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Cosa significa vivere in un Paese in guerra? Chi sono le vittime? Quanto tempo serve per ricostruire tutto ciò che è stato distrutto? Un racconto dall’osservatorio diretto di EMERGENCY nei Paesi in cui è impegnata per smontare la retorica della guerra “lampo”, “umanitaria”, “giusta” perché"Lavorare insieme per un mondo senza guerra è la miglior cosa che possiamo fare per le generazioni future."(Gino Strada, chirurgo e fondatore di EMERGENCY).Con Daniele Giacomini, Emergency and Development Director di EMERGENCY

«Ma ha sempre fatto caldo!»«Crisi climatica? Macché, è colpa delle tempeste solari!»«È sufficiente piantare alberi!»Ma è davvero così? Ne parlano, in modo semiserio (ma molto serio) Massimo Cirri e Andrea Barolini che smontano tutti i luoghi comuni sulla crisi climatica. La più grave crisi che l'umanità si trova ad affrontare. Pur pienamente coscienti dei gravi rischi a cui siamo esposti, proviamo a spiegare il tutto anche con un sorriso.ConMassimo Cirri, conduttore radiofonicoAndrea Barolini, direttore di Valori.it

Puntare sulla pace non significa solamente rifiutare, come indica la nostra Costituzione, la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali, prevenire i conflitti e scongiurare indicibili sofferenze.Puntare sulla pace significa dare fiato ad un’economia alternativa al business delle armi, della distruzione e della ricostruzione. L’economia di pace è una scelta sostenibile, etica e anche florida.Nicoletta Dentico, SID - Society for international developmentSofia Basso, Greenpeace ItaliaModera Francesco Vignarca, Rete italiana Pace e Disarmo

La finanza tocca, spesso senza che sia possibile accorgersene, ogni ambito delle nostre vite, delle nostre azioni, della nostra quotidianità. Praticamente in ogni settore - dall’agricoltura all’energia, dalla tecnologia alla salute, dall’istruzione al commercio - incidono dinamiche che noi troppo spesso non conosciamo. E che perciò non siamo in grado di combattere. Ecco come la finanziarizzazione dell’economia cambia, concretamente, le nostre vite.ConPaolo Alberto Valenti, presidente di Club Media ItalieAlessandro Volpi, Università di PisaLuca Pisapia, giornalistaModera Ettore Tazzioli, direttore di TRC

La transizione ecologica impone un cambiamento radicale anche nel nostro modo di spostarci, nei mezzi che utilizziamo per farlo e nelle nostre abitudini. La necessità di abbattere le emissioni di CO2 porterà ad un’inevitabile elettrificazione dei trasporti, ma come ogni trasformazione, anche questa imporrà dei costi. Che non possono essere scaricati unicamente sulle popolazioni, e soprattutto non debbono esserlo sulle fasce economicamente e socialmente più deboli.ConSamuele Lodi, Fiom CGILAndrea Boraschi, Transport&EnvironmentFrancesco Zirpoli, CAMI, Università Ca' FoscariAdriano Montorsi, Filt CGILModera Anna Donati, Kyoto Club, Alleanza Clima e lavoro

I trasporti sono responsabili di circa un quarto delle emissioni inquinanti. L'impegno a promuovere una transizione verso sistemi della mobilità e dei trasporti più sostenibili appare quindi improcrastinabile.Per farlo, le soluzioni tecniche e tecnologiche non sono sufficienti: occorre promuovere un diverso paradigma e un diverso modo di pensare i nostri spostamenti.Con Matteo Colleoni, Università di Milano-Bicocca

Le comunità energetiche rappresentano una risposta efficace e solo apparentemente “locale” alla necessità di trasformare i nostri modelli di produzione di energia. L’abbandono del carbone, del petrolio e del gas può generare un nuovo tessuto economico sostenibile e “dal basso” che ha già dimostrato di funzionare. Come fare però per rendere queste esperienze non solo esempi puntuali ma ampiamente diffusi a livello nazionale? Quali regole sono necessarie? Cosa possono fare le istituzioni locali e cosa il governo?ConAlessandra Filippi, assessore ambiente Comune di ModenaRossella Muroni, ecologista, sociologa, esperta di sostenibilità ambientaleChiara Pederzini, responsabile innovazione e sostenibilità di Legacoop Estense e consigliere di CPL Concordia.Modera Gianluca Ruggieri, università dell’Insubria

Quello delle Comunità Energetiche Rinnovabili e Solidali è un modello energetico diffuso, basato su autoproduzione e autoconsumo di energia da fonti rinnovabili, elettriche e termiche, che si integra con i più grandi impianti a tecnologie pulite, in grado di contribuire alla lotta contro l’emergenza climatica e allo stesso tempo di ridurre il peso geopolitico delle fonti fossili.Con Manuele Messineo, coordinamento CERS Roma

«Fa più rumore un ramo che cade di una foresta che cresce».Dall’Amazzonia al vecchio Continente, un affascinante viaggio nel tempo alla scoperta delle origini della gestione forestale sostenibile. Un lungo filo verde unisce Cicerone al Re Sole, passando per il lascito dei monaci cistercensi. Ripercorrendolo si scopre curiosamente che legno, architettura, grandi vini e formaggi hanno radici comuni, legate a doppio filo alla tutela della foresta e profondamente infisse nel cuore vivo della cultura europea.Una panoramica sullo stato di salute delle nostre foreste offre uno spiraglio di ottimismo, non tanto sul futuro del nostro Pianeta, quanto della nostra specie sul Pianeta.Ma soprattutto invita a riscoprire il valore delle parole generosità e lungimiranza.ConVeronica Nicolardi, direttrice di Cortona On The MoveAndrea Margaritelli, presidente di Fondazione Guglielmo Giordano

Il modello di sviluppo attuale ha dimostrato di non funzionare.È causa di disuguaglianze crescenti, non è mai stato in grado di risolvere pienamente i problemi di povertà e di distribuzione equa delle risorse. Il mondo accademico da decenni propone numerose alternative, eppure la politica appare impermeabile sia alle richieste di cambiamento della società civile che a quelle di docenti e premi Nobel.Il modello capitalista è riformabile? È sostituibile? E in che modo?ConFabrizio Barca, economistaClara Mattei, economistaModera Andrea Barolini, direttore Valori.it