La Zanzara del 2 febbraio 2026
Podcast: La Zanzara
Host: Giuseppe Cruciani, David Parenzo (Radio 24)
Data: 2 febbraio 2026
Tema principale:
Un episodio incentrato sulle tensioni a Torino dopo lo sgombero del centro sociale Ascatasuna, sulle proteste violente e sull’intervento delle forze dell’ordine. Il dibattito si estende a temi di legalità, violenza politica (destra/sinistra), ruolo della polizia, regole sugli sgomberi, legittima difesa, regolarizzazione della prostituzione in Italia e provocazioni ai limiti del politicamente corretto.
1. Sgombero di Ascatasuna e violenza nelle manifestazioni (00:15 – 11:00)
Il caso e la posizione dei conduttori
- Cruciani e Parenzo si schierano duramente contro la violenza nelle piazze, ironizzando sugli schieramenti politici sia di destra che di sinistra.
- La trasmissione dà spazio a numerosi ascoltatori indignati dagli scontri a Torino dove un poliziotto è stato gravemente ferito, indicando una deriva di “delinquenza rossa” e criticando l’impunità dei manifestanti.
Parenzo (03:06):
“Siamo tutti Alessandro Calista, l’immagine di un poliziotto, un proletario [...] quasi ammazzato da un drappello di delinquenti rossi [...] accerchiato e quasi fatto fuori.”
Cruciani (07:28):
“Ascatasuna e Casa Pound per me sono la stessa cosa. Due bande criminali. [...] Uguali.”
- Si discute aspramente sull’atteggiamento della sinistra istituzionale rispetto ai manifestanti, suggerendo che abbia sbagliato a mostrarsi solidale con Ascatasuna.
Cruciani (08:26):
“La sinistra che è andata in piazza a fianco di Ascatasuna ha commesso un errore madornale!”
Parenzo (10:48):
“La Meloni ha fatto una cosa di sinistra: è andata a trovare i poliziotti.”
Quote memorabili
- Cruciani: “Quando vedo una macchina bianca e blu con le sirene blu sopra, vedo lo Stato che passa, non è Teheran!” (15:55)
- Parenzo: “L’unica cosa da fare è dare mano libera ogni tanto ai poliziotti in piazza, dare mano libera!” (05:20)
2. La gestione dell’ordine pubblico: polizia, manganellate e responsabilità politiche (11:00 – 23:00)
Le posizioni degli ospiti
- Parenzo e Cruciani discutono sul ruolo della polizia, tra il rischio di “manganellate facili” e la difficoltà nel gestire manifestazioni violente.
- Intervento di Pasquale Griesi (FSP Sindacato Polizia, 44:10):
- Mostra oggetti sequestrati (martelli, chiavi, sassi) usati dai manifestanti
- Afferma che le manganellate sono state “troppe poche” e sostiene ci sia fin troppa prudenza nelle regole d’ingaggio.
Griesi (46:21):
“Troppe poche manganellate, certo, assolutamente. Abbiamo utilizzato idranti, lacrimogeni, troppe poche manganellate evidentemente.”
Dubbio “infiltrati” vs. centri sociali
- Parenzo: gli infiltrati sono un’alibi, la violenza parte dai centri sociali stessi (45:26)
- Griesi: “Nessun infiltrato, sono stati proprio loro, lo rivendicano” (45:30)
Discussione tecnica
- Discorso tecnicista sulle responsabilità delle forze dell’ordine, gestione dei cortei, perché non si usa più la polizia a cavallo, difficoltà nel distinguere manifestanti pacifici da violenti.
Parenzo (48:13):
“Ho fatto decine di manifestazioni: quante manganellate?”
Griesi: “Zero! Nessuna! [...] I reparti mobili sanno quello che devono fare, l’utilizzo della forza.”
3. Scontro su sinistra, destra e violenza politica (23:00 – 37:00)
Doppio standard e analogie
- Si accusa la sinistra di difendere il centro sociale illegale mentre si chiede la chiusura di Casa Pound con uno spirito di “parità”.
- Cruciani arriva a paragonare la violenza di centri sociali e neofascisti, scatenando reazioni accese dagli ascoltatori e dagli ospiti.
Cruciani (25:20):
“Cascata Asuna è come Casa Pound. Non c'è dubbio, sono due criminali uguali.”
- Vengono coinvolti politici come Marco Grimaldi (deputato AVS, 26:44), che viene accusato dai conduttori di “mettere il cappello” a manifestazioni di criminali. Discussione accesa su responsabilità, legittimità dello sgombero, violenza e i retaggi storici degli anni ‘70.
Grimaldi (31:51):
“Nessuno avrebbe mai e poi mai sgomberato Ascatasuna, tra l’altro stavamo avviando un processo di regolarizzazione dell’immobile [...] Ma non giustifica le violenze!”
4. Solidarietà, responsabilità e simboli (37:00 – 44:00)
Il nodo della solidarietà politica
- Parenzo accusa la segretaria del PD Elly Schlein di non essersi recata di persona dai poliziotti feriti; la sinistra è accusata di mancanza di coraggio.
- Anna Rita Briganti difende il diritto di manifestare, ma chiede coerenza: “Se chiudi Ascatasuna devi chiudere anche Casa Pound” (41:24).
Briganti (41:51):
“Se è illegale, perché non la chiudono? Allora c’è una politica di chiudere i luoghi della sinistra e non della destra?”
5. Sicurezza, legittima difesa e “far west” italiano (59:04 – 69:44)
La legittima difesa nelle case
- Dibattito acceso sul caso di Onate Pozzolo: si può uccidere un ladro che entra in casa?
- Briganti insiste sul fatto che “siamo in uno Stato di diritto” e occorre chiamare le forze dell’ordine.
- Robby Giusti e molti ascoltatori sostengono invece la legittima difesa armata.
Giusti (68:04):
“Io rappresento l’italiano normale, la famiglia normale, e la normalità esiste.”
Cruciani (68:20):
“Questo è l’unico commento possibile!”
6. Prostituzione: regolarizzazione e orgoglio del mestiere (84:57 – 93:54)
La voce delle escort e la lotta per i diritti
- Ospite Donatella Zaccanini Romito, escort e ingegnere, che rivendica pagare le tasse con il nuovo codice ATECO (dal 2025), chiede parità diritti e vorrebbe la riapertura dei bordelli.
- Scontro feroce con Anna Rita Briganti sul rispetto delle lavoratrici, sul concetto di lavoro e dignità femminile.
- Dettagli vividi sulle pratiche richieste dai clienti e sulla normalizzazione del mestiere.
Donatella Z. R. (88:33):
“Ideeale, nel mio mondo ideale, la puttana [...] ha gli stessi diritti di un ingegnere. Voglio portare la escort come dici tu, la puttana — anche se non sono sinonimi secondo me.”
Cruciani (87:00):
“Escort, prostituta, accompagnatrice, sono sfumature diverse.”
Momenti trash
- Dimostrazione in studio: mostra i piedi, racconta l’offerta di pratiche feticiste (“Schiacciare i coglioni”, “sushi sui piedi”, “le unghie vendute a 200 euro” 91:01-93:33).
- Briganti: “Una donna non si vende a pezzi come fosse un pezzo di carta.” (93:29)
- Romito: “Io vendo quello che mi pare. Anche le unghie dei piedi!” (93:33)
7. Il delirio finale: provocazioni, trash e satira (da 70:09 in poi)
Dalla sicurezza agli ultra
- Chiamate di ascoltatori trash, paradossi sulla mafia come “garanzia di sicurezza al sud” (74:13).
- Un ascoltatore sinto rivendica furti come “professione di famiglia” (77:47 - 82:51), spiegando la dinamica dei furti agli appartamenti e bancomat: momento tragicomico e surreale.
Caller (78:02):
“Mio padre ha trent’anni che va a rubare, ti posso picchiare, ti posso sequestrare. Chi è che va a rubare? Mio padre ha vent’anni, trent’anni che va a rubare.”
Satira e autoironia dei conduttori
Cruciani: “Rassicuriamolo, questo posto (lo studio) rimane un grande avamposto del fascismo italiano. C’è più fascisti qui che a Casa Pound.” (71:06)
8. Notable Quotes & Memorable Exchanges
“Siamo tutti Alessandro Calista, l’immagine di un poliziotto, un proletario, diciamo la verità, un lavoratore proletario, 29 anni, una figlia, accerchiato e quasi fatto fuori da un drappello di delinquenti rossi...”
— David Parenzo, 03:06
“Ascatasuna e Casa Pound per me sono la stessa cosa. Due bande criminali.”
— Giuseppe Cruciani, 07:28
“Troppe poche manganellate... abbiamo usato idranti, lacrimogeni. Servono più manganellate.”
— Pasquale Griesi, 46:21
“Una donna non si vende a pezzi come fosse un pezzo di carta.”
— Anna Rita Briganti, 93:29
“Io vendo quello che mi pare. Anche le unghie dei piedi! Le ho vendute pure a 200 euro.”
— Donatella Zaccanini Romito, 93:33
Timestamps degli snodi chiave
- [03:06] Parenzo: “Siamo tutti Alessandro Calista...”
- [07:28] Cruciani: “Ascatasuna e Casa Pound sono la stessa cosa.”
- [11:24] Femminista Valeria Fonte: “Mi fa schifo che Meloni vada a stringere le mani...”
- [25:20] Cruciani: “Cascata Asuna è come Casa Pound...”
- [46:21] Pasquale Griesi: “Troppe poche manganellate...”
- [59:04] Briganti/Parenzo/Giusti: Legittima difesa, sicurezza e Far West
- [84:57] Donatella Zaccanini Romito: Diritti e lavoro da escort
- [91:01-93:33] Pratiche feticiste a pagamento; discussione piccante
Conclusioni
L’episodio si muove sulla sottile linea tra satira tagliente, discussione politica serrata e trash, rappresentando il format inconfondibile di La Zanzara: polemiche furibonde, zero tabù, nessuna censura verso l’espressione più cruda e immediata dell’attualità italiana.
Il filone principale — la crisi delle piazze dopo lo sgombero di Ascatasuna e lo scontro Stato-manifestanti — è arricchito da una galleria di opinioni estreme (anche da parte degli ascoltatori), con una continua alternanza di sarcasmo e indignazione su temi caldo-sociali: legalità, autoritarismo, sicurezza, violenza delle manifestazioni, diritto di protestare, parità nei trattamenti tra destra e sinistra, la regolamentazione della prostituzione e la richiesta di legalizzazione dei bordelli. Sartoriale nella provocazione, La Zanzara resta la “zona franca” promessa all’inizio.
Per chi non ha ascoltato:
La puntata offre una panoramica cruda e senza filtri dell’Italia spaccata tra ordine pubblico e protesta, con uno spazio che oscilla dall’indignazione alla farsa e che illumina in modo unico le contraddizioni della cronaca italiana.
