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A cadenza settimanale ogni venerdì, RSI Info arricchisce la propria offerta digitale e propone il podcast "Il mondo là fuori", disponibile nel portale audio RSI Info e sulle piattaforme dedicate di Spotify e Apple.
“Il mondo là fuori” nasce con l'obiettivo di permettere a chi ascolta di ritrovare le informazioni rilevanti su un tema d’attualità, attraverso il racconto delle giornaliste e dei giornalisti della redazione dell’informazione RSI: Bettina Müller, Alan Crameri e altre firme dell'attualità ai microfoni della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana.
“Il mondo là fuori” ti offre un orientamento nel caos delle news, il bandolo della matassa dal quale ricostruire un avvenimento e risalire al senso di una notizia.

Le immagini arrivate dal Minnesota, negli Stati Uniti, nelle ultime settimane sono tante. Come quella di un bambino con gli occhi spalancati e lo zainetto sulle spalle, arrestato dall’ICE a Minneapolis. Tutte immagini simbolo di giorni di tensione nello Stato del Midwest americano.Negli USA e nel resto del mondo in molti sono rimasti colpiti dalla durezza dei metodi utilizzati dagli agenti federali dell’ICE, acronimo per Immigration and Customs Enforcement, l’agenzia responsabile del controllo dell’immigrazione. In poco tempo, hanno fermato centinaia di persone, causando anche la morte di due cittadini che cercavano di opporsi alle loro retate.Da dove nasce questo inasprimento contro gli immigrati “clandestini”? E perché tanti agenti proprio in Minnesota?Cristiano Valli ci guida attraverso il racconto di una città in subbuglio, dove la paura per le incursioni, e per i metodi quasi paramilitari dell’ICE, si intreccia a una forte ondata di solidarietà da parte dei cittadini.

Il rischio di non capirci nulla è elevato nel caso Hospita, tanto è intricato. “Il mondo là fuori” fa ordine e aggiorna la storia, con gli ultimi retroscena sul caso che da tempo tiene con il fiato sospeso mezzo Canton Ticino.Protagonisti sono un’azienda nel settore sanitario (Hospita), un sindaco sotto inchiesta e autosospeso (Eolo Alberti), un investimento immobiliare che ha avuto problemi. Ma c’è di più: una nomina a procuratore pubblico in aria di combine, e la fiducia nelle istituzioni in discussione. Tanto che anche il Gran Consiglio ha istituito una Commissione parlamentare d’inchiesta.In questo episodio Mattia Pacella, che per la trasmissione Falò ha ricostruito la vicenda, mette i fatti in fila e spiega quali sono gli elementi più delicati del caso.

Li chiamano NEET: Not engaged in Education, Employment or Training. In pratica, giovani tra i 15 e i 25 anni che hanno abbandonato scuola e ricerca di lavoro e che hanno sempre meno contatti sociali. A Lugano da qualche anno c’e’ un luogo dedicato a loro: lo “Spazio educativo”. E ora si possono fare dei primi bilanci.In questo episodio Debora Caccaviello ci racconta il suo incontro con alcuni giovani che si sentono rinati, dopo aver passato brutti periodi, dopo essersi sentiti “come in una bolla” (Sofia), o “in un mondo di pietra” (Manuel).Aldilà delle loro storie, è interessante anche la riflessione sulla società delle promotrici del progetto. “I loro problemi son l’evidenza di una cultura che non va bene”, spiega Ramona Sinigaglia, in questo spazio i giovani possono ritrovare sé stessi e tornare “cittadini attivi” nella società.

Lo stalking è una forma di violenza particolarmente subdola. Con il suo comportamento, chi lo pratica manda un messaggio chiaro alla vittima: so dove sei, non ti libererai mai di me, non accetto il tuo no. In Svizzera da quest’anno lo stalking è un reato, inserito nel Codice penale.Una svolta importante, riconosciuta dalla testimonianza di Daniele Jörg, anche se non basta a risolvere tutte le situazioni. Da oltre trent’anni Jörg, avvocato, subisce e-mail, lettere, telefonate e persino visite al domicilio da parte di una donna che è stata una sua cliente. Colpisce la durata di questo caso e il fatto che, nonostante sia avvocato, non sia riuscito a fermarlo.Monica Fornasier lo ha incontrato. In questo episodio porta la sua testimonianza e le sue raccomandazioni alle vittime, perché si difendano e possano sfruttare al meglio il nuovo articolo di legge.

Il regime iraniano ha risposto con una feroce repressione alle proteste scoppiate, a fine dicembre 2025, per l’aumento dei prezzi. Manifestazioni che in pochi giorni si sono trasformate in aperta contestazione al potere. Si parla di decine di migliaia di morti. Lo si ipotizza, perché fuori dal Paese le informazioni arrivano con grande difficoltà. Internet era stato disattivato, i contatti con l’estero sono diventati quasi impossibili. È così che opera il potere iraniano.In questo episodio identifichiamo le strutture del potere in Iran, come operano e a chi rispondono. E cerchiamo di capire se esiste un’opposizione a chi governa. Ne parliamo con Alberto Zanconato, nostro collaboratore e per anni corrispondente da Teheran.

L’operazione militare degli Stati Uniti che ha portato all’arresto del dittatore Nicolas Maduro è stata lodata per la precisione, contestata per il mancato rispetto del diritto internazionale, e criticata per l’aperto interesse del presidente Trump alle riserve di petrolio del Paese.Ma qual è lo sguardo degli abitanti del Venezuela? Quali i loro dubbi e le loro speranze? In questo episodio la giornalista dall’America Latina, Maria Zuppello, ci parla di come vive la gente comune. Lei che ha bei ricordi dei suoi viaggi in Venezuela, ora è piuttosto pessimista: le bande di narcotrafficanti potrebbero riprendere vigore nei paesi confinanti, compreso il Brasile.Con lei discutiamo anche delle prospettive politiche nel Paese: tra una probabile continuazione del vecchio apparato di potere e una svolta democratica che sembra ancora lontana. Perché come lei stessa sottolinea “in America Latina non c’è mai stato un cambio di regime senza il supporto delle forze militari.”

E’ una notte di San Silvestro che ci ha segnato, “una delle peggiori tragedie per la Svizzera” nelle parole del presidente della Confederazione, Guy Parmelin. A Crans Montana, in Vallese, nella notte tra il 31 dicembre e il 1 gennaio, nel seminterrato del bar “Le Constellation” è divampato un incendio che ha ucciso quaranta persone, quasi tutte giovanissime. Ci sono voluti giorni per identificarle tutte. I feriti ricoverati in Svizzera e all’estero sono stati 116, diversi con ustioni gravi.Ora comincia il lutto e l’accertamento di quello che è successo. In questo episodio ripercorriamo i momenti chiave di questi giorni funesti di inizio gennaio con Aron Guidotti, corrispondente RSI dalla Romandia.

C’è chi prevede un’estensione delle guerre, un’intelligenza artificiale fuori controllo e crolli borsistici. Ma chi sono queste Cassandre moderne che prevedono sciagure? E quanto vanno prese sul serio? Matteo Burkard ci guida attraverso le previsioni sul 2026, fra esperti, tendenze sui social media e opinioni della gente incontrata per strada.

Dopo quasi quattro anni di guerra, le casse pubbliche dell’Ucraina sono quasi vuote. Per continuare a resistere all’invasione russa servono ingenti risorse. La proposta è semplice: le risorse esistono, ma vanno sbloccate. In Belgio ci sono 185 miliardi di euro appartenenti alla Banca centrale russa, congelati dall’Unione Europea, come misura punitiva contro Mosca per l’invasione del 2022.Ora Bruxelles vuole utilizzare questi fondi per aiutare Kiev a sostenere l’immenso costo del conflitto. La decisione potrebbe arrivare già nei prossimi giorni, durante il Consiglio europeo, ma il percorso non è facile, è un’operazione complicata e ci sono diversi rischi. Ne parliamo con il nostro corrispondente a Bruxelles, Andrea Ostinelli.

Un’Idra dalle mille teste: ne puoi tagliare una, ma subito ne ricresce un’altra. È questa l’immagine che Hamas ama dare di sé: un’organizzazione tentacolare che Israele può colpire, ma non annientare. Dopo gli attacchi contro Israele del 7 ottobre 2023, molti Paesi hanno imposto restrizioni contro Hamas; in Svizzera l’organizzazione è vietata.Qualche settimana fa abbiamo voluto incontrare una di queste teste, per cercare di dare un volto a chi la guida. A Beirut, Naima Chicherio ha intervistato Ahmed Abel Hadi, capo dell’ufficio politico di Hamas in Libano, dove vive sotto la protezione di Hezbollah. Questo episodio ti racconta il dietro le quinte di quell’intervista.