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Da tre mesi migliaia di marinai sono bloccati nel Golfo Persico, intrappolati dentro una delle crisi geopolitiche più pericolose degli ultimi anni. In questo episodio di NET raccontiamo cosa sta succedendo nello Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo da cui passa circa un quinto del petrolio mondiale, diventato improvvisamente una trappola per oltre 20mila persone. C’è chi dorme poco per il rumore dei droni e dei missili. Chi aspetta di tornare a casa senza sapere quando potrà ripartire. Chi vede aumentare il prezzo dell’acqua mentre le temperature nel Golfo superano i 45 gradi. Tra petroliere ferme, equipaggi esausti, diplomazia sotterranea e rotte commerciali paralizzate, la crisi di Hormuz mostra il lato umano del commercio globale: quello fatto di uomini invisibili che tengono in movimento il mondo. Finché una guerra non li costringe a fermarsi. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

In questa puntata di NET partiamo da Ras Laffan, in Qatar, uno dei più grandi hub mondiali per la lavorazione dello zolfo, per seguire una filiera industriale che attraversa lo Stretto di Hormuz e arriva fino ai fertilizzanti, alle batterie, ai semiconduttori e al pane. La chiusura di Hormuz e le tensioni con l’Iran stanno mettendo sotto pressione una materia prima spesso ignorata, ma centrale per l’economia globale: lo zolfo. Una parte enorme del commercio mondiale passa proprio da quella rotta marittima. E mentre i prezzi schizzano verso l’alto, iniziano a emergere effetti concreti sulla produzione agricola, sulla raffinazione dei metalli necessari per la transizione energetica e persino sulla filiera dei chip. Dai fertilizzanti fosfatici usati per coltivare il grano fino ai costi industriali delle auto elettriche e dei data center, questa crisi mostra come un collo di bottiglia geopolitico possa propagarsi ben oltre petrolio e gas. E racconta perché il prezzo del pane potrebbe diventare uno dei primi segnali quotidiani di una crisi nata nel Golfo Persico. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

205mila. È il numero di bambini che, secondo una ricerca della Brookings Institution, sono stati coinvolti negli arresti effettuati dall’ICE durante la nuova offensiva migratoria dell’amministrazione Trump. Molti di loro sono cittadini americani. Parlano inglese, vanno nelle scuole statunitensi, vivono in famiglie dove il confine fra legalità e irregolarità passa dentro le mura di casa. La puntata parte da Riverside, California. Da un bambino che esce da scuola e scopre che suo padre è stato fermato all’uscita di un cantiere. Da lì il racconto si allarga alle comunità latine americane, dove migliaia di famiglie vivono con la paura costante di una telefonata, di un controllo, di una porta che resta chiusa. Attraverso i dati della Brookings Institution, i reportage del Guardian e le storie raccolte da Reuters nei centri di detenzione del Texas, NET entra dentro una delle questioni più delicate dell’America contemporanea: cosa succede quando la più grande campagna di arresti migratori degli ultimi anni colpisce famiglie con figli americani? Fra raid nei luoghi di lavoro, detenzioni prolungate, software di sorveglianza, proteste e tensioni politiche, emerge un Paese dove il tema dell’immigrazione smette di riguardare soltanto il confine e diventa una questione sociale, educativa e identitaria. Perché dietro ogni numero ci sono stanze vuote, telefoni che squillano senza risposta e bambini costretti a imparare troppo presto cosa significa sparire nel sistema americano. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Nelle montagne del Guerrero, uno degli stati più poveri e violenti del Messico, intere comunità indigene stanno fuggendo sotto gli attacchi dei cartelli. Ma questa non è più soltanto la guerra dei narcos raccontata per anni tra pickup, kalashnikov e campi di papavero. Oggi il conflitto passa anche dai droni artigianali, dagli esplosivi lanciati dall’alto e da tecnologie a basso costo che stanno trasformando villaggi isolati in zone di guerra contemporanea. In questo episodio entriamo nella Montaña bassa, dove i Los Ardillos combattono da anni per il controllo del territorio contro le polizie comunitarie indigene. Una battaglia che riguarda narcotraffico, politica locale, elezioni, controllo delle strade e sopravvivenza. Sullo sfondo c’è il crollo dell’economia dell’oppio dopo l’arrivo del fentanyl, che ha cambiato gli equilibri criminali del Messico. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

In India, un prodotto quotidiano diventa improvvisamente meno prevedibile. La Coca-Cola light, venduta quasi esclusivamente in lattina, inizia a scarseggiare in alcune città mentre le forniture rallentano. Sullo sfondo, le tensioni nel Golfo e i ritardi nelle spedizioni attraverso lo Stretto di Hormuz incidono sulla disponibilità di alluminio, materiale chiave per quel formato. A Mumbai e Nuova Delhi la risposta è inattesa: nascono le “Diet Coke parties”, eventi costruiti attorno alla scarsità, con lattine trasformate in esperienza, tra drink improvvisati, giochi e cultura social. L’episodio segue questo passaggio: da una filiera globale che perde ritmo a un cambiamento concreto nel modo in cui un prodotto viene consumato. Fino a mostrare come una tensione geopolitica possa arrivare, senza filtri, dentro una lattina. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Un sergente delle forze speciali americane, Gannon Ken Van Dyke, partecipa alla pianificazione di un’operazione segreta che porta alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Negli stessi giorni, però, apre un account su Polymarket e piazza una serie di scommesse proprio su quell’operazione. Quando l’annuncio ufficiale arriva, incassa oltre 400 mila dollari. Quello che emerge è un caso senza precedenti: un militare accusato di aver trasformato informazioni classificate in profitto personale, sfruttando un mercato predittivo ancora poco regolato. Ma la storia ha un secondo livello. Fuori dall’esercito, Van Dyke è anche un imprenditore immobiliare, gestisce case, affitti e un Airbnb di successo. Due vite parallele che si incrociano nel punto più fragile: il confine tra segreto di Stato e opportunità economica. Questa puntata di Net racconta una vicenda che mette insieme guerra, finanza e tecnologia. E apre una domanda: cosa succede quando le informazioni più sensibili del mondo reale finiscono dentro piattaforme dove si può scommettere su tutto. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Un manifesto in 22 punti firmato da Alex Karp accende il dibattito globale: oltre 20 milioni di visualizzazioni in poche ore e una visione chiara del futuro. Al centro, l’idea che l’intelligenza artificiale diventerà la principale leva di deterrenza, sostenuta da un riarmo tecnologico guidato dalle Big Tech. In questo episodio entriamo nella logica di Palantir, una delle aziende più influenti e meno trasparenti della Silicon Valley, per capire cosa implica davvero questo documento: un modello in cui tecnologia, sicurezza e potere politico si fondono, e in cui valori come pluralismo e inclusione vengono messi in discussione. Una visione coerente, già in parte operativa, che apre una domanda cruciale: chi controlla davvero il potere nell’era dell’intelligenza artificiale? Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Video di guerra in stile Lego, brevi e virali, non sono semplice intrattenimento ma strumenti di propaganda. Progetti come Akhbar Enfejari, che in italiano vuol dire “Notizie esplosive”, sono legati a reti vicine all’Iran usano animazioni, musica e linguaggi tipici dei social per costruire narrazioni efficaci e facilmente condivisibili. Attraverso ironia, provocazione e simboli, ribaltano il racconto occidentale, presentando l’Iran come solido e gli USA come aggressivi. Diffusi su piattaforme globali, influenzano la percezione pubblica senza essere riconosciuti come propaganda. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Una nave attraversa il Golfo con 20.000 tonnellate di fertilizzanti a bordo. È una delle poche a cui viene consentito di passare mentre decine restano ferme. Ma cosa c’entrano i fertilizzanti con la guerra: la risposta sta in una filiera poco visibile ma centrale. Dal Golfo Persico passa circa un terzo dei fertilizzanti scambiati via mare. Quando quel flusso si riduce, l’impatto arriva fino ai campi. Meno navi in uscita, meno fertilizzanti disponibili, prezzi in aumento, agricoltori costretti a rivedere le scelte, effetti sui raccolti nei mesi successivi. È una storia che parte da una rotta Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices

Il 28 febbraio 2026, l’attacco di un drone Shahed all’aeroporto di Dubai infrange il mito dell’invulnerabilità dell’emirato. Mentre il fumo oscura il lusso della Marina, crolla la propaganda degli influencer che, costretti dal governo a minimizzare il pericolo per difendere l’economia locale, fuggono in massa verso paradisi sicuri. Nella fretta del decollo, l’illusione della bolla d’oro lascia spazio a una realtà brutale: jet privati carichi di firme e strade popolate da cani di razza abbandonati al loro destino tra i grattacieli. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices