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L’appassionato monologo della Cassandra (1983) di Christa Wolf travalica le vicende del mito per interrogare il ruolo delle donne nella storia e alcuni aspetti della moderna civiltà occidentale contemporanei alla scrittrice: tra questi, la deformazione del linguaggio politico a opera della guerra, la follia della corsa agli armamenti. Tra storia, leggenda e mito, il romanzo accosta alla narrazione omerica della guerra l’ordito sottile – ma tenace – della scrittura femminile e ci invita a interrogare il nostro presente.

I miti parlano spesso di cattive madri – Medea infanticida, Niobe superba che per vantarsi della propria prole la condanna a morte. Ma se il mito si limita a presentare l’errore rinunciando a esprimere un giudizio di merito, come agisce la letteratura che quei miti riprende e riscrive? Non rinarra forse il mito della cattiva madre in una particolare forma di anti-mito, più critica e moderna, nella quale anche noi oggi possiamo rispecchiarci?

Euripide fonda la tradizione di Medea assassina dei propri figli. Nel suo romanzo Medea. Voci del 1996, Christa Wolf sceglie invece riallacciarsi ad una tradizione precedente: Medea è la portatrice di una sapienza femminile coerentemente dedita alla vita, che finisce per diventare il capro espiatorio di un potere basato principalmente sulla violenza contro gli inermi.

Medea di Cherubini, nata come opera comique a Parigi a fine Settecento e poi consacrata nel corso del Ottocento, soprattutto in area tedesca ed in Italia da varie riprese, contribuisce in modo decisivo all’affermazione sulle scene del grande personaggio tragico di Medea. L’interpretazione moderna da parte di Maria Callas farà del soprano greco la protagonista dell’omonimo film di Pasolini.

Medea di Franz Grillparzer, rappresentata a Vienna nel marzo del 1821, costituisce un capitolo moltorilevante della moderna rilettura del mito di Medea. Concepita come terza parte di una trilogia dedicata alla storia del vello d’oro e alla spedizione degli argonauti in terra di Colchide, è incentrata sul tema della estraneità e dello scontro di civiltà tra mondo greco e mondo barbaro e sulla crisi dell’istituzione matrimoniale, culminante nell’uccisione dei figli e nel dilacerante conflitto che oppone Giasone e Medea, mondo patriarcale e mondo matriarcale.

Che cosa sono, le sirene? Omero le dice figlie di una delle Muse e di un dio fluviale. Sono abili narratrici che cantano sugli scogli e intonano al ritmo delle onde le parole. Il nostro immaginario è però forgiato dalle saghe nordiche, dove queste creature - i nomi sono diversi! - incantano dal fondo dell'acqua ignari pescatori, trascinandoli a picco con sé. In questo podcast esamino una rivisitazione moderna del tema della sirena nel romanzo "A casa" di Judith Hermann.

Figlia e sorella di Edipo, Antigone è tra le più interessanti figure del femminile che l'antichità ci ha consegnato. Tra le rielaborazioni che hanno seguito l'eroica ribellione descritta da Sofocle, troviamo Mia sorella Antigone, romanzo della scrittrice tedescofona Grete Weil. Sopravvissuta alla deportazione nazionalsocialista, Weil vede in Antigone l'antitesi della cieca obbedienza alle disumane leggi del terzo Reich: antagonista del potere, Antigone incarna l'ideale sorella.