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Laser è un magazine di approfondimento dell’attualità politica, culturale, sociale. Interviene sulla stretta attualità di giornata, solo in casi particolari, di grande rilevanza. Dà spazio anche a tematiche di interesse pubblico o a quante vengono trascurate dai grandi media. Il taglio è storico–sociologico. I registri comprendono interviste, reportage, documentari, incontri biografici. Spazia dal locale all’internazionale, da tematiche accademiche a questioni di vita quotidiana. Presta particolare attenzione alla forma radiofonica, all’abbinamento di contenuti di sostanza con uno stile divulgativo. È il magazine di riferimento della Rete Due per réportages e documentari.

®Varcare una soglia è sempre un po’ oltrepassare un confine e lasciare dietro di sé quanto c’era prima. A maggior ragione questo vale al varcare la soglia di una chiesa, si lascia dietro di sé il mondo materiale per immergersi in una dimensione che va oltre, spirituale, sacrale. È quanto ha fatto “Laser” per scoprire la parrocchia cattolica di Maria di Lourdes a Zurigo-Seebach. Come si vive qui, al nord delle Alpi, la propria religiosità; quali valori e quali accenti pongono parrocchia e parroco in un mondo sempre più frenetico e superficiale? E quali risposte offre la Chiesa a fedeli che ormai disertano in sempre maggior numero i suoi riti religiosi? Le sfide e le soddisfazioni per Martin Piller, il parroco di Seebach, sono parecchie e non sempre le risposte che Piller dà sono in linea con i dogmi e i magisteri della Chiesa Cattolica. Dogmi e riti che sempre più fedeli – e anche ecclesiastici - mettono apertamente in discussione. Chiesa genuinamente vicina ai fedeli e alle loro esigenze o piuttosto autoreferenziale e ferma a riti che sempre meno capiscono?Le risposte di Martin Piller sono intriganti, sorprendentemente fresche per un prete cattolico sulla sessantina, uno che coraggiosamente e con grande naturalità rivendica una grandezza di Dio, che travalica e di parecchio l’immagine così come codificata dalla Chiesa. Quella di Martin Piller non è una voce isolata ma espressione di un cambiamento che da qualche tempo anche all’interno della Chiesa si sta facendo strada. Ed è una voce che schiettamente denomina arcaismi e contraddizioni che fin qua hanno frenato una trasformazione e una crescita della Chiesa Cattolica.Dal soglio di Roma alla soglia della chiesa di Seebach la distanza rimane grande. Prima emissione: 6 marzo 2026

Il 4 luglio del 1776, due secoli e mezzo fa, le colonie britanniche del Nord America proclamarono a tutto il mondo la loro indipendenza dalla madrepatria, aprendo la via alla nascita degli Stati Uniti. Quella decisione fu riassunta e spiegata in una dichiarazione solenne, che soprattutto nel preambolo combina in modo profondamente originale una visione religiosa eterodossa, i principi dell’illuminismo e lo stesso spirito di libertà della storia inglese. Naturalmente, come sempre accade, questi principi sono stati poi applicati selettivamente, adattati ai tempi, spesso promossi e difesi, altrettanto spesso traditi. Ma anche per questo il 4 luglio è la festa nazionale per eccellenza. Ogni ricorrenza di quel gran giorno è stata occasione di confronto e di scontro politico; in tempi e modi diversi, ma con spirito spesso affine, neri, nativi, donne e lavoratori hanno proposto nuove letture, più larghe e inclusive, come ha ricostruito Arnaldo Testi.Ma è anche vero che ora la presidenza Trump, attraverso il nuovo progetto politico MAGA, sembra voler rimettere in discussione questa stagione di integrazione e inclusione, come spiega Mario Del Pero. Tanto che ci chiediamo: gli Stati Uniti sono ancora capaci di raccontarsi attraverso una promessa comune?

Tra i nomi più innovativi del giovane cinema svizzero ci sono Ramon e Silvan Zürcher. Gemelli, hanno da sempre condiviso lo spazio davanti e dietro a uno schermo, in una continua danza tra scrittura, regia e produzione. Li abbiamo incontrati in occasione della loro presenza alla Spring Academy 2026 del Locarno Film Festival. Proprio lì, dove se non tutto sicuramente molto per loro è cominciato.Silvan Zürcher ha studiato filosofia, cinema e germanistica a Berna, Zurigo e Berlino e nel 2017 ha fondato la Zürcher Film GmbH; Ramon Zürcher ha studiato arti visive e regia cinematografica a Berna e Berlino. Il loro debutto, The Strange Little Cat (Das merkwürdige Kätzchen; 2013), è stato presentato in anteprima al Forum della Berlinale. La ragazza e il ragno (The Girl and the Spider; 2021) ha vinto il premio per la migliore regia e il premio FIPRESCI alla Berlinale Encounters. La trilogia, caratterizzata sempre dalla presenza di un animale nel titolo del film, si è conclusa con The Sparrow in the Chimney (Der Spatz im Kamin; 2024), presentato in concorso a Locarno77, vincitore di due Swiss Film Awards e di numerosi riconoscimenti internazionali. In questo Laser incontri andiamo a scoprire insieme a Silvan e Ramon il loro percorso artistico e cosa ci racconta il cinema che fanno. Le musiche che sentirete, sono quelle originali dei loro film.

Interno Notte Effetto Giorno è un audio documentario che racconta l’intreccio di tre storie vere di arresti erronei avvenuti sul confine svizzero. Attraverso il filo dei diari e di varie testimonianze si esplora l’equivoco di queste tre incarcerazioni, indagando, temi come la sospensione dell’identità, il ruolo paradossale dell’autorità, le potenzialità della scrittura autobiografica.

Interno Notte Effetto Giorno è un audio documentario che racconta l’intreccio di tre storie vere di arresti erronei avvenuti sul confine svizzero. Attraverso il filo dei diari e di varie testimonianze si esplora l’equivoco di queste tre incarcerazioni, indagando temi come la sospensione dell’identità, il ruolo paradossale dell’autorità, le potenzialità della scrittura autobiografica.

In Colombia è comunemente conosciuto come il fenomeno dei Falsos Positivos (i falsi positivi) e riguarda le esecuzioni di oltre 7000 mila comuni cittadini da parte dell’esercito avvenute tra il 2002 e il 2008. Dalle regioni dei Caraibi nel nord del paese, fino agli altopiani del centro e alle zone tropicali dell’ovest il meccanismo applicato dalle forze armate colombiane era sempre lo stesso: l’adescamento e cattura di persone comuni, la loro eliminazione fisica e la simulazione di un combattimento che si otteneva vestendo i cadaveri con abiti da guerrigliero e armi.Un modo per dimostrare che le forze armate ottenevano risultati sul campo, guadagnavano terreno contro la guerriglia e eliminavano membri di gruppi armati.Da circa 8 anni a indagare sul meccanismo perverso che, in tutto il paese, ha spinto i vertici militari e interi apparati dell’esercito a perpetrare assassini, sparizioni e torture è la Jurirsdicion Especial para la Paz (JEP) organo che nasce dagli accordi di pace del 2016 tra il governo e la guerriglia delle FARC EP. Oltre ai falsos positivos la JEP si occupa di altri 10 filoni di indagini e tra questi i sequestri e le sparizioni ad opera delle FARC, i crimini commessi dai paramilitari insieme all’esercito e il genocidio dei militanti dell’Unione patriottica. Come avvenuto per il Sudafrica dopo l’apartheid anche la JEP in Colombia si ispira ai principi della giustizia riparativa e il suo scopo è quello di indagare e trovare una via di giustizia attraverso incontri tra le vittime e i carnefici.In questa puntata Margarita Arteaga Cuartas, sorella di Kemel Arteaga Cuartas, Oscar Parra, Magistrato della JEP e José Hilario Lopez Rincòn, avvocato.

“Onda Diurna” è una trasmissione che va in onda ogni martedì su Shareradio, frutto della collaborazione con il Centro Diurno Procaccini.Il progetto nasce inizialmente come una radio in presenza, una radio–spettacolo costruita all’interno del Centro Diurno. Durante il periodo del Covid si trasforma e si amplia, dando vita anche alla “Onda Diurna Community”, che raccoglie esclusivamente contributi e materiali degli utenti.La trasmissione si sviluppa in una forma ibrida: la conduzione avviene sia in studio sia a distanza, integrando la partecipazione degli utenti attraverso messaggi, contributi audio e interventi via WhatsApp. Questo permette una presenza continua e diffusa, che supera i confini fisici dello studio radiofonico. Al centro di questo progetto c’è la voce: la sua presenza, la sua scoperta, il suo riconoscimento. La radio diventa uno spazio in cui la voce non è solo suono, ma identità, relazione e possibilità di espressione. Una voce che si prende il tempo di emergere, che trova ascolto e che si intreccia con le altre.Attraverso la pratica radiofonica, gli utenti del Centro Diurno hanno l’opportunità di dare forma alla propria voce, condividendo pensieri, racconti, poesie musica e riflessioni attorno a la parola buona scelta da Sergio Astori. In questo processo la radio si trasforma in uno strumento di cura e di incontro, dove la voce diventa ponte tra persone e storie. “Onda Diurna” è quindi un’esperienza collettiva in cui la voce non è mai isolata: si costruisce nell’ascolto reciproco e diventa presenza viva, capace di attraversare lo spazio della città e raggiungere chi ascolta.La trasmissione è stata ideata da Paolo Diliberto e Donatella Fidanza del Centro Diurno Procaccini e da Nicola Mogno di Shareradio.

Cosa resta di una persona dopo trentadue anni di carcere? E cosa succede quando, una volta ottenuta la libertà, non esiste più un luogo in cui tornare?Con questa storia entriamo in uno degli spazi più invisibili e meno raccontati del conflitto israelo-palestinese: le prigioni israeliane. A guidarci è la voce di Nasser Abo Srour, scrittore e poeta palestinese che ha trascorso oltre metà della sua vita dietro le sbarre e che oggi vive in esilio. Ma questo è anche un viaggio dentro le fratture della società israeliana. Accanto alla testimonianza di Nasser c’è infatti quella di Yair Dvir, portavoce di B’Tselem, storica organizzazione israeliana per i diritti umani che da anni documenta e denuncia le violazioni commesse da Israele nei territori occupati. Nel suo più recente report, Living Hell, pubblicato come aggiornamento del precedente Welcome to Hell, l’organizzazione raccoglie decine di testimonianze di ex detenuti e descrive il sistema carcerario israeliano come una rete di campo di tortura e un luogo segnato da violenze sistematiche, isolamento e progressiva disumanizzazione. Attraverso due testimonianze il “Laser” cerca di illuminare ciò che avviene dietro muri sempre più impenetrabili: il carcere come strumento di controllo, il confine sottile tra punizione e annientamento, il modo in cui una società in guerra ridefinisce il valore stesso della vita umana. E pone una domanda che attraversa tutto il racconto: quando il mondo smette di guardare, chi resta a testimoniare?

Tra i nomi più innovativi del giovane cinema svizzero ci sono Ramon e Silvan Zürcher. Gemelli, hanno da sempre condiviso lo spazio davanti e dietro a uno schermo, in una continua danza tra scrittura, regia e produzione. Li abbiamo incontrati in occasione della loro presenza alla Spring Academy 2026 del Locarno Film Festival. Proprio lì, dove se non tutto, sicuramente molto per loro è cominciato.Silvan Zürcher ha studiato filosofia, cinema e germanistica a Berna, Zurigo e Berlino e nel 2017 ha fondato la Zürcher Film GmbH; Ràmon Zürcher ha studiato arti visive e regia cinematografica a Berna e Berlino. Il loro debutto, The Strange Little Cat (Das merkwürdige Kätzchen; 2013), è stato presentato in anteprima al Forum della Berlinale. La ragazza e il ragno (The Girl and the Spider; 2021) ha vinto il premio per la migliore regia e il premio FIPRESCI alla Berlinale Encounters. La trilogia, caratterizzata sempre dalla presenza di un animale nel titolo del film, si è conclusa con The Sparrow in the Chimney (Der Spatz im Kamin; 2024), presentato in concorso a Locarno77, vincitore di due Swiss Film Awards e di numerosi riconoscimenti internazionali.In questo “Laser” Valentina Grignoli va a scoprire insieme a Silvan e Ràmon il loro percorso artistico e cosa ci racconta il cinema che fanno, accompagnati dalle musiche originali dei loro film.

A Taranto, la vicenda dell’acciaieria ex Ilva, continua a intrecciare giustizia, lavoro e salute. L’ultimo capitolo è la sentenza del Tribunale di Milano che dispone la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento: una decisione che, salvo ulteriori sviluppi, diventerà effettiva ad agosto.Un provvedimento che richiama precedenti decisioni rimaste però senza effetti concreti, mentre gli impianti hanno continuato a funzionare. È in questo contesto che si inserisce l’Uno Maggio Libero e Pensante 2026, l’evento politico e culturale nato nel 2013, all’indomani del sequestro dell’acciaieria disposto nel 2012. Da allora, il palco di Taranto è diventato uno spazio di confronto sui temi del lavoro, dell’ambiente e dei diritti. In questo audio reportage ascolteremo le voci dei direttori artistici dei membri del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti e di chi continua a vivere ogni giorno le conseguenze di una città sospesa tra produzione industriale e richiesta di giustizia ambientale.