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Focus economia è il programma quotidiano dedicato all'approfondimento dei temi dell'attualità dell'economia e della finanza, realizzato con i protagonisti della giornata economico finanziaria e il contributo di giornalisti e analisti de Il Sole 24 ORE. L'obiettivo della trasmissione è di spiegare e analizzare, in termini comprensibili anche "ai non addetti ai lavori", i temi più interessanti della giornata. Appuntamento fisso per i commenti a caldo pochi minuti dopo la chiusura della Borsa.

UniCredit compie una nuova mossa nel dossier Commerzbank e annuncia un'offerta pubblica volontaria di scambio finalizzata a superare la soglia del 30% prevista dalla normativa tedesca, dopo aver già costruito una partecipazione del 26% più un ulteriore 4% tramite total return swap. L'istituto guidato da Andrea Orcel precisa di non puntare al controllo della banca tedesca ma a favorire un confronto con management e stakeholder. Il concambio stimato è di 0,485 azioni UniCredit per ogni azione Commerzbank, pari a 30,8 euro per azione e con un premio del 4% sulla chiusura del 13 marzo. L'operazione richiederebbe l'emissione di circa 384 milioni di nuove azioni, con una diluizione per gli azionisti UniCredit di circa il 20%, riducibile grazie a sinergie stimate fino a 900 milioni annui. Da Germania arriva però una netta chiusura: il governo federale ribadisce il sostegno all'indipendenza di Commerzbank e definisce non accettabile un'acquisizione ostile di una banca sistemica. Interviene Antonella Olivieri, Il Sole 24 Ore.Trump: la guerra finirà presto, il prezzo del petrolio cadrà come un massoDonald Trump sostiene che il conflitto con l'Iran finirà presto e prevede un forte calo del prezzo del petrolio una volta conclusa la crisi. Intanto però Stati Uniti lavorano alla costruzione di una coalizione internazionale per riaprire lo Stretto di Hormuz, snodo strategico per i flussi energetici globali. Washington valuta anche possibili attacchi contro l'isola iraniana di Kharg Island, da cui passa gran parte dell'export di greggio iraniano. In Unione Europea si discute intanto di rafforzare Operazione Aspides, ma resta aperto il nodo dell'estensione del mandato fino a Hormuz. L'Italia si dice favorevole a un rafforzamento della missione, pur giudicando complesso modificarne il perimetro operativo. Il commento è di Sissi Bellomo, Il Sole 24 Ore.Meta, accordo da 27 miliardi sull AI. A rischio il 20% dei dipendentiMeta Platforms accelera sugli investimenti nell'intelligenza artificiale e firma con Nebius Group un accordo fino a 27 miliardi di dollari in cinque anni per assicurarsi capacità di calcolo destinata all'addestramento di modelli avanzati. Una parte dell'intesa, pari a 12 miliardi, entrerà in funzione dal 2027, mentre il resto riguarda capacità futura ancora in costruzione. Il mercato ha reagito subito premiando Nebius in Borsa. Parallelamente, però, secondo indiscrezioni Mark Zuckerberg starebbe valutando uno dei più grandi tagli occupazionali della storia recente del gruppo: fino al 20% della forza lavoro globale, circa 16 mila persone. L'azienda smentisce decisioni definitive ma conferma una fase di revisione interna mentre prosegue il rafforzamento industriale sull'AI con nuove acquisizioni e infrastrutture. Affrontiamo il tema con Alessandro Plateroti, Direttore editoriale di UCapital.com; Emanuela Girardi, fondatrice di POP AI e Chairman di AI, Data and Robotics Association (ADRA)

Il mercato del lavoro nella media del 2025 segna un aumento di 185mila occupati, una riduzione di 88mila disoccupati e un calo di 58mila inattivi. Il tasso di occupazione sale al 62,5% (+0,3 punti sul 2024) - il picco dall inizio delle serie storiche Istat (2004) - , il tasso di disoccupazione scende al 6,1% (-0,4 punti), quello di inattività si attesta al 33,3% (-0,1 punti). I dati Istat evidenziano anche come in media nel 2025 il monte ore lavorate sia cresciuto del 2,1% (al netto degli effetti di calendario), sia diminuito il ricorso alla Cig (-1 ora ogni mille lavorate) ed aumentato il lavoro straordinario (+0,1%). Il traino è rappresentato dai lavoratori senior: oltre i 50 anni in un anno si contano 409mila occupati in più, tra i 35-49anni 115mila occupati in meno e tra i 15 e i 34 anni 109mila in meno. Inoltre gli inattivi diminuiscono tra gli over 50 (-174mila) e aumentano tra 15-34 anni (+166mila), a testimonianza del persistere di una difficoltà enorme per i giovani ad entrare nel mercato del lavoro. Altri due elementi da considerare sono l inverno demografico con l invecchiamento progressivo della popolazione e la stretta sui pensionamenti anticipati che obbliga a lavorare più al lungo. Come media 2025 il costo del lavoro cresce del 3,6%, per effetto degli aumenti dei rinnovi contrattuali e per la riduzione degli incentivi contributivi. Venendo nello specifico dei dati Istat del quarto trimestre 2025, le ore lavorate sono stabili rispetto al trimestre precedente, mentre aumentano dell 1,6% nei confronti del quarto trimestre 2024. Nello stesso periodo il Pil è aumentato dello 0,3% in termini congiunturali e dello 0,8% in termini tendenziali. Gli occupati si attestano a 24 milioni 121mila, con una crescita di 37mila unità sul terzo trimestre prodotta da una crescita dei dipendenti a tempo indeterminato (+76 mila) e degli indipendenti (+21 mila), e dal calo dei dipendenti a tempo determinato (-60 mila). Interviene Francesco Seghezzi, presidente fondazione ADAPT.

L'escalation in Medio Oriente sta colpendo duramente il trasporto aereo: tra fine febbraio e inizio marzo sono stati cancellati oltre 43 mila voli nell'area, con forti ripercussioni sulle rotte tra Europa, Asia e Oceania. Le compagnie sono costrette a deviare i percorsi evitando le aree di conflitto, aumentando tempi di volo e costi operativi. Parallelamente pesa il rincaro del jet fuel: il prezzo del carburante per aerei, spinto dalla tensione energetica, potrebbe salire fino a 150-200 dollari al barile. Il risultato è un aumento generalizzato delle tariffe: alcune tratte business raggiungono prezzi eccezionali, fino a oltre 17 mila euro, mentre diverse compagnie - da Air France-KLM a Air India - annunciano supplementi e revisioni dei listini. Interviene Andrea Giuricin, Docente di Economia dei Trasporti all'Università Bicocca di Milano.Ilva, manifestazione d'interesse da Jindal. Urso: «Confronto con quella di Flacks»Si riapre il confronto sul futuro dell'ex Ilva con la manifestazione d'interesse del gruppo indiano Jindal, che si aggiunge all'offerta già in negoziazione del gruppo americano Flacks. Il ministro Urso punta a chiudere il dossier entro aprile, quando l'impianto dovrebbe tornare a una capacità produttiva di 4 milioni di tonnellate annue, soglia ritenuta necessaria per la competitività. La partita resta però condizionata dalla sentenza del tribunale di Milano che impone lo stop alla produzione dal 24 agosto per motivi sanitari, elemento che complica sia il prestito europeo sia il percorso di vendita. Il governo indica tre condizioni: presenza di partner industriali siderurgici, solidità finanziaria dell'acquirente e disponibilità alla cessione di aree per progetti di reindustrializzazione, con possibile utilizzo del Golden Power. Ne parliamo con Paolo Bricco, Il Sole 24 Ore.Il lusso nella crisi del Golfo. Intanto Golden Goose continua a correreLa crisi geopolitica nel Golfo colpisce anche il lusso: il Medio Oriente vale circa il 6% dei ricavi globali del settore e in queste settimane si registrano chiusure temporanee di boutique, riduzione del personale e difficoltà logistiche nei principali hub commerciali come Dubai. L'impatto arriva in una fase già delicata per il comparto, dopo rallentamento cinese e tensioni commerciali. In controtendenza, Golden Goose continua a crescere: dopo l'ingresso dei nuovi soci asiatici HSG e Temasek in un'operazione da 2,5 miliardi, il gruppo ha chiuso il 2025 con ricavi in aumento a 734 milioni e margine EBITDA al 34%. Il marchio resta tra i pochi del lusso a mantenere crescita a doppia cifra, grazie a una strategia centrata sull'esperienza del cliente e sul coinvolgimento diretto nei negozi. Ce lo racconta Silvio Campara, Amministratore Delegato Golden Goose.

La crisi nello Stretto di Hormuz ha ridotto di oltre il 90% i transiti commerciali e lasciato circa 1.100 navi bloccate nel Golfo Persico. L'area resta strategica perché vi passa una quota rilevante del commercio energetico mondiale: 38% del petrolio via mare, 30% del GPL e 20% del GNL. Per l'Italia il rischio è diretto: nel 2025 oltre il 13% delle importazioni energetiche proviene dal Golfo. Confitarma ha chiesto al Governo il rafforzamento della presenza navale italiana nell'area, anche con unità della Marina Militare, per proteggere navigazione commerciale, marittimi e continuità delle catene logistiche internazionali. Il commento è di Mario Zanetti, Presidente Confitarma e Delegato del Presidente di Confindustria per l'Economia del Mare.Uiv, export vino italiano -3,7% nel 2025, perdita da 300 milioniNel 2025 l'export del vino italiano chiude a 7,78 miliardi di euro, in calo del 3,7% rispetto al 2024, con una perdita di circa 300 milioni e volumi in flessione dell'1,9% a 21 milioni di ettolitri. A pesare soprattutto è il mercato Usa, che arretra del 9,2% (-178 milioni), penalizzato dai dazi e dalla svalutazione del dollaro. L'extra-Ue segna -6,4%, mentre i mercati europei reggono (+0,5%), con Germania stabile e crescita di Francia e Paesi Bassi. Tra le regioni calano Veneto, Toscana e Piemonte; meglio gli spumanti (-2,5%) rispetto ai vini fermi (-4,3%). Per Uiv l'Europa ha contenuto le perdite, ma resta necessario rafforzare il mercato interno e superare ostacoli normativi che pesano sulla competitività. Interviene Lamberto Frescobaldi, presidente Unione italiana vini (Uiv).Energia, Meloni chiede all'UE lo stop temporaneo agli EtsGiorgia Meloni ha chiesto all'Unione europea la sospensione urgente dell'Ets applicato alla produzione elettrica da fonti termiche, almeno finché i prezzi energetici non torneranno ai livelli precedenti alla crisi mediorientale. Secondo la premier il sistema europeo del carbon pricing gonfia artificialmente il prezzo dell'elettricità, incidendo fino a 30 euro per MWh in Italia. Il Governo propone anche una revisione dei costi regolatori sul gas e strumenti di liquidità per stabilizzare il mercato nazionale. Da Bruxelles arriva apertura a interventi temporanei sulle bollette da parte degli Stati membri, mentre la Commissione insiste sull'accelerazione delle rinnovabili e sul rafforzamento dell'autonomia energetica europea. Ne parliamo con Adriana Cerretelli, Il Sole 24 Ore Bruxelles.

A dieci giorni dall'allargamento del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran, cresce la preoccupazione internazionale per le conseguenze economiche. Il commissario europeo all'Economia Valdis Dombrovskis avverte che se il conflitto resterà circoscritto a poche settimane gli effetti saranno limitati, ma una durata maggiore o problemi sul passaggio nello Stretto di Hormuz potrebbero generare uno shock di stagflazione: energia più cara, inflazione in rialzo, peggioramento della fiducia e irrigidimento delle condizioni finanziarie. I mercati obbligazionari stanno già reagendo: l'indice MOVE è salito sensibilmente e lungo tutta la curva dei rendimenti si osservano rialzi sia sulle scadenze brevi sia su quelle lunghe. Negli Stati Uniti il Treasury a due anni è tornato al 3,6%, mentre in Europa il Bund tedesco a due anni è salito al 2,35%, sopra il tasso BCE. Questo segnala che i mercati iniziano a prezzare un possibile rinvio dei tagli dei tassi o addirittura nuovi rialzi. Anche i rendimenti decennali restano elevati, riflettendo timori su inflazione e sostenibilità fiscale. Si riaffaccia così lo scenario di crescita debole e prezzi in aumento, tipico delle fasi di stagflazione. Il commento è di Franco Bruni, presidente dell'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale e professore emerito del dipartimento di Economia dell'Università Bocconi.Fertilizzanti ed energia, in agricoltura doppio allarmeLa guerra in Medio Oriente sta aggravando non solo il fronte energetico ma anche quello dei fertilizzanti, con possibili effetti a catena sull'agricoltura mondiale, sui prezzi alimentari e sulla sicurezza alimentare. Il Golfo Persico è infatti un nodo strategico anche per le materie prime agricole: dallo Stretto di Hormuz passa il 35% dell'export mondiale di urea e il 45% dello zolfo utilizzato per la produzione di fertilizzanti fosfatici. Le tensioni hanno già provocato forti rincari: l'urea granulare in Medio Oriente è salita da 485 a 650 dollari per tonnellata, mentre l'ammoniaca importata in Europa ha raggiunto 750 dollari, ai massimi da tre anni. Il rischio è particolarmente delicato perché si entra nella fase primaverile di maggiore domanda agricola nell'emisfero nord: chi non ha già fatto scorte potrebbe trovarsi a fronteggiare costi molto più alti o difficoltà di approvvigionamento. Se il conflitto dovesse protrarsi, secondo Morningstar i fertilizzanti azotati potrebbero raddoppiare di prezzo e i fosfati aumentare del 50%, replicando quanto già visto dopo l'invasione russa dell'Ucraina. Nei Paesi più fragili questo potrebbe ridurre l'uso dei fertilizzanti, abbassare le rese agricole e aumentare il rischio di fame, mentre nei Paesi avanzati i rincari agricoli si sommerebbero a quelli energetici, alimentando nuova pressione inflazionistica. Interviene Sissi Bellomo, Il Sole 24 OreAccise mobili e piano casa fuori dal Cdm. L Ecofin frena: Intervento con situazione più stabileNel Consiglio dei ministri non entrano per ora né il tema delle accise mobili sui carburanti né il piano casa sostenuto da Matteo Salvini, nonostante il rialzo dei prezzi petroliferi causato dalla crisi in Medio Oriente. Salvini assicura comunque che il governo sta lavorando a un intervento e punta il dito contro le compagnie petrolifere, accusate di trasferire rapidamente gli aumenti ai distributori ma di non ridurre i prezzi con la stessa velocità quando le tensioni si attenuano. Sul piano europeo però prevale prudenza: all'Ecofin, sotto presidenza cipriota, non emerge al momento disponibilità a strumenti straordinari immediati come quelli adottati nel 2022 dopo l'invasione russa dell'Ucraina. Il ministro delle Finanze di Cipro Makis Keravnos sottolinea che il tema energia è stato discusso ma senza decisioni specifiche su nuovi strumenti, rinviando eventuali interventi a una fase di maggiore stabilizzazione del quadro internazionale. Ne parliamo con Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore

Il governo valuta un intervento rapido sui carburanti attraverso il meccanismo delle accise mobili, che potrebbe essere approvato con un decreto del Mef e del Mase senza passare da nuove norme legislative. L'obiettivo è contenere l'aumento di benzina e gasolio, ma secondo gli esperti l'effetto finale sarebbe limitato a pochi centesimi al litro, con un impatto leggermente maggiore sul diesel. Carlo Stagnaro sottolinea che il margine di intervento resta molto ridotto perché vincolato all'extragettito IVA: circa 2,2 centesimi ogni 10 centesimi di aumento del prezzo. Per questo definisce la misura un sollievo minimo, poco efficace in una fase di scarsità energetica globale. Secondo Stagnaro, in un contesto di tensione come quello legato allo stretto di Hormuz, la priorità dovrebbe essere ridurre i consumi e concentrare gli aiuti su famiglie e imprese realmente più esposte, evitando interventi generalizzati che in passato hanno avuto un costo elevato per la finanza pubblica senza una selezione mirata dei beneficiari. Interviene Carlo Stagnaro, Direttore Ricerche e studi, Istituto Bruno Leoni.Ad Hormuz, i cargo cinesi sono gli unici a non avere limitazioni. Qualcuno cerca di approfittarneIl blocco dello stretto di Hormuz sta rallentando uno dei principali snodi energetici mondiali: normalmente transitano circa 100 navi al giorno, ma ora centinaia di cargo risultano bloccati o in attesa, con merci per un valore stimato in 25 miliardi di dollari. Dallo stretto passa circa un quarto del petrolio mondiale e gran parte del gas naturale liquefatto del Qatar. Le alternative, come l'oleodotto saudita verso il Mar Rosso, coprono solo una parte limitata dei flussi e non compensano il blocco, tanto che Iraq, Arabia Saudita e Qatar stanno già riducendo produzione e capacità di raffinazione. In questo scenario solo le navi cinesi sembrano poter transitare senza restrizioni, perché Teheran continua a distinguere tra paesi ostili e partner strategici. Proprio per questo alcune navi stanno falsificando i dati dei transponder dichiarandosi cinesi per attraversare l'area: almeno dieci casi sono già stati segnalati, compresi cargo e petroliere che modificano temporaneamente identità e bandiera per superare i controlli. Andiamo dietro la notizia con Alessandro Plateroti, Direttore editoriale UCapital.com.Turismo, il conflitto pesa sul settore: Fiavet stima perdite fino a 6 miliardi nel 2026La crisi in Medio Oriente sta producendo un forte impatto sul turismo organizzato italiano. Secondo Fiavet sono già oltre 3.000 i pacchetti turistici cancellati verso l'area del Golfo e più di 20 mila le cancellazioni complessive legate agli hub mediorientali. La perdita diretta di fatturato potrebbe raggiungere 1,5 miliardi di euro, mentre considerando l'indotto e il rallentamento dei collegamenti verso Asia ed Estremo Oriente il danno complessivo rischia di arrivare fino a 6 miliardi nel 2026. A pesare sono soprattutto le sospensioni dei voli da parte di compagnie come Emirates e Qatar Airways e il ruolo strategico di Dubai e Abu Dhabi come snodi per Thailandia, Maldive e Sud-est asiatico. Fiavet segnala anche il rischio di un aumento generalizzato dei costi dovuto al rincaro del petrolio, con perdite fino a 50 mila euro per singola agenzia specializzata sulle rotte più colpite. Intanto tour operator e associazioni di categoria stanno organizzando riprotezioni e voli di rientro, in alcuni casi via Muscat, mentre viene ribadita l'importanza della registrazione dei viaggiatori sul portale "Dove siamo nel mondo" per facilitare eventuali interventi dell'Unità di crisi. Il commento è affidato a Luana De Angelis Vice Presidente FIAVET Confcommercio (Federazione Italiana Associazioni Imprese Viaggi e Turismo)

Sono state alcune decine i casi di sospetta speculazione sui prezzi segnalati dal Garante per la sorveglianza dei prezzi del ministero delle Imprese a partire da lunedì. Sono casi nei quali il prezzo self praticato era nettamente superiore ai prezzi medi regionali o a quelli nazionali sulla rete autostradale. È quanto si apprende da fonti vicine a Mr Prezzi al termine delle riunioni delle Commissioni allerta rapida sui prezzi convocate questa mattina per monitorare i possibili effetti sui prezzi dei carburanti e del carrello della spesa a seguito del conflitto in Iran e Medio Oriente. Facciamo il punto con Giuseppe Sperduto, presidente FAIB (Federazione autonoma italiana benzinai) della Confesercenti

Snam ha presentato il nuovo piano industriale al 2030 concentrato sulla sicurezza energetica e sul rafforzamento delle infrastrutture strategiche del gas. Il gruppo prevede investimenti per 14 miliardi di euro destinati soprattutto al potenziamento della rete di trasporto e dei siti di stoccaggio, con l obiettivo di costruire un sistema energetico piu integrato e competitivo a livello italiano ed europeo. Il piano si basa su crescita industriale, valorizzazione delle partecipazioni e rotazione degli asset. Nel 2025 Snam ha registrato ricavi per oltre 3,8 miliardi, margine operativo lordo a 2,9 miliardi e utile netto rettificato a 1,4 miliardi, con dividendo in crescita del 4%. L indebitamento netto si attesta a 17,5 miliardi. Secondo l azienda la domanda di gas in Italia nel 2026 sara in lieve aumento e non emergono al momento impatti materiali legati alle tensioni internazionali in Medio Oriente e Ucraina, anche se il contesto restera monitorato attentamente. Facciamo il punto con Agostino Scornajenchi (nella foto), amministratore delegato di Snam.Il parlamento cinese riduce il suo obiettivo di crescita nel piano economicoAll apertura della quarta sessione annuale della 14 Assemblea nazionale del popolo a Pechino, Xi Jinping ha presentato il nuovo Piano Quinquennale che definisce le priorita economiche e politiche della Cina nei prossimi cinque anni. Pechino fissa un obiettivo di crescita tra il 4,5% e il 5%, leggermente inferiore al risultato dello scorso anno, mantenendo pero un forte sostegno pubblico all economia con un deficit pari al 4% del Pil. Il piano punta a rafforzare la leadership tecnologica cinese in settori strategici come intelligenza artificiale, informatica quantistica e terre rare, considerate decisive nella competizione con gli Stati Uniti. Previsto anche un aumento del 7% della spesa militare nel 2026, nel quadro del rafforzamento delle forze armate e delle tensioni regionali, in particolare su Taiwan. Sul fronte finanziario saranno destinati 44 miliardi di dollari alle banche statali per sostenere il credito alle imprese tecnologiche e ridurre i rischi sistemici. Il piano affronta anche il tema demografico con misure a sostegno della natalita e dell occupazione e prevede un aumento della produzione agricola fino a 725 milioni di tonnellate per rafforzare la sicurezza alimentare nazionale. Il commento è di Fabio Scacciavillani, Il Sole 24 Ore.Stretto di Hormuz, giù il traffico delle petroliere, su le polizzeLe tensioni in Medio Oriente stanno rallentando fortemente il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz, dove risultano ferme oltre 700 navi, di cui circa 200 petroliere. Secondo Reuters il traffico e calato fino all 80%, mentre il mercato assicurativo londinese segnala un forte aumento dei costi per le coperture contro il rischio guerra. Nonostante questo, una parte delle navi continua ad attraversare il passaggio strategico da cui transita circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto mondiale. L aumento del rischio ha spinto al rialzo i prezzi energetici e ha reso molto piu costosi noli e assicurazioni, con premi fino a dodici volte superiori ai livelli normali. Le compagnie assicurative stanno rinegoziando le polizze extra war risk e il mercato dei Lloyd s resta in contatto con le autorita statunitensi per definire nuove garanzie contro il rischio politico nella regione. Anche il costo dei trasporti marittimi e aumentato sensibilmente, con rincari fino al 400% per i container e al 300% per le petroliere. Interviene Stefano Messina, Presidente Assarmatori.

Cresce l'allarme tra le imprese energivore per il forte aumento del prezzo del gas. In pochi giorni il Psv è salito da 33 a 55 euro al MWh, mentre i future sul Ttf di aprile hanno già raggiunto i 58 euro. Per settori come la ceramica questo significa un possibile extracosto annuale stimato in circa 180 milioni di euro, anche perché solo una parte limitata dei contratti di fornitura è stata bloccata a prezzi precedenti. La preoccupazione riguarda anche l'effetto a catena sul prezzo dell'elettricità e sulla competitività delle industrie italiane ed europee. Diverse associazioni industriali chiedono interventi a livello europeo, dalla revisione del sistema Ets alla definizione di politiche energetiche più stabili e accordi di fornitura di lungo periodo. Nel frattempo il governo ha annunciato un confronto con il sistema produttivo per valutare possibili misure di sostegno nel quadro della conversione del decreto Bollette. Ne parliamo con Sara Deganello, Il Sole 24 OreRincari energetici, come (indirettamente) colpiscono l'agroalimentareL'aumento delle tensioni in Medio Oriente e dei prezzi dell'energia rischia di avere effetti anche sul settore agroalimentare, soprattutto attraverso canali indiretti. Una delle principali preoccupazioni riguarda i fertilizzanti: una quota significativa della produzione mondiale passa dallo stretto di Hormuz, mentre un'altra parte rilevante proviene da Russia e Bielorussia. Eventuali interruzioni nelle forniture potrebbero far aumentare i costi agricoli e, di conseguenza, i prezzi lungo tutta la filiera alimentare. A incidere sono anche i rincari energetici che si trasferiscono sui trasporti, sulla trasformazione industriale e sui materiali di imballaggio. Tuttavia, rispetto alla fase iniziale della guerra in Ucraina, i mercati agricoli partono oggi da una situazione più stabile, con scorte più elevate e una domanda più debole, fattori che potrebbero attenuare eventuali shock sui prezzi. Resta comunque il rischio di volatilità legato all'incertezza geopolitica e alle aspettative degli operatori. Interviene Filippo Roda, Senior Analyst di AretèLavoro, Istat: tasso di disoccupazione a gennaio cala al 5,1%, nuovo minimoA gennaio 2026 il mercato del lavoro registra un miglioramento: gli occupati salgono a oltre 24 milioni e il tasso di disoccupazione scende al 5,1%, il livello più basso dall'inizio delle serie storiche nel 2004. La crescita dell'occupazione riguarda dipendenti permanenti, lavoratori a termine e autonomi, mentre diminuisce il numero delle persone in cerca di lavoro. Anche il tasso di disoccupazione giovanile cala, scendendo al 18,9%. Nonostante questi segnali positivi, resta aperto il nodo dei salari: nel quarto trimestre del 2025 i redditi da lavoro dipendente sono aumentati solo dello 0,5% e le retribuzioni reali nel settore privato restano ancora inferiori del 6,5% rispetto ai livelli del 2020, segno che il recupero del potere d'acquisto è ancora incompleto. Il commento è di Francesco Seghezzi, presidente Fondazione ADAPTOpenAI mette la retromarcia sull'alleanza con il PentagonoOpenAI ha annunciato una revisione dell'accordo siglato con il Pentagono per l'utilizzo dei suoi modelli di intelligenza artificiale all'interno delle reti classificate del Dipartimento della Difesa. L'intesa, pensata per supportare attività come analisi tattiche, logistica e decision making militare, ha però suscitato forti critiche e reazioni negative tra gli utenti, con un aumento significativo delle disinstallazioni dell'app ChatGPT negli Stati Uniti. Il caso è esploso anche in seguito alla scelta della società rivale Anthropic di interrompere la propria collaborazione con il Pentagono, rivendicando limiti più stringenti sull'uso militare dell'IA. Di fronte alla polemica, il CEO Sam Altman ha definito l'operazione iniziale "opportunistica e raffazzonata" e ha annunciato modifiche all'accordo, tra cui il divieto di utilizzo per sorveglianza domestica intenzionale dei cittadini statunitensi e nuove restrizioni sull'accesso da parte di alcune agenzie governative. Il commento è di Biagio Simonetta, Il Sole 24 Ore

Dal Pentagono erano stati prospettati a Donald Trump rischi elevati ma anche la possibilità di ottenere risultati militari rilevanti e ritorni economici significativi. Il presidente americano ha deciso comunque di intervenire militarmente contro l'Iran, affiancando Israele in una delle operazioni più complesse degli ultimi decenni, senza un vero confronto con il Congresso: solo dopo quattro giorni di raid il segretario di Stato Marco Rubio e il vicepresidente Vance hanno riferito in aula. La scelta ha creato forti tensioni politiche. Trump viene criticato dai democratici e da alcuni leader progressisti come Gavin Newsom e Zohran Mamdani, ma soprattutto da una parte della sua stessa base Maga, che considera l'intervento un tradimento rispetto alla promessa di non coinvolgere gli Stati Uniti in guerre lontane dagli interessi degli americani. Anche tra i repubblicani cresce la preoccupazione in vista delle elezioni di midterm. Un sondaggio Reuters-Ipsos mostra infatti un sostegno molto limitato agli attacchi: solo il 27% degli americani li approva, mentre il 43% li disapprova. Trump continua a difendere l'operazione - ribattezzata Epic Fury - sostenendo che l'Iran fosse vicino alla bomba atomica e che l'intervento porterà alla stabilizzazione del Medio Oriente. Ma il sondaggio evidenzia un malcontento diffuso: il 56% degli americani ritiene che il presidente sia troppo incline all'uso della forza militare, una posizione condivisa dalla grande maggioranza dei democratici ma anche da una parte degli elettori repubblicani e indipendenti. Andiamo dietro la notizia con Alessandro Plateroti, Direttore editoriale UCapital.com.Aumentano i timori per l'economia globale. Con spirale inflazionistica, Bce pronta ad alzare i tassi?Le tensioni geopolitiche tra Stati Uniti, Israele e Iran stanno generando forte volatilità sui mercati finanziari. Le borse europee registrano cali intorno al 4%, mentre Wall Street ha aperto in ribasso dell'1,5% dopo una chiusura quasi piatta nella seduta precedente. Il conflitto sta incidendo anche sui prezzi dell'energia: la chiusura dello stretto di Hormuz ha spinto il petrolio in rialzo dell'8%, con il Brent arrivato a circa 85 dollari al barile, ai massimi da luglio 2024. Anche il gas è in aumento, vicino ai 60 euro al megawattora, pur restando molto sotto i picchi del 2022. Il caro energia rappresenta una delle principali debolezze strutturali dell'industria europea rispetto a quella statunitense e cinese. In questo contesto crescono i timori per l'economia globale e per una possibile nuova pressione inflazionistica che potrebbe spingere le banche centrali, in particolare la Bce, a valutare nuovi rialzi dei tassi. I dati preliminari di Eurostat indicano infatti che l'inflazione dell'Eurozona è salita a febbraio all'1,9% dall'1,7% di gennaio. In Italia l'inflazione è passata all'1,6% dall'1% del mese precedente, secondo le stime Istat, con un aumento mensile dello 0,8%. Interviene Lorenzo Codogno, Visiting professor alla London School of Economics e al College of Europe e consulente con LC Macro Advisors Ltd dal 2015. È stato capo economista del Ministero dell'Economia e delle Finanze (2006-2015) e di Bank of America a Londra.Petrolio alle stelle, gli effetti sul prezzo della benzinaL'escalation militare in Medio Oriente inizia già a riflettersi sui prezzi dei carburanti. Dopo l'attacco di Stati Uniti e Israele all'Iran e la risposta di Teheran, le quotazioni petrolifere sono salite e le prime conseguenze si vedono sui listini dei distributori. Secondo Staffetta Quotidiana, mentre il Brent è aumentato finora di circa il 6,7%, il gasolio ha registrato un'impennata superiore al 16%, tornando ai livelli di febbraio 2024, mentre la benzina è ai massimi da giugno 2025. Le compagnie hanno già iniziato ad aggiornare i prezzi consigliati: Eni ha aumentato di quattro centesimi al litro benzina e gasolio, IP di tre centesimi sulla benzina e sei sul gasolio, Q8 di cinque centesimi su entrambi i prodotti e Tamoil di tre centesimi. Secondo Unem l'effetto della guerra potrebbe tradursi in un aumento di circa dieci centesimi al litro per il gasolio. L'Europa, spiega il presidente Gianni Murano, soffre una carenza strutturale di diesel a causa della chiusura di diverse raffinerie, ed è quindi costretta a importare prodotti raffinati, in un contesto di competizione internazionale che spinge ulteriormente i prezzi verso l'alto. Preoccupa anche la situazione del gas naturale liquefatto: l'Italia importa dal Qatar circa 9 miliardi di metri cubi di Gnl, pari a metà delle sue importazioni di questo combustibile. Con lo stretto di Hormuz chiuso, sarà necessario rivolgersi ad altri fornitori, come Stati Uniti, Australia, Algeria o Egitto, ma a costi inevitabilmente più elevati. Ne parliamo con Gianni Murano, Presidente Unem.