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Venerdì 28 marzo alle 18, al Chiostro Nina Vinchi, Davide Enia, Nando Dalla Chiesa e Camilla Giraudi tessono insieme temi, significati e suggestioni di Autoritratto a partire da tre elementi dello spettacolo.«Cosa Nostra è il regno dei discorsi incompiuti»: un’invisibilità delle intenzioni – spiega Davide Enia cercando di interpretare la definizione di Tommaso Buscetta – finalizzata a una non assunzione di responsabilità. Autoritratto, al contrario, è un «processo di autoanalisi personale e condiviso» capace di aprire le porte a una riflessione ampia e stratificata (che nulla vuole rimuovere o lasciare in sospeso) su come la mafia abbia condizionato la psicologia di un’intera nazione e, soprattutto, dei suoi cittadini.Trauma, silenzio, nevrosi diventano allora i nodi da cui partire in questo incontro di Per filo e per segno che vede in dialogo Davide Enia, Nando Dalla Chiesa, professore di Sociologia della criminalità organizzata presso l’Università di Milano, dove dirige anche l’Osservatorio sulla criminalità organizzata e Camilla Giraudi, psicoterapeuta specialista in Psicologia clinica e psicoanalista SPI e IPA.Modera Roberta Carpani, docente di Discipline dello Spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano.

Mercoledì 12 febbraio alle 18, al Chiostro Nina Vinchi, Marco Paolini in dialogo con Elisa Palazzi e Federico Taddia racconta le suggestioni alla base dello spettacolo Darwin, Nevada. Modera Roberta Carpani."Vestigia 1.5", "numeri magici", "sentieri laici": le tre suggestioni che Marco Paolini ha scelto per entrare nel vivo del suo nuovo spettacolo rimandano ad argomenti diversi e articolati: dal tema dell’estinzione a quello del mutamento climatico, dalle migrazioni alle proteste degli attivisti (che recentemente hanno colpito proprio la tomba di Darwin). Suggestioni apparentemente distanti che, come i personaggi di Darwin, Nevada, vedono i propri destini incrociarsi, tenuti insieme da un filo invisibile. A raccontarlo nell'incontro Non combinerai niente di buono! da Charles Darwin al cambiamento climatico; è lo stesso Paolini in dialogo con Elisa Palazzi, climatologa e professoressa associata al Dipartimento di Fisica dell’Università di Torino e Federico Taddia, giornalista, autore e divulgatore scientifico. Modera Roberta Carpani, docente di Discipline dello Spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano.12 febbraio 2025Chiostro Nina Vinchi

Venerdì 13 dicembre alle 18, al Chiostro Nina Vinchi, il collettivo lacasadargilla, in conversazione con Anna Stefi e Sara Sullam, racconta i segni e le linee che abitano il labirinto drammaturgico dello spettacolo, nell'incontro Partiture di famiglia: prove di psicanalisi letteraria in Anatomia di un suicidio.Sono molti i segni e le linee – temporali, narrative, esistenziali – che abitano il labirinto drammaturgico di Anatomia di un suicidio: tra i possibili fili da tirare per provare a sciogliere alcuni dei nodi dello spettacolo, lacasadargilla sceglie “acqua”, “relazioni familiari” e “partitura”. Tre elementi ad alto tasso simbolico, che rimandano all’inconscio e al côté psicanalitico del testo firmato da Alice Birch, ma che rivelano, indirettamente, anche alcuni modelli letterari di riferimento dello spettacolo, su tutti: la scrittura ipnotica e vibrante di Virginia Woolf.Insieme a lacasadargilla (Lisa Ferlazzo Natoli, Alessandro Ferroni, Alice Palazzi, Maddalena Parise), ne discutono Sara Sullam, docente di Letteratura inglese presso l’Università degli Studi di Milano e Anna Stefi, vicedirettrice di doppiozero e psicoterapeuta.Modera Chiara Cappelletto, docente di Estetica del performativo presso l’Università degli Studi di Milano.

Giovedì 5 dicembre alle 18, al Chiostro Nina Vinchi, Carmelo Rifici con Giuseppe Fornari e Francesca Alfano Miglietti, tessono insieme temi, risposte e suggestioni a partire da tre elementi dello spettacolo. Modera Chiara Cappelletto.Lo specchio, la terra e il colore rosso: sono queste i tre elementi che Carmelo Rifici ha indicato come possibili chiavi di accesso al suo Sogno di una notte di mezza estate (commento continuo). Come si combinano? Qual è il filo nascosto che li unisce? E che cosa ci raccontano di questa versione dell’opera shakespeariana che vede al centro l’ossessione che ha il potere «di espellere il mostruoso, l’estraneo, il diverso, quel che lo terrorizza perché gli appare ingovernabile»? A tessere insieme temi, risposte e suggestioni sono lo stesso Rifici in conversazione con Giuseppe Fornari, docente di Storia della Filosofia presso l’Università di Verona e Francesca Alfano Miglietti (FAM) critica d'arte e curatrice. Modera Chiara Cappelletto, docente di Estetica del performativo presso l’Università degli Studi di Milano.

Martedì 5 novembre alle 18, al Chiostro Nina Vinchi, Stefano de Luca dialoga con Alberto Grandi, esperto di storia della cucina italiana e autore del podcast DOI – Denominazione di origine inventata e Ivan Bargna, docente di Antropologia estetica.Tre elementi rappresentativi di ogni spettacolo (una frase, un’immagine, un oggetto, un personaggio, etc.) vengono raccontati dai protagonisti della scena insieme a ospiti d’eccezione; sono queste le regole di ingaggio degli incontri di Per filo e per segno, il format che ci porta alla scoperta della molteplicità dei fili invisibili e dei segni che abitano il palcoscenico. Per raccontare Arlecchino servitore di due padroni, Stefano de Luca ha suggerito, il budino, a richiamare la fame eterna di Arlecchino, la maschera, come simbolo della tipizzazione della Commedia dell’Arte ma anche, per riflesso, di una rigida divisione di classe, e la rinascita, quale tratto distintivo della pratica teatrale tutta, ma soprattutto di Arlecchino, “spettacolo-fenice” che, anche in questa stagione rinasce attraverso il contributo dei giovani attori, neodiplomati alla Scuola del Piccolo. Ad animare la conversazione, oltre a Stefano de Luca, Alberto Grandi, docente, tra gli altri insegnamenti, di Storia del cibo all’Università degli Studi di Parma, esperto di storia della cucina italiana e autore del podcast DOI – Denominazione di origine inventata e Ivan Bargna, professore di Antropologia estetica all’Università di Milano Bicocca, dove è anche presidente del Corso di Laurea Magistrale in Scienze Antropologiche ed Etnologiche.Modera Roberta Carpani, docente di Discipline dello Spettacolo presso l’Università Cattolica di Milano.

Per il primo incontro di Per filo e per segno, Riccardo Frati, regista de Il barone rampante, discute insieme a Mario Barenghi e Carlo Stanga sul tema della scrittura e dello stile di Calvino, ma anche sulle potenzialità espressive che la rappresentazione del mondo di Cosimo può comportare. Modera Chiara Cappelletto.