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Laser è un magazine di approfondimento dell’attualità politica, culturale, sociale. Interviene sulla stretta attualità di giornata, solo in casi particolari, di grande rilevanza. Dà spazio anche a tematiche di interesse pubblico o a quante vengono trascurate dai grandi media. Il taglio è storico–sociologico. I registri comprendono interviste, reportage, documentari, incontri biografici. Spazia dal locale all’internazionale, da tematiche accademiche a questioni di vita quotidiana. Presta particolare attenzione alla forma radiofonica, all’abbinamento di contenuti di sostanza con uno stile divulgativo. È il magazine di riferimento della Rete Due per réportages e documentari.

Il progetto del murales, su un muro lungo una decina di metri, lo hanno ideato i familiari di 200 persone uccise dalle forze armate colombiane tra il 2005 e il 2008. E lo scorso 27 marzo, a realizzarlo sono stati 11 tra i responsabili di quegli assassini e sparizioni forzate. Valorizzare la memoria e costruire un paese che non ripeta gli orrori del passato, sono alcuni degli obiettivi che si prefigge la JEP, la Giurisdizione Speciale per la Pace nata in Colombia dopo gli accordi di pace tra il governo e la guerriglia delle FARC EP. La missione istituzionale di questo organo è di indagare ed emettere sentenze sugli innumerevoli crimini di guerra commessi nel paese negli ultimi 50 anni: genocidi, sparizioni forzate, riduzione in schiavitù, violenze di genere, sequestri.Come accaduto in Sudafrica dopo la fine dell’apartheid i principi a cui ci si ispira sono quelli della giustizia riparativa: una lunga serie di incontri tra le vittime e i responsabili delle atrocità, l’assunzione pubblica delle responsabilità e la possibilità per le vittime di avere un ruolo centrale nel processo.Due scarpe sinistre è un audio documentario che racconta uno dei tanti filoni di indagine di cui si occupa la Giurisdizione Speciale per la Pace (JEP) in Colombia: quello delle migliaia di cittadini giustiziati dall’esercito e poi travestiti da guerriglieri uccisi in combattimento. Con Doris Tejada madre di Oscar Morales Tejada, Catalina Diaz, magistrata JEP, Blanca Nubia Monroy madre di Julian Oviedo Monroy.

La voce dai piedi alla testa è il titolo del primo libro di Maria Höller-Zangenfeind, cantante e artista tedesca che nella seconda metà del 900 fondò un nuovo metodo per lo studio e il lavoro sulla voce: la metodologia Atem Tonus Ton (“Respiro-Tono-Suono”). La base da cui Zangenfeind era partita erano le teorie di Ilse MIddendorf, che oltre ad essere la sua maestra era considerata la più grande studiosa sul respiro in occidente. «Non esiste un respiro giusto o sbagliato» diceva la Middendorf così come la sua allieva Zangenfeind diceva che non esiste una voce giusta e una voce sbagliata.In che consiste la metodologia Atem Tonus Ton? Chi sono le persone che si avvicinano a sperimentare creatività vocali proposte dal’ATT? Per capirlo abbiamo passato una giornata seguendo i corsi e i seminari di una terapeuta della voce che applica il metodo Atem Tonus Ton in Italia: Silvia Biferale Insieme a Chiara Guglielmi e gli studenti del primo anno dell’Accademia Fondamenta di Roma.

L’African Museum a Tervuren, in Belgio, è uno dei primi musei in Europa che ha intrapreso la via della decolonizzazione: il reportage di Margherita Redaelli parte proprio da Tervuren e dalla controversia che ha opposto negli ultimi mesi il museo a un’azienda mineraria, la Kobold Metals, sull’accesso e la digitalizzazione degli archivi geologici coloniali del Congo. Archivi considerati strategicamente significativi per l’esplorazione mineraria del paese africano. Un episodio che si inserisce nel contesto più ampio del processo di decolonizzazione dei musei e della restituzione delle opere d’arte, ma anche sulla riappropriazione dei dati anagrifici dei bambini meticci e sul modo di leggere la storia per costruire oggi una società più plurale e più giusta.

Un incontro radiofonico di Anais Poirot con Alessio Lega, cantautore e autore di libri, noto per il canto sociale e la musica popolare.In questa intervista racconta il suo percorso, parla dello spettacolo “Nuovo Bella Ciao” e propone brani dal vivo. Alessio Lega accanto alla musica, svolge un’intensa attività letteraria: tra i suoi libri ricordiamo Canta che non ti passa, Incrocio di sguardi, Bakunin. Il demone della rivolta, la raccolta poetica Carta Canta e La nave dei folli (2019), prima biografia organica del cantautore Ivan Della Mea, figura simbolo delle lotte operaie degli anni Settanta. Un incontro che unisce musica, poesia e riflessione sociale.

«Racconti una storia, poi la racconti in un altro modo. E alla fine non sai più quale sia vera. Forse lo sono tutte» Elias Khoury.Talal, direttore della fotografia libanese, si racconta e ci racconta suo padre: Elias Khoury. Suo padre insegnava alla Columbia a New York, nei primi anni ‘80, ma ha deciso di tornare con moglie e figli a Beyrouth, per vivere in prima persona la guerra civile. Talal invece ha deciso di lasciare il Libano per permettere a suo figlio di studiare a Parigi e per poter continuare a raccontare il suo paese da una prospettiva diversa. Manuel Perrone unisce in un’unica narrazione queste risposte diverse a questioni che durano da decenni, nel territorio bellissimo e martoriato del Libano. Ma forse è proprio nel loro contrasto apparente, che le loro scelte dimostrano un profondo rispetto e affetto.

Il 5 novembre 2025 segna la fine di un’era per lo stadio di San Siro e l’inizio di una trasformazione che sta dividendo nel profondo la città di Milano. Con la firma dell’accordo per la cessione del “Giuseppe Meazza” e dei trecentomila metri quadrati circostanti a Inter e Milan, il Comune ha dato il via a una metamorfosi edilizia da circa duecento milioni di euro. In questo reportage di “Laser”, Marco Silvestri esplora le contraddizioni di un’operazione che va ben oltre i confini del business sportivo, toccando l’anima stessa del capoluogo lombardo. Dai destini sospesi di Piazzale Angelo Moratti fino alle storie di chi quel rettangolo di gioco lo ha sempre considerato una casa, il documentario accende i riflettori su un limbo urbano sospeso tra un futuro incerto e un passato impossibile da dimenticare. Il racconto si addentra nelle zone d’ombra dell’accordo tra l’amministrazione pubblica e i club privati, dove le logiche finanziarie si scontrano inevitabilmente con la tutela del bene pubblico. Attraverso le voci critiche di Luigi Corbani – già vicesindaco e anima del Comitato “Sì Meazza” – e del consigliere comunale Enrico Fedreghini, il reportage analizza i dubbi e i numeri di una compravendita che molti ritengono gestita con troppa fretta. Ma l’impatto di questa svolta si riflette soprattutto sul tessuto sociale circostante: il giornalista culturale Luca Gricinella, ideatore del blog “San Siro Nights”, fotografa le spaccature di un quartiere storicamente diviso tra le aree residenziali di lusso e le complessità delle case popolari intorno a Piazzale Selinunte. Infine, grazie alla testimonianza del giornalista Alessandro Mingoia, autore del libro San Siro Rock, il documentario ripercorre la storia musicale del Meazza, che per decenni è stato un punto di riferimento per i grandi concerti internazionali in Italia.

Poschiavo è un paese travestito da cittadina elegante. Incastonato nella valle come un vero e proprio gioiello, il lago blu, le montagne fitte ai lati, i tetti in piode che a guardarli dall’alto sembrano d’argento. Un mondo sospeso nel tempo, dove ogni angolo dice leggenda, e l’emigrazione ha portato i suoi frutti a casa. Un popolo fiero e accogliente come accade di rado, dove la gente ti saluta per strada con un ciao d’ordinanza (ho visto un cartello che lo impone lungo una passeggiata), e poi ti parla in dialetto poschiavino. A metà strada tra due confini che sembran stretti ma dentro ci si sta comodi, l’Italia e la svizzera di lingua e cultura tedesca, lungo quel trenino che fa sognare. Ecco, in questo luogo pullulano ristoranti e osterie, la gente esce in piazza e ognuno dice la sua. Tredici anni fa un orso ha scosso gli animi di questa comunità. L’orso è arrivato e ha diviso, e come una leggenda, è subito stata caccia alle streghe. Tra chi lo vuole o chi no, chi lo mitizza e chi lo demonizza, è stata una battaglia molto sentita e combattuta anche in piazza e nei ritrovi comuni. Le voci giravano e divampavano in questa piazza che di roghi ne aveva già conosciuti tanti. Poi M13, questo il suo nome, è stato preso e le armi son state deposte. Ma è di qualche settimana fa la notizia di un nuovo avvistamento. Un altro orso, questa volta non collarato quindi molto più misterioso, si sta avvicinando a Poschiavo. Cosa dirà la gente? Ricomincerà a parlare? Le voci raccolte in questo “Laser” raccontano – anche - questo.

Agricoltori lungo il fronte della guerra. Tra le regioni di Mikolayv e Kherson, nel settore meridionale del territorio ucraino, la produzione agricola è oggi una forma di resistenza. Nei piccoli villaggi in gran parte spopolati, che in questa stagione sembrano atolli circondati da un mare di verde primaverile, alcuni imprenditori agricoli cercano di riportare la terra a produrre. Una sfida complessa e pericolosa, che deve anche fare i conti con un quadro economico internazionale molto instabile. Un reportage dall’Ucraina di Gigi Donelli.

Il 2 giugno del 1946 - ottant’anni fa - l’Italia scelse la Repubblica. I cittadini italiani e, per la prima volta dopo aver votato alle Amministrative qualche mese prima, le cittadine italiane, scelsero la forma di Governo che li avrebbe rappresentati. Tra la Monarchia e la Repubblica vinse la seconda, con uno scarto di circa 2 milioni di voti. A questa decisione, fece seguito l’importante appuntamento con la scrittura della Carta costituzionale, a cui parteciparono 16 partiti, in testa Democrazia Cristiana, Partito Socialista e Partito Comunista. Furono incaricati di redigerla 556 parlamentari, tra cui 21 donne. Un numero sottile, ma le donne ebbero un ruolo centrale e fondamentale nella definizione della Costituzione italiana. In questo “Laser” – firmato da Francesca Torrani, corrispondente da Roma Rsi - vi proponiamo una lettura storica di quel momento, che comprende un inserto: un incontro con Lea Gariazzo, 102 anni di Biella, partigiana, che quel 2 giugno 1946 sulla scheda di voto mise la croce su Repubblica.

Edgar Morin, uno dei maggiori pensatori e intellettuali della nostra epoca, è morto il 29 maggio. Era nato a Parigi l’8 luglio 1921. Per ricordare la sua figura vi proponiamo una parte della lunga intervista realizzata per “Laser” da Roberto Antonini che aveva incontrato il grande filosofo nel 2011, in occasione del suo novantesimo compleanno.«La vita di Edgar Morin è stata contrassegnata dalla ricerca incessante delle relazioni che intercorrono, nascoste, tra le diverse discipline. Il filosofo e sociologo francese non ha mai rallentato il suo lavoro, intenso e continuo, per snidare i rapporti che intercorrono tra storia, biologia, neuroscienze, antropologia, economia, politica. Solo uno sforzo transdisciplinare è a suo giudizio in grado di farci uscire da una settorializzazione accecante: il pensiero complesso è quello in grado di orientare la mente verso una conoscenza che ci consenta di percepire i contorni del mondo nel quale viviamo e che è viepiù percorso da minacce e paure. La complessità è anche un’etica della mente: solo uscendo dagli schemi binari - il sì e il no, il bene e il male - si potranno liberare quelle idee e forze creative per far fronte alla tormenta ecologica, economica, sociale che si abbatte sulle nostre società e che compromette il futuro del pianeta».