
Loading summary
A
Questo è il suono di un lingotto d'oro da investimento. L'oro è il modo più semplice e sicuro per proteggere i tuoi risparmi e il tuo futuro. Sono Claudio Boso, Presidente di Carisgold SPA. Ogni giorno lavoriamo per rendere l'oro fisico accessibile a tutte le famiglie in Italia. In Carisgold ci teniamo a fare le cose per bene, perché la fiducia si merita, non si chiede. Carisgold, l'oro accessibile a tutti, prima di tutti.
B
Messaggio promozionale che non costituisce un'offerta o sollecitazione a investire. Pas d'ennemi à gauche, nessun nemico a sinistra. È un'antica frase, ormai celebre nel gergo della politica internazionale, in particolare europea e specificamente francese. La pronunciava infatti un leader socialista, Guy Moyer, che era segretario generale della sezione dell'internazionale Operaia negli anni 40 e 50. Questa frase in buona sostanza indicava una strategia politica molto precisa, quella in base alla quale il Partito Socialista, per l'appunto di derivazione molto massimalista in quegli anni, non doveva combattere nessun'altra formazione che venisse fuori alla sua sinistra, e cioè né i comunisti né altre sigle della galassia più combattente, privilegiando invece sistematicamente il confronto con la destra. Negli anni anche il PC italiano ha subito talvolta questa deriva, ma ormai l'ha abbandonata da tempo. Adesso, viceversa, impera a destra, dove il nessun nemico, a destra per l'appunto, ha caratterizzato a lungo il rapporto tra Meloni e Salvini. Adesso però spunta il generale Vannacci e il banco salta. Destra contro destra. Qual è più vera? Qual è più autentica? Circo Massimo, lo spettacolo della politica. Di Massimo Giannini.
C
Secondo me con il Presidente del Consiglio abbiamo tante idee in comune. Il problema poi è stato come metterle a terra. La deriva che c'è stata dal momento in cui questo governo ha preso ufficio è quello che è successo sino ad oggi.
D
Che deriva c'è stata?
C
Che molte delle cose che si erano proposte di realizzarsi poi non sono state realizzate. Che molte delle votazioni che vengono fatte da alcuni partiti che sono in questa coalizione di centrodestra in Europa sono gli stessi che fa il PD.
D
Ma la Meloni è ancora una destra autentica o no?
C
Ma io credo di sì, probabilmente dovrebbe dimostrarlo un po' di più.
B
Allora è una destra autentica che però non mantiene quello che ha promesso? A che cosa si riferisce quando dice che non ha messo a terra?
C
Secondo me è una destra che ha perso la trevisonda e quindi Vannacci è il sestante che fa il puntonave e riporta sulla rotta giusta. Perché per esempio le tre riforme principali che questo governo si proponeva di mettere a terra non sono state messe a terra. Il presidenzialismo, la riforma della giustizia, l'autonomia differenziata.
B
Aveva preannunciato fuochi d'artificio e fuochi d'artificio sono stati. Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, fa il suo esordio negli studi di Otto e Mezzo con Lilly Gruber e immediatamente dà fuoco alle polveri e le dà soprattutto a destra, come avete sentito. Il lungo elenco di critiche che il Generalissimo muove ai suoi ex alleati, potremmo definirli così, Giorgia Meloni e in particolare Matteo Salbini, fa piuttosto impressione. Non ci si riconosce quasi su nulla e denuncia in maniera chiarissima che questa destra, che ora sta comandando il paese ormai da quattro anni, ha tradito tutte le promesse. intanto le ha tradite sulle tre riforme fondamentali nessuna delle quali in realtà è andata al traguardo l'elezione diretta del Presidente del Consiglio messa da una parte approvata solo da un ramo dal Parlamento la riforma della giustizia bocciata per fortuna dagli italiani con un referendum costituzionale e poi l'autonomia differenziata fatta a pezzi invece dalla Corte Costituzionale ma più in generale quello che colpisce della critica spietata il generale muove nei confronti dell'attuale coalizione è che va a colpire due dei temi più sensibili da sempre per gli imprenditori della paura che governano le destre sovraniste in Italia e non solo, e cioè i migranti e la sicurezza. Stiamo proprio nel cuore del melonismo e del salvinismo rispetto al quale Vannacci compie una sorta di espianto, lasciamo stare se abbia ragione o se abbia torto. Mutuo alcune considerazioni scritte dal maestro Carlo Freccero per Dagospia dopo la puntata di 8 e mezzo, Vannacci funziona perché è in grado di proporsi al pubblico con un discorso semplice e lineare che induce alla identificazione. Naturalmente la semplificazione del discorso in politica finisce per sconfinare inevitabilmente, tranne qualche rarissimo caso che in Italia non si vede da secoli, nell'antipolitica, perché naturalmente prevale poi il populismo che taglia i nodi senza scioglierli e dunque la semplicità finisce per coincidere con la corrività, con le promesse sparate al vento, mari e monti che vengono buttati lì nel tritacarne come possibili quando si è all'opposizione. Salvo poi che quando si governa tutto diventa più difficile, ma questo è l'essenza dei populismi, di tutti i populismi, di cui Vannacci è soltanto l'ultima metamorfosi. abbiamo conosciuto quella di Berlusconi, poi abbiamo conosciuto quella di Beppe Grillo, poi quella di Matteo Salvini, poi abbiamo conosciuto quella di Giorgia Meloni e adesso cova a destra di Meloni quella di Vannacci e ritorniamo così dal principio, nessun nemico a destra, finora La leader di Fratelli d'Italia, insieme al leader della Lega, si erano preoccupati di marcarsi a vicenda, l'uno con l'altra, cercando di evitare scor di bande, ciascuno la propria destra. Ma adesso è arrivato lui, Vannacci, che fa saltare tutti gli equilibri. Ripeto e insisto, non do giudizi di valore su quello che ha detto. cose terrificanti, una peggiore dell'altra. Ma appunto, come dice Carlo Freccero, siamo nell'era della post-democrazia, ci muoviamo sul piano del puro spettacolo, che vale molto di più della politica. E Bannacci funziona perché la destra, essendo al governo e non avendo potuto attuare il suo programma politico, ha bisogno di un volto nuovo che promette di portare quel programma a compimento. Lasciamo stare se è possibile oppure no, lasciamo stare se le cose che dice poggiano su traguardi irraggiungibili, come per esempio la rimigrazione. Abbiamo sentito le stupidaggini che il generale è riuscito a snocciolare, messo alle strette da Lilly Gruber e da Lina Palmerini, collega del Sole 24 ore. Ma tant'è, gli italiani, un pezzo di italiani, anche delusi, dalle vanagloriose chimere indicate da meloni, il piano Albania, i blocchi navali, i porti chiusi. La verità è che due anni fa abbiamo avuto il picco storico degli sbarchi nel nostro paese ed è successo con un governo di destra che aveva promesso di non far entrare più nessuno senza permesso. E ora Vannacci ha buon gioco a dire, ci penseremo noi e la stessa cosa può farla o può dirla su tutti gli altri fronti, ripeto, in ciascuno dei quali dice stupidaggini oppure cose obrobriose, pensiamo solo al tema del diritto e delle garanzie per la comunità LGBTQ+, nei cui confronti Vannacci ha calpestato l'articolo 3 di quella Costituzione sulla quale ha giurato da generale prima e da esponente politico poi. Poco importa. Questa idea che si debba rilanciare la famiglia naturale in un paese scristianizzato ma pur sempre cattolico apostolico romano piace a un pezzo di pubblico. che persino di fronte alle intemerate salbiniane che ha tenuto da quattro anni i comizi con in mano il rosario oppure agitando il Vangelo è rimasta bocca asciutta. E dunque c'è a destra una domanda becera quanto si vuole. ma comunque reale, di ulteriore estremizzazione di fronte alle eterne paure della globalizzazione e dell'immigrazione incontrollata. Di fronte del resto, all'esempio di Trump, c'è poco da meravigliarsi. Oppure ai successi che lo stesso Vannacci furbescamente cita di Alternative for Deutschland in Germania. E stiamo parlando di un partito neanche postfascista, ma neonazista. che è arrivato ormai alle elezioni locali nei lender a sfiorare o a superare il 30% dei consensi. Dunque ecco perché il fenomeno Bannacci è lì a indicare l'ulteriore cambio di fase della politica italiana. e lo fa alla sua maniera, si presenta in modo semplice con una camicia un po' stropicciata, parla un linguaggio basico, basico fin quasi all'estenuazione ed è il suo mondo al contrario che descrive in maniera molto molto semplice come si pronuncierebbe al bar una dottrina come quella del mondo al contrario è il normal man, lui incarna alla perfezione la normalità dell'italiano medio con tutte le sue paure e le sue abbiure, i suoi vizi e i suoi vezzi e quindi cosa sta facendo? Sta svuotando dall'interno la lega e l'unico punto forse nel quale è stato efficace da Lilly Gruber è stato proprio nel passaggio che si riferisce al rapporto tra lui e Salvini. Ha perfettamente ragione il generale a dire che è stato più utile lui al carroccio di quanto il carroccio non lo abbia sostenuto. Nelle elezioni che hanno consacrato Bannacci come leader politico, 500.000 preferenze le ha portate lui a una lega esangue e ormai ridotta a pezzi, devastata dall'esperimento del Partito Nazionale fallito da Salvini, la sta svuotando dall'interno, ma sta anche minacciando Fratelli d'Italia, puntando il dito esattamente contro il programma non realizzato. dalla leader, dalla underdog della garbatella e questa accusa arriva da un altro uomo del popolo, comunque uno che definisce se stesso come un uomo che viene dalla esperienza dei fronti di guerra, non certo un leader politico. quindi al pari di Meloni parla allo stesso popolo ed è per questo che rappresenta una minaccia ed è per questo che si permette di attaccare chi invece all'élite ci appartiene a tutti gli effetti come Marina Berlusconi obiettivo di un'invettiva particolarmente acuta e riuscita se vogliamo dallo stesso vannage nello studio di Lili Gruber Dunque Vannacci è l'elefante in corridoio per la destra italiana che ha un gigantesco problema e questo lo si percepisce dalla reazione piuttosto nervosa che Giorgia Meloni ha avuto il giorno dopo la puntata di otto e mezzo in Parlamento quando si è recata alle consuete comunicazioni della vigilia del Consiglio europeo e rivolta ad uno dei parlamentari transfugi fuggiti via da Fratelli d'Italia e approdati nel futuro nazionale di Vannacci, uno di quelli che appartengono, come lui stesso ha detto, alla sporca dozzina con la quale vuole fare solo gli interessi degli italiani. Ecco, nei confronti di Pozzolo, lo sparatore, insieme a Del Mastro, di un famoso Capodanno, la Premier è stata particolarmente dura. Ascoltiamola.
D
Collega Pozzolo, dunque mi dispiace francamente che abbia cambiato idea sul tema dell'interesse nazionale, perché quello che stiamo facendo noi a tutela dell'interesse nazionale è quello che c'è scritto nel nostro programma, programma per realizzare il quale lei e altri siete stati eletti all'interno delle file del centrodestra in questo Parlamento, ciò nonostante per ben sei volte Avete votato contro la fiducia a questo governo insieme collega Schlein, collega Conte, collega Renzi e compagnia. Votare contro la fiducia a un governo per chi ci ascolta significa votare per mandare a casa quel governo. Esatto, bene. Io penso, collega, che fare quello che serve alla sinistra non sia mai difendere l'interesse nazionale e quindi di grazia non mi si parli di vera destra perché la vera destra non è mai funzionale alla sinistra.
B
Ecco dunque la controreplica. Meloni al generale. Siete stati voi che avete tradito, non noi. Siete stati voi che avete votato la fiducia contro il governo. Il che significa, e su questo anche ovviamente Meloni ha tutte le ragioni, che votando insieme alla sinistra avete chiesto al Parlamento e al Paese di mandare a casa l'esecutivo che io guido. Questo è un dato di fatto, ma la disce lunga sullo stato dei rapporti tra Fratelli d'Italia, La Lega, Forza Italia, che è la componente moderata che in questo momento è più in sofferenza rispetto a una virata decisamente destrorsa di tutta la coalizione, e poi Vannacci e Futuro Nazionale. Quale sarà la sintesi che si potrà o si cercherà di trovare a destra di qui alle elezioni politiche? Beh, è un bel rebus per la sorella d'Italia, e non solo per lei ma anche per i suoi alleati, perché molto banalmente il problema ridotto alla sua essenza è solo questo. Se non prendono in coalizione il futuro nazionale di Vannacci, le destre listiano seriamente di perdere le elezioni. Per quel che valgono i sondaggi, e un po' valgono, nel giro di 15 giorni Futuro Nazionale ha già raggiunto il 5% dei consensi, con ben 100.000 iscritti, come lo stesso generale ha detto a Otto e Mezzo. Ma se viceversa, Meloni, Salvini e Tajani decidessero di imbarcare Vannacci nella coalizione, Beh, allora governare il paese, dopo aver magari anche vinto le elezioni, diventerebbe una missione impossibile. Perché vannacci li farebbe diventare pazzi. Tutti quanti. Uno dopo l'altro. e dunque si ripeterebbe a destra quello che abbiamo visto a sinistra in altre stagioni non proprio felici della nostra Seconda Repubblica. Per essere chiari, il secondo governo pro di quello dell'Unione tra il 2006 e il 2008, 23 sigle politiche, l'impossibilità di tenerle tutte assieme, per le continue scorribande, a sinistra soprattutto, da parte di Bertinotti, che poi indussero al centro Mastella a rompere l'alleanza e a far cadere quel governo. La storia si ripete con i suoi cicli e contro cicli. Stavolta tocca a destra e certo fa accapponare la pelle dover riconoscere che di fronte alla crisi evidente della coalizione guidata da Giorgia Meloni si profila alla sua destra un altro leader politico rispetto al quale viene in mente la vecchia battuta di Gruccio Marx. Non vorremmo mai i consensi di una persona disposta a votare un partito come il nostro.
Date: 12 giugno 2026
Host: Massimo Giannini
In questo episodio, Massimo Giannini esamina l'irruzione del generale Roberto Vannacci nello scenario politico di destra, definendolo come la “mucca in corridoio” che scombina gli equilibri consolidati tra Fratelli d'Italia, Lega e Forza Italia. L'episodio si concentra sulle profonde tensioni interne alla coalizione di centrodestra, sulle critiche di Vannacci al governo Meloni–Salvini e sulle possibili conseguenze della crescita del suo movimento, Futuro Nazionale. Giannini riflette sul fenomeno del populismo, sull’estetica e la comunicazione politica contemporanea e sui rischi strategici per la destra in vista delle prossime elezioni politiche.
“...impera a destra, dove il nessun nemico, a destra per l'appunto, ha caratterizzato a lungo il rapporto tra Meloni e Salvini. Adesso però spunta il generale Vannacci e il banco salta. Destra contro destra. Qual è più vera? Qual è più autentica?” (01:05)
Vannacci debutta in tv a "Otto e Mezzo" e attacca frontalmente Meloni e Salvini:
“Secondo me con il Presidente del Consiglio abbiamo tante idee in comune. Il problema poi è stato come metterle a terra... molte delle cose che si erano proposte di realizzarsi poi non sono state realizzate. [...] È una destra che ha perso la trevisonda e quindi Vannacci è il sestante che fa il puntonave e riporta sulla rotta giusta.” (02:06-02:47)
Le tre riforme cardine mancate secondo Vannacci:
Giannini sottolinea la semplicità e l’immediatezza del messaggio di Vannacci, mutuando le analisi di Carlo Freccero:
"Vannacci funziona perché è in grado di proporsi al pubblico con un discorso semplice e lineare che induce alla identificazione... la semplificazione del discorso in politica finisce per sconfinare inevitabilmente... nell'antipolitica." (04:20)
Si evidenzia come la facilità con cui si promettono soluzioni radicali sia la cifra dei populismi recenti (Berlusconi, Grillo, Salvini, Meloni, ora Vannacci).
Gli attacchi di Vannacci colpiscono i “pilastri” della destra sovranista (immigrazione, sicurezza) e si spinge oltre su diritti civili e valori tradizionali:
"Abbiamo sentito le stupidaggini che il generale è riuscito a snocciolare... pensiamo solo al tema del diritto e delle garanzie per la comunità LGBTQ+, nei cui confronti Vannacci ha calpestato l'articolo 3 di quella Costituzione..." (07:50)
Vannacci promette di realizzare ciò che la destra non è riuscita a fare:
“...la destra, essendo al governo e non avendo potuto attuare il suo programma politico, ha bisogno di un volto nuovo che promette di portare quel programma a compimento.” (06:50)
Vannacci sfrutta una comunicazione quasi banale, da “italiano medio”:
"parla un linguaggio basico, basico fin quasi all'estenuazione ed è il suo mondo al contrario che descrive in maniera molto molto semplice come si pronuncierebbe al bar una dottrina come quella del mondo al contrario è il normal man" (10:30)
Citazioni di esempi internazionali come Trump e Alternative für Deutschland, a conferma della “sindrome populista” trasversale.
Vannacci avrebbe “svuotato dall’interno” la Lega con le sue 500.000 preferenze, mettendo in crisi Salvini:
“Ha perfettamente ragione il generale a dire che è stato più utile lui al carroccio di quanto il carroccio non lo abbia sostenuto.” (11:40)
Ora minaccia anche la leadership di Giorgia Meloni, rivolgendosi allo stesso popolo e accusandola di non aver concretizzato il programma di governo.
“Collega Pozzolo, dunque mi dispiace francamente che abbia cambiato idea sul tema dell'interesse nazionale… Votare contro la fiducia a un governo per chi ci ascolta significa votare per mandare a casa quel governo. [...] non mi si parli di vera destra perché la vera destra non è mai funzionale alla sinistra.” – Giorgia Meloni (12:48)
Giannini conclude sulle due possibili strategie della destra:
“...allora governare il paese, dopo aver magari anche vinto le elezioni, diventerebbe una missione impossibile. Perché vannacci li farebbe diventare pazzi. Tutti quanti. Uno dopo l'altro.” (14:10)
Rievocando la frammentazione della sinistra negli anni 2000, Giannini lascia il pubblico con una riflessione ironica e amara, parafrasando Groucho Marx:
“Non vorremmo mai i consensi di una persona disposta a votare un partito come il nostro.” (15:32)
Tono e linguaggio:
Il podcast mantiene uno stile diretto, ironico, ricco di riferimenti storici e politici, alternando analisi giornalistica, citazioni colte e una certa vivacità polemica, tipica dei commenti di Massimo Giannini.
Massimo Giannini fotografa una destra nel caos, messa alle corde dall’“invasione” di Vannacci che, forte di un consenso crescente, costringe Meloni e i suoi alleati a una difficile scelta strategica. La minaccia populista si fa più radicale e mediatica, alimentando sia rotture interne che rischi per la stabilità di una coalizione che “adesso deve trovare la sua nuova rotta”, in un clima da vero “spettacolo della politica”.