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Per decenni gli europei hanno pensato che la guerra fosse stata confinata ai libri di storia. Ma oggi cyberattacchi, sabotaggi, disinformazione, pressione economica e conflitti cognitivi stanno cambiando la natura della guerra (e della pace). Nel suo nuovo libro “L’età della pace ibrida” (Scholé), Gastone Breccia, docente di Civiltà bizantina e Storia militare antica all’Università di Pavia, sostiene che siamo entrati in una fase storica inedita: una condizione di ostilità permanente che rende sempre più difficile distinguere tra pace e guerra. E sempre Breccia scrive: “L’hybrid warfare erode la moderna concezione dello Stato quale custode del monopolio della violenza legittima”. Che cosa significa per le democrazie? E siamo davvero preparati a difenderci?

Il Piano casa italiano punta a recuperare alloggi popolari oggi inutilizzabili e ad aumentare l’offerta con risorse pubbliche e capitali privati. La partita, però, si gioca anche a Bruxelles: fondi di coesione, garanzie, rigenerazione urbana ed efficientamento energetico possono sostenere gli interventi. L’Unione europea prepara un Piano per la casa accessibile e un Affordable Housing Act, ma la casa resta competenza di Stati ed enti locali. Il rischio è che, tra vincoli di bilancio, energia, competitività e difesa, l’emergenza abitativa perda spazio nell’agenda europea. Con Giuseppe Latour analizziamo risorse, tempi di attuazione e ruolo degli investitori privati nel nuovo equilibrio tra housing sociale e mercato.

Nel 2026 gli Stati Uniti ospiteranno il Mondiale più grande della storia, peraltro assieme a Canada e Messico: 48 squadre, tre Paesi coinvolti, appunto, miliardi di spettatori. Ma il calcio globale arriva nell’America di Donald Trump, tra nazionalismo, guerre commerciali e guerre guerre, travel ban, sicurezza e grandi interessi economici. Pensiamo soltanto al caso dell’Iran, nazionale qualificata e in conflitto con gli Usa. Con Michele Tossani, storico, giornalista e match analyst, analizziamo come il calcio sia diventato uno strumento geoeconomico: dal rapporto tra Trump e FIFA al ruolo di Gianni Infantino, fino al nuovo asse tra Stati Uniti, Arabia Saudita e ai grandi eventi sportivi.

Dal 29 al 31 maggio, a Singapore si è tenuto lo Shangri-La Dialogue, il più importante vertice sulla sicurezza dell’Asia. Durante il summit sono intervenuti i ministri della difesa dei Paesi più importanti della regione e sono state discusse alcune delle questioni geopolitiche più spinose. Quali sono le conseguenze delle tensioni e delle decisioni che vengono prese in un’area sempre più importante a livello globale?Ne parliamo con Francesco Mancini, docente di analisi dei conflitti e governance globale all’Università Nazionale di Singapore e autore de “La pace preventiva” (Il Sole 24 Ore);Alessio Patalano, professore ordinario di Studi di guerra e strategia nell’Asia orientale al King’s College di Londra.

Che cosa resterà del trumpismo quando il suo fondatore uscirà di scena? Il movimento Maga è già diventato più grande di lui? Dalla sconfitta del vecchio establishment repubblicano in Texas alla partita per la successione, con Sergio Fabbrini, Professore emerito di Scienza Politica e Relazioni Internazionali Università Luiss Guido Carli, Intesa Sanpaolo Chair on European Governance, nonché autore di “Tsunami Trump”, edito dal Sole 24 Ore, e Andrew Spannaus, giornalista, analista politico americano e autore del podcast “That’s America” di Radio 24 insieme ad Alessandro Milan, analizziamo la trasformazione della destra americana e il suo impatto sugli equilibri politici Usa.

Dalla Cina dei piani quinquennali all’America di Trump, dalla velocità dei social alla difficoltà delle democrazie di costruire strategie di lungo periodo. Beniamino Irdi, analista dei rischi geopolitici e CEO di Highground, una consultancy sul rischio strategico basata a Milano e Roma, spiega perché il vero terreno della competizione geopolitica oggi è il tempo. E perché le società aperte rischiano di perdere la pazienza strategica necessaria per governare tecnologia, sicurezza ed economia globale. A meno che l’Europa… vediamo assieme.

Dal trumpismo evangelico alla voce forte di Leone XIV, che peraltro alla presentazione di Magnifica Humanitas parla e parla in inglese, fino alla Silicon Valley: la religione non è sparita, è tornata al centro della politica globale. Con Matteo Matzuzzi, giornalista del Foglio e autore di “Dio non è morto” (Mondadori), ragioniamo sul futuro (post-secolare?) dell’Occidente, sul rapporto complicato tra Vaticano e America trumpiana e sulla sfida antropologica dell’AI (e della sua relativa nuova “religione”).

La nuova enciclica di Leone XIV, Magnifica Humanitas, mette al centro della riflessione rischi e opportunità delle Intelligenze artificiali. L’appello del Papa è a disarmare l’AI, per porla al servizio dello sviluppo umano (e non viceversa). Che rapporto c’è tra Intelligenza Artificiale, etica, democrazia e dignità umana? In un tempo in cui gli algoritmi orientano informazione, consumi e decisioni politiche, la Chiesa prova a entrare nel dibattito globale sull’innovazione. A Macro ne parliamo con Ruben Razzante, docente di diritto dell’informazione all’Università Cattolica e fondatore della Community Polisophia, di cui ha curato il primo volume, il primo rapporto annuale, da poco presentato a Roma in un evento organizzato assieme all’Abi.

In questa puntata speciale di Macro, live da piazza Fiera a Trento, parliamo di tre fatti che stanno accadendo nel mondo dell’Intelligenza artificiale. Primo: il concetto di apprendimento sta cambiando, come? Secondo: stiamo vivendo la seconda transizione dell’Ai. Terzo: Matrix, sì, proprio il film. E parliamo di queste tre cose con il professor Luca Mari, docente dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, scienziato della misurazione e autore, assieme alla professoressa Susanna Sancassani, de “L’Intelligenza artificiale di Pinocchio” (Il Sole 24 Ore).

Il Medio Oriente continua a essere uno degli epicentri più instabili e decisivi degli equilibri globali. È una regione in cui crisi locali e dinamiche internazionali si intrecciano costantemente, producendo effetti che vanno ben oltre i suoi confini.Negli ultimi mesi, le tensioni si sono ulteriormente intensificate, riportando al centro dell’agenda internazionale questioni mai davvero risolte: conflitti aperti, fragilità politiche interne, rivalità regionali e il ruolo delle grandi potenze. Ne abbiamo parlato al Festival di Trento