniani spiragli di pace sono tragicamente sepolti sotto le macerie di Kiev, martoriata da una pioggia di droni e di missili, in una topografia di sangue dove nulla è lasciato al caso. Ogni ordigno ha un avvertimento, ma anche un insegnamento, per chi nel vecchio continente non ha ancora compreso quello che Angela Merkel predisse già nel marzo 2014. Trattare con Putin non è difficile, è inutile, perché lui abita in un altro pianeta. Era già successo il 20 febbraio 2022, quando il nuovo czar, che aveva già schierato le truppe al confine ucraino, promise a Macron un colloquio, ma prima che io entri in palestra. E anche tre giorni fa, mentre la Casa Bianca liquidava come stronzate le minacce del Falco Lavrov, le bombe assassine erano già in rotta verso Kiev. Mad Vlad, come lo chiamava un tempo l'amico Donald, non è matto, ma insegue un suo disegno. Con la violenza come modus operandi e la guerra come prosecuzione della politica, punta a ricucire la Russia imperiale e la Russia sovietica. Non a caso il povero Navalny, fatto assassinare in un gulag in Siberia, lo chiamava Bunkerny Dead, che in russo significa il nonno nel bunker, estragnato dalla realtà, ossessionato dalle armi, dominato dalla mania delle grandezze perdute. A lui importa solo ristabilire la mata der java, come si dice in russo, la potenza della madre russia rievocata nell'ultima stesura dell'inno nazionale. «L'Ucraina è il pretesto per dispiegare quella potenza», come scrisse nel suo saggio uscito nel 2021, intitolato «Sull'unità storica dei russi e degli ucraini». «Siamo lo stesso popolo», c'era scritto lì dentro, ed era già un fosco presagio dell'attacco imminente. La recita di Anchor è già stata l'occasione per illudere i gonzi con la stessa menzogna. La Russia torna tra i grandi e vuole scendere a patti. Chi crede ancora in queste trappole? Con queste premesse non ci possiamo meravigliare se il resto dell'Occidente, contrario all'Occidente, si riunisce sotto le insegne del Terzo Impero, la Cina di Xi Jinping. il venticinquesimo vertice dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, patrocinato appunto dal impero dove non tramonta mai il sole, quello cinese, che ha riunito ben 20 paesi, tra i quali la stessa Russia, l'India, il Brasile, l'Arabia Saudita e via via tutte le altre nazioni che si oppongono all'Occidente, ha diramato alla fine un comunicato congiunto che dice già tutto. I paesi dell'organizzazione visilegge sostengono il rispetto del diritto dei popoli a scegliere in modo indipendente e democratico i propri percorsi di sviluppo politico e socio-economico. I principi di rispetto reciproco per la sovranità, l'indipendenza, l'integrità territoriale, l'uguaglianza e il mutuo vantaggio, la non ingerenza negli affari interni e la non minaccia o l'uso della forza sono la base di uno sviluppo sostenibile delle relazioni internazionali. E questo testo, vergato da Xi Jinping, da Putin, da Modi e da tutti gli altri leader alternativi all'Occidente, sembrava o sembrerebbe pensato apposta per quel che è accaduto in Ucraina. E invece no. I paesi di questa organizzazione, che lotta chiaramente per costruire un ordine alternativo a quello occidentale, fanno riferimento solo all'offensiva israeliana contro l'Iran e contro Gaza. ma di ciò che sta accadendo nello Stato sovrano guidato da Zelensky e invaso dai Ussi neanche una parola. L'Europa nonostante tutto di fronte a questo disastro resta in vita. Il formato Macron-Merz-Starmer regge l'urto della diarchia degli autocrati. garantisce ancora il sostegno a Zelensky e capisce che difendere Kiev equivale a salvare l'Europa, la sua storia e la sua cultura, i suoi valori e le sue istituzioni. In una parola, le sue democrazie. La coalizione dei volenterosi non è l'unione e questa unione non è abbastanza. Ma se lo zar bombarda le sue sedi vuol dire che è in gioco, con i suoi vizi e i suoi limiti, che Mario Draghi e Romano Prodi hanno messo a nudo nei giorni scorsi. Siamo marginali sull'Ucraina e spettatori sulla Palestina, prigionieri del voto all'unanimità. Non sappiamo decidere né incidere. Ma qui torniamo al paradosso Meloni. La presidente del consiglio al meeting di CL a Rimini si è appropriata delle critiche all'Europa di draghi per dire non si sa bene da quale pulpito io lo ripeto da anni. Come se la sguaiata eurofobia meloniana dei tempi dell'opposizione dura e pura si possa assimilare al whatever it takes del presidente della BCE. O come se la proposta dell'ex premier più integrazione, più mutualizzazione del debito, si possa conciliare con quella della premier in carica, che vuole più stati in azione e meno burocrazia UE. Ancora una volta Meloni compie un'impostura. Resta sia agganciata al convoglio anglo-franco-tedesco, ma sempre pronta a scartare di lato. Giovedì prossimo la coalizione dei volenterosi si riunirà di nuovo a Parigi, insieme al segretario della NATO Rutte, E ancora una volta la Presidente del Consiglio italiana non sarà fisicamente presente, si collegherà in video, come ha fatto altre volte. Ed è difficile non vedere in questa modalità anomala la malcelata intenzione di marcare una distanza. E qui c'è tutta la sua ambiguità. che non finisce, ma anzi si protrae. Meloni non sta mai con Macron, Merz e Starmer fino in fondo, per esempio sull'invio di truppe, ma si schiera, piuttosto, con Orban e Fico. E noi l'abbiamo toccato con mano la settimana scorsa, il vero dramma dell'Unione. La risoluzione di condanna per la strage russa su Kiev non passa per il veto del tiranno ungherese. Ma è esattamente questo il modello caro alla sorella d'Italia, l'Europa delle Nazioni, in uno spazio economico dove ognuno ha la sua identità e ognuno va per la sua strada. E questa è appunto l'Europa reale che esiste già ora ed è già ora un dramma ed è arrivato a questo tornante della storia proprio perché erosa il suo interno dai partiti sovranisti di cui i patrioti tricolore sono i fieri capi famiglia. Per questo la dottrina Meloni sull'Europa suona del tutto fasulla. La destra che lei incarna non è la cura, è la malattia. Fritturino calamaretti, sfogliatello babà. Vuoi scoprire lo street food più buono di Napoli? Te lo consiglio io di persona. 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Episode: Se Kim Novak spiega alle destre i doveri delle democrazie
Host: Massimo Giannini
Date: September 2, 2025
Podcast: OnePodcast
In questa puntata, Massimo Giannini parte dallo straordinario discorso di Kim Novak, premiata a Venezia con il Leone d’Oro alla carriera, per riflettere sullo stato delle democrazie occidentali e i pericoli sempre più pressanti rappresentati dalle autocrazie - in particolare la Russia di Putin. Prendendo spunto dall’attualità internazionale (cyber-attacchi, la guerra in Ucraina, vertici tra potenze) e dal panorama europeo, Giannini sottolinea le ambiguità della destra italiana e le debolezze dell’Unione Europea in risposta alle crisi contemporanee.
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