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Laser è un magazine di approfondimento dell’attualità politica, culturale, sociale. Interviene sulla stretta attualità di giornata, solo in casi particolari, di grande rilevanza. Dà spazio anche a tematiche di interesse pubblico o a quante vengono trascurate dai grandi media. Il taglio è storico–sociologico. I registri comprendono interviste, reportage, documentari, incontri biografici. Spazia dal locale all’internazionale, da tematiche accademiche a questioni di vita quotidiana. Presta particolare attenzione alla forma radiofonica, all’abbinamento di contenuti di sostanza con uno stile divulgativo. È il magazine di riferimento della Rete Due per réportages e documentari.

Il 2 giugno del 1946 - ottant’anni fa - l’Italia scelse la Repubblica. I cittadini italiani e, per la prima volta dopo aver votato alle Amministrative qualche mese prima, le cittadine italiane, scelsero la forma di Governo che li avrebbe rappresentati. Tra la Monarchia e la Repubblica vinse la seconda, con uno scarto di circa 2 milioni di voti. A questa decisione, fece seguito l’importante appuntamento con la scrittura della Carta costituzionale, a cui parteciparono 16 partiti, in testa Democrazia Cristiana, Partito Socialista e Partito Comunista. Furono incaricati di redigerla 556 parlamentari, tra cui 21 donne. Un numero sottile, ma le donne ebbero un ruolo centrale e fondamentale nella definizione della Costituzione italiana. In questo “Laser” – firmato da Francesca Torrani, corrispondente da Roma Rsi - vi proponiamo una lettura storica di quel momento, che comprende un inserto: un incontro con Lea Gariazzo, 102 anni di Biella, partigiana, che quel 2 giugno 1946 sulla scheda di voto mise la croce su Repubblica.

Edgar Morin, uno dei maggiori pensatori e intellettuali della nostra epoca, è morto il 29 maggio. Era nato a Parigi l’8 luglio 1921. Per ricordare la sua figura vi proponiamo una parte della lunga intervista realizzata per “Laser” da Roberto Antonini che aveva incontrato il grande filosofo nel 2011, in occasione del suo novantesimo compleanno.«La vita di Edgar Morin è stata contrassegnata dalla ricerca incessante delle relazioni che intercorrono, nascoste, tra le diverse discipline. Il filosofo e sociologo francese non ha mai rallentato il suo lavoro, intenso e continuo, per snidare i rapporti che intercorrono tra storia, biologia, neuroscienze, antropologia, economia, politica. Solo uno sforzo transdisciplinare è a suo giudizio in grado di farci uscire da una settorializzazione accecante: il pensiero complesso è quello in grado di orientare la mente verso una conoscenza che ci consenta di percepire i contorni del mondo nel quale viviamo e che è viepiù percorso da minacce e paure. La complessità è anche un’etica della mente: solo uscendo dagli schemi binari - il sì e il no, il bene e il male - si potranno liberare quelle idee e forze creative per far fronte alla tormenta ecologica, economica, sociale che si abbatte sulle nostre società e che compromette il futuro del pianeta».

Password condivise, posizione sempre attiva, accesso ai profili social come prova di fiducia. Per molti adolescenti e giovani adulti le relazioni passano anche attraverso il controllo reciproco via smartphone. “Se mi ami, perché non mi dai la password?” “Perché hai disattivato la posizione?” Domande che per tanti ragazzi fanno ormai parte della normalità digitale. Ma non tutti ci stanno. Sempre più giovani scelgono di mettere dei limiti, di proteggere la propria privacy, di distinguere tra fiducia e controllo.Nel reportage di Laser ascolteremo le loro voci: chi accetta di condividere tutto, chi si sente sotto pressione e chi invece rivendica il diritto ad avere spazi personali anche online. Un viaggio dentro le relazioni ai tempi dei social, tra connessione permanente, consapevolezza digitale e nuovi confini dell’intimità. Un lavoro realizzato con l’associazione Aiutiamoli all’interno degli studi di Shareradio.

La rotta del Mediterraneo centrale è una delle più pericolose al mondo, secondo l’OIM, l’organizzazione internazionale per le migrazioni. Nelle acque internazionali della zona libica SAR (Search and Rescue), tra marzo e aprile 2026, si è svolta la quarantaduesima missione della Life Support, la nave di ricerca e soccorso di Emergency. L’imbarcazione ha portato in salvo donne, uomini e minori accompagnati e non, per un totale di settantuno persone. Durante la navigazione la Life Support è stata seguita ripetutamente da imbarcazioni non ben identificabili e dalla Guardia Costiera libica, che ha intercettato e respinto verso la propria terraferma due barche cariche di migranti che rischiavano di affondare, verso cui era diretta la Life Support.La provenienza da paesi come Mali, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Ciad, Guinea Conakry e Camerun narra di come guerre, instabilità politica, violazione dei diritti umani, crisi climatica e fame siano alla base delle motivazioni che spingono le persone a cercare in Europa un futuro migliore. Lo fanno compiendo viaggi lunghissimi dall’Africa subsahariana fino alla Libia, dove subiscono razzismo, campi di lavoro obbligatori, violenze efferate e detenzioni arbitrarie sia al primo arrivo che ogni volta in cui i libici li intercettano in mare, riportandoli indietro. In questo reportage realizzato sulla Life Support Laser ha raccolto le loro storie, usando nomi di fantasia per tutelarne la sicurezza.

Sorj Chalandon è uno degli scrittori francesi contemporanei più sensibili alle ferite della storia, autore di una dozzina di romanzi in gran parte tradotti in italiano e tutti in qualche modo collegati l’uno con l’altro. I temi trattati nei suoi libri esplorano in modo crudo la complessità e il lato oscuro dell’animo umano raccontando ingiustizie, violenze e prevaricazioni. Già finalista al Goncourt e premiato dall’Académie Francaise, Chalandon è un romanziere che non usa la scrittura per chiudere i conti con la realtà ma per condividere esperienze difficili, senza edulcorarle. Una scelta che nasce anche dal suo passato di reporter di guerra che lo ha visto raccontare la violenza, i sensi di appartenenza, i tradimenti in alcuni dei conflitti più caldi degli ultimi decenni, come l’Irlanda del Nord, il Libano, l’Iraq e l’Afghanistan. Con il suo nuovo romanzo Il libro di Kells ha confermato di essere maestro nell’arte di narrare le grandi vicende storiche mescolandovi la propria storia personale. Al centro della narrazione ci sono la Parigi dei ruggenti anni Settanta, gli scontri di piazza, il maoismo giovanile, il ribollire delle strade e un indomito senso etico dalle precise venature religiose.L’abbiamo incontrato a Pordenone, dove quest’anno è stato il protagonista del Festival Dedica, giunto alla 32ma edizione.

La Bologna Children’s Book Fair, che si è tenuta in questa primavera, giungendo alla sua 63ma edizione e confermandosi come l’evento internazionale più importante nel settore, ha mostrato un’attenzione particolare alla saggistica rivolta alle giovani lettrici e ai giovani lettori, focalizzata in particolare su temi alti, di carattere etico, politico, sociale, psicologico.Come afferma Gianrico Carofiglio, ospite di questa puntata, è importante i giovani vengano incoraggiati ad esercitare il pensiero critico, «la forma più profonda di resistenza che abbiamo a disposizione», e a farsi energia di cambiamento verso un mondo più giusto. Proprio di questo tratta il suo saggio più recente, Accendere i fuochi. Manuale di lotta e gentilezza (Mondadori).L’esercizio del pensiero è anche ciò che ci preserva dal cortocircuito tra emozione e azione violenta, e “sentire pensare agire” è infatti il sottotitolo di Dentro l’uragano (Il Castoro), in cui Anna Ballerini, psicologa e psicoterapeuta specializzata in età evolutiva, e Luigi Ballerini, medico psicoterapeuta nonché scrittore per ragazzi tra i più letti e apprezzati, si rivolgono direttamente agli adolescenti con grande sensibilità e competenza.Anche loro saranno ospiti di questa puntata, insieme a Victor Dias De Oliveira Santos, scrittore e linguista brasiliano residente negli Stati Uniti, che ha scritto un libro per i più piccoli: Le persone sono strane (Terre di Mezzo), il cui tema è il valore della diversità, della tolleranza, del rispetto di ogni individuo.

Ogni anno, tra il 24 e il 25 maggio, la piccola località di Saintes-Maries-de-la-Mer, nel cuore della Camargue francese, diventa il centro del mondo romaní. Migliaia di rom, sinti, manouche, gitani e kalé arrivano in pellegrinaggio da ogni angolo d’Europa, per un rito secolare che si ripete ininterrotto sin dall’epoca medievale: la venerazione di Santa Sara, la loro patrona e protettrice, le cui reliquie sono custodite nella cripta della chiesa del paese.In questo episodio di “Laser”, Marco Silvestri ci accompagna in un viaggio radiofonico di oltre mille chilometri per scoprire i segreti e le contraddizioni di questa festa straordinaria. Attraverso le voci dei protagonisti – come Patrice Batiste, erede della storica famiglia di “porteur” che da novant’anni porta a spalle la statua della Santa fino al mare scortata dai gardians a cavallo – il documentario esplora le radici profonde di una cultura da sempre legata al nomadismo e al viaggio. Al tempo stesso, grazie agli interventi di storici ed esperti come il ricercatore Ilsen About e l’archeologa Serenella Baglio, il reportage si spinge oltre il folklore e l’incredibile cornice naturale delle lagune della Camargue. Il pellegrinaggio diventa così una preziosa lente d’ingrandimento per riconsiderare il ruolo e la storia del popolo romaní nell’Europa odierna.

Questo documentario parte dal BIM della Bicocca, tra vibrazioni afro beats e R&B che accendono la mattina come un risveglio collettivo. Per alcune ragazze incontrate sul posto, questa esperienza è stata descritta quasi come una “nuova messa”: un rito laico fatto di musica, presenza e condivisione. Abbiamo raccolto le voci di chi vive questi rituali di soft clubbing o soft rave di domenica, tra leggerezza e socialità diffusa. Ci siamo mossi tra atmosfere diverse seguendo il filo della città che cambia ritmo.Arrivati al Certosa District, il paesaggio industriale si è trasformato in spazio elettro e festivaliero. Nel vecchio pennellificio abbiamo incontrato e intervistato DJ e organizzatori di soft rave, e gli organizzatori del festival TONO, evento all’aperto dove musica, cibo e condivisione si incontrano. Raccontano una nuova idea di club e culture più attenta al benessere, inclusiva e sostenibile. Milano emerge così come una città che sperimenta rituali contemporanei, dove festa, ascolto e cura di sé convivono.

La scena musicale giovanile degli anni Sessanta è tutta un fermento. Mentre i Beatles e i Rolling Stones impazzano nel mondo, Domenico Modugno conquista l’America. All’ombra dei nuovi fermenti pop e rock anglosassoni e di una lunga tradizione melodica, nascono in Italia gruppi musicali beat che si contendono la scena. Tra questi I Califfi, fondati a Firenze nel 1965 da Franco Boldrini, bassista, cantante, paroliere e frontman del gruppo. Nel periodo di attività, compreso tra il 1965 e il 1976, attraversano numerose esperienze musicali dal beat al folk rock fino al rock progressivo, cambiando spesso formazione.Si avvicendano dunque negli anni musicisti come Piero Barbetti alla batteria, Paolo Tofani alla chitarra, o Giacomo Romoli all’organo hammond. Lanciati da Giorgio Gaber, agguantano il grande successo con ‘Così ti amo’, cover di ‘To love somebody’ dei Bee Gees. Le manifestazioni musicali di quegli anni si chiamavano Cantagiro, Festivalbar, Un disco per l’estate, e loro non ne perdono una.Franco Boldrini, 88 anni, fondatore e anima del gruppo nonché autore di tutti i brani, racconta la sua avventura musicale al microfono di Sabrina Faller.

Nel corso del Settecento, nelle colonie britanniche del Nord America e poi negli Stati Uniti, prende forma un movimento di critica alla schiavitù. Nasce dapprima in ambito religioso e negli anni della Dichiarazione d’indipendenza del 1776 s’intreccia anche con il linguaggio dell’Illuminismo. Un nuovo senso di uguaglianza spirituale e civile tra gli uomini rende sempre più difficile giustificare la proprietà e lo sfruttamento di altri esseri umani, spiega Enrico Dal Lago. Anche sul piano economico, come emerge dagli studi di Giulio Talini, la schiavitù sembra superata. Ma all’inizio dell’Ottocento l’espansione del cotone nel Sud degli Stati Uniti restituisce forza e centralità all’economia di piantagione. La prospettiva dell’abolizione si scontra così con interessi economici, politici e sociali sempre più potenti. In questo contesto prende corpo un’altra idea: non integrare pienamente le persone nere libere nella società americana, ma trasferirle nuovamente in Africa. È il progetto sostenuto dall’American Colonization Society, fondata nel 1816. Nel 1822, sulla costa occidentale dell’Africa, nacque l’insediamento che sarebbe poi diventato, nel 1847, la Repubblica indipendente della Liberia. Qui furono trasferiti afroamericani liberi ed ex schiavi, persone che spesso non avevano più alcun legame linguistico, culturale o familiare diretto con il continente africano. Non tutto andò come previsto. La Liberia ha conosciuto due secoli di storia tormentata: il dominio delle élite americo-liberiane, le tensioni con le popolazioni locali, crisi politiche, guerre civili e difficili processi di ricostruzione. E tuttavia nel nuovo millennio, come racconta Marco Trovato, s’intravedono anche spiragli di speranza.