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Laser è un magazine di approfondimento dell’attualità politica, culturale, sociale. Interviene sulla stretta attualità di giornata, solo in casi particolari, di grande rilevanza. Dà spazio anche a tematiche di interesse pubblico o a quante vengono trascurate dai grandi media. Il taglio è storico–sociologico. I registri comprendono interviste, reportage, documentari, incontri biografici. Spazia dal locale all’internazionale, da tematiche accademiche a questioni di vita quotidiana. Presta particolare attenzione alla forma radiofonica, all’abbinamento di contenuti di sostanza con uno stile divulgativo. È il magazine di riferimento della Rete Due per réportages e documentari.

“Onda Diurna” è una trasmissione che va in onda ogni martedì su Shareradio, frutto della collaborazione con il Centro Diurno Procaccini.Il progetto nasce inizialmente come una radio in presenza, una radio–spettacolo costruita all’interno del Centro Diurno. Durante il periodo del Covid si trasforma e si amplia, dando vita anche alla “Onda Diurna Community”, che raccoglie esclusivamente contributi e materiali degli utenti.La trasmissione si sviluppa in una forma ibrida: la conduzione avviene sia in studio sia a distanza, integrando la partecipazione degli utenti attraverso messaggi, contributi audio e interventi via WhatsApp. Questo permette una presenza continua e diffusa, che supera i confini fisici dello studio radiofonico. Al centro di questo progetto c’è la voce: la sua presenza, la sua scoperta, il suo riconoscimento. La radio diventa uno spazio in cui la voce non è solo suono, ma identità, relazione e possibilità di espressione. Una voce che si prende il tempo di emergere, che trova ascolto e che si intreccia con le altre.Attraverso la pratica radiofonica, gli utenti del Centro Diurno hanno l’opportunità di dare forma alla propria voce, condividendo pensieri, racconti, poesie musica e riflessioni attorno a la parola buona scelta da Sergio Astori. In questo processo la radio si trasforma in uno strumento di cura e di incontro, dove la voce diventa ponte tra persone e storie. “Onda Diurna” è quindi un’esperienza collettiva in cui la voce non è mai isolata: si costruisce nell’ascolto reciproco e diventa presenza viva, capace di attraversare lo spazio della città e raggiungere chi ascolta.La trasmissione è stata ideata da Paolo Diliberto e Donatella Fidanza del Centro Diurno Procaccini e da Nicola Mogno di Shareradio.

Cosa resta di una persona dopo trentadue anni di carcere? E cosa succede quando, una volta ottenuta la libertà, non esiste più un luogo in cui tornare?Con questa storia entriamo in uno degli spazi più invisibili e meno raccontati del conflitto israelo-palestinese: le prigioni israeliane. A guidarci è la voce di Nasser Abo Srour, scrittore e poeta palestinese che ha trascorso oltre metà della sua vita dietro le sbarre e che oggi vive in esilio. Ma questo è anche un viaggio dentro le fratture della società israeliana. Accanto alla testimonianza di Nasser c’è infatti quella di Yair Dvir, portavoce di B’Tselem, storica organizzazione israeliana per i diritti umani che da anni documenta e denuncia le violazioni commesse da Israele nei territori occupati. Nel suo più recente report, Living Hell, pubblicato come aggiornamento del precedente Welcome to Hell, l’organizzazione raccoglie decine di testimonianze di ex detenuti e descrive il sistema carcerario israeliano come una rete di campo di tortura e un luogo segnato da violenze sistematiche, isolamento e progressiva disumanizzazione. Attraverso due testimonianze il “Laser” cerca di illuminare ciò che avviene dietro muri sempre più impenetrabili: il carcere come strumento di controllo, il confine sottile tra punizione e annientamento, il modo in cui una società in guerra ridefinisce il valore stesso della vita umana. E pone una domanda che attraversa tutto il racconto: quando il mondo smette di guardare, chi resta a testimoniare?

Tra i nomi più innovativi del giovane cinema svizzero ci sono Ramon e Silvan Zürcher. Gemelli, hanno da sempre condiviso lo spazio davanti e dietro a uno schermo, in una continua danza tra scrittura, regia e produzione. Li abbiamo incontrati in occasione della loro presenza alla Spring Academy 2026 del Locarno Film Festival. Proprio lì, dove se non tutto, sicuramente molto per loro è cominciato.Silvan Zürcher ha studiato filosofia, cinema e germanistica a Berna, Zurigo e Berlino e nel 2017 ha fondato la Zürcher Film GmbH; Ràmon Zürcher ha studiato arti visive e regia cinematografica a Berna e Berlino. Il loro debutto, The Strange Little Cat (Das merkwürdige Kätzchen; 2013), è stato presentato in anteprima al Forum della Berlinale. La ragazza e il ragno (The Girl and the Spider; 2021) ha vinto il premio per la migliore regia e il premio FIPRESCI alla Berlinale Encounters. La trilogia, caratterizzata sempre dalla presenza di un animale nel titolo del film, si è conclusa con The Sparrow in the Chimney (Der Spatz im Kamin; 2024), presentato in concorso a Locarno77, vincitore di due Swiss Film Awards e di numerosi riconoscimenti internazionali.In questo “Laser” Valentina Grignoli va a scoprire insieme a Silvan e Ràmon il loro percorso artistico e cosa ci racconta il cinema che fanno, accompagnati dalle musiche originali dei loro film.

A Taranto, la vicenda dell’acciaieria ex Ilva, continua a intrecciare giustizia, lavoro e salute. L’ultimo capitolo è la sentenza del Tribunale di Milano che dispone la chiusura dell’area a caldo dello stabilimento: una decisione che, salvo ulteriori sviluppi, diventerà effettiva ad agosto.Un provvedimento che richiama precedenti decisioni rimaste però senza effetti concreti, mentre gli impianti hanno continuato a funzionare. È in questo contesto che si inserisce l’Uno Maggio Libero e Pensante 2026, l’evento politico e culturale nato nel 2013, all’indomani del sequestro dell’acciaieria disposto nel 2012. Da allora, il palco di Taranto è diventato uno spazio di confronto sui temi del lavoro, dell’ambiente e dei diritti. In questo audio reportage ascolteremo le voci dei direttori artistici dei membri del Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti e di chi continua a vivere ogni giorno le conseguenze di una città sospesa tra produzione industriale e richiesta di giustizia ambientale.

Il progetto del murales, su un muro lungo una decina di metri, lo hanno ideato i familiari di 200 persone uccise dalle forze armate colombiane tra il 2005 e il 2008. E lo scorso 27 marzo, a realizzarlo sono stati 11 tra i responsabili di quegli assassini e sparizioni forzate. Valorizzare la memoria e costruire un paese che non ripeta gli orrori del passato, sono alcuni degli obiettivi che si prefigge la JEP, la Giurisdizione Speciale per la Pace nata in Colombia dopo gli accordi di pace tra il governo e la guerriglia delle FARC EP. La missione istituzionale di questo organo è di indagare ed emettere sentenze sugli innumerevoli crimini di guerra commessi nel paese negli ultimi 50 anni: genocidi, sparizioni forzate, riduzione in schiavitù, violenze di genere, sequestri.Come accaduto in Sudafrica dopo la fine dell’apartheid i principi a cui ci si ispira sono quelli della giustizia riparativa: una lunga serie di incontri tra le vittime e i responsabili delle atrocità, l’assunzione pubblica delle responsabilità e la possibilità per le vittime di avere un ruolo centrale nel processo.Due scarpe sinistre è un audio documentario che racconta uno dei tanti filoni di indagine di cui si occupa la Giurisdizione Speciale per la Pace (JEP) in Colombia: quello delle migliaia di cittadini giustiziati dall’esercito e poi travestiti da guerriglieri uccisi in combattimento. Con Doris Tejada madre di Oscar Morales Tejada, Catalina Diaz, magistrata JEP, Blanca Nubia Monroy madre di Julian Oviedo Monroy.

La voce dai piedi alla testa è il titolo del primo libro di Maria Höller-Zangenfeind, cantante e artista tedesca che nella seconda metà del 900 fondò un nuovo metodo per lo studio e il lavoro sulla voce: la metodologia Atem Tonus Ton (“Respiro-Tono-Suono”). La base da cui Zangenfeind era partita erano le teorie di Ilse MIddendorf, che oltre ad essere la sua maestra era considerata la più grande studiosa sul respiro in occidente. «Non esiste un respiro giusto o sbagliato» diceva la Middendorf così come la sua allieva Zangenfeind diceva che non esiste una voce giusta e una voce sbagliata.In che consiste la metodologia Atem Tonus Ton? Chi sono le persone che si avvicinano a sperimentare creatività vocali proposte dal’ATT? Per capirlo abbiamo passato una giornata seguendo i corsi e i seminari di una terapeuta della voce che applica il metodo Atem Tonus Ton in Italia: Silvia Biferale Insieme a Chiara Guglielmi e gli studenti del primo anno dell’Accademia Fondamenta di Roma.

L’African Museum a Tervuren, in Belgio, è uno dei primi musei in Europa che ha intrapreso la via della decolonizzazione: il reportage di Margherita Redaelli parte proprio da Tervuren e dalla controversia che ha opposto negli ultimi mesi il museo a un’azienda mineraria, la Kobold Metals, sull’accesso e la digitalizzazione degli archivi geologici coloniali del Congo. Archivi considerati strategicamente significativi per l’esplorazione mineraria del paese africano. Un episodio che si inserisce nel contesto più ampio del processo di decolonizzazione dei musei e della restituzione delle opere d’arte, ma anche sulla riappropriazione dei dati anagrifici dei bambini meticci e sul modo di leggere la storia per costruire oggi una società più plurale e più giusta.

Un incontro radiofonico di Anais Poirot con Alessio Lega, cantautore e autore di libri, noto per il canto sociale e la musica popolare.In questa intervista racconta il suo percorso, parla dello spettacolo “Nuovo Bella Ciao” e propone brani dal vivo. Alessio Lega accanto alla musica, svolge un’intensa attività letteraria: tra i suoi libri ricordiamo Canta che non ti passa, Incrocio di sguardi, Bakunin. Il demone della rivolta, la raccolta poetica Carta Canta e La nave dei folli (2019), prima biografia organica del cantautore Ivan Della Mea, figura simbolo delle lotte operaie degli anni Settanta. Un incontro che unisce musica, poesia e riflessione sociale.

«Racconti una storia, poi la racconti in un altro modo. E alla fine non sai più quale sia vera. Forse lo sono tutte» Elias Khoury.Talal, direttore della fotografia libanese, si racconta e ci racconta suo padre: Elias Khoury. Suo padre insegnava alla Columbia a New York, nei primi anni ‘80, ma ha deciso di tornare con moglie e figli a Beyrouth, per vivere in prima persona la guerra civile. Talal invece ha deciso di lasciare il Libano per permettere a suo figlio di studiare a Parigi e per poter continuare a raccontare il suo paese da una prospettiva diversa. Manuel Perrone unisce in un’unica narrazione queste risposte diverse a questioni che durano da decenni, nel territorio bellissimo e martoriato del Libano. Ma forse è proprio nel loro contrasto apparente, che le loro scelte dimostrano un profondo rispetto e affetto.

Il 5 novembre 2025 segna la fine di un’era per lo stadio di San Siro e l’inizio di una trasformazione che sta dividendo nel profondo la città di Milano. Con la firma dell’accordo per la cessione del “Giuseppe Meazza” e dei trecentomila metri quadrati circostanti a Inter e Milan, il Comune ha dato il via a una metamorfosi edilizia da circa duecento milioni di euro. In questo reportage di “Laser”, Marco Silvestri esplora le contraddizioni di un’operazione che va ben oltre i confini del business sportivo, toccando l’anima stessa del capoluogo lombardo. Dai destini sospesi di Piazzale Angelo Moratti fino alle storie di chi quel rettangolo di gioco lo ha sempre considerato una casa, il documentario accende i riflettori su un limbo urbano sospeso tra un futuro incerto e un passato impossibile da dimenticare. Il racconto si addentra nelle zone d’ombra dell’accordo tra l’amministrazione pubblica e i club privati, dove le logiche finanziarie si scontrano inevitabilmente con la tutela del bene pubblico. Attraverso le voci critiche di Luigi Corbani – già vicesindaco e anima del Comitato “Sì Meazza” – e del consigliere comunale Enrico Fedreghini, il reportage analizza i dubbi e i numeri di una compravendita che molti ritengono gestita con troppa fretta. Ma l’impatto di questa svolta si riflette soprattutto sul tessuto sociale circostante: il giornalista culturale Luca Gricinella, ideatore del blog “San Siro Nights”, fotografa le spaccature di un quartiere storicamente diviso tra le aree residenziali di lusso e le complessità delle case popolari intorno a Piazzale Selinunte. Infine, grazie alla testimonianza del giornalista Alessandro Mingoia, autore del libro San Siro Rock, il documentario ripercorre la storia musicale del Meazza, che per decenni è stato un punto di riferimento per i grandi concerti internazionali in Italia.