La Zanzara – 23 dicembre 2025
Podcast: La Zanzara
Host: Giuseppe Cruciani e David Parenzo
Ospiti principali: Clizia Incorvaia, Anna Rita Briganti, Clizia De Rossi, Bansa Adama, Joe Urso, vari ascoltatori
Durata: ~1h 48m
Data: 23 dicembre 2025
Episodio in Breve: Tema e Scopo
Questa puntata di "La Zanzara" incarna lo spirito senza censure e senza tabù del programma, mettendo a nudo il caos e la discordia del dibattito pubblico italiano. Il filo rosso è una serie di scontri vivaci (spesso violenti e volgari) su temi legati all’attualità: dalla “famiglia del Bosco”, all’immigrazione, alla sicurezza, alle questioni di genere, fino al lavoro, il lusso ostentato, il consenso sessuale e la frustrazione sociale. Il tutto con il tipico mix di sarcasmo, scherno, improvvise escalation verbali e partecipazione diretta del pubblico e degli ascoltatori.
Punti Chiave e Segmenti Rilevanti
1. Rissa verbale e stile Zanzara
- Fin dai primi minuti (00:00–03:10), il tono è da subito incendiario: interruzioni, insulti e urla emergono tra Cruciani, Parenzo, Clizia Incorvaia e gli ascoltatori.
- Notabile il grido corale “A dividere!” (22:23–22:45 e ricorrente a 39:41–40:15), che diventa il tormentone satirico a marcare la polarizzazione e la frammentazione del dibattito sociopolitico italiano.
- Citazioni:
- Cruciani: “Questo programma può contenere riferimenti espliciti e si rivolge ad un pubblico adulto…” (00:00)
- Parenzo: “Ho superato l’età per riescirti in cretini e di cattivo culo!” (00:26)
2. Caso “famiglia nel Bosco”
- Ampio spazio (03:42–05:37 e ricorrente nel corso della puntata) al caso della famiglia privata dei figli, tra indignazione per le scelte del Tribunale e denunce di “psichiatrizzazione” forzata dei genitori.
- Incorvaia invoca forme di protesta (sciopero della fame/ sete), accusa la società di voler normalizzare a forza e denuncia uno “scandalo” e una “vergogna”:
“Bisognerebbe fare qualcosa, forse uno sciopero della fame, uno sciopero della sete, fare qualcosa di concreto… I bambini… devono restare nella casa protetta, dunque niente Natale con la famiglia…” (03:42)
- Cruciani: critica la mancanza di istruzione dei bambini, la loro semi-analfabetizzazione e la necessità di maggiore tutela.
- Parenzo insiste che i diritti dei bambini vengono prima delle ideologie dei genitori.
- “Credo in assoluto, ed è perché bisogna partire da un principio non negoziabile, ovvero i diritti dei bambini sono più importanti delle ideologie dei genitori” (14:28)
3. Scandali, politica, ‘circo Orfei’ & casi controversi
- Citazioni caustiche su Aboubakar Soumahoro, sulle campagne promozionali di Vannacci (07:10–08:38), e la grazia concessa da Mattarella a un condannato definito “scafista”.
- Cruciani e Incorvaia esprimono diffidenza verso la sinistra e la destra; il tema portante resta quello della “vergogna nazionale”.
4. Ruoli di genere, lavoro domestico e maschilismo
- Picco di folklore e provocazione nella discussione se “i cessi li deve pulire la donna” (23:59–38:11).
- Edoardo da Torino: “in casa i cessi li pulisce la donna, io in quanto uomo col cazzo che mi chino.” (23:59)
- Incorvaia confessa ironicamente di non aver mai pulito un cesso:
“Io personalmente un cesso non l’ho mai pulito. Io non l’ho mai pulito. Al limite lo lasciavo sozzo un cesso.” (25:02)
- Il tono resta autoironico; si alternano rivendicazioni di maschilismo con l’ammissione (da parte di tutti) di delegare i lavori sporchi ad altri o al personale di servizio.
5. Transessualità, bagni e disputa ‘terzo bagno’
- Discussione accessa con Clizia De Rossi (una donna trans), sul tema del bagno “neutro” e l’inclusione in radio (52:00–55:54).
- Si ritorna più volte sull’identità trans, prendendola come spunto per battute, ma anche per richieste di rispetto.
- “Io mi siedo come una donna e come dovrebbero fare anche gli uomini schifosi che sporcano tutte le cazzo di tavolette del cesso.” (54:38 – De Rossi)
6. Immigrazione, criminalità, populismo securitario
- Joe Urso e Jennifer Stone incarnano la posizione “law & order”, invocando rimpatri e criminalizzazione degli stranieri, con scontri diretti con Anna Rita Briganti e Clizia De Rossi.
- I toni sono esasperati, spesso sfociano in semplificazioni, slogan (“fuori dai coglioni”), insulti reciproci e battute dal taglio populista.
- Anna Rita Briganti: “Ma si, come lei, come io…” (ripetuto più volte come segno di disprezzo e esasperazione)
7. Immigrazione e criminalità: la testimonianza di Bansa Adama
- Conversazione con Bansa Adama, ex detenuto, che ammette i suoi crimini, racconta la sua storia di droga e rifiuta l’idea di denunciare altri criminali per “non mettersi nei guai”.
- “Non denunceresti mai nessuno?” “No, ma così in generale… No, perché mi devo mettere nei guai scusa?” (89:00)
- Joe Urso: “Rubare sbagliato questa gente qua non serve un cazzo, chi sbaglia in Italia fuori dai coglioni, tolleranza zero…” (92:30)
8. Consenso sessuale: la polemica infinita
- Finale tutto dedicato al tema del consenso: la Briganti insiste sull’importanza di chiedere il consenso “secondo dopo secondo”, che viene ridicolizzato da molti uomini e donne del pubblico.
- Anna Rita Briganti: “Il consenso deve essere libero e attuale ogni secondo… quella carta non vale legalmente nulla.” (98:54)
- Il pubblico (donne incluse) si schiera in maggioranza contro questa visione:
“Io sono per il divertimento. Quindi sono d’accordo col signore.” (101:45 – Public audience)
- Anna Rita Briganti, inasprita, accusa le donne di “odiare le donne” e di non sostenere battaglie femministe.
9. “Seven Eleven”, sesso e prostituzione
- Testimonianze di ascoltatori che rivendicano la licenza di pagare per sesso (in Italia e Thailandia), suscitando indignazione e sarcasmo.
- Cruciani: “Seven Eleven è il sostenitore in fin dei conti di quello che tutti noi pensiamo. Il fatto che si può tranquillamente pagare. Se uno vuole paga.” (107:33)
- Anna Rita Briganti: “Siete tutti dei criminali. Vi perseguirò, vedrete.” (107:43)
10. Autocelebrato delirio natalizio finale
- Il programma si chiude celebrando l'assurdità della puntata e con uno scambio di insulti e prese in giro corali, “musica, musica, musica…”.
- Cruciani: “La cosa interessante di questo finale è che anche il pubblico di Zanzara viene a contatto con quello che è l’uomo di Neandertal…” (99:54)
- Parenzo: “Quando sono al castello di Carisio voglio ridere.” (108:25)
Momenti e Citazioni**Memorabili (con Timestamp)
- Cruciani: “Io sono documentatissimo e non sono mai smentito, povero imbecille!” [01:21]
- Incorvaia: “Bisognerebbe fare uno sciopero della fame, uno sciopero della sete…” [03:42]
- Cruciani: “Non ti adegui a quello che dice la società? … allora ti fanno un’indagine per vedere il tuo stato psichico.” [05:15]
- Il tormentone “A dividere!” da parte di tutti i presenti [22:31; 39:41]
- Edoardo da Torino: “in casa i cessi li pulisce la donna, io in quanto uomo col cazzo che mi chino.” [23:59]
- De Rossi (transessuale): “Io mi siedo come una donna e come dovrebbero fare anche gli uomini schifosi che sporcano tutte le cazzo di tavolette del cesso, ok?” [54:38]
- Cruciani: “Credo in assoluto, ed è perché bisogna partire da un principio non negoziabile, ovvero i diritti dei bambini sono più importanti delle ideologie dei genitori.” [14:28]
- Joe Urso: “Ho regalato una Range Rover, 58,3, come regalo di Natale.” [81:53]
- Cruciani: “Se uno vuole paga, se uno vuole paga, se uno vuole non paga.” [107:33]
- Anna Rita Briganti: “Siete tutti dei criminali. Vi perseguirò, vedrete.” [107:43]
- Cruciani: “La cosa interessante…è come immergersi in un mondo che ovviamente tu studi sui libri. C’è l’uomo delle caverne.” [99:54]
- Cruciani: “Questo programma può contenere riferimenti espliciti e si rivolge ad un pubblico adulto…” [00:00]
Conclusione
Questa puntata di La Zanzara è la sintesi perfetta della Zanzara-style: voci che si accavallano, insulti, posizioni estreme e ironia dissacrante. Nessun argomento è off-limits: dalla cronaca più nera al privato più triviale, tutto viene passato al tritacarne della polemica senza esclusione di colpi. Tanto rumore, nessun rispetto del bon-ton, e la sensazione che la vera protagonista sia l’arena, più che le idee. Chi ascolta non cerca risposte, ma partecipa al rito collettivo del disincanto nazionale.
