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Luigi e Jack hanno condiviso la vita di strada per una decina d'anni. In questa storia è il cane che ha scelto il padrone. "Non si fidava di nessuno. L'ho portato anche al lago, per insegnarli la vita da cani, che non è come quella di strada. Dormivamo in spiagga", racconta Luigi.

Trent'anni fa viene pubblicato il primo numero di Terre di mezzo, uno dei primi giornali di strada in Italia. Ecco cosa scrive la redazione nell'editoriale di apertura: “Noi giochiamo una scommessa: rimettere in circolo notizie che riguardano chi sulla strada vive, sotto gli occhi di tutti, e però invisibile ai più”. Ed è proprio da questo lavoro di inchiesta condotto dal giornale che nasce poi l'idea della Notte dei senza dimora.La Notte è una festa in piazza aperta a tutti. Aperta chi una casa ce l'ha e a chi invece vive in strada. Si tiene una volta all'anno, in ottobre, in concomitanza con la Giornata mondiale di lotta alla povertà.La prima fu organizzata nel 2000. E nel corso degli anni si è tenuta anche in altre città Roma, Bologna, Verona, Padova, Como, Bergamo, Brescia... per iniziativa delle associazioni locali che si occupano di senza dimora.Perché fare una festa insieme a chi vive in strada? Che cosa significa la parola “condivisione”?

Magda Baietta da oltre 27 anni assiste le persone senza dimora di Milano. Nel 1998 ha fondato, insieme ad altre donne volontarie, la Ronda della Carità e solidarietà. Con un camper portano cibo, abiti, coperte e libri. Nei primi anni 2000 in strada si incontravano anziani ex internati dei manicomi. Oggi ci sono molti giovani stranieri. Le storie di riscatto.

Giorgio Fontana, vincitore dei premi Campiello, Mondello e Bagutta, è anche un volontario di Mia - Milano in azione, associazione impegnata nell'assistenza ai senza dimora. Ci racconta come il suo sguardo su chi vive in strada sia cambiato nel tempo e cosa ciascuno di noi possa fare per superare l'indifferenza o la paura. "Cominciate col salutarli", suggerisce. Allo scrittore, esperto di parole e racconti, abbiamo chiesto che significato abbia per lui la parola "dimora".