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Ciao, sono Riccardo Haupt e questo è Buffett, il capitale paziente, un podcast in cui vi parlo della vita e delle strategie di Warren Buffett insieme a Paolo Di Grazia, vice direttore generale di Fineco. Puoi ascoltare la serie sulla tua piattaforma audio preferita.
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Segnali che potrebbero indicare che sei uno yerner. Le relazioni occasionali ti lasciano un senso di vuoto. Vuoi qualcuno che ti ascolti davvero? Non hai paura a dire mi manchi per primo. Credi che la vulnerabilità emotiva sia forza, non debolezza. In due parole, sei un po' cretino. Io sono Valeria Montebello e questo è Solo Sesso, il podcast di Cora Media che ogni settimana vi porta negli errori delle relazioni contemporanee. Yearning significa struggimento, ma con un sottotesto più profondo, malinconico, viscerale. Non è solo amore o nostalgia. È qualcosa di più intimo e indefinibile. La fame di un'emozione che non trova mai appagamento. Negli ultimi anni, la produzione di contenuti che generano questa particolare specie di struggimento è salita alle stelle. Bridgerton è tutti i sospiri fatti quando il desiderato arrivava in una stanza. Il dramma romantico One Day che ha fatto provare a milioni di persone la devastazione del sempre la persona giusta, mai il momento giusto. Per non parlare delle serie culto The Summer I Turned Pretty e del caos emotivo della protagonista coinvolta in un triangolo amoroso con i due biondi fratelli Fisher. Online è pieno di figlie, ma anche di mamme, che si struggono per uno dei due, Conrad, il vero Rubacuori, evocativo di tutti i Rubacuori prima di lui. Molto simile, guarda caso, a Leonardo DiCaprio che guardava Kate Winslet mentre il Titanic affondava. Non vogliono davvero Conrad, ma guardandolo hanno iniziato a provare quell'intenso desiderio di qualcosa o qualcuno che non si può avere e il perpetuo tentativo di raggiungerlo. Ho guardato la puntata del matrimonio a un watch party, racconta una fan cinquantenne, descrivendo come le altre donne presenti urlassero ogni volta che Conrad appariva su uno dei televisori del bar. Sembrava la finale di campionato, dice, ma invece di fanatici del calcio c'erano donne in menopausa che volevano farsi un adolescente. È come una scossa per i nostri cervelli rettiliani che risveglia tutto il desiderio sepolto sotto strati di panni da mettere in lavatrice, che apre un portale verso un'esperienza che da adulti abbiamo dimenticato o non siamo sicuri di poter ancora provare. Il mondo delle storie d'amore sullo schermo è un paradiso per nostalgici, dove i personaggi possono agire in modo irrazionale, rimanere intrappolati in un ciclo di lo farò, non lo farò e amare intensamente senza doversi chiedere se quella persona sia o meno tossica. Nessuno è narcisista, evitante o insicuro, sono solo veramente innamorati oppure no. E se sono veramente innamorati devono solo aspettare o superare tutti gli ostacoli. Ma come mai gente over 30 si ritrova a guardare adolescenti che si struggono? Forse perché le storie d'amore rivolte agli adulti in questi anni, a differenza delle storie per adolescenti, sembrano privilegiare il realismo rispetto alla fantasia di un amore passionale. È come guardare seduti di terapia. I social sono pieni di persone che desiderano ardentemente o che condividono le loro diagnosi di desiderio terminale e catastrofico. Il performative yearning è l'ennesima evoluzione del romanticismo digitale.
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Performative yearning. Dopo il maschio performativo, ora abbiamo anche il desiderio performativo, struggersi a comando sui social per accumulare più views.
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Playlist tristi da milioni di ascolti, stanze in penombra dove qualcuno si filma mentre piange e poi va virale su TikTok, uno strugimento impacchettato addomesticato dall'algoritmo che perde il proprio centro nevralgico e diventa meme. I social sono sempre stati un palcoscenico per l'espressione di sé, ma con il desiderio performativo le emozioni stesse diventano curate. Il crepa cuore non è più scarabocchiato su un diario, ma trasformato in un montaggio con filtri malinconici. La nostalgia non se ne sta in silenzio, mi è abbinata a un audio di tendenza di Lana Del Rey. Non ci limitiamo più a provare emozioni, stilizziamo l'emozione fino a renderla degna di essere vista. A volte non so nemmeno se sono triste o se voglio solo postarlo, ammette una studentessa ventunenne. È come se essere parte dell'atmosfera contasse più che viverla davvero. Mentre divoriamo collettivamente contenuti che suscitano desiderio, nella vita siamo i più veloci a staccarcene. Sparire, bloccare, andare avanti. Abbiamo padroneggiato l'arte della fuga emotiva. Online desideriamo ardentemente. Offline non ci soffermiamo abbastanza a lungo da provare davvero dolore. Il desiderio performativo, quindi, sembra essere la scappatoia perfetta. Ci dà il brivido del crepacuore, senza il caos della vulnerabilità. Possiamo dilettarci nel dramma del desiderio, ma mantenere comunque i nostri cuori avvolti nel cellofan. Stiamo intorpidendo le emozioni vere, trasformandole in estetica? O stiamo semplicemente trovando nuovi modi per condividerle collettivamente? Forse entrambe le cose. Ovviamente il desiderio non è una novità, ma è come se oggi il contatto fisico, la presenza, l'intimità fossero diventati concetti sfuggenti, elementi di un passato remoto. Sembra esserci una sensazione incrollabile che qualcosa ci sia stato rubato. Dice una psicoterapeuta in un video online. Durante la pandemia desideravamo ardentemente le nostre vecchie vite e il contatto con l'altro. Ma la pandemia ha anche portato innovazioni che ci hanno incoraggiato ad accettare di stare bene da soli. Ha creato questa psicologia culturale autosufficiente grazie alla quale ora stiamo bene anche a casa tutto il giorno. Viviamo in un periodo molto passivo, pieno di pagliativi. Ci sono troppe cose fuori dal nostro controllo. Poi un'economia in declino, guerra e carestie non aiutano. Può essere divertente croggiolarsi e desiderare solo per il gusto di farlo. Il desiderio è propulsivo, genera energia. Vuole comprare un biglietto per Parigi, baciare qualcuno per strada, scrivergli una lettera di cinque pagine, scappare insieme. Ma se lasciato ammarcire può portare una sorta di stasi che impedisce di godersi il tempo che si ha. Per liberare il potenziale trasformativo del desiderio non possiamo limitarci a soffermarci all'infinito. Dobbiamo ritrovare il gusto dell'azione. Struggersi per una persona che sembra un personaggio di una serie TV romantica è porno. Struggersi per un banale coglione è non porno. Per non perdere gli episodi di È Solo Sesso, clicca il tasto Segui e soprattutto attiva la campanella. E se ti va, metti 5 stelline su Spotify. E Solo Sesso è un podcast di Cora Media, scritto e raccontato da Valeria Montebello. La cura editoriale è di Marco Villa. Sound design a cura di Filippo Mainardi. La senior producer è Ilaria Celeghin. Il coordinamento della post-produzione è di Matteo Scelsa. La fonica di studio è Lucrezia Marcelli. Le musiche sono su licenza Machiavelli Music e ho Universal Music Publishing Recordi SRL. Il progetto grafico è a cura di Rebecca Grassi.
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C'è un ruolo alla Casa Bianca per cui nessuno vota, ma che tutto il mondo osserva. Non è il presidente, ma la First Lady, uno dei ruoli più simbolici e più influenti degli Stati Uniti. Ma cosa vuol dire essere la first lady? E cosa succede all'interno delle stanze della Casa Bianca? Per la prima volta, la first lady Melania Trump apre le porte della sua vita in un documentario che racconta i 20 giorni che precedono l'inaugurazione presidenziale del 2025. Uno sguardo privato e senza filtri sulla sua famiglia e il suo lavoro. Grazie a materiali esclusivi e filmati inediti, Melania Trump ci porta dentro riunioni decisive, conversazioni private e ambienti mai mostrati prima. uno sguardo su una donna che si prepara a ricoprire ancora una volta uno dei ruoli più potenti e simbolici del pianeta. Il documentario Melania, prodotto da Amazon MGM Studios e distribuito da Eagle Pictures, vi aspetta al cinema a partire dal 30 gennaio.
Host: Valeria Montebello
Date: 30 January 2026
In this reflective episode, Valeria Montebello explores the phenomenon of "yearning"—a deep, persistent kind of longing that pervades modern romantic and digital cultures. She investigates how stories, from TV series to TikTok, amplify our hunger for connection and how this yearning is increasingly stylized and performed rather than authentically felt. The discussion considers why contemporary adults are captivated by adolescent love stories, the rise of performative vulnerability online, and the challenge of re-engaging with real, transformative desire amid digital escapism.
Defining the 'Yerner': Montebello gently mocks and empathizes with people who crave deep connection, often feeling empty after casual encounters, unafraid of vulnerability, but also, self-ironic ("Sei un po' cretino").
"Yearning significa struggimento, ma con un sottotesto più profondo, malinconico, viscerale. Non è solo amore o nostalgia. È qualcosa di più intimo e indefinibile."
– Valeria Montebello [00:52]
Content That Fuels the Hunger: Romantic TV shows (e.g., Bridgerton, One Day, The Summer I Turned Pretty) are highlighted as cultural phenomena that provoke intense longing in viewers, invoking emotional response across generations.
“Sembrava la finale di campionato, ma invece di fanatici del calcio c’erano donne in menopausa che volevano farsi un adolescente."
– Fan cinquantenne [02:11]
Contrast Between Generations: Montebello questions why grown-ups immerse themselves in adolescent love stories, suggesting adult versions are too realistic ("sedute di terapia") while teen stories allow for pure, irrational passion without the baggage of toxicity diagnoses ("nessuno è narcisista, evitante o insicuro").
"Il mondo delle storie d’amore sullo schermo è un paradiso per nostalgici... Dove i personaggi possono... amare intensamente senza doversi chiedere se quella persona sia o meno tossica."
– Valeria Montebello [02:44]
Yearning as Escapism: Watching these dramas acts as a portal to forgotten adolescent feelings, offering catharsis and a vacation from adult skepticism.
Rise of "Desiderio Performativo":
"Il performative yearning è l’ennesima evoluzione del romanticismo digitale."
– Valeria Montebello [03:51]
Examples:
"A volte non so nemmeno se sono triste o se voglio solo postarlo."
– Studentessa ventunenne [04:58]
Collective Catharsis or Numbing?
Desire as Propulsive Force, Yet Dangerous if Stagnant:
"Per liberare il potenziale trasformativo del desiderio non possiamo limitarci a soffermarci all’infinito. Dobbiamo ritrovare il gusto dell’azione."
– Valeria Montebello [08:10]
Humor and Self-Irony:
– Valeria Montebello [08:29]
On the cultural need for yearning:
"Il desiderio è propulsivo, genera energia... Ma se lasciato ammarcire può portare una sorta di stasi che impedisce di godersi il tempo che si ha."
– Valeria Montebello [07:55]
On social media’s influence:
"Non ci limitiamo più a provare emozioni, stilizziamo l’emozione fino a renderla degna di essere vista."
– Valeria Montebello [04:35]
On modern emotional distancing:
"Online desideriamo ardentemente. Offline non ci soffermiamo abbastanza a lungo da provare davvero dolore."
– Valeria Montebello [05:15]
Montebello’s approach is witty, self-aware, and lightly ironic—full of cultural references and relatable scenarios. She combines sharp sociological analysis with humor and empathy, making listeners reflect on their own experiences without judgment.
"Yearning" is reimagined through a 2026 lens: both a driver of individual hope and a collective spectacle, shaped by stories and screens. Montebello challenges us to recognize how performative longing may numb us to genuine connection—and encourages embracing actionable desire, not just its aesthetic.