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Laser è un magazine di approfondimento dell’attualità politica, culturale, sociale. Interviene sulla stretta attualità di giornata, solo in casi particolari, di grande rilevanza. Dà spazio anche a tematiche di interesse pubblico o a quante vengono trascurate dai grandi media. Il taglio è storico–sociologico. I registri comprendono interviste, reportage, documentari, incontri biografici. Spazia dal locale all’internazionale, da tematiche accademiche a questioni di vita quotidiana. Presta particolare attenzione alla forma radiofonica, all’abbinamento di contenuti di sostanza con uno stile divulgativo. È il magazine di riferimento della Rete Due per réportages e documentari.

In questo episodio di Laser, ascoltiamo la testimonianza toccante e coraggiosa di Marina Ovsyannikova, la giornalista russa divenuta simbolo della lotta contro il regime del Cremlino dopo aver interrotto un notiziario in diretta sul canale statale Channel One per protestare contro l’invasione russa dell’Ucraina. Ovsyannikova, con un padre ucraino e una madre russa, ci racconta come è maturata la sua decisione di agire, descrivendo il suo “punto di non ritorno” quando è scoppiata la guerra.L’intervista approfondisce il funzionamento del sistema di propaganda russo dall’interno, rivelando come il Cremlino impartisca istruzioni dettagliate su cosa dire e cosa tacere, trasformando i media statali in una “enorme macchina propagandistica”. Ovsyannikova spiega come i giornalisti siano costretti a selezionare solo i fatti che beneficiano il regime, demonizzando l’Occidente e preparando l’opinione pubblica alla guerra.La giornalista condivide le difficili conseguenze personali della sua scelta, dalla divisione della sua famiglia, con il figlio e la madre che sostengono Putin e il regime, alla condanna in contumacia a otto anni e mezzo di reclusione e il divieto di utilizzo di Internet per dieci anni. Nonostante i rischi, Marina Ovsyannikova continua la sua battaglia dall’esilio in Francia, dove ha ottenuto asilo politico, denunciando la guerra e la repressione politica in Russia, e dando voce a coloro che sono imprigionati per aver osato criticare il Cremlino.Un’analisi lucida e cruda sulla situazione attuale in Russia, sulla natura del regime di Putin, definito un “criminale di guerra”, e un monito alla comunità internazionale a non fidarsi mai del leader russo.

In questo episodio di Laser, ascoltiamo la testimonianza toccante e coraggiosa di Marina Ovsyannikova, la giornalista russa divenuta simbolo della lotta contro il regime del Cremlino dopo aver interrotto un notiziario in diretta sul canale statale Channel One per protestare contro l’invasione russa dell’Ucraina. Ovsyannikova, con un padre ucraino e una madre russa, ci racconta come è maturata la sua decisione di agire, descrivendo il suo “punto di non ritorno” quando è scoppiata la guerra.L’intervista approfondisce il funzionamento del sistema di propaganda russo dall’interno, rivelando come il Cremlino impartisca istruzioni dettagliate su cosa dire e cosa tacere, trasformando i media statali in una “enorme macchina propagandistica”. Ovsyannikova spiega come i giornalisti siano costretti a selezionare solo i fatti che beneficiano il regime, demonizzando l’Occidente e preparando l’opinione pubblica alla guerra.La giornalista condivide le difficili conseguenze personali della sua scelta, dalla divisione della sua famiglia, con il figlio e la madre che sostengono Putin e il regime, alla condanna in contumacia a otto anni e mezzo di reclusione e il divieto di utilizzo di Internet per dieci anni. Nonostante i rischi, Marina Ovsyannikova continua la sua battaglia dall’esilio in Francia, dove ha ottenuto asilo politico, denunciando la guerra e la repressione politica in Russia, e dando voce a coloro che sono imprigionati per aver osato criticare il Cremlino.Un’analisi lucida e cruda sulla situazione attuale in Russia, sulla natura del regime di Putin, definito un “criminale di guerra”, e un monito alla comunità internazionale a non fidarsi mai del leader russo.

Ogni età ha i suoi riti, ogni tribù ha la sua storia. Il lupo è un animale dalla forte connotazione simbolica. Cercarlo, vederlo, incrociare il suo sguardo, sono azioni cariche di significato per chi le compie. Andare alla sua ricerca può essere considerato un viaggio iniziatico interiore: lasciare la comunità, stare qualche giorno nel bosco, incontrare l’animo selvaggio che permette di abbandonare l’età dell’infanzia. Così ce lo raccontano le fiabe, da Cappuccetto Rosso in giù, così lo tramandano i Lakota, che incoraggiano l’incontro del ragazzo con lo spirito guida. E così ha fatto Mara Manzolini, regista e produttrice, che sta accompagnando da settembre quattro ragazze dai dodici ai tredici anni alla ricerca del proprio lupo. Sono Lidia, Michela, Olivia e Stella e in questo anno in cui il loro mondo interiore è in piena rivoluzione, sono determinate a incontrarlo. Animale al centro dell’attenzione, discusso e malvisto, il lupo non smette di affascinare e interrogare. Le ragazze prima ne hanno avuto paura e poi hanno seguito le sue tracce nel bosco, lo hanno cercato nelle foto-trappole, gli hanno scritto delle lettere, lo hanno chiamato ululando. Ma il lupo ancora non si è fatto vedere: è più furbo di loro, ha paura, o forse, semplicemente, non è ancora arrivato il momento giusto. E allora, decidono di bivaccare due notti all’aperto, a Gola di Lago, con una finta pecora come esca, setacciando tutti i boschi circostanti. Mara Manzolini, definita capobranco dalle sue lupacchiotte, ha ripreso tutto con la sua fotocamera, perché questo diventi, ci si augura, un bellissimo film di formazione, co-diretto da lei e le ragazze!Questa avventura nasce da un libro, e cresce all’interno del progetto Un libro per lo schermo di cui Mara Manzolini è responsabile, in collaborazione con la Biblioteca Gustastorie di Cureglia.

Muzak è il marchio della prima è più importante società di musica filodiffusa che ebbe il periodo di massimo fulgore negli anni ’50 e ’60, soprattutto in USA, ma anche nel resto del mondo. Negli anni Muzak è diventato sinonimo di musica di sottofondo, anzi di “musica da ascensore” (traduzione di “elevator music”), una definizione denigratoria con la quale è stato ribattezzato fin dall’inizio questo particolare tipo di musica easy listening, per lo più strumentale, che da un certo momento storico ha cominciato a essere diffusa dappertutto: negli uffici e negli hotel, nei supermercati e negli aeroporti, e a un certo punto persino nelle stalle. Negli anni ’90 c’è stato un revival del repertorio Muzak con la moda della lounge music, che ha fatto riscoprire al grande pubblico, temi, autori e sottogeneri di quel bizzarro, a volte stucchevole, altre volte sorprendentemente sperimentale filone musicale.E pensare che la musica di sottofondo, la musica funzionale, esiste da sempre. Il precursore più diretto della Muzak è però indubbiamente il francese Erik Satie, autore nel 1920 del manifesto della “Musique d’ameublement”, ossia la “Musica d’arredamento”. La leggenda vuole che Satie abbia avuto l’illuminazione per la sua musica d’arredamento durante un pranzo con il pittore Fernand Léger. Muzak, una storia in sottofondo è un viaggio avvincente a due voci, una produzione originale del duo Cappa e Drago (il produttore, regista, autore radiofonico Gaetano Cappa e lo scrittore, giornalista e autore radiofonico Marco Drago).

Muzak è il marchio della prima è più importante società di musica filodiffusa che ebbe il periodo di massimo fulgore negli anni ’50 e ’60, soprattutto in USA, ma anche nel resto del mondo. Negli anni Muzak è diventato sinonimo di musica di sottofondo, anzi di “musica da ascensore” (traduzione di “elevator music”), una definizione denigratoria con la quale è stato ribattezzato fin dall’inizio questo particolare tipo di musica easy listening, per lo più strumentale, che da un certo momento storico ha cominciato a essere diffusa dappertutto: negli uffici e negli hotel, nei supermercati e negli aeroporti, e a un certo punto persino nelle stalle. Negli anni ’90 c’è stato un revival del repertorio Muzak con la moda della lounge music, che ha fatto riscoprire al grande pubblico, temi, autori e sottogeneri di quel bizzarro, a volte stucchevole, altre volte sorprendentemente sperimentale filone musicale.E pensare che la musica di sottofondo, la musica funzionale, esiste da sempre. Il precursore più diretto della Muzak è però indubbiamente il francese Erik Satie, autore nel 1920 del manifesto della “Musique d’ameublement”, ossia la “Musica d’arredamento”. La leggenda vuole che Satie abbia avuto l’illuminazione per la sua musica d’arredamento durante un pranzo con il pittore Fernand Léger. Muzak, una storia in sottofondo è un viaggio avvincente a due voci, una produzione originale del duo Cappa e Drago (il produttore, regista, autore radiofonico Gaetano Cappa e lo scrittore, giornalista e autore radiofonico Marco Drago).

Nel 2025, l’Intelligenza Artificiale Generativa ha finalmente fatto coming out. Non è diventata più intelligente. È diventata più… umana. Se nel 2024 l’ossessione degli utenti era “come sfruttarla per costruire la prossima startup da un miliardo”, oggi le richieste sono altre. L’Harvard Business Review ha recentemente pubblicato uno studio in cui sono stati analizzati centinaia di thread su Reddit per capire cosa davvero la gente stia chiedendo all’IA. E sorpresa: non è codice, non è produttività, non è contenuto. È compagnia, chiarezza mentale e una agenda organizzata. Usiamo l’AI perché abbiamo bisogno di lei (o lui?) nella nostra quotidianità, abbiamo bisogno di dare un senso alle cose (!) e cerchiamo compagnia, una relazione forse.Ma quando parliamo di Chat Bot, AI o tecnologia più in generale, si può davvero parlare di relazione? Dal film Her alle storie reali di chi dichiara di aver trovato compagnia, amore o ascolto attraverso chatbot come Replika, la puntata di “Laser” affronta il tema delle relazioni uomo-macchina attraversando concetti come empatia, fisicità, sguardo, ma anche resistenze emotive e culturali e differenze generazionali. Cosa cambia, culturalmente ed emotivamente, quando l’altro non ha un corpo, una coscienza o un desiderio?A guidare questa riflessione è Davide Bennato, sociologo dei media digitali e docente all’Università di Catania, che ha recentemente pubblicato Amanti sintetici.

La Plata Rugby Club è la società sportiva che conta il maggior numero di vittime durante la dittatura argentina (1976-1983). Attraverso testimonianze dirette, atti processuali e materiali d’archivio se ne ricostruisce la storia, per capire come un club sportivo sia stato considerato dai militari come “una scuola di guerriglia” da smantellare sistematicamente. Un racconto che si snoda tra vicende private e storia nazionale. Al centro della trama figurano la distruzione della famiglia Bettini e la figura di Santiago Sanchez Viamonte, stella della squadra.Il punto di svolta del documentario è l’episodio del 28 marzo 1975: dopo l’uccisione di un compagno, la squadra scelse di restare immobile in campo per dieci minuti davanti ai militari. Un atto di insubordinazione simbolica che segnò l’inizio della repressione mirata contro i membri del club, che avevano scelto di non rinnegare i propri valori né sul campo da gioco né nella militanza politica.“Mar del Plata”, lo spettacolo teatrale raccontato dal capitano della Federazione Italiana Rugby Sergio Parisse.

Rolf Potts è uno degli scrittori di viaggio americani più conosciuti. Con il suo bestseller Vagabonding: L’arte di girare il mondo (2002) ha aperto una nuova prospettiva sul viaggio come stile di vita e non semplice atto di consumo. Anche per questo nell’ultimo quarto di secolo Rolf Potts è stato un modello e un riferimento per i giovani viaggiatori indipendenti (backpacker). Ma ora molto è cambiato. Il viaggiatore americano ha compiuto 55 anni, si è sposato da poco con una nota attrice e vive stabilmente in una fattoria nel suo Stato d’origine, il Kansas, al centro degli Stati Uniti, lontano dalle grandi rotte turistiche. Raggiunti gli anni della maturità, in questa intervista Rolf Potts tenta un bilancio a cuore aperto delle sue esperienze, mettendo a confronto passato e presente dei Paesi prediletti (Corea, Thailandia, Egitto), colti nel difficile passaggio tra difesa della tradizione e apertura alla globalizzazione. Nel sottolineare punti di forza e debolezze del viaggio indipendente, così come gli inevitabili compromessi con il turismo, Rolf Potts ribadisce una fiducia incrollabile nel viaggio come momento.

Cosa succede, la notte, quando dormiamo? Noi chiudiamo gli occhi sul mondo e ci lasciamo andare ai sogni, al riposo, ci tuffiamo nel nostro universo interiore, e chi s’è visto s’è visto. Ma là fuori, la notte, c’è tutto un altro mondo che si muove, con i sensi all’erta, volente o nolente, che vive questo tempo mentre noi l’attraversiamo incoscienti. Un insonne, un’infermiera, una deejay, un creativo, un notiziarista, una neomamma… sono alcuni tra gli sguardi notturni che Valentina Grignoli ha raccolto nel sonno. Ha ricevuto tanti audiomessaggi, mandati tra l’una e le cinque, testimonianze dall’altro mondo, quello sveglio, un coro di voci che racconta la notte.

Lo scorso 11 marzo, al Giardino dei Giusti di tutto il mondo di Milano, nel parco del Monte Stella, sono stati onorati cinque nuovi Giusti che appartengono al passato e al presente. Il termine Giusto è tratto dal passo del Talmud che afferma che “chi salva una vita salva il mondo intero”, questo concetto è stato applicato per la prima volta allo Yad Vashem , il Museo della Shoah di Gerusalemme in riferimento a coloro che hanno salvato degli ebrei durante la persecuzione nazista in Europa. Della giornata dei Giusti, che ricorre il 6 marzo e dei Giusti ce ne parla Gabriele Nissim, presidente della Fondazione “Foresta dei Giusti”, Gariwo. Quest’anno i Giusti onorati sono stati cinque e il tema per l’onorificenza è stato: “I Giusti per la democrazia. Dialogo e non violenza per costruire la pace”, sono stati onorati il giurista Pietro Calamandrei, il pastore protestante, Martin Luther King, Vivian Silver, attivista israeliana, Reem Al Hajajreh, attivista palestinese e Aleksandra Skochilenko, dissidente russa. Ne parliamo, oltre che con il presidente di Gariwo, anche con Francesca Cenni, direttrice della biblioteca “Pietro Calamandrei” di Montepulciano e con Gianluca Briguglia, professore in Storia del pensiero politico alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano.