
Hosted by RSI - Radiotelevisione svizzera · ITALIAN
A cadenza settimanale ogni venerdì, RSI Info arricchisce la propria offerta digitale e propone il podcast "Il mondo là fuori", disponibile nel portale audio RSI Info e sulle piattaforme dedicate di Spotify e Apple.
“Il mondo là fuori” nasce con l'obiettivo di permettere a chi ascolta di ritrovare le informazioni rilevanti su un tema d’attualità, attraverso il racconto delle giornaliste e dei giornalisti della redazione dell’informazione RSI: Bettina Müller, Alan Crameri e altre firme dell'attualità ai microfoni della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana.
“Il mondo là fuori” ti offre un orientamento nel caos delle news, il bandolo della matassa dal quale ricostruire un avvenimento e risalire al senso di una notizia.

1,75 franchi in piu’ all’ora possono fare la differenza. Sì, perché riguardano il salario orario minimo, che in Ticino è destinato ad aumentare. Oggi è fissato tra 20,00 e 20,50 franchi all’ora. Entro il 2029, dovrà raggiungere la forchetta tra 21,75 e 22,25 franchi all’ora. Conclusi gli adeguamenti, lo stipendio annuale sarà aumentato di 4800 franchi. Una decisione significativa, nel cantone dove si guadagna circa il 20% in meno rispetto al resto della Svizzera (salario mediano).Ne approfitteranno migliaia di persone, soprattutto frontalieri, attualmente nelle fasce meno pagate. Ma gli impiegati di quali settori ne beneficeranno maggiormente? E in che misura questa soglia rischia di scontrarsi con una nuova legge in discussione al Parlamento federale, a Berna?Ne parliamo con il collega Luca Berti, che risponde a queste e altre domande, tra il concreto e il filosofico. Perché dietro lo stipendio c’è anche il concetto di dignità.

Difendo il messaggio del Vangelo, ciò in cui credo. Senza alzare la voce, ma con determinazione, Leone XIV nelle ultime settimane ha lanciato un messaggio ai potenti del mondo, affermando il suo chiaro “no” alla guerra, ha chiesto un ritorno alla pace. Dalle dure condanne a chi manipola la religione per giustificare la violenza, fino allo scontro diretto con Donald Trump, il Papa si è espresso contro chi alimenta i conflitti e chi spinge verso il riarmo.Uno stile pacato, il suo, che comincia a delineare i tratti di papa Prevost, eletto un anno fa. E anche il primo viaggio significativo all’estero, appena concluso in Africa, ci racconta molto della direzione del suo pontificato.Con il collega Paolo Rodari ripercorriamo allora questo primo anno per capire meglio chi è il pontefice statunitense: quanta continuità c’è con il suo predecessore, Francesco? Perché lo scontro così duro con Donald Trump? E quali sono i temi che più gli stanno a cuore?

Il 9 febbraio 2026, un tribunale di Hong Kong, invocando la legge sulla sicurezza nazionale, condanna Jimmy Lai a 20 anni di carcere per “collusione con forze straniere e sedizione”. Per il miliardario 78enne, magnate dei media e instancabile attivista per i diritti civili e politici a Hong Kong, la condanna equivale quasi a un ergastolo.In questo episodio ripercorriamo la storia di Jimmy Lai con il collega Julian Michaels , che ha intervistato il figlio di Jimmy Lai, Sebastien Lai, di cui sentiremo la voce.Ritracciamo anche la storia di Hong Kong, dal 1997 diventata una Regione Amministrativa Speciale della Repubblica Popolare Cinese, per capire la sua evoluzione. Come è nata la legge sulla sicurezza nazionale di Hong Kong? Perché ci sono state tante proteste di piazza pro-democrazia negli ultimi anni? Come ha fatto la città a diventare uno dei centri economico-finanziari più importanti al mondo? Buon ascolto.

Il 12 aprile in Ungheria si tengono le elezioni legislative, in gioco c’è il destino dell’attuale premier, Viktor Orbán, al governo da 16 anni. È un leader controverso, difensore della sovranità nazionale e spina nel fianco dell’Unione Europea, spesso indicato come una delle principali voci critiche all’interno dell’UE. Sul piano internazionale, Orbán si è trovato spesso in sintonia con la Russia e con gli USA di Donald Trump.Cosa cambierebbe allora se a Budapest ci fosse un cambio della guardia? Quali prospettive si aprono nelle relazioni con Bruxelles, Mosca e Washington? Ne parliamo con Beda Romano, corrispondente da Bruxelles del Sole 24 Ore, autore di varie pubblicazioni tra cui “Dal Baltico al Mar Nero. Viaggio alla scoperta dell’altra Europa”.

La primavera si apre con prime dichiarazioni politiche che potrebbero pesare sulle prossime elezioni cantonali ticinesi. Claudio Zali, consigliere di Stato uscente, ha annunciato la sua ricandidatura su una lista solo leghista. Una scelta che mette in discussione la storica alleanza tra Lega dei Ticinesi e UDC. Un’altra ricandidatura intanto è stata annunciata per l’altro esponente in governo, della Lega, Norman Gobbi. E l’UDC? Per ora osserva. Ma le tensioni tra i due schieramenti si sentono, il tempo dirà se a destra si andrà verso una conferma degli equilibri o verso una spaccatura.Manca ancora un anno alle elezioni dell’11 aprile 2027, ma è chiaro che le manovre politiche stanno iniziando. Da quindici anni il governo cantonale ticinese è composto da due leghisti, un liberale radicale, un centrista e una socialista. È tempo di cambiare? Come stanno preparando la sfida elettorale gli altri partiti?Cominciamo a discuterne in questo episodio, con Marcello Ierace, della redazione regionale.Indirizzo della redazione: ilmondolafuori@rsi.ch

Il Consiglio federale ha esitato a parlare di “guerra”, per descrivere la situazione tra USA, Israele e l’Iran . Non è un caso: in quanto Paese neutrale, la Confederazione non può fornire armi a paesi coinvolti in conflitti e gli Stati Uniti sono un mercato chiave per l’industria bellica elvetica. La guerra in Ucraina e le sanzioni adottate contro la Russia avevano già mostrato quanto la neutralità sia difficile da applicare oggi.In questo contesto, l’UDC propone un’iniziativa popolare per definire meglio la neutralità nella Costituzione svizzera, limitando in particolare l’uso delle sanzioni. Spoiler: quelle attuali, decise da Berna contro Mosca, non sarebbero più possibili.Evidentemente ci sono più modi per interpretare la neutralità. Anna Valenti, in questo episodio, analizza idee e dilemmi attuali sulla neutralità svizzera.

Il 24 marzo ricorre in Argentina l’anniversario del colpo di Stato da parte dei militari, che diede avvio al Proceso de Reorganización Nacional. Guidato inizialmente dal generale Jorge Rafael Videla, il regime militare rimase al potere dal 1976 al 1983: fu un periodo di repressione del dissenso, di sequestri, torture e di centri di detenzione clandestina.A cinquant’anni di distanza, il Paese non ha smesso di fare i conti con il suo passato, grazie a un costante lavoro per la verità e la giustizia. Una memoria coltivata sia dalle istituzioni, sia dalle associazioni civili e dai famigliari delle vittime, come le madres y abuelas, madri e nonne, di Plaza de Mayo.Come sta vivendo allora il Paese l’avvicinarsi dell’anniversario? E cosa resta ancora da scoprire di quella pagina di storia?Ne parliamo con Elena Basso, nostra collaboratrice dal Sudamerica.

Tra poco in Italia si vota, in un referendum su una riforma della giustizia che sta animando da settimane il dibattito pubblico. Di cosa si tratta e perché è importante? Da quanto tempo se ne discute? Ne parliamo con Francesca Torrani, corrispondente radio RSI da Roma.Con lei approfondiamo alcuni dei punti più controversi di questa riforma, come la separazione delle carriere per magistrati inquirenti e giudicanti e il meccanismo del sorteggio per la partecipazione alla Corte Superiore della Magistratura.

Ci sono vecchi e nuovi obiettivi nella guerra in corso in Medio Oriente. Provocata dall’attacco militare su vasta scala di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, vede Teheran rispondere con lanci di missili e droni, in particolare contro le monarchie del Golfo.Ma quali sono gli interessi degli attori in gioco? Israele, Stati Uniti, Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita e infine gli europei. Cosa vogliono ottenere e cosa vogliono difendere? È l’inizio del nuovo Medio Oriente ridisegnato da Trump, Netanyahu, Mohammed bin Salman e Zayed?Ne parliamo con Francesca Caferri collega di Repubblica, inviata a Gerusalemme.

Questa settimana coincide con il quarto anniversario dell’invasione russa dell’Ucraina. Era la mattina del 24 febbraio 2022, dopo alcune ore di bombardamenti, le truppe russe entravano in territorio ucraino, dando avvio al conflitto. Operazione militare speciale, l’aveva definita il presidente russo Vladimir Putin, che sperava in una guerra lampo. Ma sono passati quattro anni e ancora non si vede concretamente la fine.In questo episodio ti raccontiamo la quotidianità dell’Ucraina attraverso gli sguardi di quattro abitanti del Donbass, il territorio conteso tra Mosca e Kiev. Quattro storie dal cuore del conflitto: ce le presenta il nostro collaboratore dall’Ucraina, Davide Maria De Luca.